I due partiti del rigore e della sudditanza a BCE, Commissione e banche tedesche e francesi, Pasok (Partito socialista che ha rinunciato al Referendum) e Nuova Democrazia (i Conservatori che avevano falsificato i conti), finora insieme al governo per “salvare” il paese, e che insieme rappresentavano oltre il 75% del Parlamento, crollano ad un misero 34% sommandone i residui voti odierni.
Crescono Dimar (Socialisti) al 6%, Syriza (Socialisti di sinistra) al 15,5% e KKE (Comunisti) al 8,3%, che se si coailizzassero, (ipotesi purtoppo al momento remota a causa delle divisioni a sinistra) rappresenterebbero circa il 30%. Entrano in Parlamento anche i neonazisti di Alba dorata, con il 6,8%.
E’ il tracollo della politica del rigore e dell’accettazione dei diktat della BCE, di Merkel e di Sarkozy.
L’Europa, assieme alla vittoria di Hollande, cambia quadro di riferimento ed entra in un periodo di incertezza in cui si scontreranno le diverse ipotesi di gestione dell’uscita dalla crisi. In ogni caso, il voto francese e greco segnano la fine della stretta neoliberista almeno come l’abbiamo vissuta fino ad oggi.













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