di Massimo Demontis (Berlino)
17.400.000 di euro è lo stipendio per il 2011 di Martin Winterkorn, amministratore delegato della Volkswagen.Una retribuzione così alta non era mai stata raggiunta in Germania, terra dove i manager dei grandi gruppi industriali e finanziari e delle aziende quotate in borsa guadagnano somme da capogiro.
I risultati economico-finanziari dell’azienda di Wolfsburg, in parte anche di proprietà statale, hanno evidenziato un successo che sembra inarrestabile e confermato le aspirazioni della casa tedesca alla leadership nel mercato mondiale dell’auto.
La Volkswagen ha deciso non solo di rendere partecipi di questo sucesso tutti i suoi dipendenti pagando premi di 7.500 euro, il 90% in più rispetto all’anno precedente, ma ha anche raddoppiato i premi dei suoi manager rispetto al 2010.
In totale la Volkswagen ha pagato ai suoi manager premi per 70 milioni di euro, 11 dei quali per il solo Winterkorn.
Lunedì la Volkswagen aveva reso pubblici i risultati economici dell’azienda: un utile netto di 15,8 miliardi di euro nel 2011, il doppio rispettto al 2010, e oltre 8 milioni di auto vendute in tutto il mondo a conferma di un anno da record. Come si vede si tratta di cifre mozzafiato, da sogni nel cassetto per l’amministratore delegato della Fiat Marchionne (a parte le sue remunerazioni, che risultano essere più del doppio di quelle di Winterkorn).
Stanno qui le ragioni dei premi stratosferici distribuiti da Volkswagen ai suoi manager. Ferdinand Pieuch, presidente del consiglio di vigilanza dell’azienda, ha lanciato la sua sfida dichiarando che “nel 2012 Volkswagen venderà più auto rispetto all’anno precedente“ e confermando l’aspirazione a diventare leader mondiale dell’auto.
Parte degli utili confluiranno anche nelle casse degli azionisti. Volkswagen distribuirà 3 euro per ogni titolo azionario ordinario e 3,06 euro per ogni titolo azionario privilegiato. E una parte andrà a rinpinguare le casse del Land Bassa Sassonia proprietario del 20% della casa automobilistica di Wolfsburg.
In tempi di crisi finanziarie e di duri sacrifici per molti cittadini europei, senza scomodare crociate tra ricchi e poveri, saranno in tanti a chiedersi se stipendi e premi così alti sono in qualche modo giusificabili con i successi ottenuti da un’azienda o se invece sarebbe più giusta una moderazione salariale anche per i manager visto che i loro guadagni sono spesso 400 volte superiori a quelli di un operaio o impiegato.
I successi dell’industria tedesca, e questo è un fatto innegabile, sono il frutto di ricerca e innovazione che rendono i prodotti made in Germany oggetti del desiderio per milioni di persone in tutto il mondo perché affidabili, robusti, solidi e durevoli. Caratteristiche che, a ragione o no, non contrassegnano certi prodotti italiani. Si pensi alle auto Fiat.
Va però anche sottolineato che i successi dell’industria tedesca hanno alle spalle strategie diverse da quelle poste in essere dai manager aziendali in altri paesi europei. Qui viene ancora in mente il caso Fiat e lo scontro con la Fiom. La Volkswagen è un esempio di queste strategie, ovvero la ricerca del consenso sindacale, almeno laddove possibile dal punto di vista del management, alle scelte di mercato aziendali.
Ma va anche aggiunto, a rigor di cronaca, che i successi del made in Germany sono stati possibili negli ultimi anni anche grazie a una serie di fattori quali sgravi fiscali, incentivi per l’assunzione e il mantenimento del personale (parte dello stipendio veniva pagato dalle agenzie del lavoro, dunque dalla collettività) dal crollo relativo della crescita dei salari, e – come ha recentemente scritto l’economista tedesco Heiner Flassbeck, direttore della divisone Globalizzazione e Strategie di sviluppo delle Nazioni Unite – anche per la pressione esercitata dai politici tedeschi sui sindacati per indurli a conseguire un aumento dei costi del lavoro e dei prezzi inferiori, percentualmente, a quelli di altri paesi.














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