di Massimo Demontis (Berlino)
Si è dimessa Gesine Lötzsch copresidente del partito Die Linke. In una breve dichiarazione rilasciata alla stampa Lötzsch, 50 anni, da due anni alla guida della Linke assieme a Klaus Ernst, ha motivato le sue dimissioni immediate con la scelta di assistere il suo compagno ammalato.
La decisione ha colto di sorpresa il partito perché la Lötzsch, non molto amata e giudicata responsabile con Ernst del precario stato del partito e di una serie di sconfitte nelle elezioni regionali, aveva annunciato di volersi ricandidare alla guida della Linke.
Sarà quindi Klaus Ernst, il quale ancora non si è espresso su una eventuale ricandidatura, a condurre Die Linke al congresso di giugno a Göttigen in Bassa Sassonia dove verranno eletti i due nuovi presidenti.
Si chiude così, a meno di due anni dalla loro elezione alla carica di presidenti, l’esperienza di Lötzsch e Ernst, eletti l’una in rappresentanza dell’est e dell’ex partito PDS (Partito del Socialismo Democratico) erede della SED, l’altro in rappresentanza dell’ovest e del partito WASG. Dalla fusione di PDS e WASG nel 2007 era nato il partito Die Linke.
I due lasciano un partito in crisi profonda: di immagine, di linea politica, di consensi e di iscritti.
La presidenza Lötzsch-Ernst è stata costantemente caratterizzata da polemiche sullo stile del duo. Poco mediatici, nell’era della presenza in video, dei talk-show e dei social network, Lötzsch e Ernst non avevano né la retorica tribunizia di Lafontaine né quella suadente di Gysi e tantomeno le caratteristiche tipiche dei leader che “bucano il video” e suscitano forti emozioni nella base e nei simpatizzanti. Ai due mancava anche la capacità e la personalità per imprimere al partito una guida forte, per tenerlo unito e per dorarlo di una chiara linea politica.
Il risultato è un partito in crisi. Tra un mese si vota nel Nordreno Westfalia, il Land più popolato della Germania, e in Schleswig-Holstein e in entrambi i Länder Die Linke rischia di non raggiungere il quorum. A ciò si aggiunge che per la prima volta dal 2007, dalla fusione di PDS e WASG, il numero degli iscritti è sceso sotto la soglia dei 70.000.
Il partito è anagraficamente vecchio, soprattutto all’est e non attrae né consensi né iscritti all’ovest. E ora subisce anche la concorrenza massiccia dei Piraten che raccolgono consensi tra i giovani, ma portano via voti anche alla Linke. Ci sono analisti politici che si spingono addirittura a profetizzare la scomparsa della Linke dal panorama politico tedesco proprio in ragione del dato anagrafico dei suoi iscritti, concentrati per lo più all’est. È stato il leader storico del partito, Gregor Gysi, a suonare il campanello d’allarme. Dal 2009, l’anno delle elezioni politiche in cui Die Linke raggiunse la quota di 79.000 iscritti, si è completamente arrestato il passaggio di iscritti dalle fila della SPD e del sindacato.
E ora c’è chi all’interno del partito chiama a gran voce Oscar Lafontaine, 68 anni, come unica personalità in grado di risollevarne le sorti e dare un profilo politico preciso alla Linke. Lafontaine per ora tace.
Le dimissoni di Gesine Lötzsch – per quanto inattese – potrebbero essere l’occasione per pore fine al lungo dibattito e agli infiniti litigi relativi alla guida del partito. Litigi che hanno finito per avvitare il partito in se stesso bloccandone l’attività politica.
Nelle ultime settimane sono circolati due nomi per la presidenza. Quello di Lafontaine e quello della sua compagna Sahra Wagenknecht, 42 anni, ex portavoce della piattaforma comunista, una corrente del partito. Intanto però si fa strada un’altra ipotesi. A guidare il partito potrebbe essere eletta la Wagenknecht in rappresentanza dell’ovest del paese e Ditmar Bartsch, vice capogruppo in parlamento, in rappresentanza dell’est. Bartsch, molto amato all’est, era stato il primo in aggiunta alla Lötzsch a dichiarare di volersi candidare alla presidenza. Una soluzione che potrebbe trovare il consenso delle due anime del partito perché Bartsch rappresenta i Realos, l’ala destra e di stampo socialdemocratico, mentre la Wagenknecht rappresenta i Fundis, l’ala sinistra e anticapitalista.
Se l’accoppiata Lafontaine- Wagenknecht viene vista con sospetto da una parte del partito, in particolare all’est, l’opzione Bartsch-Wagenknecht, darebbe il via libera alla candidatura di Lafontaine come candidato di punta della Linke alle elezioni politiche del 2013. Probabilmente di nuovo in coppia con Gregor Gysi come nel 2009.














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