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Irak

Questo tag è associato a 15 articoli.

Fine del dollaro, fine delle guerre

di Marinella Correggia

Il Venezuela ha annunciato che eliminerà l’uso del dollaro nel sistema bancario ufficiale, privilegiando euro, yuan e altre monete convertibili. E’ stata, ha spiegato il governo di Caracas, “una conseguenza delle recenti e illegali sanzioni Usa che bloccano la possibilità di continuare a usare dollari”.

Di necessità virtù, infine. Pianeta dedollarizzato, pianeta mezzo salvato.  Perché? Continua a leggere

VERSO LA TERZA GUERRA DEL GOLFO

verso la 3 guerra del golfodi Antonio Tricarico

Le immagini con relativi commenti sono stati curati da Marco Tremori e Andrea Vento del Coordinamento del Gruppo Insegnanti di Geografia Autorganizzati (Giga). Continua a leggere

25 fa l’inizio della guerra infinita. Due docufilm di Fulvio Grimaldi

Ahmadi Oil Fields, Kuwait, 1991 Sandwiched between blackened sand and sky, camels search for untainted shrubs and water in the burning oil fields of southern Kuwait. Their desperate foraging reflects the environmental plight of a region ravaged by the gulf war. Canby, Thomas Y. (August 1991). "The first Gulf War taught us a new lesson in unconventional conflict. Saddam Hussain's army filled the skies of southern Kuwait with black poignant smoke from the burning oil lines. It was a powerful, debilitating symbol. And there was another. McCurry, who was covering the war, saw camels running in terror from the fires. Both images -whether of the fires or of the animals- were powerful representations of the chaos of that time. Central to McCurry's reputation as a journalist is his discipline to wait, and to search, and then to recognize the most telling image. The juxtaposition of the fire and smoke and camels running amok creates an icon of that war." - Phaidon 55 National Geographic, Vol. 180, No. 2, 2-3, 2005, August 1991, The Persian Gulf: After the Storm, Phaidon, 55, Iconic Images, final book_iconic, final print_milan

Presentiamo due docufilm di Fulvio Grimaldi sull’Iraq, il primo girato negli anni del lungo e catastrofico embargo dopo la prima guerra del Golfo scatenato da Bush Senior e il secondo tratto da “UN DESERTO CHIAMATO PACE”, girato durante il secondo attacco del 2003 di Bush figlio (con le rispettive coalizioni dei volenterosi), tratto da Pandoratv. Continua a leggere

OBAMA, IL MIGLIOR NEMICO DELL’ISIS

obama_131215di Fulvio Scaglione (da Famiglia Cristiana)
Il giorno prima delle stragi di Parigi il Presidente disse che l’Isis era stato ”contenuto”. Ieri il suo ministro degli Esteri ha detto il contrario. Nel mezzo, bombe che non centrano il bersaglio, alleanze che non funzionano, Al Baghdadi che viaggia per mezzo mondo. Voi ci credete ancora? Continua a leggere

Cosa non ‘sappiamo’ del Califfato

Fabio Minidi Fabio Mini
Al-Baghdadi sarebbe il prodotto ‘involontario’ del sistema di detenzione USA. Ideò e creò il mostro ISIS sotto il naso dei secondini? Tesi suggestiva, ma non convince
Mentre Russia e Turchia si scambiano insulti e accuse è tornata di moda la madre di tutte le accuse: il sedicente Califfo Al-Baghdadi sarebbe il prodotto “involontario” del sistema di detenzione adottato dagli americani. Avrebbe ideato e creato il mostro Isis sotto il naso dei suoi secondini. Continua a leggere

Per non dimenticare. 25 anni fa, Cuba e Yemen soli contro la prima guerra del Golfo

Ahmadi Oil Fields, Kuwait - August 1991

Ahmadi Oil Fields, Kuwait, 1991

di Marinella Correggia
Autunno 1990: il Consiglio di sicurezza dice sì al sequestro dell’Onu da parte statunitense, nella preparazione della devastante «Tempesta del deserto» contro l’Iraq, scatenata a partire dal 17 gennaio 1991.

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Escalation della guerra permanente

Young women have formed  the word Paris with candles to mourn for the victims killed in  Friday's attacks in Paris, France, in front of the French Embassy in Berlin, Saturday, Nov. 14, 2015. French President Francois Hollande said more than 120 people died Friday night in shootings at Paris cafes, suicide bombings near France's national stadium and a hostage-taking slaughter inside a concert hall.  (AP Photo/Markus Schreiber)

(AP Photo/Markus Schreiber)

di Salvatore Palidda
Chiunque può dire: io o qualche mio familiare o amico avremmo potuto essere fra i massacrati nei luoghi della strage di Parigi. Allora siamo tutti in guerra? Ma io o i miei familiari e amici non abbiamo dichiarato alcuna guerra, non abbiamo fatto alcun gesto ostile contro nessuno. Cosa fare? Sperare nella protezione di chi promette «Saremo spietati!», dare loro pieno sostegno?

Contrariamente a quanto sciorinano tanti commentatori, la strage di Parigi non è un fatto orrendo mai accaduto in Europa o nel resto del mondo. Al di là della macabra contabilità da becchini, basta ricordare le bombe di un mese fa contro i manifestanti pacifisti in Turchia, o del 2004 alla stazione di Madrid, o le stragi di palestinesi con le bombe al fosforo israeliane, e centinaia di altri massacri. Secondo Claudio Magris siamo alla quarta guerra mondiale, dopo la terza – la guerra fredda, dal 1945 al 1989 – che ha fatto circa 45 milioni di morti; il Papa e altri ripetono da tempo che siamo alla terza guerra mondiale. La guerra è il fatto politico totale che s’è imposto e pervade tutto e tutti. Come tutte le guerre anche quella odierna – che non si svolge contro stati nemici e non è regolata da norme internazionali – i contendenti coinvolgono la popolazione civile massacrandola, e chiedendo il suo sostegno per proteggerla. Continua a leggere

Perché a Parigi ? (l’eccidio del 17 ottobre del 1961)

Harkisdi Elisabetta Teghil
Centinaia di morti civili sono all’ordine del giorno nei paesi mediorientali, ma la notizia scivola come un dato di cronaca senza provocare particolare commozione. Quando questo avviene in un paese dell’Europa occidentale suscita una mobilitazione e un interesse assolutamente diverso e più importante rispetto a tanti analoghi episodi che tutti i giorni insanguinano quegli sfortunati paesi. Continua a leggere

La creatura americana: 26 punti che svelano l’alleanza tra Usa e Isis

La grande bugia: i 26 punti che svelano l'alleanza tra Usa e Isis

La guerra al terrore è in realtà un supporto all’Islam radicale. La creatura americana compie 40 anni: 26 punti che svelano l’alleanza tra Usa e Isis. Un professore emerito dell’Università di Ottawa, in Canada, ha spiegato in 26 concetti perché lo Stato islamico è un importante alleato degli Stati Uniti e come la “guerra al terrore” è in realtà un supporto all’Islam radicale.

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Noi e l’Isis

Isis fighters, pictured on a militant website verified by AP.di Tonino D’Orazio
Ha ragione Bergoglio e non solo. Siamo nella terza guerra mondiale. Il Nobel della pace Obama, in tono trionfante ci ha spiegato che di nuovo i nord americani sono in guerra alla testa di un’alleanza di ben 40 nazioni. Contro chi? Una creatura loro, l’Isis. Fantomatico gruppo che decapita, facendoci urlare alla vendetta, all’impiccagione, ed essere in realtà utilizzato per altri scopi. Continua a leggere

ISIS: LA COALIZIONE DEI COLPEVOLI

isis-stato islamicoLA COALIZIONE DEI COLPEVOLI. LA MADRE (E I PADRINI) DI TUTTE LE AL QAEDE – E ALLEATI DI FERRO DELL’ITALIA… – “Lo Stato islamico, al Qaeda, gli Stati Nato/Golfo e i “ribelli moderati” in Siria e Libia”. PARTE SECONDA (di Redazione di SibiaLiria) Continua a leggere

Obama «l’inetto», perso il controllo, scatena una guerra

obama-mask-on-bush-war-crimedi Lucio Manisco

Gravitas, brevitas, l’eco ricorrente della «Cartago delenda» di Catone, anzi del «we shall fight on the beaches» di Winston Churchill ai Comuni contro la Germania nazista: così Barack Obama nel discorso di mercoledì notte alla nazione ed al mondo ha dichiarato guerra all’Isil, la quarta guerra in trent’anni al terrorismo in Medio Oriente. Continua a leggere

USA: Il Califfo e il senatore McCain: di che parlavano?

Interno di una amena riunione del senatore nordamericano McCain con il nuovo Califfo. La riattivazione su larga scala delle collaudate pratiche della guerra irregolare per mano del Pentagono -conosciuto in ambito NATO come “Stay-behind”- ha portato al lancio internazionale del “califfo” Abu Bakr al-Baghdadi. E della sua organizzazione dal logo mutante o rotatorio. Continua a leggere

Daily Star: 600 soldati britannici addestrano i terroristi del Daech-Isis

addestramentoÈ una vera bomba quella ha gettato il quotidiano britannico The Daily Star sul coinvolgimento dei servizi segreti occidentali nel supporto logistico al terrorismo islamico, che attualmente devasta il mondo musulmano. Sulla base di una propria indagine e citando fonti di intelligence britanniche, il giornale riporta che i terroristi islamici responsabili delle atrocità in Iraq sono formati da ex membri dell’esercito britannico. Continua a leggere

Emirato islamico: Il grande voltafaccia saudita

Saudi

Riunione dei Ministri degli Esteri di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto e Qatar a Gedda, il 24 agosto 2014, per affrontare l’Emirato Islamico. La Giordania era rappresentata in questo vertice.

Minacciata nella sua stessa esistenza da un possibile attacco dell’Emirato Islamico, Riyad ha dato il segnale per la distruzione dell’organizzazione. (di Thierry Meyssan)
Sebbene da 35 anni sostenga tutti i movimenti jihadisti fino ai più estremisti, l’Arabia Saudita sembra improvvisamente cambiare politica. Minacciata nella sua stessa esistenza da un possibile attacco dell’Emirato Islamico, Riyad ha dato il segnale per la distruzione dell’organizzazione. Ma contrariamente alle apparenze, l’Emirato Islamico rimane sostenuto da Turchia e Israele, che mettono in commercio il petrolio da esso saccheggiato. Continua a leggere

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