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Questo tag è associato a 14 articoli.

Coronavirus, cronache del crollo

(di Alessandro Visalli)

8 marzo 2020, ore 18.00, Napoli, Italia.

Una professoressa dei miei due figli potrebbe essere contagiata, o almeno lo teme. Un suo compagno ha un caso nel palazzo di casa e un altro, di un’altra classe, risulta positivo. Ma in Campania quasi un giorno fa risultavano meno di novanta casi.

Nel mondo cento paesi risultano[1] contagiati, in Cina si è arrivato al picco di circa ottantamila casi ma ora è in fortissimo calo, in Corea del Sud ci sono oltre settemila casi, in Italia più di seimila probabilmente, l’Iran ha quattromisettecento casi, seguono la Germania con seicentotrentanove casi, la Francia con seicentotredici, il Giappone con quattrocento, la Spagna con trecentosettanta, la Svizzera con duecento, gli Stati Uniti con duecentotredici casi, il Regno Unito con centosessanta, e via dicendo. In tutto circa centomila casi nel mondo e tremilacinquecento morti. Continua a leggere

Lezioni da Wuhan

Una stazione di Wuhan il 22 gennaio (Xiaolu Chu/Getty Images)

di Francesco Maringiò

Mentre l’isteria dei media mainstream ha speculato sulla gestione dell’emergenza da parte del governo cinese, Pechino ha approntato una strategia in due mosse per aggredire la diffusione del virus. Cosa può imparare l’occidente da questa emergenza. Continua a leggere

COVID-19: Gran parte del nord Italia è zona rossa

Scarica l’ultimo DPC di oggi:

Decreto Presidenza Consiglio 7-3-2020

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La Pandemia prossima ventura

di Angelo Baracca

Si stanno accavallando le considerazioni più svariate sull’attuale epidemia da coronavirus, pareri discordanti di specialisti, valutazioni politiche diverse: non solo il cittadino comune riceve una gran confusione, ma anche una persona con qualche base scientifica stenta molto ad orientarsi. Io sono un fisico di formazione e nonostante i miei interessi generali non sono in alcun modo un esperto in questo campo, ma sono debitore al Dott. Ernesto Burgio di informazioni e commenti basilari per questo articolo (dei cui contenuti peraltro egli non ha alcuna responsabilità). Continua a leggere

Allarmismo, stato d’eccezione, eterogenesi della democrazia e tanatopolitica

La sperimentazione con il Covid19

di Turi Palidda

Riprendo qui solo alcune considerazioni tralasciando quanto già pubblicato su Médiapart il 24 febbraio scorso. Dall’inizio dell’allarme per l’epidemia e/o pandemia (secondo le diverse interpretazioni), sono stati pubblicati molti articoli. Fra i tanti quelli che mi sembra meritino attenzione riguardano senza dubbio la critica alla gestione dell’evento per scatenare paura, paranoia, allarmismo a volte esasperato, se non uno stato d’eccezione: oramai una tendenza abituale della governance liberista che sfrutta a tale scopo ogni emergenza reale o gonfiata (e questo vale anche per i terremoti in Italia da quello dell’Irpinia sino a quello più recente). Si approda così a ciò che gli amici di Cultures&Conflits chiamano lo stato d’urgenza permanente, che autorizza ogni libero arbitrio e – aggiungerei – rende ancor più facile la pratica dell’anamorfosi dello Stato di diritto democratico mostrando così come la democrazia sia approdata all’eterogenesi cioè alla distopia[1]. Continua a leggere

COVID-19: Miseria della lamentazione “biopolitica”

di Stefano G. Azzarà

Alla drammatizzazione del virus da parte dell’industria dei media in cerca di sensazionalismi e ad opera di un ceto politico delegittimato e terrorizzato che prova a pararsi il culo – e in solidarietà antitetico-polare con il turbosciacallaggio scientifico dei filosofi indipendenti, delle destre e di Salvini in particolare – risponde prontamente la sinistra libertaria di ispirazione più o meno foucaultiana, la quale vede esperimenti biopolitici anche dove di tali esperimenti non sussiste il bisogno e che non rinuncerebbe alla libertà di spritz nemmeno sotto un bombardamento a Beirut, così che tutto ciò che minaccia di turbare il suo godimento consumeristico diventa “stato d’eccezione” e ogni vacca sfuma nel nero. Continua a leggere

COVID-19: Continuare a riflettere mentre accadono i fatti

di Pierluigi Fagan

Una settimana fa, scrivemmo un post sul fatto dei tempi, lasciando lì una domanda di accompagno allo svolgersi dei fatti: in che misura quanto sta succedendo cambierà la mentalità e poi le forme sociali, se le cambierà? Mi pare la domanda sia e sarà, a lungo, attuale. Vediamo allora, se qualcosa sta cambiando, cosa sta cambiando. Continua a leggere

COVID-19: Un’opinione

di Andrea Zhok

Sono ancora in molti a ritenere che la reazione italiana al coronavirus sia stata esagerata.

Ora, visto che siamo su FB e non in un consesso di esperti, dico la mia, solo a titolo di opinione personale.

Ecco, la mia impressione è che in Italia, e in verità ovunque in Occidente, lungi dal sopravvalutare la situazione, la si stia sottovalutando di molto. Continua a leggere

Coronavirus, il cinismo del liberismo e l’interesse generale

di Paolo Desogus

Non posso negare di aver tenuto verso il coronavirus un tutto sommato atteggiamento scettico e forse anche superficiale, sebbene ne sapessi poco. Le ragioni erano dovute più che altro al modo in cui la stampa ha inizialmente presentato il fenomeno, servendosi del solito canovaccio della paura e della spettacolarizzazione. Vi ricordate le prime pagine di Libero, “Prove tecniche di strage”? O l’ossessivo conteggio dei decessi e dei malati lanciato da Repubblica? O ancora gli approfondimenti televisivi in cui tra gli esperti venivano chiamati Fabio Volo e Cacciari? Non posso negarlo: facevo, e tuttora faccio, davvero fatica a raccapezzarmi tra il sensazionalismo, l’esasperazione emotiva e l’assenza di professionalità giornalistica. Continua a leggere

L’economia ai tempi del coronavirus

L’epidemia contagia la crescita del Paese, bloccato tra stagnazione e recessione. Il governo stanzia 7,5 miliardi di aiuti per famiglie e imprese. La ricetta antivirus della Cgil: “Puntare tutto sulle politiche espansive”

di Simona Ciaramitaro

Nella linea di confine fra stagnazione e recessione si è insinuato il Convid-19. Una circostanza che emerge chiaramente dalla nota dell’Area delle politiche di sviluppo della Cgil, nella quale si analizzano i dati statistici dell’andamento economico nello scorso anno e nei primi mesi di quello in corso, per illustrare poi le proposte del sindacato. Pochi giorni fa, ricorda il documento, l’Istat ha confermato la frenata dell’economia italiana negli ultimi tre mesi del 2019 (0,3 punti percentuali di Pil rispetto al trimestre precedente), quando ancora il virus e le misure preventive alla sua diffusione non avevano fatto la loro comparsa. L’anno che ci siamo lasciati alle spalle resta positivo, ma i numeri non fanno ben sperare: la variazione del prodotto interno lordo ha registrato una crescita modesta rispetto al 2019, pari a 0,3 per cento, ma il trascinamento negativo nell’anno in corso vale una variazione acquisita di -0,2 punti di Pil.

Su questo quadro si innesta il Coronavirus ed è l’Ocse la prima istituzione internazionale a fornire dati. Nell’Interim Economic Outlook si definisce l’epidemia come “il più grande pericolo dalla crisi finanziaria” e le previsioni di crescita globale, di tutte le principali economie del mondo, vengono ridimensionate, passando dal 2,9 per cento stimato a novembre 2019 al 2,4 di marzo 2020. Il peso del diffondersi del virus varia naturalmente nello scacchiere mondiale. Per l’Italia le revisioni al ribasso delle stime di crescita dell’economia predicono la stagnazione per l’anno in corso, con una variazione del Pil pari a zero, -0,4 per cento rispetto alle previsioni di autunno. Questo significa una flessione del Prodotto interno lordo almeno nel primo trimestre di quest’anno ed è noto che con due trimestri congiunturali di segno negativo si entra tecnicamente in recessione.

Necessitano quindi politiche “antivirus” per affrontare l’impatto negativo tanto sul fronte della domanda quanto su quello dell’offerta. Occorrono politiche espansive, si sostiene nella nota dell’Area delle politiche di sviluppo della Cgil, come ci suggeriscono l’esperienza della Grande crisi e l’austerità. L’intervento dovrebbe corrispondere a un punto di Pil, vale a dire quasi 18 miliardi di euro nel breve periodo, per avere così riflessi positivi anche in quello medio e lungo. Il sindacato ha chiesto al governo una serie di interventi di politica economica che usino come leve investimenti e occupazione. Per la Cgil è necessario puntare sui settori anticiclici, uno su tutti quello dell’edilizia, utilizzando gli strumenti per mobilitare il risparmio privato, compresi Social bond, Green bond ed Eurobond.

In primo piano, tra le proposte, anche le misure a tutela dei diritti: l’estensione degli ammortizzatori sociali e le forme di sostegno al reddito, a partire da quelle fiscali e ponendo il blocco dei licenziamenti alle aziende come condizione di accesso alle risorse. E ancora, occorre aumentare l’occupazione pubblica con un Piano straordinario che preveda anche la parità di genere e il potenziamento dei settori della ricerca, dell’istruzione e della sanità, come anche non è più procrastinabile affrontare il tema delle politiche industriali attraverso un nuovo intervento pubblico.

Non ultimo, sottolinea la nota del sindacato di Corso d’Italia, bensì essenziale il ruolo dell’Europa. Un confronto del nostro Paese con le istituzioni comunitarie dovrà puntare all’adozione almeno della golden rule (lo scomputo del calcolo del deficit, ndr) per gli investimenti nel campo del sociale e del “green” e alla sospensione del Fiscal compact, anche con la revisione dell’inserimento del pareggio di bilancio nella Costituzione.

 

FONTE: https://www.rassegna.it/

La mossa di Fastweb: smart work per tutti contro il coronavirus

Per contenere l’epidemia l’azienda applica la modalità a tutti gli addetti, compresi i lavoratori dei call center. Il sindacato accoglie positivamente la decisione. Slc: “Così si dimostra che si può uscire dall’emergenza scommettendo sulle persone”

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Lavorare meno, fare la fame (quasi) tutti

di Carlo Clericetti

Lo slogan sindacale degli anni ’70 è stato realizzato dal capitalismo del terzo millennio, ma a suo modo. Con l’ingresso sul mercato dei lavoratori dei paesi di nuova industrializzazione, in tutti quelli già sviluppati va scomparendo il “posto fisso”, scendono le ore lavorate e calano le retribuzioni per la maggioranza, mentre una quota minoritaria guadagna più di prima. E’ il risultato della grande svolta a destra degli anni ‘80 Continua a leggere

La fine dei supermercati

di Tonino D’Orazio

O comunque il loro ridimensionamento in tempi brevi. Gli Iper, i Super mercati costano troppo in gestione. Intanto hanno divorato migliaia di piccoli negozi e messo sul lastrico milioni di persone, pur assumendone altre a basso costo, e in confronto, qualche migliaio di lavoratori precari, sempre più pagati con le noccioline (voucher), e con orari disarticolanti per le loro condizioni fisiche e psichiche. Continua a leggere

Il lavoro autonomo e il sindacato: una svolta ?

di Sergio Bologna
È appena stata pubblicata una “Guida” della Cgil su cui è importante riflettere, si tratta di: In-flessibili. Guida pratica della CGIL per la contrattazione collettiva inclusiva e per la tutela individuale del lavoro. Prefazione di Elena Lattuada e Fabrizio Solari, con testi di Davide Imola, Cristian Perniciano, Rosangela Lapadula, Marilisa Monaco, Ediesse, Roma 2013, pp. 195, € 13,00. Ad esempio i candidati del PD, di SEL, di Rivoluzione civile, per limitarsi a coloro che stanno presentadosi alle elezioni proponendosi come rappresentanza politica dei lavoratori, hanno letto questo libretto? Se non lo hanno ancora fatto, lo facciano. Continua a leggere

DOPO COVID-19

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