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ex Jugoslavia

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Per Mira Marković, scomparsa il 14 aprile a Mosca.

La scorsa domenica 14 aprile 2019 a Mosca, all’età di 77 anni, si è spenta Mirjana “Mira” Marković.

Era nata nel 1942 da genitori partigiani a Brežane, vicino Požarevac. La madre fu catturata e uccisa dagli occupanti tedeschi quando lei aveva appena un anno, e per questo fu allevata dai nonni. Nel periodo del liceo, nelle file della SKOJ (Lega dei Giovani Comunisti di Jugoslavia) conobbe Slobodan Milošević che sarebbe poi divenuto suo marito nel 1965 e con il quale avranno i due figli Marija e Marko.

E’ stata professoressa di Sociologia all’Università di Belgrado, professoressa alla Facoltà di Management Internazionale di Belgrado, membro dell’Accademia russa per le Scienze Sociali, insegnante a contratto all’Università Lomonosov di Mosca che l’ha poi nominata Professore emerito. Parlava correntemente 5 lingue. Tra le sue centinaia di pubblicazioni si annoverano diversi studi di tematica sociologica, tradotti in molte lingue compreso l’italiano. Spesso questi libri uscivano con limitata visibilità ma attiravano in seguito grande attenzione ed interesse per il modo creativo e l’interpretazione che Mira Marković sapeva dare dei grandi temi del mondo contemporaneo.

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Sulle Foibe (2): Sergio Bologna, “Von Banditen erschossen” (su Mattarella e le foibe)

di Sergio Bologna

Come cittadino, come storico del nazismo e soprattutto come triestino sono rimasto sconcertato, amareggiato e disgustato dalle dichiarazioni del Presidente Mattarella sulla questione delle foibe.

Avevo otto anni quando i partigiani di Tito, il 1 maggio del 1945, proprio sotto casa mia fermarono la loro avanzata per non esporsi al tiro della guarnigione tedesca, asseragliata nel Castello di San Giusto. Erano scesi dall’altipiano del Carso in due colonne, una si era diretta all’edificio del Tribunale dove i tedeschi avevano installato il Comando e l’altra al Castello di San Giusto, dove il vescovo Santin svolgeva il ruolo di mediatore tirando le trattative per le lunghe in modo da dare il tempo ai neozelandesi, avanguardia dell’esercito alleato, di arrivare ed evitare in tal modo che la resa venisse consegnata nelle sole mani dell’esercito di liberazione yugoslavo. Così la guarnigione tedesca si arrese il 2 maggio, presenti anche gli anglo-americani, giunti a marce forzate dalla litoranea. Ma sul Carso, a vista d’occhio dalla città, si combatteva ancora. La cosiddetta “battaglia di Opicina” è costata molti morti, in gran maggioranza tedeschi, e si sarebbe conclusa solo il 3 maggio. Continua a leggere

Sulle Foibe (1): Lettera di Stojan Spetic al Presidente della Repubblica Mattarella

Egregio Signor Presidente
della Repubblica italiana
on. Sergio Mattarella
Quirinale
Roma

Passata la “giornata dell’odio” di orwelliana memoria verrebbe la voglia di chiudersi in casa e lasciar decantare i rancori e la rabbia per le strumentalizzazioni e le falsità dichiarate in quest’occasione.
Il 6 agosto del lontano 1989 accompagnai il giovane Gianni Cuperlo, segretario della FGCI, in un suo pellegrinaggio pacifista e contro la violenza delle guerre partito dall’isola quarnerina di Arbe, dove in un campo di concentramento italiano morirono a migliaia, anche neonati, per poi continuare al Pozzo della miniera di Basovizza, cenotafio in ricordo delle foibe, e finire nella Risiera di san Saba, unico campo di sterminio con forno crematorio in territorio italiano, ancorché ceduto dai fascisti al III Reich di Hitler. In quell’occasione venne ribadito il no alla violenza cieca che a volte colpì anche qualche innocente.

Ci furono polemiche ed iniziative discutibili. Ne seguì, dopo la dissoluzione della federazione jugoslava, la costituzione della commissione mista italo-slovena che preparò un rapporto storico sulle vicende del confine orientale ma che l’Italia inaspettatamente non volle pubblicare. Era nel frattempo iniziato il periodo del revisionismo storico e della parziale riabilitazione dei “ragazzi di Salò”. Continua a leggere

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