
di Tonino D’Orazio
Perché è quasi certo che verrà. In troppi vi si stanno esercitando. E non sappiamo nulla di tutti gli “accordi militari segreti” tra i vari paesi, bilaterali o multilaterali, che certamente covano sotto l’ufficialità. Eccetto quello di sangue tra Israele e gli Stati Uniti, più che evidente e pericoloso. Ed è probabile che questo sia la miccia di una futura guerra, ormai data per scontata da molti osservatori internazionali. La fine dello strapotere americano è già in atto da alcuni anni. La sua crisi economica è peggiore di quella del 1929, ma si cerca di minimizzare.
Peraltro gli USA sono in guerra, evidente o latente, in molti paesi del mondo, soprattutto in quelli più deboli militarmente. Hanno dislocato in varie parti del mondo più di un milione di militari e non sappiamo quante bombe atomiche e quanti arnesi da guerra li accompagnino. Rimane dalla loro parte la forza delle armi, come per Israele, ma non il diritto, né ha più alcuna credibilità “l’export di democrazia”. Quel bel concetto non è più oro che luccica. Eccetto solo che per buona parte del popolo italiano, ben addomesticato.
La forza deterrente USA comincia a funzionare poco verso alcuni paesi, proprio quelli in possesso di armi nucleari. Russia, India, Cina. Paesi che hanno stretto forti rapporti economici e politici tra loro e in questo momento sono difficilmente attaccabili. Gli USA giocano la carta del controllo del petrolio del mondo, cioè dell’energia per impedire la loro crescita economica, ma già sul mercato finanziario stanno avvenendo contromosse molto dure. Hanno ufficializzato il Brics, (Brasile, Russia, India, Cina, SudAfrica), che sta passando alla fondazione di una propria struttura finanziaria unificata, sia per i loro pagamenti bilaterali, eclissando il FMI, (e accantonando il dollaro ricorrendo ad un paniere delle rispettive monete nazionali), sia per la riorganizzazione finanziario-bancaria, riconducendo le banche centrali sotto il controllo della politica e dell’economia reale: vero tallone d’Achille e manifesto fallimento del neoliberismo.
Pian piano si inizia a capire perché il dollaro doveva uccidere l’Euro, come sta insistendo a fare, con l’aiuto della borghesia europea globalizzata, che intravvede la sua salvezza solo se legata al carro nord americano. Nel monopolio monetario del biglietto verde sulla piazza mondiale l’Euro era diventato più interessante e stabile quindi sempre più appetibile.
Si tratta ora di capire se sarà solo guerra economica, oppure saranno le armi a tentare l’ultimo colpo di coda di un impero all’angolo, impero al quale anche noi siamo purtroppo legati mani e piedi.
I precedenti sono abbastanza noti: chiunque abbia tentato in questi ultimi decenni di utilizzare il petrolio contro il dollaro è finito male. Lo tentò Saddam Hussein e due mesi dopo il suo paese era invaso e distrutto. Ancora dobbiamo capire in nome di quale democrazia, e forse vorrebbero saperlo anche i familiari dei soldati italiani ivi morti. Ci ha provato Gheddafi, sia con la Banca Africana d’Investimento, concorrente dell’ FMI in Africa, e con la costituzione del dinaro oro, sia con la pretesa che il suo petrolio fosse pagato in euro. Sia soprattutto perché voleva venderne di più alla Cina. Abbiamo visto come è andata a finire, lui ucciso, alla western, e il paese distrutto, invaso e ormai prigioniero per “debiti di guerra di liberazione” fino al dissanguamento e per giunta diviso in due o in tre.
Chissà se sapremo mai veramente il perchè, sotto la tutela di Napolitano presidente, abbiamo partecipato ad “aiutare gli amici” che ci avrebbero poi derubato dei contratti Eni, e portato la benzina verde a oltre 2 euro al litro affossando le nostre minime speranze di ripresa.
Per l’attacco alla Siria qualcosa si è bloccato. Non avranno scoperto accordi militari segreti tra questo paese e qualcun’altro un po’ troppo potente e pericoloso ?
Manca l’Iran al definitivo quadro del medio oriente. Sembra un osso più duro, ma staremo a vedere se malgrado il blocco commerciale americano, sarà necessaria qualche altra operazione di “democrazia”. Intanto noi, come altri amici europei, siamo stati esonerati (dagli USA) dal blocco di acquisto del petrolio, ma non è detto che gli iraniani ce lo vogliano più vendere. Roba da ridere se invece il blocco vale per la Cina e per gli asiatici, come pretendono gli USA.
Certo, se i Brics fondano un altro “serpente monetario” che si allarga anche in questa zona cruciale, agli americani, e a noi, secondo quanto ci diranno gli alti esegeti della difesa dell’occidente, non rimarrà che intervenire…
D’altronde i blocchi economici, nella storia, (come gli inglesi hanno insegnato) hanno quasi sempre anticipato i conflitti veri e propri. Che siano anche questi, dei preliminari di guerra?
Ma nel frattempo, i rapporti di forza nel mondo sono cambiati, pur all’interno dei dettami aurei del capitalismo e del libero mercato, almeno guardando all’Asia. E’ questo che fa dire all’Internazionale Socialista che “non c’è alternativa”.
Ma i paesi del Sud America, permeati dall’effetto carsico dalla teologia della liberazione di questo ultimo trentennio, (che le gerarchie ecclesiastiche hanno tentato di soffocare riconoscendo dittature tra le più feroci della storia), si sono riorganizzati con formule di vario socialismo, o di democrazia partecipata, in ogni caso di lotta alla povertà e di ampliamento di tutta la sfera dei diritti.
Formule sfuggite, al momento, al controllo nord americano, e che hanno avuto inizio con la nazionalizzazione del petrolio del Venezuela di Chavez, (che prima veniva pagato a meno della metà del suo prezzo per permettere la continuità del loro sviluppo fondato sull’iperconsumo). Perché, nella guerra economica in atto da sempre, il prezzo del petrolio lo vogliono decidere gli americani in accordo con le petromonarchie del Golfo. Altro pretendente al martirio, Chavez ?
Tutti quelli che possiedono il petrolio e non se lo voglio far rubare, sono automaticamente etichettati come dittatori: l’applicazione dell’aggettivo qualificativo è in corso d’opera anche per Putin.
Nel frattempo si è scoperto paese petrolifero anche il “continente” brasiliano, che ha già raggiunto la sua autonomia energetica. E c’è di più: al momento sono in dieci i paesi che hanno aderito al Banco del Sur, che sta facendo forte concorrenza al rapace FMI, prestando denaro ai suoi membri a tassi molto bassi, e che sta permettendo il rimborso quasi totale del loro debito esterno. Ma in questo caso nessuno di questi paesi possiede la bomba atomica, così interessante deterrente contro le invasioni esterne.
E’ forse anche da leggersi in questo quadro il nuovo patto dei Brics, anche se si registrano alcune frizioni al loro interno. Basta pensare alle “diatribe” territoriali tra l’India e la Cina. Oppure al Sud Africa entratovi anche per bilanciare la crescente egemonia brasiliana e cinese in Africa. Ma presto, almeno si spera, siederanno insieme nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU.
In pratica il mondo nuovo è altrove, non è più solo nostro e mette in oggettivo pericolo l’egemonia occidentale. Da cui discende il riflesso condizionato di un’Italia e di un’Europa stretta al fianco del “socio” americano, (per ora comperando nuovissimi aerei di offesa), socio che però, per sua interna natura, deve per forza impoverirci, noi e tutta l’Europa, per continuare a gongolare nella mangiatoia del suo altrimenti insostenibile standard di consumo.
Tra non molto, è probabile che qualcuno ci dirà che dobbiamo prepararci alla guerra vera, non solo a quella economica.













Lascia un commento