di Paola Giaculli (Berlino)
È tempo di grandi coalizioni in Europa: si cercano salvatori della patria che possano ridare la faccia e credibilità a una classe politica corrotta e intorno a essi si coagula un amalgama di partiti che al posto di opzioni politiche distinte optano per la “stabilità” rifiutando l’alternativa sociale. È quello che succede ora in Germania con la scelta del candidato comune alla presidenza della repubblica, Joachim Gauck, proposto da Spd e Verdi e appoggiato anche dal governo Merkel di Cdu/Csu e Liberali. Le dimissioni inevitabili dell’ormai ex presidente Christian Wulff, in seguito alla richiesta della magistratura al Bundestag di togliere la sua immunità per l’avvio di indagini sul conto, si rivelano una vera e propria manna per chi, come la Spd non aspettava altro per anticipare quella che ormai sembra l’opzione di governo preferita dai vertici socialdemocratici.
Già all’inizio di gennaio il presidente Spd Sigmar Gabriel aveva proposto a Merkel la ricerca di un candidato comune in caso di dimissioni del presidente. Spd e Verdi hanno riproposto nel finesettimana Gauck, già presentato da questi nel 2010, bocciato dall’elezione di Wulff.
Stavolta sono state vinte le resistenze di Merkel e di Cdu/Csu, soprattutto perché il Liberali hanno improvvisamente (e non disinteressatamente visti i sondaggi impietosi) deciso di appoggiarlo: del resto Gauck è politicamente più vicino ai conservatori e ai liberal-liberisti che non allo schieramento rosso-verde che lo propone.
Personaggio volitivo, particolarmente polemico e aggressivo, e in realtà poco adatto a un compito di mediazione e conciliazione quale la più alta carica di stato richiederebbe. Gauck ha un passato nella Ddr, si è distinto come difensore dei diritti civili e della libertà contro il regime, ma solo nella sua ultima fase e non è mai stato un “tipico” dissidente.
Assunse nel 1990, anno della riunificazione tedesca, il compito di guidare l’ente di ricerca e indagini sui servizi della Stasi, rendendone pubblici gli atti e la lettura alle persone colpite dalle sue persecuzioni. È un convinto anticomunista e si adatta perfettamente quindi alla cultura tradizionale e tuttora dominante in Germania, e non ha mai mancato di attaccare violentemente il partito di sinistra, Die Linke, lasciata volutamente fuori da qualsiasi trattativa e colloquio sulle candidature alla presidenza, nonostante avesse manifestato la propria disponibilità nella ricerca di un candidato comune.
L’ex presidente Wulff, con le sue simpatie per l’immagine glamour, le amicizie con gli imprenditori e la sua tendenza alla corruttibilità si è reso assolutamente indifendibile, anche se non è sicuramente un’eccezione nella classe politica tedesca, sia conservatrice che Spd.
Politicamente aveva posto gli accenti più significativi dichiarandosi presidente anche dei migranti e quindi di tutti – cosa che aveva fatto storcere il naso agli stessi conservatori del suo partito e ai media popolar-populisti come la Bild-Zeitung che hanno contribuito a far scoppiare gli scandali che hanno portato alle dimissioni.
Sul versante politico-economico Wulff era invece in perfetta sintonia con le politiche di austerità di Merkel e non si ricordano parole di critica nei confronti dello strapotere dei mercati finanziari.
Da questo punto di vista Gauck rappresenta una continuità con una connotazione addirittura antisociale, come denotano le sue critiche a chi contesta i tagli sociali introdotti dal governo Spd-Verdi di Schröder e la liberalizzazione del mercato del lavoro.
Lo scorso autunno aveva usato parole davvero poco rispettose nei confronti del movimento occupy (lodato addirittura da Merkel anche se in modo ovviamente strumentale), che aveva definito “indicibilmente stupido”, mostrando quindi una scarsa sensibilità nei confronti di rivendicazioni ritenute legittime a livello internazionale.
Gauck aveva inoltre apprezzato due anni fa le affermazioni razziste contro i migranti di Thilo Sarrazin, esponente in vista della Spd, dichiarandosi contro la sua espulsione dal partito, per “essersi pronunciato apertamente su un problema sociale”.
Quindi un candidato assolutamente non di sinistra, critico nei confronti dell’eccessiva cura sociale dello stato, e liberista, come affermano i media, che ciononostante lo lodano in quanto paladino dei diritti e delle libertà.
E Gauck ha dichiarato ieri di voler operare per “libertà e responsabilità”. “Una vittoria dei cittadini”, definisce Gabriel la scelta di Gauck, ieri in conferenza stampa congiunta con Merkel, Verdi, liberali e lo stesso Gauck.
In questa ottica si sarebbe scelto un candidato non politico, ma sostenuto quasi da tutti i partiti ad esclusione della Linke, procedura criticata non solo dalla diretta interessata, ma anche da osservatori esterni e ora in conferenza stampa anche da Claudia Roth, presidente dei Verdi che deplorano l’isolamento da parte di Merkel di una forza parlamentare democraticamente eletta.
La scelta non rientra quindi nella logica partecipativa e la Linke critica la scelta di Gauck in quanto “ricatto” inaccettabile. Si ricorderà che Gauck appoggia la messa sotto osservazione dei servizi segreti della Linke (come minaccia all’ordine costituzionale), come avviene allo stato attuale.
D’altra parte, quello che venne definito il “candidato dei cuori” nel 2010, è sostenuto dalla maggioranza dei tedeschi – anche se certi bloggers prendono di mira le sue critiche ai movimenti – e soprattutto dai media che allora criticarono Merkel per avergli preferito un candidato di partito.
Certo, Gauck può passare da candidato indipendente, ma il suo profilo dimostra che non si pone proprio sopra le parti e che probabilmente non aiuta a neanche a superare la tuttora esistente divisione tra cittadini dell’est e dell’ovest. E nonostante non abbia niente a che vedere con una tradizione o valori (sociali) di sinistra, viene utilizzato da Spd come un grimaldello per avviare la grande coalizione con Merkel, preparandosi così per le elezioni del 2013 e la probabile große Koalition che le seguirà, che nasce, viste le modalità della candidatura di Gauck, in chiave antisociale e culturalmente anticomunista.
Merkel, dopo una breve resistenza, ha accettato l’opzione, ammettendo l’errore commesso due anni fa con la scelta di Wulff, ma l’impressione non è di una sua sconfitta o di un suo cedimento nei confronti della Spd, come questa ultima vorrebbe far credere: in realtà la cancelliera ha saputo, nell’abilità che le è consueta, approfittare dell’occasione, sapendo che i liberali, ormai quasi spariti nei sondaggi non potranno essere i suoi alleati di governo nel 2013.
Anche se due suoi uomini alla presidenza della repubblica, prima Köhler e ora Wulff, hanno gettato la spugna nel giro di due anni, la scelta di Gauck non fa che renderla ancor più popolare: due piccioni con una fava – basta leggere la Bild-Zeitung.
Gauck non è proprio nelle corde di Merkel, con la sua sobrietà, temperanza anche verbale, al contrario di Gauck, dall’eloquenza capace e polemica. Ma il potere della cancelliera sembra ormai incontrastato, con sondaggi al 38 percento per la Cdu, suo partito, e a livello personale al 65 percento. L’elezione di Gauck, che deve svolgersi entro il 18 marzo con un’assemblea di grandi elettori tra deputati del Bundestag e rappresentanti dei Länder, sembra scontata, vista l’ampiezza dello schieramento.














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