di Silvana Cappuccio
La popolazione birmana vive giorni cruciali, alla vigilia di un appuntamento elettorale che potrebbe segnare una trasformazione epocale e democratica del suo martoriato Paese. L’1 aprile 2012 avranno luogo le elezioni suppletive riguardanti 48 nuovi parlamentari. Questi sostituiranno quelli che, eletti nell’ultima tornata elettorale del 2010, hanno poi accettato di ricoprire delle posizioni nel Governo, dato che l’ordinamento birmano prevede il divieto di doppio incarico. Allo stato, il partito che sostiene la giunta militare e che paradossalmente si definisce Partito Unione Solidarietà e Sviluppo (Union Solidarity and Development Party , USDP), vanta una larga maggioranza in entrambe le assemblee parlamentari. Considerato che il 25% dei seggi è riservato ai militari, secondo quanto prevede la Costituzione del 2008, di fatto il regime controlla così più dell’80% dell’assemblea.
Le prime elezioni “democratiche” furono tenute in Birmania nel 1990, dopo quasi trent’anni di regime militare. Furono vinte con più del 60% dei voti dalla Lega nazionale per la democrazia (LND), guidata da Aung San Suu Kyi, paladina dei diritti umani, premio Nobel per la pace nel 1991 e figlia del padre dell’indipendenza birmana. I militari invalidarono i risultati e imposero ancora una volta una loro giunta al comando del paese, calpestando così la volontà popolare. Il regime perseguitò e ripetutamente arrestò San Suu Kyi, lasciandola agli arresti domiciliari fino al 2010, quando venne liberata solo subito dopo le elezioni di novembre. Queste costituirono un’altra farsa organizzata dal regime per darsi legittimità: i partiti di vera opposizione furono esclusi e i votanti sottoposti a ricatti e a pesanti intimidazioni.
La Birmania è oggi uno dei dieci maggiori esportatori di gas naturale al mondo, il più importante in Asia. Il gas è la principale fonte di reddito, rappresentando il 12,5% del pil e oltre il 40% dell’export. Il paese è ricco di materie prime, con riserve petrolifere, un oleodotto che collega i pozzi di Syriam e Rangoon per più di 400 kilometri, estrazioni di piombo, zinco, stagno e tungsteno. Ciononostante, è anche uno dei paesi più poveri al mondo. L’economia è instabile e l’inflazione alta. La gente vive in miseria. La speranza di vita media è una delle più basse dell’Asia. Secondo Transparency International, in quanto a corruzione la Birmania è seconda solo alla Corea del nord e alla Somalia. Quasi la metà della spesa pubblica finisce in armamenti e la spesa sanitaria è ridottissima, cosicché la mortalità infantile raggiunge il 50‰ e più del 30% dei bambini al di sotto dei cinque anni soffre di malnutrizione; i tassi di mortalità per malaria e tubercolosi rimangono molto elevati, l’Hiv/Aids si è diffuso a livello di tutta la popolazione e molti bambini non vanno a scuola. Sono tante e diffuse le violazioni del diritto umanitario internazionale con mine antipersone, esecuzioni stragiudiziali, pratiche di lavoro forzato, traffico di esseri umani, sfruttamento di lavoro minorile, torture, saccheggi, pestaggi, bambini soldato (il maggior numero al mondo), violenze sulle donne, confisca delle terre e controllo dei mezzi di stampa e di comunicazione. La Birmania è anche il primo produttore di metanfetamine al mondo e il secondo per l’oppio. Di fatto non esiste un ordine giurisdizionale indipendente e l’accesso a internet è sottoposto a censura. La violenza sessuale sulle donne, con rapimenti e riduzione in schiavitù, è sistematica tra i militari. A difesa dei diritti umani delle donne si è formato un movimento internazionale in crescente espansione. Questo include una forte rete di donne per la democrazia in esilio, soprattutto lungo il confine con la Thailandia e in Chiang Mai. .
Durante il loro lungo potere, i militari hanno consumato feroci atti di repressione verso ogni forma di dissenso: sono ancora impresse nella memoria le immagini dei monaci buddisti che diedero vita alla rivoluzione di zafferano, cioè alle pacifiche proteste di piazza del 2007. Atrocità sono state commesse anche verso i numerosi gruppi etnici, che costituiscono un terzo della popolazione birmana e che sono stati costretti a spostarsi all’interno del paese o a migrare altrove. Ancora all’inizio di febbraio 2012 oltre diecimila persone provenienti dalle regioni più remote hanno cercato rifugio in Cina, oltrepassando il confine nella regione sudoccidentale dello Yunnan, per sfuggire agli scontri tra l’esercito birmano e l’esercito per l’indipendenza del Kachin (Kia), uno dei maggiori gruppi ribelli del paese.
Gli Stati Uniti e l’Unione Europea hanno posto la democratizzazione del paese come condizione preventiva per la progressiva eliminazione delle sanzioni imposte alla Birmania. Questa condizione parte proprio dallo svolgimento delle prossime libere elezioni, dalla liberazione di tutti i detenuti per ragioni politiche e dalla conclusione di accordi di pace con le etnie ribelli.
A marzo 2011 la giunta militare, ormai al potere da mezzo secolo, ha costituito un Governo “civile”, di fatto da lei stessa controllato e ancora oggi in carica. Da allora si sono moltiplicate importanti novità in termini di riforme e decisioni, con rilevante impatto anche in termini di miglioramento dell’immagine del paese. Sono state apportate delle modifiche sulla legge elettorale e introdotto delle aperture sulle libertà civili. E’ tornata in politica Aung San, candidata per la LND ad occupare un seggio in Parlamento e che si è dichiarata “pronta ad assumere un ruolo nel Governo”.
Queste elezioni saranno un test e diranno se dietro a questi cambiamenti c’è la volontà autentica di proseguire sulla strada della democratizzazione o se invece si tratta dell’ennesima operazione di facciata. E’ un appuntamento a cui guardano con speranza e preoccupazione il popolo birmano, l’Asia e il resto del mondo. Il Governo birmano sembra impegnato sulla strada di una lenta ma progressiva trasformazione democratica. A gennaio 2012 è stata concessa un’amnistia e sono stati rimessi in libertà circa 600 prigionieri politici, tra cui i leader della rivolta popolare del 1988 e quelli della rivoluzione di zafferano del 2007. Adesso vengono rilasciati anche dei visti ufficiali ai giornalisti occidentali. Negli ultimi mesi sono stati firmati degli accordi di cessate–il-fuoco con i ribelli Shan, Karen e Mon e sta negoziando con i Kachins. Il Presidente Thein Sein a dicembre 2011 ha inoltre dato l’ordine di non attaccare più i ribelli, in tutte le zone. Gli attacchi dell’esercito birmano contro le minoranze etniche non si fermano però e in realtà ignorano l’ordine di Thein Sein, come ancora da ultimo si è verificato contro l’esercito di indipendenza del Kachin.
A gennaio 2012 per la prima volta una delegazione ufficiale birmana, guidata dal Ministro dell’industria U Soe Thane, è stata invitata al Forum economico mondiale a Davos. I messaggi lanciati in questa sede sono inequivocabili: il paese mira ad una crescita del 6% del pil nel 2012 e vorrebbe soprattutto attirare gli investimenti nei settori “che occupano molta manodopera, in particolare nell’agricoltura”, con la sottolineatura peraltro di avere anche “due coste, dei porti, la pesca, il gas, un gasdotto, una popolazione giovane e anglofona..” (così U Soe Thane). Non a caso prossimamente verrà approvata una legislazione più favorevole agli investimenti stranieri, con un’esenzione fiscale di otto anni per le imprese interessate.
Dalla fine del 2011 sono inoltre riprese le relazioni diplomatiche tra Birmania e Stati Uniti ed Unione Europea. Quest’ultima aprirà a breve una propria rappresentanza in Birmania.
L’evulozione dei diritti sindacali
La Costituzione birmana sancisce che i diritti del lavoro devono essere regolati tutelati da una legge ad hoc. In ottemperanza a quest’articolo, ad ottobre 2011 finalmente è stata approvata una legge, che ha abrogato e sostituito il Trade Unions Act del 1962 che aveva messo fuori legge i sindacati.
E’ chiaro l’intento delle forze governative di recuperare sul piano della visibilità internazionale, molto più che su quello del rispetto dei diritti e della democrazia, come emerge nettamente dalle parole del vice-ministro del lavoro Myint Thein, il quale afferma che la nuova legislazione “….aiuterà ad avere maggiori benefici economici, perché la trasparenza del nostro Governo attrarrà i paesi stranieri e di conseguenza gli investimenti stranieri circoleranno liberamente”.
Adesso però, sebbene con una corposa serie di limitazioni, le lavoratrici ed i lavoratori birmani possono iscriversi al sindacato e scioperare legalmente, se appartengono al settore privato e danno tre giorni di preavviso o invece quattordici se svolgono un pubblico servizio. Chi lavora in servizi considerati essenziali non può comunque scioperare, così come non può farlo chi può causare danno alla salute o alla vita delle persone. E’ riconosciuto il diritto di manifestare per i diritti del lavoro, purchè non vengano intralciati i trasporti o le infrastrutture di sicurezza. I sindacati possono essere costituiti se hanno almeno 30 iscritti e se sono registrati in un registro nazionale, presso un’agenzia di nomina governativa. Questa iscrizione al registro non è un atto formale, ma viene sottoposto ad una valutazione che fondatamente preoccupa la Federazione dei sindacati della Birmania (FTUB, affiliata alla Confederazione dei sindacati internazionali), anche perché vi è il concreto pericolo che il Governo dia vita a propri sindacati di comodo che saranno poi riconosciuti come i “legittimi” rappresentanti.
Vi sono delle sanzioni severe (fino a 120 dollari e/o un anno di detenzione) contro i datori di lavoro che violeranno le norme di questa legge, inclusa quella sul divieto di licenziamento di un lavoratore in ragione della sua appartenenza al sindacato, per lo svolgimento di attività sindacali o per la partecipazione ad uno sciopero in conformità di quanto prescritto dalla legge. Ovviamente da adesso molto dipenderà da come applicherà queste norme la magistratura, che tra le altre cose non ha mai protetto fino ad oggi i bambini dall’arruolamento militare, nonostante la Birmania abbia ratificato la Convenzione ONU sui diritti del bambino. Un grave vulnus rimane l’immunità giurisdizionale dei militari, garantita dalla Costituzione
La nuova legge del lavoro è certamente un passo in avanti, ma non basta ancora a garantire i lavoratori birmani. Altre riforme sono necessarie come quelle su un salario minimo che assicuri una vita dignitosa ai lavoratori ed alle loro famiglie e sulla tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro. Se queste norme non sono espressamente previste dalla legge, anche se i lavoratori intraprendono un’azione collettiva, di fatto non possono servirsi di una base legale cui fare riferimento per le loro rivendicazioni. Tutta l’impalcatura della legge sarà poi difficilmente applicabile dalla gente più emarginata e priva di assistenza legale, come nelle comunità più lontane dai centri urbani.
U Maung Maung, segretario generale del FTUB, ha ripetutamente evidenziato che i diritti di organizzazione sindacale e di contrattazione collettiva non sono ancora adeguatamente garantiti e che è sempre essenziale l’attenzione del movimento internazionale del lavoro. Nell’ultimo anno i lavoratori hanno spontaneamente lanciato delle iniziative e organizzato scioperi in molte aziende in diversi punti del paese, mostrando una crescente capacità di mobilitazione, come nel caso delle lavoratrici dello stabilimento coreano di lavorazione del pesce Hlaing Tharyar della più grande zona industriale di Yangoon che a settembre hanno protestato per il mancato pagamento delle retribuzioni. A molti scioperi il Governo ha reagito con la forza. In alcuni casi invece si è cercato un accordo tra i lavoratori e le aziende, come alla fabbrica di bibite Grand Royal, nelle fabbriche di abbigliamento Super Garment e Kaunggyi Minglar della Shwepyithar Township di Rangoon o nei due stabilimenti di confezioni di proprietà SGI nella zona industriale di South Dagon Township.

Repubblica dell’Unione della Birmania
scheda paese
Popolazione: 53,5 milioni di abitanti (luglio 2011)
Composizione della popolazione per età:
0-14: 27,5 %
15-64: 67,5 %
65 e oltre: 5 %
Aspettativa di vita alla nascita: 64,88
Tasso di mortalità materna: 240 / 100.000
Medici per abitanti: 0,457 / 1000
Posti letto ospedalieri per abitanti: 0,6 /1000
Principali città: Naypyitaw (la capitale, 200.000 abitanti); Rangoon (la città più grande, 5,8 milioni)
Gruppi etnici: Bamar (69%), Shan (8,5%), Karen (6,2%), Rakhine (4,5%), Mon (2,4%), Chin (2,2%), Kachin (1,4%), Karrenni (0,4%), altri indigeni (0,1%) e nazionalità straniere, soprattutto di origine indiana e cinese (5.3%)
Lingue: Birmano come lingua ufficiale; inglese. Vi sono numerose altre lingue parlate dalle minoranze etniche.
Religioni: buddismo (predominante), cristianesimo, islam e animismo.
Valuta: Kyat (1euro = 8,6 Kyat)
Forma di Governo: Repubblica presidenziale
Capo di Stato: U Thein Sein (dal 4 febbraio 2011)
Indipendenza: 4 gennaio 1948
Tasso di incremento PIL : + 5,3% (2010)
Inflazione : 9,6% (2010)
Attività principali: agricoltura 42,2 %, industria 18,9 %, servizi 38,7 %
Esportazioni principali: gas, legno, legumi, fagioli, pesce,riso, abbigliamento, giada e gioielli
Principali partners commerciali: Thailandia, Cina, Singapore, India













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