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Brasile: Importante discorso di Lula nell’anniversario dell’indipendenza, 7 settembre 2020 (VIDEO)

 

 

 

La traduzione in italiano del discorso

“Vogliamo un Brasile dove ci sia lavoro per tutti”

“Amiche e amici.

Negli ultimi mesi una tristezza infinita mi ha stretto il cuore. Il Brasile sta vivendo uno dei periodi peggiori della sua storia.

Con 130mila morti e quattro milioni di persone contagiate, stiamo precipitando in una crisi sanitaria, sociale, economica e ambientale mai vista prima.

Più di duecento milioni di brasiliani si svegliano ogni giorno, senza sapere se i loro parenti, amici o se stessi arriveranno sani e vivi alla notte.

La stragrande maggioranza delle persone uccise dal Coronavirus sono persone povere, nere e vulnerabili che lo Stato ha abbandonato.

Secondo i dati delle autorità sanitarie, nella città più grande e ricca del paese, le morti per Covid-19 sono del 60% più alte tra i neri e i mulatti della periferia.

Ciascuno di quei morti che il governo federale tratta con disprezzo aveva un nome, un cognome, un indirizzo. Aveva padre, madre, fratello, figlio, marito, moglie, amici. Fa male sapere che decine di migliaia di brasiliani non hanno potuto dire addio ai propri cari. So cos’è questo dolore.

Sì, sarebbe stato possibile evitare così tante morti.

Siamo affidati a un governo che non valorizza la vita e banalizza la morte. Un governo insensibile, irresponsabile e incompetente che ha infranto le regole dell’Organizzazione mondiale della sanità e convertito il Coronavirus in un’arma di distruzione di massa.

I governi emersi dal colpo di stato hanno congelato le risorse e demolito il Sistema Sanitario Unificato pubblico (SUS), che è rispettato in tutto il mondo come modello per le altre nazioni in via di sviluppo. E il crollo non è stato maggiore grazie agli eroi anonimi, ai lavoratori e agli operatori sanitari.

I fondi che avrebbero potuto essere utilizzati per salvare vite umane sono stati utilizzati per pagare gli interessi al sistema finanziario.

Il Consiglio Monetario Nazionale ha appena annunciato che ritirerà più di 300 miliardi di reais dai profitti delle riserve che i nostri governi hanno lasciato.

Sarebbe comprensibile se quella fortuna fosse destinata ad aiutare i lavoratori disoccupati o a mantenere un aiuto emergenziale di 600 reais per tutta la durata della pandemia.

Ma questo non passa per le menti degli economisti governativi. Hanno già annunciato che questo denaro verrà utilizzato per pagare gli interessi sul debito pubblico!

Nelle mani di queste persone la salute pubblica è maltrattata in tutti i suoi aspetti.

La sostituzione della direzione del Ministero della Salute con personale militare senza esperienza medica o sanitaria è solo la punta di un iceberg. Durante un’escalation autoritaria, il governo ha trasferito centinaia di militari dall’area attiva e di riserva all’amministrazione federale, anche in molti posti chiave, cose che ricordano i tempi bui della dittatura.

La cosa più grave di tutte è che Bolsonaro approfitta della sofferenza collettiva per commettere di nascosto un crimine contro il Paese.

Un crimine politicamente non prescrivibile, il crimine più grande che un funzionario governativo possa commettere contro il suo paese e il suo popolo: rinunciare alla sovranità nazionale.

Non è un caso che ho scelto di parlare con voi questo 7 settembre, giorno dell’Indipendenza del Brasile, quando celebriamo la nascita del nostro paese come nazione sovrana.

Sovranità significa indipendenza, autonomia, libertà. L’opposto di questo è dipendenza, servitù, sottomissione.

Nella mia vita ho sempre lottato per la libertà.

Libertà di stampa, libertà di opinione, libertà di espressione e organizzazione, libertà di associazione, libertà di iniziativa.

È importante ricordare che non ci sarà libertà se il paese stesso non sarà libero.

Rinunciare alla sovranità significa subordinare il benessere e la sicurezza del nostro popolo agli interessi di altri paesi.

La garanzia della sovranità nazionale non si limita all’importantissima missione di salvaguardare i nostri confini terrestri e marittimi e il nostro spazio aereo. Significa anche difendere la nostra gente, la nostra ricchezza minerale, prenderci cura delle nostre foreste, dei nostri fiumi, della nostra acqua.

In Amazzonia, dobbiamo essere presenti con scienziati, antropologi e ricercatori dedicati allo studio della fauna e della flora e all’utilizzo di queste conoscenze in farmacologia, nutrizione e in tutti i campi della scienza, nel rispetto della cultura e dell’organizzazione sociale delle popolazioni indigene.

L’attuale governo subordina il Brasile agli Stati Uniti in modo umiliante e sottopone i nostri soldati e diplomatici a situazioni vessatorie. E minaccia ancora di coinvolgere il Paese in avventure militari contro i nostri vicini, contrariamente alla stessa Costituzione, al fine di servire gli interessi economici e strategico-militari americani.

La sottomissione del Brasile agli interessi militari di Washington è stata ampiamente aperta dallo stesso presidente quando ha nominato un ufficiale generale delle forze armate brasiliane a prestare servizio nel Comando Militare Sud degli Stati Uniti, agli ordini di un ufficiale americano.

In un altro attacco alla sovranità nazionale, l’attuale governo ha firmato un accordo con gli Stati Uniti che pone la base aerospaziale di Alcântara sotto il controllo di funzionari statunitensi e priva il Brasile dell’accesso alla tecnologia, anche di paesi terzi.

Chiunque voglia conoscere i veri obiettivi del governo non ha bisogno di consultare manuali dei servizi segreti civili o dell’esercito.

La risposta si trova ogni giorno sulla Gazzetta Ufficiale, in ogni atto, in ogni decisione, in ogni iniziativa del presidente e dei suoi consiglieri, banchieri e speculatori che ha chiamato a dirigere la nostra economia.

Istituzioni centenarie come Banco do Brasil, Caixa Econômica Federal e BNDES, che sono legate alla storia dello sviluppo del paese, vengono massacrate e tagliate, o semplicemente vendute a basso prezzo.

Le banche pubbliche non sono state create per arricchire le famiglie. Sono strumenti di progresso. Finanziano la casa dei poveri, l’agricoltura familiare, i servizi igienico-sanitari, le infrastrutture essenziali per lo sviluppo.

Se guardiamo al settore energetico, assisteremo a una politica della terra bruciata altrettanto predatoria.

Dopo aver messo in vendita le riserve del Pre-Sal a valori ridicoli, il governo smantella la Petrobras. Hanno venduto l’impresa distributrice e i gasdotti. Le raffinerie vengono massacrate. Quando rimarranno in pezzi, arriveranno le grandi multinazionali per finire ciò che resta di un’azienda strategica per la sovranità del Brasile.

Una mezza dozzina di multinazionali minacciano il reddito di centinaia di miliardi di reais dal petrolio del Pre-Sal, risorse che costituirebbero un fondo sovrano per finanziare una rivoluzione scientifica e educativa.

L’impresa Embraer, uno dei maggiori asset del nostro sviluppo tecnologico, è sfuggito solo alla vergogna della resa per le difficoltà della compagnia che lo avrebbe acquisito, la Boeing, profondamente legata al complesso industriale militare degli Stati Uniti.

Il taglio non finisce qui.

Il furore privatista del governo intende vendere, nel bacino delle anime, la più grande azienda di generazione di energia dell’America Latina, la Eletrobrás, un gigante con 164 impianti – due dei quali termonucleari – responsabile di quasi il 40% dell’energia consumata in Brasile.

La demolizione delle università, dell’istruzione e lo smantellamento delle istituzioni a sostegno della scienza e della tecnologia, promosse dal governo, sono una minaccia reale e concreta alla nostra sovranità.

Un Paese che non produce conoscenza, che perseguita i suoi professori e ricercatori, che taglia le borse di ricerca e nega l’istruzione superiore alla maggioranza della sua popolazione è condannato alla povertà e all’eterna sottomissione.

L’ossessione distruttiva del governo ha lasciato la cultura nazionale in mano a una serie di avventurieri. Artisti e intellettuali chiedono la salvezza della Casa de Ruy Barbosa, Funarte, Ancine. La Cinemateca Brasileira, dove è depositato un secolo di memoria del cinema nazionale, corre il serio pericolo di avere la stessa tragica sorte del Museo Nazionale

Mie amiche e miei amici.

Nell’isolamento della quarantena, ho riflettuto molto sul Brasile e su me stesso, sui miei errori e sui successi e sul ruolo che può ancora adattarsi a me nella lotta del nostro popolo per migliori condizioni di vita.

Ho deciso di concentrarmi, accanto a voi, sulla ricostruzione del Brasile come nazione indipendente, con istituzioni democratiche, senza privilegi oligarchici e autoritari. Un vero Stato Democratico e di Diritto, basato sulla sovranità popolare. Una nazione incentrata su uguaglianza e pluralismo. Una Nazione inserita in un nuovo ordine internazionale basato sul multilateralismo, cooperazione e democrazia, integrato in Sud America e solidale con le altre nazioni in via di sviluppo.

Il Brasile che voglio ricostruire con voi è una nazione impegnata per la liberazione del nostro popolo, dei lavoratori e degli esclusi.

Tra un mese avrò 75 anni.

Guardando indietro, posso solo ringraziare Dio, che è stato molto generoso con me. Devo ringraziare mia madre, Dona Lindu, per aver fatto di un ignorante senza diploma un orgoglioso lavoratore, che un giorno sarebbe diventato Presidente della Repubblica. Per aver fatto di me un uomo senza rancori, senza odio.

Sono il ragazzino che ha contraddetto la logica, che ha lasciato i sotterranei della società ed è arrivato all’ultimo piano senza chiedere il permesso a nessuno, solo al popolo.

Non sono passato dalla porta sul retro, sono passato dalla rampa principale. E questo i potenti non me lo hanno mai perdonato.

Avevano previsto per me il ruolo di comparsa, ma sono diventato il protagonista per mano dei lavoratori brasiliani.

Ho assunto il governo disposto a dimostrare che il popolo rientrava nei bilanci statali. Inoltre, ho dimostrato che il popolo è una risorsa straordinaria, una ricchezza enorme. Con il popolo il Brasile progredisce, si arricchisce, si rafforza, diventa un paese sovrano e giusto.

Un paese in cui la ricchezza prodotta da tutti è distribuita a tutti, ma prima di tutto agli sfruttati, agli oppressi, agli esclusi.

Tutti i progressi che abbiamo fatto sono stati ferocemente osteggiati da forze conservatrici, alleate a interessi di altre potenze.

Non si sono mai conformati a percepire il Brasile come un paese indipendente e solidale con i suoi vicini latinoamericani e caraibici, con i paesi africani, con le nazioni in via di sviluppo.

È lì, in queste conquiste dei lavoratori, in questo progresso dei poveri, in questa fine della sottomissione, che è nato il colpo di stato del 2016.

Qui sta la radice dei processi armati contro di me, della mia detenzione illegale e del divieto alla mia candidatura nel 2018. Processi che – ormai tutti sanno – si sono basati sulla collaborazione criminale segreta delle agenzie di intelligence americane.

Sollevando 40 milioni di brasiliani dalla povertà, abbiamo fatto una rivoluzione in questo paese. Una rivoluzione pacifica, senza spari né arresti.

Vedendo che questo processo di ascensione sociale dei poveri sarebbe continuato, che l’affermazione della nostra sovranità non sarebbe stata annullata, coloro che si credevano proprietari del Brasile, dentro e fuori, hanno deciso di fermarlo.

È qui che nasce il sostegno dato dalle élite conservatrici a Bolsonaro.

Hanno accettato come naturale la sua fuga dai dibattiti. Hanno riversato fiumi di denaro nella creazione delle fake news. Hanno chiuso gli occhi sul suo terrificante passato. Hanno finto di ignorare il suo discorso in difesa della tortura e la sua apologia pubblica dello stupro.

Le elezioni del 2018 hanno gettato il Brasile in un incubo che sembra non finire mai.

Con l’ascesa di Bolsonaro, miliziani, intermediari d’affari e assassini a pagamento hanno lasciato le pagine della cronaca nera e sono apparsi nelle colonne politiche.

Come nei film dell’orrore, le oligarchie brasiliane hanno dato alla luce un mostro che ora non sono in grado di controllare, ma che continueranno a sostenere finché i loro interessi saranno serviti.

Dati scandalosi illustrano questa connivenza: nei primi quattro mesi della pandemia, quaranta miliardari brasiliani hanno aumentato le proprie fortune di 170 miliardi di reais.

Nel frattempo, la busta paga dei dipendenti è scesa del 15% in un anno, il calo più grande mai registrato dall’Istituto di Statistica Statale. Per impedire ai lavoratori di difendersi da questo saccheggio, il governo soffoca i sindacati, indebolisce le centrali sindacali e minaccia di chiudere le porte del tribunale del lavoro. Vogliono rompere la spina dorsale del movimento sindacale, cosa che nemmeno la dittatura aveva raggiunto.

Hanno violato la Costituzione del 1988. Hanno ripudiato le pratiche democratiche. Hanno impiantato un autoritarismo oscurantista, che ha distrutto le conquiste sociali raggiunte in decenni di lotte. Hanno abbandonato una politica estera altera e attiva, a favore di una vergognosa e umiliante sottomissione.

Questo è il vero e minaccioso ritratto del Brasile di oggi.

Tale calamità dovrà essere affrontata con un nuovo contratto sociale che difenda i diritti e il reddito dei lavoratori.

Mie care e miei cari.

La mia lunga vita, compresi i quasi due anni che ho trascorso in una prigione ingiusta e illegale, mi ha insegnato molto.

Ma tutto quello che ero, tutto quello che ho appreso si inserisce in un chicco di grano se quell’esperienza non viene messa al servizio dei lavoratori.

È inaccettabile che il 10% della popolazione viva a scapito della miseria del 90% della popolazione.

Non ci sarà mai crescita e pace sociale nel nostro Paese finché la ricchezza prodotta da tutti finirà nei conti bancari di un manipolo di privilegiati.

Non ci sarà mai crescita e pace sociale se le politiche e le istituzioni pubbliche non trattano equamente tutti i brasiliani.

È inaccettabile che i lavoratori brasiliani continuino a subire gli impatti perversi della disuguaglianza sociale. Non possiamo ammettere che i nostri giovani neri abbiano le loro vite segnate da una violenza che rasenta il genocidio.

Da quando ho visto, in quel terribile video, gli 8 minuti e 43 secondi di agonia di George Floyd, continuo a chiedermi: quanti George Floyd avevamo in Brasile? Quanti brasiliani hanno perso la vita per non essere bianchi? Le vite dei neri contano. E questo vale per il mondo, vale per gli Stati Uniti e vale per il Brasile.

È intollerabile che le nazioni indigene abbiano le loro terre invase e saccheggiate e le loro culture distrutte. Il Brasile che vogliamo è quello del maresciallo Rondon e dei fratelli Villas-Boas, non quello dei rapinatori di terre e dei devastatori di foreste.

Abbiamo un governo che vuole uccidere le virtù più belle del nostro popolo, come la generosità, l’amore per la pace e la tolleranza.

Il popolo non vuole poter comprare revolver o cartucce di carabina. La gente vuole poter comprare cibo.

Dobbiamo combattere con fermezza la violenza impunita contro le donne. Non possiamo accettare che un essere umano sia stigmatizzato per il suo genere. Respingiamo il pubblico disprezzo con i quilombolas. Condanniamo il pregiudizio che tratta come poveri esseri inferiori coloro che vivono alla periferia delle grandi città.

Per quanto tempo vivremo con tanta discriminazione, tanta intolleranza, tanto odio?

Mie amiche e miei amici.

Per ricostruire il Brasile post-pandemia, abbiamo bisogno di un nuovo contratto sociale tra tutti i brasiliani.

Un contratto sociale che garantisca a tutti il diritto di vivere in pace e armonia. In cui tutti abbiamo le stesse possibilità di crescere, dove la nostra economia è al servizio di tutti e non di una piccola minoranza. E in cui vengono rispettati i nostri tesori naturali, come il Cerrado, il Pantanal, l’Amazzonia e la Foresta Atlantica.

Il fondamento di questo contratto sociale deve essere il simbolo e la base del regime democratico: il voto. È attraverso l’esercizio del voto, libero da manipolazioni e fake news, che si devono formare i governi e si devono fare le grandi scelte e le scelte fondamentali della società.

Attraverso questa ricostruzione, sostenuta dal voto, avremo un Brasile democratico, sovrano, che rispetta i diritti umani e le differenze di opinione, protegge l’ambiente e le minoranze e difende la propria sovranità.

Un Brasile per tutte e per tutti.

Se siamo uniti intorno a questo, possiamo superare questo momento drammatico.

L’essenziale oggi è superare la pandemia, difendere la vita e la salute delle persone; è mettere fine a questa cattiva gestione e smettere con questo limite di spesa che mette in ginocchio lo Stato brasiliano di fronte al capitale finanziario nazionale e internazionale.

In questa impresa ardua ma essenziale, mi metto a disposizione del popolo brasiliano, soprattutto dei lavoratori e degli esclusi.

Mie amiche e miei amici.

Vogliamo un Brasile dove ci sia lavoro per tutti.

Si tratta di costruire uno stato di benessere sociale che promuova la parità dei diritti, in cui la ricchezza prodotta dal lavoro collettivo venga restituita alla popolazione secondo le esigenze di ciascuno.

Uno stato giusto, egualitario e indipendente che offre opportunità ai lavoratori, ai più poveri e ai più esclusi.

Questo Brasile dei nostri sogni potrebbe essere più vicino di quanto sembri.

Anche i profeti di Wall Street e della City di Londra hanno già decretato che il capitalismo, come lo conosce il mondo, ha i suoi giorni contati. Ci sono voluti secoli per scoprire una verità indiscutibile che i poveri conoscono da quando sono nati: ciò che sostiene il capitalismo non è il capitale. Siamo noi, i lavoratori.

È in questi momenti che mi viene in mente questa frase che ho letto in un libro di Victor Hugo, scritto un secolo e mezzo fa, e che ogni operaio dovrebbe portare in tasca, scritta su un pezzo di carta, per non dimenticare mai:

“È dall’inferno dei poveri che si fa il paradiso dei ricchi…”

Nessuna soluzione, tuttavia, avrà senso senza i lavoratori come protagonisti. Come la maggior parte dei brasiliani, non credo e non accetto i cosiddetti patti “sopra le righe” con le élite. Chi vive del proprio lavoro non vuole pagare il conto degli accordi politici presi al piano di sopra.

Quindi voglio riaffermare alcune certezze personali:

Non appoggio, non accetto e non sottoscrivo nessuna soluzione che non preveda l’effettiva partecipazione dei lavoratori.

Non contino su di me per qualsiasi accordo in cui il popolo sia un mero coadiuvante.

Più che mai, sono convinto che la lotta per l’uguaglianza sociale passi attraverso un processo che costringe i ricchi a pagare tasse proporzionali ai loro redditi e alle loro fortune.

E questo Brasile, mie amiche e miei amici, è a portata di mano.

Posso dirlo guardando negli occhi di ognuno di voi. Dimostriamo al mondo che il sogno di un paese giusto e sovrano può davvero diventare realtà.

So – lo sapete – che possiamo, ancora una volta, rendere il Brasile il paese dei nostri sogni.

E dì, dal profondo del cuore: sono qui. Ricostruiamo il Brasile insieme.

Abbiamo ancora molta strada da fare insieme.

Rimanete convinti, perché insieme siamo forti.

Vivremo e vinceremo.”

Alberto Fernandez e Lula Da Silva: Pensare l’America Latina dopo la pandemia Covid-19 – (Videoconferenza Uni B.Aires)

Un interessantissima discussione tra il Presidente argentino Alberto Fernandez e l’ex Presidente del Brasile, Lula, insieme ad altri importanti esponenti istituzionali, sindacali e politici dei due paesi, tra cui Perez Esquivel. Emerge la specifica prospettiva delle forze di progresso latino-americane che dovrebbe avere molto più spazio di conoscenza in Italia e in Europa.

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Umanità libera: Il discorso di Lula a Ginevra

«A voi che avete creduto in me, che nei miei 540

 giorni di prigionia avete gridato “Lula libero”,

dico che oggi, tutti insieme, dobbiamo

gridare “Umanità libera”»

 

La pandemia di Covid-19 contagerà anche la nostra economia. Sta già accadendo. Le chiusure necessarie di tante attività produttive, non solo in Italia, ma in gran parte dei Paesi colpiti, le urgenze a cui lo Stato è chiamato a rispondere hanno conseguenze. Di che tipo dipenderà molto dalla strada che i decisori politici decideranno di intraprendere. Per i sindacati, dopo questa emergenza, l’unica via possibile è quella di un cambiamento radicale del modello di sviluppo. Basta con il liberismo. Basta con le politiche del rigore e dei tagli allo Stato Sociale. Sì allo Stato nell’economia. Soprattutto le persone e i loro diritti dovranno tornare al centro. Un invito che trova slancio e forza in una delle recenti uscite pubbliche dell’ex presidente del Brasile Ignacio Lula da Silva che solo qualche settimana fa era in Europa per lanciare la proposta di una coalizione globale contro le diseguaglianze. Riportiamo qui ampi stralci del discorso tenuto a Ginevra a inizio marzo in occasione di un’iniziativa promossa dal sindacato IndustriAll Global Union. L’ex presidente del Brasile Ignacio Lula chiede di unirsi contro le diseguaglianze e per la democrazia. È l’unico modo per tornare umani. Un appello reso ancora più urgente dalla crisi globale che stiamo attraversando. Continua a leggere

COVID-19: Golpe in Brasile ?

di Marco Consolo

La notizia si è diffusa come un lampo nelle reti sociali questa settimana. Nei giorni scorsi, i militari brasiliani avrebbero realizzato una specie di “golpe bianco” nei confronti del presidente Jair Bolsonaro, personaggio sempre più imbarazzante anche per loro ed incapace di fronteggiare l’emergenza del coronavirus.

Ma facciamo un passo indietro.

Tutto è nato da un programma televisivo in Argentina, dove un noto giornalista investigativo, Horacio Verbitsky, ha raccontato che una sua fonte nelle FF.AA. argentine avrebbe ricevuto una telefonata da parte di un alto comandante brasiliano. Al telefono, quest’ultimo avrebbe informato l’argentino che alti gradi delle FF.AA. brasiliane avevano piazzato il Generale Walter Braga Netto a capo della Casa Civil [i] e gli avrebbero affidato pieni poteri (concetto tornato molto di moda). Il suo compito sarebbe quello di prendere le decisioni operative quotidiane ed in particolare la gestione della pandemia del corona virus, visto il negazionismo criminale di Bolsonaro. In altre parole, avere un presidente per la politica ed un generale come presidente operativo.

Peccato che i tempi non tornano, visto che la nomina di Braga Netto è stata annunciata da Bolsonaro lo scorso 13 febbraio, cioè più di un mese fa. Ma si sa, il mondo è disattento, anche su ciò che succede nel gigante brasile.

Ma andiamo con ordine. Continua a leggere

Maduro: “Il Brasile si prepara ad attaccare il Venezuela”

di Mauro Gemma (da Marx21.it)

Il presidente Nicolás Maduro ha accusato il suo omologo brasiliano, Jair Bolsonaro, di ospitare ed addestrare ex militari venezuelani che hanno disertato allo scopo dichiarato di preparare un attacco armato contro il Venezuela.

Il presidente venezuelano ha denunciato che in tal modo il Brasile si appresta ad aggredire il Venezuela. Continua a leggere

Le complicate relazioni Stati Uniti – America Latina e Caraibi: dal sentimento antistatunitense alle organizzazioni anti-egemoniche

di Alessandro Fanetti

Adesso l’America è, per il mondo, nient’altro che gli Stati Uniti: noi abitiamo in una sub-America, un’America di seconda classe, difficile da identificare. È l’America Latina, la regione delle vene aperte.

Eduardo Galeano

Il continente americano è, oramai da secoli, una fedele rappresentazione delle disuguaglianze esistenti nel mondo. Contributo fondamentale a tale situazione viene offerto dalla contemporanea esistenza di “due mondi” opposti:

  • l’ “opulenza” statunitense

  • lo sfruttamento subito dall’area a sud del Rio Bravo

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Brasile: assoluzione completa per Lula e Dilma Rousseff dall’accusa di finanziamento illecito del PT

Assoluzione per gli ex presidenti del Brasile Lula e Dilma Rousseff nel caso noto come la “banda” del Partito dei Lavoratori (PT), in cui erano accusati di aver formato un’organizzazione criminale per finanziare il gruppo politico.

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Il G7 approfitta degli incendi per provare a internazionalizzare l’Amazzonia?

di Aram Aharonian *

I terribili incendi che già hanno devastato quasi mezzo milione di ettari di selva amazzonica in Brasile hanno acceso il fuoco anche alla riunione del Gruppo dei Sette in Francia e hanno bruciacchiato, e lasciato in condizioni critiche, anche il trattato di libero commercio firmato recentemente tra l’Unione Europea e il Mercosur.

Paradossalmente, la vigliacca arrendevolezza dei governi neoliberisti del Mercosur ha salvato la riunione dei sette paesi capitalisti più industrializzati (Stati Uniti, Canada, Francia, Italia, Germania, Gran Bretagna e Giappone) e ha dato una bella mano al presidente francese Emmanuel Macron per rilanciarsi come figura internazionale “a difesa dell’ambiente”. Continua a leggere

L’eredità di Chico Mendes. Il vero tesoro dell’Amazzonia.

di Leonardo Boff  (da La Repubblica, 30-8-2019)

Non è necessario distruggere la foresta pluviale per ricavarne ricchezza. Una produzione agricola globale rende di più

Chico Mendes è un figlio legittimo della foresta, tanto da essersi identificato con essa. Presto si rese conto che l’attuale sviluppo prescinde dalla natura ed è contro di essa, perché la vede come un ostacolo piuttosto che come un’alleata. È stato uno dei pochi ad aver capito la sostenibilità come equilibrio dinamico e autoregolante della Terra, grazie alla catena di interdipendenze tra tutti gli esseri, soprattutto quelli che vivono di risorse riciclate in modo permanente e quindi sostenibili a tempo indeterminato. L’Amazzonia è il più grande esempio di questa sostenibilità naturale. Continua a leggere

IL PAESAGGIO SUDAMERICANO DURANTE LA TORMENTA

di Rodrigo Rivas

Scrivere sulla situazione latinoamericana oggi cercando di evitare luoghi comuni e diffusi fideismi non è semplice. Comunque ci provo, pur sapendo che il punto di partenza e l’analisi sono sempre discutibili.

Due chiarimenti metodologici:

    • l’analisi congiunturale ha sempre una valenza breve. In questo caso l’ottobre 2019;
    • salvo cenno diverso, queste osservazioni si limitano al Sudamerica. Rimando il Messico e l’America centrale e caraibica, le cui dinamiche coincidono solo occasionalmente, ad un’altra occasione.

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Andrè Gunder Frank, “Capitalismo e sottosviluppo in America latina”

di Alessandro Visalli

Questo libro del 1967, è stato scritto da un economista dalla lunga ed interessante storia, dottoratosi a Chicago con Milton Friedman e progressivamente spostato da posizioni liberal a radicali, e da queste a posizioni socialiste rivoluzionarie negli anni sessanta e settanta. Andre Frank, detto Gunder, si trasferisce in Cile all’inizio degli anni sessanta ed appoggia sin dall’inizio l’azione politica di Allende, con il quale resterà fino al golpe del ’73, quindi va in esilio e lavora nel quadro delle teorie sul “Sistema Mondo”, fornendone alla fine una radicale versione che lo porta alla rottura quasi totale con il suo ambiente. Sulla scorta di alcune posizioni di Baran, Frank, insieme ad altri, sviluppa negli anni del libro una posizione detta “teoria della dipendenza”, secondo la quale non è la carenza, o mancanza, di capitalismo a determinare il sottosviluppo del continente, ma proprio la sua presenza; è questa che determina dipendenza dalle ‘metropoli’ in una gerarchia di centri di sviluppo e connessioni che rendono il sottosviluppo altra faccia necessaria dello sviluppo (rispettivamente delle ‘colonie’ e delle ‘metropoli’). Continua a leggere

Il Brasile fa tremare le vene dell’America Latina

di Roberto Livi (da Il Manifesto)

Democrazia in pericolo. “Fenomeno” Bolsonaro. Perché le classi dominanti si sono sbilanciate a favore di una sorta di neo fascista psicopatico. Dal Venezuela a Cuba, le conseguenze non si faranno attendere

La netta vittoria (55% dei voti contro il 45%) di Jair Bolsonaro mette in pericolo 30 anni di ritorno alla democrazia in Brasile. Questa volta un candidato neo fascista, apertamente favorevole alla repressione violenta di ogni forma di opposizione e organizzazione popolare, sale al potere non grazie alla forza delle armi ma a un consenso popolare basato su un pericolosissimo cocktail: da un lato un (falso) populismo nazionalista e antisistema, dall’altro l’appoggio della corrente più integralista dell’evangelismo americano, scatenato in una guerra senza quartiere a Sodoma e Gomorra.

Non è solo il Brasile che trema. Bolsonaro sarà il presidente di estrema destra in una regione dove di recente gli elettori hanno scelto leader conservatori o di destra in paesi come Argentina, Cile, Paraguay, Perù e Colombia. Il Cono sud dell’America latina corre il pericolo di precipitare – se non ai tempi orribili dell’Operazione Condor condotta dalle dittature militari di Pinochet e Videla – nella tenaglia di un blocco autoritario, neoliberista e subordinato alla politica imperiale degli Usa ai tempi di Trump. Continua a leggere

Chiuso per fallimento (e lutto). Il “laboratorio” politico latinoamericano quindici anni dopo

9/12/07 Salon Blanco: Banco del Sur.

Pubblichiamo questa impietosa analisi di Daniele Benzi (da sinistrainrete.info), auspicando una discussione aperta sull’America Latina (e non solo).

di Daniele Benzi 1

Defeat is a hard experience to master: the temptation is always to sublimate it.
Perry Anderson, Spectrum

La vittoria elettorale di un fascista nel più grande e popoloso paese dell’America latina, un ex capitano omofobo, sessista e razzista, appoggiato dall’esercito, dalle chiese evangeliche, dai proprietari terrieri e adesso anche dal capitale finanziario, che ha già ricevuto quasi 50 milioni di voti al primo turno, sarebbe un ulteriore passo verso l’abisso in Brasile.

La trasfigurazione di un mai ben chiarito “socialismo del XXI secolo” in una cleptocrazia pretoriana in Venezuela, paese ormai sull’orlo del collasso e che rischia seriamente un’invasione e/o una guerra civile qualora certe trame geopolitiche, sociali o finanziarie fuori controllo del governo la rendessero conveniente (o necessaria), è una tragedia per chi ha accompagnato, criticamente, l’evoluzione del processo bolivariano. Continua a leggere

BRASILE 2018: Gli dei rendono pazzi coloro che vogliono perdere

di Rodrigo Rivas

Tristeza não tem fim

“A felicidade do pobre parece
a grande ilusão do carnaval.
A gente trabalha o ano inteiro
por um momento de sonho
pra fazer a fantasia
de rei ou de pirata ou jardineira
pra tudo se acabar na quarta-feira.
Tristeza não tem fin
Felicidade, sim…”
[1]

 

Dal momento che le parole sono pietre, conviene sempre misurarle.

Da queste parti ultimamente si parla spesso di fascismo, penso spesso a sproposito, almeno per ora.

Di fascisti in giro ce ne molti. Si riconoscono dal piacere che traspare quando possono maltrattare qualcuno. Altri sono imboscati. Ad esempio, c’è un buon numero di ex picchiatori trasformati in senatori.

Non è il caso di Jair Bolsonaro, l’uomo di ultradestra che domenica 28 ottobre probabilmente diventerà presidente del Brasile. Infatti, Bolsonaro è un fascista a tutto tondo. Continua a leggere

Brasile: Bolsonaro e la “sindrome di Stoccolma”

di Marco Consolo

Samba a destra in Brasile.

Più di 147 milioni di brasiliani sono stati chiamati alle urne lo scorso 7 ottobre per eleggere Presidente, Vicepresidente, i componenti di Senato e  Camera, governatori degli Stati. Si trattava delle prime elezioni dopo il colpo di Stato parlamentare contro la Presidente legittima Dilma Roussef, golpe cha ha insediato Michel Temer, il cui governo “de facto”, tra le altre misure, ha congelato la spesa pubblica per i prossimi 20 anni, privatizzato a man bassa e reintrodotto il lavoro schiavistico. Continua a leggere

BRASILE: l’estrema destra di Bolsonaro al 47%. Il candidato di Lula, Haddad, al 28%. Ballottaggio il 28 ottobre.

La giornata elettorale in Brasile ha consegnato una larga vittoria al candidato dell’estrema destra Jair Bolsonaro al primo turno. Dietro di lui il candidato del PT, Fernando Haddad, lanciato da Lula a circa un mese dal voto vista la sua impossibilità a partecipare alla contesa elettorale, che adesso contenderà la presidenza a Bolsonaro il prossimo 28 di ottobre in un ballottaggio che si prevede cruciale per la storia del Brasile.

Il primo turno, però, è stato segnato da molte irregolarità ai seggi. Le autorità brasiliane hanno registrato ben 619 crimini legati alle elezioni nella sola prima metà di giornata. Con 161 persone detenute. Tra questi vi sono 6 candidati sorpresi a fare propaganda all’interno dei seggi elettorali.  Continua a leggere

Lula non è stato liberato, la polizia non ha obbedito ai giudici. Lo Stato di diritto in Brasile è ridotto in macerie

di Teresa Isenburg

Domenica 8 luglio 2018, in Brasile lo Stato di diritto è stato ridotto in macerie. Il giudice di appello del tribunale Trf-4 di Porto Alegre, Rogério Favretto, in servizio di sorveglianza ha emesso ordine di immediata scarcerazione dell’ex presidente Luiz Inácio Lula da Silva. Lula è detenuto da tre mesi nel commissariato di polizia di Curitiba dopo un processo di primo e secondo grado e una condanna in assenza di prove. Immediatamente sono cominciate manovre per impedire la esecuzione di tale ingiunzione. Lula non è stato liberato, la polizia non ha obbedito a un ordine giudiziario, magistrati hanno estrapolato le loro competenze per trattare un cittadino come un loro personale perseguitato politico. Continua a leggere

Brasile: nera, femminista e attivista contro la violenza della polizia. Hanno ammazzato Marielle Franco

di Tiziana Barillà

«Quanti altri devono ancora morire affinché questa guerra finisca?», si chiedeva Marielle Franco su twitter il 13 marzo scorso. La sera seguente, per le strade della sua Rio, è stata raggiunta da almeno quattro colpi di pistola alla testa. E uccisa. Per gli inquirenti e la politica si tratterebbe di un’esecuzione. Oggi (15 marzo) a partire dalle 11 il corpo di Marielle sarà esposto nella Casa degli Aldermen, mentre in diverse città brasiliane si terranno manifestazioni per chiedere verità e giustizia per la morte di Marielle. La consigliera socialista che si batteva contro la violenza della polizia nelle Favelas.

Mais um homicídio de um jovem que pode estar entrando para a conta da PM. Matheus Melo estava saindo da igreja. Quantos mais vão precisar morrer para que essa guerra acabe? 

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Lula e noi

di Jean-Luc Mélenchon

Si traduce un articolo di Jean-Luc Mélenchon, leader del movimento La France Insoumise“ che richiama con forza l’attenzione sul peso mondiale dei preoccupanti recenti accadimenti antidemocratici e non di rado anticostituzionali dell’America Latina. È bene non dimenticare anche la “disattenzione” istituzionale dei singoli paesi europei e dell’Unione Europea nelle sue diverse istanze. L’Italia non fa eccezione, ed anzi nel caso del Brasile ha oggettivamente dato un aiuto alla eversione istituzionale con l’estradizione nel 2015 del banchiere italo-brasiliano Henrique Pizzolato per decisione del ministro della giustizia nonostante il parere contrario di tutti i gradi della magistratura (notizie su questa vicenda sono facilmente rintracciabili on line). T.I. Continua a leggere

Brasile: il processo farsa a Lula e la difesa della democrazia

di Marco Consolo

A Porto Alegre, il 24 gennaio scorso, si è concluso il processo farsa contro l’ex-Presidente Luis Inácio Lula da Silva con una condanna in secondo grado. Lula è accusato di essere proprietario di un appartamento frutto di una tangente. Com’è noto e documentato, sia la sentenza di primo grado, che quella di secondo grado avvengono in assenza di prove e, viceversa, con prove che smontano l’accusa. Continua a leggere

E-book: “Il continente americano. L’America Latina”, di Andrea Vento, Giga Autoproduzioni, 2017

Recensione di Serena Campani

Il continente americano. L’America Latina, Andrea Vento, Giga Autoproduzioni, 2017, pp 36, contributo libero.

Il continente americano. L’America Latina è un opuscoletto di 36 pagine, realizzato dal Prof. Andrea Vento, docente di Geografia Economica a Pisa presso L’Istituto Tecnico Commerciale A. Pacinotti. Continua a leggere

America Latina: un futuro incerto fra crisi dei governi progressisti e nuove strategie golpiste

di Andrea Vento (estratto dalla pubblicazione “L’America Latina”)

Pubblichiamo l’interessante saggio di Andrea Vento parte di un lavoro più ampio che presentiamo integralmente in home page, molto utile per un quadro storico e attuale della situazione latino americana. (Copertina QUI) (Testo integrale QUI) Continua a leggere

Rafael Correa: “La cosa peggiore dell’America Latina è la sua borghesia”. L’oligarchia venezuelana è la peggiore.

Rafael Correa in un’intervista a Ryan Dube, del Wall Street Journal, risponde sull’America Latina, sull’ Ecuador e sul Venezuela: “Lo peor que tiene America Latina es su burguesía ignorante, entreguista, esnobista y antidemocratica”. (La cosa peggiore dell’america latina è la sua borghesia,  ignorante, mediocre, subalterna e snobista, violenta e antidemocratica. (…) L’oligarchia venezuelana (…) in confronto, quella ecuadoriana è un gruppo di carmelitani scalzi). Continua a leggere

Fiom: piena solidarietà allo sciopero generale del 28 aprile in Brasile

Landini: “Grande sostegno allo sciopero dei sindacati brasiliani, contro le nuove misure legislative che peggiorano drasticamente i diritti del lavoro, per respingere le proposte di riforma del sistema pensionistico e per denunciare la corruzione diffusa” Continua a leggere

Frei Betto: il cristianesimo come progetto di civiltà.

frei-betto“Tutti noi cristiani siamo discepoli di un prigioniero politico”.

di Frei Betto (Frate domenicano – Brasile 19/05/2016) Continua a leggere

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