di Massimo Demontis (Berlino)
Vincono i Piraten nel Saarland con un 7,4 per cento e quattro deputati regionali. I Piraten entrano per la seconda volta – dopo Berlino- nel parlamento di un Land confermando un trend che li vedrebbe addirittura rappresentati nel parlamento nazionale nel voto del 2013. Escono dal parlamento del Saarland i liberali della FDP passando dal 9,2 al 1,2 per cento a conferma di una crisi che pare irreversibile e che – a differenza dei Piraten- li vedrebbe fuori dal parlamento nazionale nelle prossime elezioni politiche.
Tengono la CDU e i Grünen, cresce la SPD, mentre Die Linke, data nei sondaggi dimezzata, pur perdendo il 5,2 per cento (era al 21,3) ottiene con Oskar Lafontaine un risultato apprezzabile e si attesta al 16,1 per cento (a livello nazionale i sondaggi danno il partito al 7 per cento).
Ma la novità più grande nel voto anticipato nella Saar, un piccolo Land della Germania ai confini con la Francia, non è tanto la sostanziale tenuta della CDU, che rispetto alle precedent elezioni guadagna un magro 0,7 per cento fermandosi al 35,02 per cento, quanto il grande dilemma che attanaglia la SPD.
Guidati per la terza volta da Heiko Maas, ex allievo di Oscar Lafontaine, i socialdemocratici puntavano alla vittoria nel Saarland e lo stesso Maas puntava a diventare primo ministro di una Grösse Koalition, un’alleanza tra SPD e CDU. Il sogno di Maas si è però infranto nei risultati elettorali della SPD, che pure cresce del 6,1 per cento rispetto al dato delle elezioni del 2009, ma si ferma al 30,6 per cento, quindi dietro i democristiani della signora Annegret Kramp-Karrenbauer.
La Karrenberger, già alla guida del governo del Saarland insieme alla FPD (liberali) e ai Grünen, aveva deciso di puntare tutte le sue carte sulle elezioni anticipate rompendo la coalizione a “causa delle condizioni disastrose e della inaffidabiltà della FPD come partner di governo”. Prima delle elezioni c’era stato un tentativo di formare un nuovo governo CDU-SPD, ma le trattative erano fallite.
Nonostante questo fallimento Heiko Maas aveva dichiarato in campagna elettorale, creando forti malumori in quella parte del partito che invece guardava a una coalizione con Die Linke, di volere dopo il voto un governo di Grösse Koalition. Scelta che pare aver rafforzato la CDU negli ultimi giorni di campagna elettorale e portato lo stesso Maas a doversi accontentare di fare il vice premier.
In campagna elettorale la SPD aveva scelto come cavallo di battaglia il risanamento delle casse del Land affermando che questo non sarebbe possibile con Die Linke. Oskar Lafontaine ora lo attaca proprio su questo tema e contemporaneamente si offre come partner di coalizione. “Mi chiedo come la SPD intenda trasformare in realtà le promesse della campagna elettorale” ha dichiarato Lafontaine subito dopo il voto cominciando così il lavoro ai fianchi dei socialdemocratici. “Solo con noi le sarà possibile introdurre per legge un salario orario minimo, un’imposta patrimoniale, un Tariftreuegesetz (l’obbligo per legge per quelle aziende che vincono appalti pubblici e che non sono coperte da un contratto collettivo di lavoro di rispettare un salario orario minimo, al fine di evitare atti di dumping salariale e dunque una concorrenza “sporca” al ribasso nonché un minimo di standard socio-economici tipici di un contartto collettivo, ndr.) e risanare il bilancio” ha continuato un raggiante Lafontaine, soddisfatto per il risultato raggiunto nel “suo” Saarland.
Pur colpito dalle critiche sulla stategia adotatta in campagna elettorale, alcuni dirigenti di partito non avevano gradito la decisone di Maas di vincolarsi alla Grösse Koaltion escludendo un governo rosso-rosso, Maas non intende cedere alle avances della Die Linke. “Manterò la mia parola” ha dichiarato Maas durante il classico party che i partiti tedeschi organizzano per attendere il risultato del voto.
Drammatica la situazione in casa FDP. I liberali passano da una sconfitta all’altra e sono quasi ridotti a percentuali da prefisso telefonico. Il presidente nazionale Philipp Rösler invita “a mantenere la calma”, ma la sua già traballante poltrona ha perso la terza gamba. Ora non gli resta che sperare in un buon risultato nelle elezioni del Nordreno Westfalia.
Giubilo invece nella sede dei Pitaren, i quali pur partiti in ritardo con la campagna elettorale raccolgono un lusinghiero 7 per cento “rubando” voti a quasi tutti i partiti. Dal voto di Berlino in poi il trend che li vede in crescita si conferma nelle sponde fiume Saar e allunga le sue ombre sul parlamento nazionale incutendo non poco paura a tutti i partiti tradizionali.
Ora le attenzioni dei partiti si spostano nel Nordreno Westfalia, il più popoloso e uno dei più importanti Land della Germania e poi nello Schleswig-Holstein ai confine con la Danimarca.













Lascia un commento