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Cile

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La meglio gioventù cilena. Frente Amplio e rinnovamento generazionale in Cile

di Federico Nastasi (da Rivista Pandora)

I movimenti studenteschi sono stati la fucina principale di rinnovamento della democrazia cilena, ancora fortemente costretta dall’esperienza dittatoriale e dai lacci della Costituzione di Pinochet, che sancisce come inamovibile il sistema economico neoliberale e le diseguaglianze che ne derivano. Le proteste dei mesi scorsi e l’avvio di un percorso verso una nuova costituente sono altre decisive scosse per il mutamento della geologia politica del paese sudamericano.

 

Me gustan los estudiantes porque son la levadura / Del pan que saldrá del horno con toda su sabrosura / Para la boca del pobre que come con amargura. / Caramba y zamba la cosa, viva la literatura.

Estratto di Violeta Parra, Me gustan los estudiantes

 

Premessa generazionale, 1990-2006

10 marzo 1990. Nel suo ultimo giorno alla Moneda, il dittatore Augusto Pinochet, promulga la Ley Orgánica Constitucional de Enseñanza (LOCE) per normare il sistema educativo cileno. I giovani cileni ancora non lo sanno, la LOCE segnerà nel profondo il loro futuro. Dopo 17 anni di dittatura
militare, il paese ritorna alla democrazia. Il Cile di inizio anni Novanta è un paese polarizzato, attraversato da divisioni profonde. Negli anni della dittatura e con le politiche economiche neoliberiste dei Chicago Boys, la diseguaglianza è aumentata: l’indice di Gini è cresciuto da 0,46 nel 1973 a 0,53 nel 1986; le riforme del mercato del lavoro hanno ridotto il potere dei lavoratori (abolendo i sindacati) e aumentato le forme di oligopolio. Come negli altri paesi dell’America Latina, esiste una società che è arrivata da fuori (bianca di ceto medio alto, discendente dagli europei) e una che c’era da sempre (indigena, marginalizzata e povera). Ciascuno ha la propria cultura, una propria visione del mondo. Questo dualismo sociale ha un riflesso sulla grande eterogeneità economica. La straordinaria crescita economica post 1990 (il PIL cresce del 7,1% annuo tra il 1990 e il 1998, il PIL pro capite passa da 5.600 a 9.200 dollari) non porta a una sensibile riduzione delle disuguaglianze né delle differenze nella struttura economica. Jorge Katz, nei suoi studi economici sul paese, afferma che non esiste il Cile, bensì esistono quattro paesi diversi, in ordine decrescente di sviluppo economico, dal più avanzato e innovativo, fino a un paese che vive di economia informale e illegalità. Continua a leggere

CILE: Sconfitta storica delle destre sulle pensioni

Sconfitta storica della destra in Cile dopo 2 settimane straordinarie nella storia del Paese.

Pochi giorni fa il Parlamento cileno ha approvato la possibilità di ritirare il 10 % dei fondi risparmiati dai lavoratori e dalle famiglie nelle famigerate AFP (Amministratori Fondi Pensione). Si tratta di una spallata a uno degli abusi più sfacciati della dittatura di Pinochet che, sotto dettatura neo-liberale dei Chicago Boys di Milton Friedman, a partire dal 1980 [i]  ha introdotto l’obbligo di risparmio forzato a favore della previdenza privata. Grazie alla dittatura civico-militare, anche su questo versante, il Cile è stato il laboratorio mondiale delle politiche neo-liberiste con il famigerato D.L. 3.500.

Rechazo genera el proyecto de pensiones del gobierno

Questo modello “previdenziale” in realtà consente ai grandi gruppi privati di raccogliere  e canalizzare il risparmio per finanziarsi, nonchè di investire il denaro depositato dai cittadini, senza che essi possano accedere agli utili, ma viceversa assumendone le perdite. Secondo il copione neo-liberista della privatizzazione degli utili e socializzazione delle perdite, tanto caro a Josè Piñera, fratello maggiore dell’attuale Presidente, che introdusse in Cile il sistema AFP.

Con un dettaglio: al momento di decidere, Pinochet ed i vertici militari stabilirono che sia le Forze Armate che quelle di Polizia avrebbero mantenuto il sistema pensionistico a carico dello Stato, con evidenti benefici [ii].

Nelle ultime settimane in Cile non si è parlato d’altro. Il dibattito pubblico ha squadernato la natura abusiva del risparmio forzato, anche grazie al rifiuto isterico dei potenti di restituire ai loro proprietari anche solo una piccola parte dei fondi accumulati. E ha riproposto con forza la necessità di ricostruire il sistema pubblico di previdenza sociale, distrutto dalla dittatura per trasferirlo al circolo ristretto dell’oligarchia restaurato l’11 settembre 1973.

Il dibattito ha messo a nudo anche le contraddizioni del centro-sinistra, di cui molti esponenti siedono nel Consigli di Amministrazione delle AFP e ne sono stati strenui difensori nel passato. Oggi si ricompattano per mettere alle corde la destra al governo.

La decisione parlamentare costituisce una sconfitta importante del governo di Sebastián Piñera, convinto difensore di questo sistema, strutturalmente incapace di risolvere i bisogni più elementari come salute e istruzione, da decenni in mani private in un sistema ancora ingessato dal pinochetismo.

Nonostante la crisi sanitaria, sociale ed economica, i licenziamenti associati alla pandemia e un bilancio delle vittime che supera le 13.000, le uniche misure offerte dal governo sono state scatole di cibo, prestiti bancari e buoni pari a circa 550 euro, ma solo per un settore ridotto della popolazione con contratto e reddito formale da lavoro. [iii].

Ma oggi in Cile il lavoro “al nero” o informale è una realtà estesa ed in crescita. E quasi la metà dei lavoratori guadagna meno di 500 mila pesos lordi (550 euro), al netto meno di 400 mila pesos (440 euro), mentre solo il 20% dei lavoratori guadagna più di 750 mila pesos (830 euro).

Dalla creazione delle AFP, oltre 150 miliardi di dollari sono stati versati come contributi obbligatori e le compagnie assicurative hanno incassato premi di oltre 70 miliardi di dollari.  Nel “settore previdenza” esistono una trentina di società, di cui diverse straniere (ad esempio BlackRock, il maggior gestore mondiale di fondi). Ma solo quattro hanno intascato la metà di questo enorme flusso di denaro, oltre 35 miliardi di dollari. E le quattro società sono saldamente in mano ai “grandi elettori” amici di Piñera [iv].

Comparate con le pensioni letteralmente da fame che le AFP malvolentieri ditribuiscono, c’è da dire che, negli ultimi 10 anni, i loro amministratori si sono aumentati lo stipendio fino al 500%.  Il record spetta a un italiano, Alfredo Orelli, presidente della AFP Planvital (controllata da Assicurazioni Generali SPA), che guadagna la modica cifra di circa 21.000 euro al mese [v].

Coordinadora Nacional NO Mas Afp - Photos | Facebook

Con un evidente indignazione e malcontento della popolazione (più del 90% è d’accordo con il ritiro del 10 percento), la colonna sonora del dibattito parlamentare è stato un enorme “cacerolazo” nazionale guidato da organizzazioni sociali e politiche contro le misure dell’ultimo minuto annunciate dal Presidente Sebastián Piñera come “aiuti economici” per il ceto medio. Un palese escamotage per cercare di frenare l’approvazione del prelievo, che non ha convinto  l’86 % della popolazione che ritirerà il suo 10 % per aiutarsi durante la pandemia [vi].

Secondo un recente sondaggio di Plaza Pública Cadem, l’approvazione di Piñera è caduta al minimo storico del 12 % (perdendo 15 punti), mentre solo il 29 % approva la gestione del suo governo contro il coronavirus.

Si tratta quindi di una doppia sconfitta, sia economica che simbolica, che mette in seria difficoltà il governo e la destra.

In Cile le AFP raccolgono quasi 200 miliardi di dollari, l’equivalente di più dell’80% del PIL del Paese, permettendo loro di fare il bello ed il cattivo tempo nella politica nazionale.

Di fronte all’assenza di misure efficaci da parte del governo, naturalmente non era auspicabile attingere ai propri risparmi per la vecchiaia. Ma il prelievo parziale ha un valore simbolico al di là della sua natura di emergenza. Rappresenta un primo e grande colpo contro il disastroso sistema pensionistico privato, difeso disperatamente in questi giorni dal capitale finanziario e dai suoi rappresentanti, con Sebastián Piñera al timone.

L’irruzione della protesta sociale

Non c’è dubbio che l’irruzione della protesta sociale (tra cui il movimento NO+AFP) a partire dallo scorso ottobre, ha imposto a governo e  parlamento la necessità di affrontare i bisogni immediati di una popolazione allo stremo a causa della pandemia e della profonda crisi sociale ed economica. In un Paese con uno dei peggiori record al mondo in quanto a redistribuzione del reddito e concentrazione della ricchezza, la maggioranza della popolazione (quasi il 70%) è indebitata per far fronte alle spese correnti.

Ma da ottobre ad oggi, il governo di Sebastian Piñera non ne ha azzeccata una, facendo un errore dopo l’altro.

Pensiones: Fondo E sumó 533 mil cuentas en 2016 tras masiva fuga ...

Senza occuparsi delle cause profonde della crisi sociale e politica, senza intelligenza o un briciolo di creatività, la reazione di Piñera e del suo governo è stata una brutale repressione di massa, la squalifica delle richieste della piazza, la vaga retorica, l’uso della pandemia a fini politici ed una stretta autoritaria. Una strategia che, nel corso dei mesi (con il dramma del Covid-19 e il crollo economico), ha mostrato il suo completo fallimento.

Il governo si è opposto in tutti i modi al ritiro del 10%, ma non è riuscito a convincere neanche i suoi sostenitori: la destra si è spaccata e una parte significativa dei suoi parlamentari ha votato a favore per non perdere il risicato appoggio rimasto. Non è bastata la “campagna del terrore” condotta dalle AFP e da “esperti” vicini al governo che hanno sproloquiato di “cattiva politica”, dannosa per l’economia, regressiva e irresponsabile dal punto di vista fiscale, vaticinando il disastro economico e soprattutto un drastico peggioramento delle pensioni (in realtà minimo).

Per azzittire gli “esperti”, c’è voluta la dichiarazione del Centro Studi di una banca [vii] che ha ricordato che la messa in circolazione di quasi 20 miliardi di dollari rappresenta uno stimolo straordinario all’economia, proprio nel momento in cui ce n’è più bisogno. E dopo questo voto, i pochi grandi imprenditori che controllano la maggior parte dei fondi dovranno restituire quasi 20 miliardi di dollari a 11 milioni di donne e uomini che lavorano e a meno di 1 milione di pensionate-i.

Il governo ha dovuto incassare la sconfitta, scartando la possibilità di un veto presidenziale o di impugnare la decisione presso il Tribunale Costituzionale. Entrambe le ipotesi avrebbero significato un suicidio politico, anche se il Tribunale Costituzionale ha soccorso la destra in più occasioni a difesa della Costituzione di Pinochet, ritoccata in democrazia dal centro-sinistra, ma ancora in vigore sostanzialmente intatta nei principi cardine.

Tra le varie perle della Carta Magna dittatoriale, vi è la definizione dello “Stato come sussidiario al mercato”. Ovvero, dove non arriva il mercato, lo Stato è chiamato ad intervenire. La stessa Costituzione ha favorito la privatizzazione dell’acqua ed oggi in Cile si vendono i fiumi, mentre 138 comuni soffrono una drammatica siccità [viii].

La forza della rivolta sociale iniziata nello scorso ottobre, e le devastazioni economiche e umane della pandemia, sono entrate nella asfittica istituzionalità politica cilena causando fratture, divisioni e frammentazione dei grandi blocchi dei poteri forti.

Un rimpasto pinochetista di governo

L’accelerazione della crisi ha ottenuto ciò che i lunghi mesi di proteste non hanno potuto. La destra ne è uscita non solo sconfitta, ma profondamente divisa, in maniera trasversale, con la frammentazione e il crollo di “Cile Vamos”, la coalizione dei partiti di governo  che appariva abbastanza compatta fino a poche settimane fa. Con uno strascico di dimissioni, sanzioni interne contro coloro che hanno votato contro il governo, scontri tra personaggi storici della destra e del pinochetismo.

La rottura all’interno di questa coalizione avrà effetti a breve e lungo termine e potrebbe essere l’inizio della fine di un’era che ha la sua origine nella dittatura.

In evidente difficoltà, Piñera ha realizzato il quinto rimpasto del governo di Sebastián Piñera dallo scorso ottobre, con nuovi ministri della “destra dura” pinochetista per cercare di ricomporre la litigiosa coalizione di governo (UDI, RN e Evópoli).

Ma il tempo corre. Con una destra divisa (e con molti deputati e senatori che si oppongono apertamente alle decisioni del governo) i mesi a venire aprono la possibilità di profondi cambiamenti in sintonia con le grandi proteste iniziate nell’ottobre 2019. La prossima importante scadenza sarà il plebiscito per il cambio di Costituzione previsto per il prossimo 25 ottobre (con una probabile sconfitta della destra). E l’anno prossimo ci sarà una maratona elettorale coronata dalle elezioni presidenziali.

L’ostinazione di Piñera nel mantenere a tutti i costi i pilastri dell’ordine neoliberista potrebbe trasformarsi in un nuovo carburante per forze sociali e politiche. Nel frattempo, il fuoco della rivolta cova sotto la cenere.

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[i] http://www.previsionsocial.gob.cl/transparenciaactiva/adjgen/dl-3500.pdf

[ii] http://www.fundacionsol.cl/estudios/pensiones-por-la-fuerza-resultados-del-sistema-de-pensiones-de-las-fuerzas-armadas-y-de-orden-2020/

[iii] http://www.fundacionsol.cl/estudios/retiro-10-afp/

[iv] https://www.cendachile.cl/

[v] https://www.latercera.com/la-tercera-pm/noticia/gasto-en-remuneraciones-de-directorios-de-afp-suben-cinco-veces-en-la-ultima-decada/YHQLZ4FQFREDNCVKWVUZZIX3NA/

[vi] https://twitter.com/ActivaResearch/status/1283381658243207169

[vii] https://www.t13.cl/noticia/negocios/scotiabank-retiro-fondos-ayuda-contener-caida-pib-23-07-2020

[viii] http://modatima.cl/

 

 

FONTE: http://marcoconsolo.altervista.org/cile-sconfitta-storica-della-destra-sulle-pensioni/

Cile, un marzo ricaricato

di Rodrigo Rivas

I cileni hanno accolto il primo lunedì di marzo con barricate stradali a segnare la ripresa della ribellione sociale contro il governo ed il neoliberismo. Il 3 ed il 4 marzo sono attese grandi mobilitazioni studentesche (“mochilazo estudiantil”, letteralmente “colpo di zaino studentesco”).  Il 9, il “superlunedì femminista”. L’11 tutte le piazze in piedi contro le misure adottate dal governo per affrontare la crisi. Continua a leggere

APPUNTI IN PROGRESS SULLA SITUAZIONE IN CILE

(riceviamo e pubblichiamo le seguenti riflessioni sulla situazione in Cile)

di Rodrigo Rivas

L’appuntamento del 26 aprile rappresenta un’opportunità storica che comporta grossi rischi

  • Poiché il processo è controllato dal governo
  • Poiché tra i temi dell’Assemblea costituente non sono state ammesse diverse proposte di primaria importanza
  • Poiché anche nel caso di vittoria dell’opposizione si porrà il problema dei quorum: 2/3 per approvare ogni proposta. Perché si tratta di un quorum (di eletti, non di voti) difficilmente raggiungibile, finirebbero per prevalere le disposizioni della costituzione pinochetista. In questo contesto, la mancanza di una direzione politica riconosciuta, acquisterà un peso preponderante

Nondimeno, il punto di partenza è che il gioco è stato accettato ed è ormai iniziato. Continua a leggere

I dannati: girone latinoamericano.

di Rodrigo Rivas

Va tutto benissimo signora marchesa.

Ma, ecco, bisogna che vi dica signora marchesa,

che venendo a sapere di essere rovinato,

non appena si ricuperò della sua sorpresa,

il signor marchese si è suicidato.

Dopo avere accatastato i suppellettili ha rovesciato le candele e dato fuoco a tutto il castello

che si è consumato dal basso in alto.

E, poiché il vento soffiava, l’incendio si è propagato velocemente alle scuderie e,

in un attimo,

la vostra giumenta è morta.

Ma, oltre questo, signora marchesa, va tutto benissimo,

tout va très bien”.

Ray Ventura et ses collégiens, “Tout va très bien, Madame la marquise”, 1935

 

*** Continua a leggere

Cile: cresce la sollevazione popolare contro le ingiustizie sociali frutto dell’eredità neoliberista della dittatura di Pinochet.

di Andrea Vento (*)

Crescono le proteste popolari in Cile iniziate nei giorni scorsi a seguito dell’annuncio dell’aumento del costo del biglietto della metropolitana e brutalmente represse da esercito e polizia causando una ventina di morti, oltre a feriti, arresti, torture e stupri. Continua a leggere

Cile: alcune immagini della rivolta popolare e della repressione

 

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CILE. IL SINDACATO MONDIALE: IMPOSSIBILE SVOLGERE A SANTIAGO I SUMMIT INTERNAZIONALI PREVISTI

di Fabrizio Ricci (da Rassegna Sindacale)

Fermare la repressione del popolo che sta protestando contro le politiche di austerità del governo, rimuovere i militari dalle strade e aprire un vero dialogo con i sindacati, i gruppi studenteschi e le altre organizzazioni della società civile: sono le richieste che il sindacato mondiale Csi-Ituc rivolge al governo cileno mentre il Paese è ancora attraversato da una vera e propria rivolta, partita dalla protesta contro l’aumento del prezzo dei trasporti, ma poi sfociata in una ribellione contro il carovita e le disuguaglianze sociali ed economiche del Paese latinoamericano. Drammatico il bilancio che al momento è di 15 morti e 2.643 feriti, con oltre 1500 arresti. Continua a leggere

Con il popolo cileno contro la democra-tura di Piñera!

(AP Photo/Esteban Felix)

Tutto ha un limite, anche la pazienza del popolo cileno. Un popolo sfruttato, saccheggiato, umiliato, ignorato, represso e torturato, contro il quale il Presidente Piñera ha dichiarato la guerra in maniera criminale e irresponsabile. Il coprifuoco e i carri armati per strada sono la rappresentazione evidente dell’incapacità del governo di risolvere la profonda crisi sociale provocata dall’applicazione brutale delle ricette neo-liberali. Capitalismo e democrazia sono sempre più incompatibili. Continua a leggere

CILE: La bronca (La rabbia)

Riceviamo questo contributo di Rodrigo Rivas, intellettuale cileno fuggito in Italia dopo il cruento golpe edi Pinochet del 1973 che abbattè il governo di Salvador Allende presso il quale è stato da neo laureato collaboratore, relativo alle proteste scoppiate a seguito dell’annuncio dell’aumento dei prezzi dei trasporti urbani. Dal nostro paese Rodrigo continua a seguire con forti emozioni le vicende del suo paese di origine ma raramente riesce a scrivere qualcosa a causa delle ferite interiori non ancora del tutto rimarginate. Continua a leggere

Rodrigo Rivas: “Settembre ricordi sparsi”

SANTIAGO, CHILE: 11 September 1973 Bombardamento del Palazzo de la Moneda

Rodrigo Rivas è un intellettuale cileno che da neolaureato ha collaborato con il Governo di Unidad Popular presieduto da Salvador Allende. Dopo il cruento Gople di Pinochet dell’11 settembre 1973, braccato, come molti altri attivisti politici, sindacali e semplici sostenitori della sinistra dagli sgherri del golpista, è riparato, insieme a molti altri, nell’ambasciata italiana, dalla quale grazie all’impegno diplomatico è riuscito a raggiungere l’Italia e ad ottenere l’asilo politico e a rifarsi una vita. Nel nostro paese ha fornito, e continua a farlo ormai alla soglia dei 70 anni splendidamente portati, un importante contributo alla crescita culturale e alla formazione di varie generazioni di giovani che hanno studiato i suoi numerosi libri e hanno beneficiato delle sue lezioni.

Raccogliamo, come coordinamento del Giga in qualità di estimatori e conoscenti, questi suoi ricordi sparsi relativi ad un mese, quello di settembre, che in lui suscitano ancora forti emozioni  seppur ormai risalgano agli inizi degli anni ’70.

Per coloro che fossero interessati a seguire i suoi illuminanti contributi scritti consigliamo di seguire il suo blog. http://rodrigoandrearivas.com/

 

Il Coordinamento del Giga – Gruppo Insegnati di Geografia Autorganizzati Continua a leggere

CILE: indietro a destra.

Il conservatore e ricco uomo d’affari Sebastian Pinera, che già aveva guidato il paese tra il 2010 e il 2014 è il nuovo presidente cileno.  Ha incassato l’ammissione della sconfitta da parte del candidato di centrosinistra, Alejandro Guillier.

Il candidato della destra ha infatti ottenuto il 54,6% dei voti contro il 45,4% del candidato della sinistra Alejandro Guillier, con un margine maggiore di quello che avevano previsto i sondaggi. Continua a leggere

Cile: il palazzo de la Moneda senza inquilino

di Marco Consolo

In Cile è rimasta aperta la sfida per il prossimo inquilino del palazzo de “La Moneda”. Come previsto, il vincitore delle elezioni presidenziali si definirà nel ballottaggio del prossimo 17 dicembre. Le elezioni di domenica scorsa hanno visto infatti prevalere la destra del magnate Sebastian Piñera (Chile Vamos al 36,6%) sul candidato del centro-sinistra Alejandro Guillier (Fuerza de la  Mayoría 22,7%), coalizione che è attualmente al governo a cui partecipa il Partito Comunista. Entrambi i candidati sono quindi lontani dal raggiungere il 50 % + 1 necessario per passare al primo turno. Da sottolineare la forte astensione, che ormai si attesta sul 53 %, anche grazie al fatto che da qualche anno il voto non è più obbligatorio. Continua a leggere

Sepulveda: «Rifiutare l’oppressione del neoliberismo è vitale»

di Gabriela Pereyra (da LEFT)

Nel tuo ultimo romanzo, La fine della storia pubblicato in Italia da Guanda attraversi latitudini e ripercorri momenti storici diversi, combinando fatti realmente accaduti e finzione. In queste pagine e nel personaggio di Belmonte quanto c’è della tua storia personale?

Belmonte e io condividiamo molte cose; abbiamo lo stesso passato da militanti, siamo stati quasi negli stessi posti e abbiamo conoscenti in comune. Continua a leggere

In memoria di Salvador Allende

salvador-allende-2di Federico La Mattina per Marx21.it

Chi c’ha la forza e non la ragione
si affida solo al cannone

(Fausto Amodei, “Al Compagno Presidente”) Continua a leggere

CILE: nelle viscere della miniera di rame più grande del mondo

el_teniente“EL TENIENTE”,  LA VERITA’ NON E’ PER SEMPRE
 di Agostino Spataro

1… Ogni qual volta si legge di un nuovo furto di cavi di rame (una vera piaga da estirpare al più presto), il pensiero corre alla fonte, al Cile primo produttore mondiale di rame il quale, grazie agli incrementi del prezzo internazionale del minerale realizzatisi nell’ultimo quindicennio, è riuscito a rilanciare la propria economia e a rafforzare la ritrovata democrazia, dopo 18 anni di sanguinosa dittatura militare di destra.

La forte crescita della domanda proveniente in particolare dalla Cina (+ 40%) e le nuove  applicazioni (specie nelle tecnologie informatiche), hanno trasformato il rame in un materiale strategico.
Sulla nuova realtà del mercato si appuntano gli appetiti delle grandi multinazionali Usa, canadesi, australiane, ecc. che mirano ad appropriarsi della produzione e della distribuzione su vasta scala. Un commercio florido quello del rame, in parte anche informale, clandestino dove operano anche  piccole bande di ladruncoli e di ricettatori che creano seri problemi alle imprese e ai servizi di trasporto e di rifornimento elettrico.

Come si ricorderà, in Cile per mettere le mani su questa ricchezza, fu dato incarico ai militari golpisti  di abbattere con la violenza sanguinaria il primo governo della sinistra eletto dal popolo e presieduto da Salvador Allende che aveva decretato la nazionalizzazione della produzione di rame.

Era l’11 settembre del 1973, il primo “9/11” di cui nessuno parla e/o scrive sui media a grande tiratura per far dimenticare il primo e tenere vivo il secondo (del 2001 a New York) del quale ancora si sconoscono (anche se molti li intuiscono) i responsabili effettivi, i mandanti e le finalità.

2… Dietro i golpisti cileni c’erano gli agenti della Cia che agirono sulla base dei piani elaborati dal dipartimento di stato Usa retto, a quel tempo, da Henri Kissinger, che di lì a poco sarebbe stato insignito (frettolosamente direi) del premio Nobel per la Pace.

Anche quest’affronto ha dovuto sopportare la Pace malferma, faticosamente preservata!

Ora, un altro Nobel per la Pace, il presidente Obama, ha deciso di volare in Argentina il prossimo 24 marzo a complimentarsi con Mauricio Macri per la sua striminzita (51%) e vindice vittoria elettorale.

Il 24 marzo non è un giorno qualsiasi, ma quello in cui cadrà l’anniversario del colpo di stato militare dei generali argentini (Videla e soci), attuato in base alle stesse direttive del “piano Condor”, che di vittime ne fece almeno 30 mila. 

desaparecidos1

Una decisione davvero sorprendente che non si capisce se dettata dall’imprevidenza, di una mancata consultazione del calendario o se vuole essere una provocazione, una sfida  tremenda al dolore, ai lutti degli argentini vittime di quella dittatura.

Che dire? L’unica cosa è sperare che a Washington prevalga almeno il buon senso e sia risparmiato tale insulto alle madri, alle abuelas, agli orfani, ai popoli sud-americani e del mondo intero.

 

3… In quel tragico 11 settembre cileno si volle bloccare, liquidare un processo politico democratico, un governo unitario della sinistra che aveva fatto del rame un’arma politica e uno strumento di crescita economica. Inoltre, la vittoria di “Unidad popular” dimostrò  che era possibile compiere un’opzione di tipo socialista nella libertà e con il consenso elettorale. Senza i carri armati del Patto di Varsavia. Un esempio pericoloso, esportabile e pertanto da liquidare. Da qui il golpe, la massa degli oppositori ammazzati, imprigionati, i giovani scomparsi (ne mancano circa 5.000 all’appello, agli affetti dei congiunti), gli esuli dispersi per il mondo. 
Molti si rifugiarono in Italia, accolti a braccia aperte dai partiti della sinistra, dai sindacati, dalle associazioni umanitarie.

Dall’esilio si continuò a lottare, a sognare: il rame, il sole delle Ande, il canto potente degli Inti Illimani,  l’amore, il dolore, la speranza di tornare. Dopo 18 terribili anni, il mostro morì e la libertà rinacque.
Gli esuli tornarono e i cileni uscirono dall’incubo e dalla paura per ripristinare e rilanciare, d’intesa con l’ala progressista cattolica, la democrazia e l’economia in quel paese abbrutito dalla tirannia di Augusto Pinochet.

4… Fra gli esuli c’era (a Berlino- Est) l’attuale presidenta cilena Michele Bachelet, figlia di un alto ufficiale vittima di quella dittatura, essa stessa tenace militante di sinistra e combattente antifascista, per la seconda volta rieletta alla carica che fu di Salvador Allende.

M. BacheletOggi in centro e sud America si sta creando un clima pesante, torbido per sbaraccare tutte le esperienze di governo di sinistra e progressiste (come quella cilena in atto). C’è da sperare che anche la presidenta Bachelet alzi gli occhi in alto per vedere gli avvoltoi del Nord tornati a volteggiare negli splendidi cieli latinoamericani.

Ormai, il disegno è chiaro: si vogliono annullare le conquiste democratiche e i risultati positivi delle politiche d’inclusione sociale, frutto di dure lotte popolari e del lavoro, talvolta anche controverso, di legittimi governi progressisti.

Si vogliono ricacciare nel caos politico, nella rivolta sociale (e non solo) questi Paesi e i popoli nella miseria da cui, finalmente, erano usciti, stavano uscendo.

Popoli semplici ma di grande dignità, che adorano la Terra come loro Madre.
Oggi questa Madre (Pacha Mama) è minacciata, violata da presenze straniere e da interessi di rapina che la stanno sventrando nei suoi punti nevralgici, fin dentro la sacra “selva”, la foresta amazzonica, il polmone verde del mondo che consente di respirare anche a noi che fingiamo di non vedere lo scempio in atto.

Tutto ciò per mettere le mani sulle enormi risorse materiali del continente latino americano ossia una delle  regioni del mondo ancora vitale, pulsante che si sono messe in cammino verso obiettivi di  sviluppo diffuso e compatibile. Una realtà che il mondo dovrebbe proteggere per un principio di umana giustizia, adottare come madre che fornisce all’umanità beni indispensabili alla sua sopravvivenza.

5… E qui mi fermo, per tornare al rame, alla miniera cilena più emblematica che visitai qualche anno fa. Da Santiago alla miniera “El Teniente”, allora considerata la più grande del mondo, vi sono circa 120 km, in gran parte in territorio pre-andino, arido e impervio.

La miniera porta questo nome in onore di un suo operaio antifascista caduto, combattendo col grado di “teniente”, nella guerra civile spagnola.

Tenevo molto a questa visita. Ricordo che mentre altri giornalisti correvano a Copiacò a riprendere la scena del dramma (molto televisivo) dei minatori imprigionati nelle viscere della mina San Josè, preferii recarmi a “El teniente” per avere un’idea della miniera simbolo dello scontro tragico fra il governo legittimo del presidente Salvador Allende e i monopolisti privati cileni e stranieri.

La miniera è stata, e resta, un nodo centrale dello scontro economico e politico, una bandiera della libertà, della democrazia, un punto di forza della classe operaia cilena.

Com’è noto, attorno a “El teniente” si svolse una memorabile lotta operaia, una battaglia politica, parlamentare e popolare per bloccare il disegno delle forze reazio­narie locali e internazionali (in particolare Usa) le quali prima tentarono d’impedirne la nazionalizzazione e poi di riprendersela col colpo di Stato del generale Pinochet.

In quel golpe cadde, combattendo, il presidente Allende che pagò con la vita la sua coraggiosa scelta politica. Anche il popolo cileno pagò, con 18 anni di feroce dittatura, il sostegno dato al governo legittimo della sinistra, il suo amore per la libertà.

6… Nonostante ciò, la miniera è rimasta di proprietà pubblica ed è ancora lassù, annidata fra le orride balze dei rilievi pre- andini, a produrre ricchezza per il Cile.
Per raggiungerla bisogna imboccare la “Carretera del Cobre” che s’inerpica lungo i pendii a strapiombo, affiancando il vecchio “ferrocarril” che porta fino alla spianata degli ingressi.

el_teniente-1Tutt’intorno, si snoda la corona delle Ande, bellissime e incombenti, che cingono l’immensa piana, sulla quale si stende Santiago obbligata a degradare verso l’oceano Pacifico. In alto, sulle cime delle montagne, volteggiano coppie di condor, sovrani incontestati dei cieli più alti, i più acuti ed efficienti uccelli predatori del Pianeta.

Negli impianti di “El Teniente” lavorano diverse migliaia di persone che (nel 2014) hanno prodotto 470.000 tonnellate di ottimo rame. Gli otto livelli della miniera (profonda 1.800 metri) sono collegati da circa 6.000 km di strade sotterranee, di cui la metà in pieno eserci­zio.

Le riserve di rame accertate in questo bacino consentono uno sfruttamento per altri 100 anni.

Questa, in sintesi, la scheda (vedi foto) della miniera da cui si estrae il 30% della produzione mondiale di rame ossia buona parte della ricchezza di questo Paese, povero e bislungo.

7… Negli ultimi tempi, la domanda e i prezzi sono cresciuti oltre ogni pre­visione e il Cile ha intensificato la ricerca, la produzione e riattivato perfino molte vecchie mine dismesse.

Tuttavia, la miniera per antonomasia è “El Teniente”. Qui tutto è grande: i numeri della produzione, delle infrastrutture e anche la fatica degli uomini e delle donne che vi lavorano.

A bordo di agili minibus, scendiamo fino al 6° livello. Nel sottosuolo si aprono scenari davvero spettacolari, belli e orrendi al tempo stesso. La guida ci spiega che con la nazionalizzazione sono molto migliorate la sicurezza e le condizioni di lavoro.

Spataro-minatoriAlla mensa del 4° livello mi siedo fra un gruppo di giovani operai che stanno pranzando. M’interessa sapere qualcosa di loro, della realtà di questa favolosa miniera progettata e messa in esercizio, nel 1901, da al­cuni ingegneri italiani.

Ovviamente, parliamo del loro duro lavoro, della storia economica e politica di “El Teniente” su cui mi ero un po’ documentato A un certo punto, mi accorgo che sono io a raccontare, loro non parlano, ascoltano…

Ci resto un pò male. Chiedo al più giovane cosa sa­pesse di quelle storie. Risponde che non molto. Solo qualcosa di Allende “el presidente”.

Eppure, da quei tragici eventi sono passate solo due generazioni. 

Come dire, la verità non è per sempre!

E in carenza o, peggio, in assenza di memoria, gli avvoltoi possono svolgere più agevolmente il loro sporco lavoro.

 

(7 marzo 2016)

 

FONTE: http://montefamoso.blogspot.it/

Roberto Rossellini intervista Salvador Allende: “La forza della ragione”

salvador-allende-2di Francesco Guadagni
Nel maggio del 1971 il regista Roberto Rossellini, autore di capolavori quali  “Roma Città Aperta”, “Paisà”, “Germania Anno Zero”, si recò a Santiago del Cile per incontrare il Presidente Salvador Allende ed intervistarlo sul suo progetto politico. Nacque così il documentario “La Forza della Ragione”. Acquistato dalla Rai, fu trasmesso solo la sera del 15 settembre 1973, in seguito alla notizia dell’assassinio del Compagno Presidente Allende. Continua a leggere

Cile: Bachelet di nuovo alla prova

bacheletdi Marco Consolo (Santiago del Cile)
La ex-presidente Michelle Bachelet vince senza sorprese  (62,16 %) e nella corsa alla presidenza lascia dietro di sè Evelyn Matthei (32,87 %),  l’impresentabile candidata della destra nostalgica,  con una differenza di quasi un milione e mezzo di  voti. Continua a leggere

CILE: due donne alla fine del mondo

Bachelet-e-Mattheidi Marco Consolo (Santiago del Cile)
Per la prima volta in Cile due donne si affronteranno al ballottaggio. La ex-presidente socialista Michelle Bachelet, candidata della coalizione “Nueva Mayoria” (centro-sinistra e Partito Comunista) passa il primo turno con il 46% sconfiggendo la pinochetista Evelyn Matthei, che si ferma a poco più del 25%. La Matthei candidata ufficiale della destra, è riuscita a rimontare nelle ultime settimane uno scenario in cui si parlava addirittura della possibilità di non arrivare al ballottaggio. Continua a leggere

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