di Paola Giaculli (Berlino)
Ormai l’assedio sulla Grecia è davvero opprimente. In Germania, dagli esponenti del governo ai rappresentanti di banche e imprese, dalla Commissione europea, ma anche da parte del presidente del Parlamento europeo, il socialdemocratico Martin Schulz, il messaggio è chiaro: “O accettate i tagli o noi non vi paghiamo”. Westerwelle, oggi al Bundestag ribadisce che la prossima tranche di aiuti alla Grecia (metà-fine giugno) non verrà trasferita se il parlamento greco non voterà gli ulteriori tagli previsti.“ La solidarietà non è una strada a senso unico (…) la Germania vuole aiutare la Grecia, ma la Grecia deve volersi far aiutare”, dichiara Westerwelle.

La Bild-Zeitung, il giornale che fa mainstream politico e culturale, mostra la foto di Alexis Tsipras, leader della sinistra vittoriosa di Syriza e titola “Questo è l’uomo che vuole tenersi i nostri miliardi”. Eppure ci sono reportages, interviste, analisi che dimostrano l’assurdità, la crudeltà delle politiche di austerità e anche le responsabilità della stessa Germania nell’attuale crisi in Grecia. Ma il mantra è “non ci sono alternative” e “la Grecia deve rispettare gli accordi”, come non ci si stanca di ripetere, cancelliera Merkel compresa.

Dopo un’iniziale euforia all’annuncio che Venizelos, leader del PASOK in Grecia poteva formare un governo di unità nazionale a partire da DIMAR, la sinistra scissionista di Syriza, stamane l’ottimismo si è un po’ raffreddato di fronte alla prospettiva ancor presente di eventuali nuove elezioni. Del resto secondo il ministro delle finanze tedesco Schäuble l’uscita della Grecia dall’euro non sarebbe così problematico, di fronte a questa prospettiva “siamo più preparati rispetto a due anni fa”. Segno che ci si aspetta che la Grecia possa fermarsi sulla strada delle “riforme”, cioè non tagliare più, dirigendosi così verso il fallimento,visto che in quel caso l’UE interromperebbe gli aiuti finanziari.

L’assedio si sarà probabilmente fatto anche più stringente, per il fatto che in serata si è diffuso un sondaggio greco che porta Syriza al 23,8 (ben 7 punti in più rispetto a domenica scorsa) – quindi primo partito. Nea Demokratia perderebbe un punto (17,4), mentre i socialisti del PASOK scendono dal 19,8 al 13,2 , i Greci indipendenti dal 10,6 all’8,7. Calo anche per i comunisti del KKE al 6 (-2,5), per la sinistra di DIMAR (dal 6 percento al 4,2) e persino i fascisti di Alba dorata (dal 7 al 4,9). Il sondaggio di Marc, istituto demoscopico greco definito “rappresentativo” dal sito di Focus.de – che sembra confermarsi dall’umore sondato da media tedeschi più indipendenti.

Viene da pensare che il sondaggio abbia spinto Dimar a dichiarare ieri sera la sua disponibilità per un governo “ecumenico”, o di unità nazionale con “personalità politiche di rilievo che rispetti il mandato degli elettori” (che in realtà è un rifiuto netto della politica di austerità, ndr.), e “disimpegni gradualmente la Grecia dal memorandum”.

Venizelos del PASOK, dopo il suo colloquio con Kouvelis, leader di Dimar, ha parlato di “buon auspicio” per la formazione di un governo, dal canto suo ipotizzando un’uscita dalle politiche di austerità nell’arco di tre anni. Ma questo vorrebbe dire allora, nel caso si formasse un governo, votare nel prossimo parlamento a giugno gli ulteriori tagli previsti pari a 11 miliardi?

Nel frattempo, in serata, anche questa mission impossible sembra sia sfumata. Si avvicinano nuove elezioni.

Berlino, 11 maggio 2012


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