di Sergio Bassoli (da Porto Alegre)
L’ingresso al gigantinho, il complesso sportivo dello storico club dell’Internazionale di Porto Alegre, il 26 gennaio era presidiato dai militanti del Partito del Lavoro e dalla base della CUT di Rio Grande do Sul, perché Dilma è la loro Presidente. E’ bene mettere le cose in chiaro. La CUT contesta e si scontra con il governo, non è subalterna, ma se la Presidente Dilma, come il Presidente Lula, sceglie il Social Forum anziché Davos, la CUT si stringe attorno alla compagna Dilma, senza se e senza ma. E’ un bagno di folla, di giovani, di donne, di lavoratori e lavoratrici non paghi di assaporare un sogno fattosi realtà, come quello che stanno vivendo, di avere un governo democratico, che parla di diritti, di giustizia sociale, di lotta alla disuguaglianza, di condanna al razzismo ed alle discriminazioni di genere.
E non è un fatto normale, nella politica, che il Presidente di una nazione abbia rispetto per le iniziative della società civile. Trovi il tempo per incontrare gli invitati internazionali per scambiare opinioni, concordare punti in comune per la scadenza istituzionale di Rio +20, ma anche mettere in chiaro le diverse responsabilità e ruoli. Per poi incontrare il popolo del social forum in un atto di massa, affrontando anche le contestazioni di quei settori della società brasiliana che chiedono di più, che rivendicano un tetto, che denunciano lo sfruttamento delle foreste, il persistere delle ingiustizie e della disuguaglianza sociale. Un altro rapporto tra politica e società è possibile, parafrasando il famoso slogan “un altro mondo è possibile” dei social foru. Anche oggi, a Porto Alegre abbiamo visto una cosa normale oramai dimenticata e data per estinta nel vecchio continente.

Dialogo, confronto tra idee diverse, ascolto e rispetto dell’altro. Paolo Solon, intellettuale boliviano, portavoce del popolo del social forum, parte all’attacco demolendo il modello di sviluppo attuale e le nuove strategie dell’economia verde, facendo leva sui concetti propri delle culture andine, che rifiutano di pensare alle risorse naturali, alla terra, all’acqua, alla foresta, come merci, beni che si possono usare a proprio uso e consumo. Noi non siamo proprietari di niente sulla terra, noi apparteniamo alla terra, noi abbiamo gli stessi diritti della terra, dell’acqua, della foresta. Il nostro benessere va costruito su questo nuovo paradigma, di convivenza e di equilibrio tra i soggetti dell’eco-sistema equamente titolari di diritti non negoziabili, tanto meno commerciabili o da quotare in borsa.

Una posizione che riflette un modello di vita e di società capace di coinvolge la maggioranza della popolazione del pianeta, fino ad ora esclusa o relegata ai margini del processo di sviluppo tipico di quella minoranza di popolazione che governa le sorti del pianeta, grazie al vantaggio economico, tecnologico ed al comune sistema politico.
Dilma risponde presentando l’esperienza del Brasile: un paese che cresce economicamente rafforzando i diritti, migliorando le condizioni di lavoro, aumentando l’occupazione, ampliando la protezione sociale, riducendo l’esclusione sociale. Un paese che vuole crescere ancora per eliminare la povertà e le disuguaglianze sociali. Un paese che si pone come alternativa al sistema delle multinazionali, delle oligarchie e delle potenze imperialiste, che sta costruendo alleanze regionali e globali per un nuovo sistema di relazioni. Gli esempi sono il processo di costruzione di una governance latinoamericana dal Messico all’Argentina, l’alleanza globale dei cosiddetti paesi BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa), l’impegno per il riconoscimento dello stato di Palestina, come stato libero ed indipendente, in pace con Israele, perché senza questa soluzione non vi sarà pace nel mondo.

Infine, un invito a fare dell’occasione di Rio+20, un grande momento di mobilitazione mondiale per l’attuazione di politiche di sviluppo sostenibile, specificando che per sostenibile si deve intendere le tre dimensioni con uguale peso; quella economica, come quella sociale e come quella ambientale. E il Brasile è un laboratorio che dimostra al mondo intero che questo è possibile.

La Presidente Dilma conclude così. La palla passa ora, nuovamente, al popolo del social forum che dovrà definire la propria proposta e la propria strategia per Rio +20. I seminari ed i gruppi tematici continuano il proprio compito, di discussione e di ricerca di denominatori comuni tra le tante diversità che lo compongono. Impresa per niente facile ma necessaria e che richiede lo sforzo di tutti. Sarà questa una nuova prova del grado di maturità del movimento sociale globale. Come ha ripetuto un sindacalista brasiliano, è tempo di passare dalle riflessioni alle azioni; le risposte alla crisi globale non aspetteranno i nostri tempi e ci pioveranno in testa come tempesta se non saremo in grado di dare risposte unitarie e globali.

*) Dip. Politiche globali CGIL


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One response to “Porto Alegre: Dilma Rousseff incontra il popolo del social forum”

  1. Avatar HanaPipers
    HanaPipers

    🙂

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