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STORIA

Questa categoria contiene 37 articoli

11 Settembre 1973: Il Golpe in Cile. Discorsi e intervista di Rossellini a Salvador Allende

Tre documenti per ricordare Salvador Allende

 

 

ROBERTO ROSSELLINI INTERVISTA A SALVADOR ALLENDE (1971)

Regia: Emidio Greco Anno: 1971 Abstract: Roberto Rossellini, ospite in Cile con il figlio Renzo nel 1971, intervista Salvador Gossens Allende.
Il Presidente cileno racconta la propria vita partendo dall’attività politica svolta dai propri familiari. Il padre e gli zii furono militanti del partito radicale quando i radicali erano membri di un partito d’avanguardia che lottava contro la reazione conservatrice. Il nonno era stato senatore e vice presidente del Senato. Allende racconta dei primi anni all’università di Santiago quando, studente di medicina, fu espulso dall’ateneo, arrestato per l’attività politica svolta e giudicato da tre corti marziali. Fondatore del Partito Socialista di Valparaiso e successivamente espulso, entrò nel Partito Comunista, all’epoca illegale. Dal racconto emerge la storia di una vita dedicata alla lotta per l’unità dei partiti della classe operaia. L’intervista, nella quale Allende non manca di sottolineare i grandi ostacoli frapposti dalla classe conservatrice cilena alla gestione della vita pubblica, prosegue con l’auspicio dell’integrazione dei paesi latino-americani Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico https://www.aamod.it

 

 

 

 

Crisi Bielorussa: Così la vedono i lavoratori ucraini

Lettera APPELLO DeI LAVORATORI Ucraini DI KHARKOV E MARIUPOL, Ai LAVORATORI DELLA BIELORUSSIA

(A cura di Enrico Vigna SOS UcrainaResistente/CIVG , agosto 2020)

Abbiamo ricevuto da sindacalisti e lavoratori dell’Ucraina questa lettera appello dove si rivolgono ai lavoratori bielorussi. Un monito a non cadere nella trappola che hanno davanti a loro, che li porterebbe all’abisso sociale, che oggi in Ucraina essi vivono quotidianamente dopo EuroMaidan e i processi di “democrazia” e “libertà” lì portati dagli stessi burattinai all’opera in Bielorussia oggi…

Uno stesso monito che già negli scorsi anni avevano più volte denunciato anche i nostri lavoratori della ex Zastava in Serbia…dopo che la Jugoslavia e la Serbia furono state “liberate” dalla NATO e dall’occidente.

La speranza è che il governo e le forze patriottiche e sociali bielorusse, riescano a fermare il “BIELOMAIDAN”. Continua a leggere

Repressione del fascismo o dell’antifascismo? Una lettera all’ANPI nazionale, da Torino.

Lettera all’ANPI Nazionale e Provinciale di Torino.

L’oggetto di questa mia lettera non vuole essere provocatorio. E’ davvero la domanda che mi sto ponendo e vi pongo!
Sono una donna di 67 anni,insegnante, mediamente acculturata, mediamente informata, mediamente attiva nella vita sociale e politica della mia città e del mio paese; mi sono sempre posta con curiosità e senza pregiudizi verso le tante voci e opinioni delle varie componenti sociali (partiti, movimenti, ecc.).

Unico mio pregiudizio, inteso nel vero senso etimologico della parola, é l’antifascismo: lo spartiacque che segna il confine per ogni  confronto democratico, la discussione ed il dialogo, sono possibili soltanto nel momento in cui vengono condivise le regole etico-morali della società, regole che l’ideologia fascista non contempla, mettendo in essere politiche di sopraffazione razziale, territoriale, sessuale…..non devo certo spiegarlo a delle persone informate e schierate  come voi.

Vorrei esprimere tutto l’orrore che ho provato nel vedere radunati nelle piazze italiane, il giorno 2 Agosto (giorno della strage di Bologna), fascisti e loro sodali  pluri-condannati, assassini condannati, i quali rivendicavano la loro estraneità alla strage (la pista nera è ormai conclamata a tutti i livelli  processuali).

Ma ciò che mi ha addolorato è stata l’ assenza totale di opposizione, come se fosse legittimata la loro presenza, non mi risulta nessuna contestazione formale, nessuna richiesta di revoca dei loro assembramenti, mi sbaglio forse? E’ passata anche tra di noi la mistificazione che vorrebbe parificare fascismo e comunismo falsificando anche le verità storiche ?

Per contro assisto incredula alla repressione più feroce verso coloro che ancora tentano di affermare i valori fondanti della nostra vita democratica: tutti giovani ragazzi, ricchi di ideali, di entusiasmo, di volontà ferrea nel contrastare l’onda fascista. Continua a leggere

Le radici della crisi bielorussa

di Andrea Vento

La crisi politica scoppiata in Bielorussia a seguito della diffusione di risultati delle elezioni del 9 agosto 2020, che hanno assegnato per la sesta volta consecutiva la vittoria al presidente Lukashenko con l’80,1% dei consensi, giudicati dalla maggior parte della società civile frutto di frodi elettorali, ha fatto improvvisamente salire alla ribalta delle cronache il paese ex sovietico, dopo esser rimasto a lungo ai margini dei riflettori mediatici internazionali. Al fine di cercare di venire incontro alle necessità di conoscenza e di approfondimento degli appassionati di questioni internazionali, il Gruppo Insegnanti di Geografia Autorganizzati ha ritenuto potesse risultare utile effettuare un’analisi strutturata, sui principali aspetti economici, sociali, politici e geopolitici della Repubblica Bielorussa, allo scopo di fornire oggettivi strumenti di comprensione e di superare i limiti di una informazione che talvolta risulta condizionata da posizioni geopolitiche e condizionamenti politici preconcetti. Continua a leggere

Il messaggero dell’odio Bernard-Henry Lévy corre ad appoggiare l’opposizione bielorussa. Breve storia delle precedenti imprese di B-52»

Merita indubbiamente un premio internazionale come «miglior messaggero dell’odio» e se invecwe ci fosse un tribunale per chi ha fomentato guerre distruttive, dovrebbe essere fra i primi a esservi sottoposto. Bernard-Henry Lévy, che tutti si ostinano a chiamare «filosofo francese»  (l’aggettivo è in effetti veritiero), ha offerto il proprio appoggio alle cause più nefaste: violenti gruppi islamisti in grado di uccidere interi paesi, guerre di aggressione Nato-petromonarchiche, battaglioni destrorsi, rivoluzioni violentemente «colorate» .
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L’ A.N.P.I. AL FIANCO DELLE STUDENTESSE E DEGLI STUDENTI ANTIFASCISTI DI TORINO

L’ A.N.P.I. AL FIANCO DELLE STUDENTESSE E DEGLI STUDENTI ANTIFASCISTI DI TORINO

Esprimiamo solidarietà a tutte le studentesse e gli studenti che oggi 23 luglio 2020 sono stati colpiti da misure repressive e restrittive della loro libertà, in seguito ai fatti avvenuti il 13 febbraio 2020 al Campus Einaudi dell’Università di Torino: a questi giovani sono stati inflitti arresti domiciliari, obblighi di firma e divieto di dimora solo perché antifascisti. Continua a leggere

VENEZUELA, vortice della guerra del XXI secolo

Un libro copyleft da leggere e da diffondere.

SCARICA IL LIBRO a questo link:

Venezuela_Vórtice_de_la_guerra_del_s_XXI_v.1.0_

L’impatto della guerra economica in Venezuela

di Pasqualina Curcio *

È impossibile quantificare tutti gli effetti della guerra dichiarata dall’imperialismo sul popolo venezuelano. Gli attacchi che i venezuelani hanno subito dal 1999 non sono stati solo economici, ma anche psicologici. Non c’è modo di misurare le conseguenze dell’odio che l’opposizione antidemocratica, con una propaganda antisocialista, ha seminato, al punto di bruciare le persone vive per apparire “chavistas”. L’indignazione che il popolo venezuelano prova davanti a coloro che dichiarando di essere venezuelani, hanno venduto la Patria, è anche non quantificabile.

Detto questo, ma concentrandoci sull’aspetto economico, abbiamo aggiornato i calcoli che avevamo effettuato nel marzo 2019. A quel tempo, le perdite che questa guerra ha causato ammontavano a 125 miliardi di dollari. Ora abbiamo calcolato quelli corrispondenti al 2019, per un totale di 68 miliardi di dollari per quell’anno.

Pertanto, le perdite economiche totali tra il 2016 e il 2019 ammontano a 194 miliardi di dollari.

Per i venezuelani, 194 miliardi di dollari equivalgono a circa 16 mesi di produzione nazionale. Con quei soldi, avremmo potuto ripagare l’intero debito estero, che secondo il BCV è di $ 110 miliardi. Oppure avremmo risorse sufficienti per importare cibo e medicine per 45 anni.

Queste perdite sono disaggregate come segue: 25 miliardi di dollari statunitensi corrispondono al denaro e alle attività che ci sono state saccheggiate, mentre gli altri 169 miliardi di dollari statunitensi rappresentano ciò che abbiamo smesso di produrre dal 2016 al 2019 a causa del attacco alla compagnia petrolifera PDVSA (US $ 64 miliardi) e dell’attacco al bolivar (US $ 105 miliardi). Continua a leggere

Alberto Fernandez e Lula Da Silva: Pensare l’America Latina dopo la pandemia Covid-19 – (Videoconferenza Uni B.Aires)

Un interessantissima discussione tra il Presidente argentino Alberto Fernandez e l’ex Presidente del Brasile, Lula, insieme ad altri importanti esponenti istituzionali, sindacali e politici dei due paesi, tra cui Perez Esquivel. Emerge la specifica prospettiva delle forze di progresso latino-americane che dovrebbe avere molto più spazio di conoscenza in Italia e in Europa.

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Riemersione della vita. Verso una nuova città del sole

di Rodolfo Ricci

Riemersione della vita

Cosa riemerge, cosa torna a galla, con una evidenza indiscutibile, da questi mesi di pandemia e di morte ?

Cosa torna a galla sul piano sociale, politico, economico, e cosa torna a galla nell’ambito della coscienza delle persone, cosa cambia nella psicologia sociale?

Si tratta di questioni fondamentali che potrebbero riconfigurare completamente l’immaginario collettivo e resettare il software che ha diretto il movimento della macchina sistemica degli ultimi 40 anni, il software T.I.N.A., per intenderci, e forse ben oltre.

Le evidenze che tornano a galla sono potenzialmente in grado di costituire elementi basilari della riprogettazione delle società, in particolare negli spazi centrali del sistema, i cosiddetti paesi avanzati. E da questo punto di vista, costituiscono molecole di nuove organicità non soltanto possibili, ma necessarie, indispensabili. Non è solo un auspicio, ma è anche una evidenza, appunto.

Ciò che segue è un provvisorio elenco di ciò che è riemerso e che è ampiamente visibile; bisogna solo fare un piccolo sforzo per registrarne la visione; per memorizzarla stabilmente e organizzarla, per diffonderla, per farla germogliare. Ma soprattutto bisogna evitare di lasciarsi irretire nella narrazione mediatica del potere di propaganda che mira a relegarle (le percezioni tornate a galla) nel regno dell’onirico, a inquinarle in modo che esse vengano autocancellate, a spostare l’attenzione nel campo del complotto, o a mobilitare la gente nel recupero di un’età dell’oro che non è mai esistita e non esisteva prima della pandemia, ma anche, forse, nella riproduzione di conflitti inquadrati nel precedente scenario: tutta la propaganda è orientata ad un ritorno indietro, a quando si era liberi da mascherine e guanti, liberi di viaggiare inquinando, liberi di consumare inutilmente e di produrre istericamente: se riescono a convincerci che la guerra da combattere è questa, è la reazione vince. Continua a leggere

Che Guevara: un rivoluzionario per tutti i tempi. Un ricordo di Telesur in occasione del 92° compleanno

Che Guevara: un rivoluzionario per tutti i tempi. Un ricordo di Telesur in occasione del 92° compleanno

Gli insegnamenti del Che durano immutati fino ad oggi, una reatà che l’imperialismo statunitense non aveva previsto quando ordinò il suo assassinio ed il vilipendio del cadavere col taglio delle sue mani per controllare le impronte digitali.  Se prima lo temevano, ora lo temono di più.

Oggi 14 giugno ricorre il 92° compleanno di Ernesto Che Guevara.  L’immagine dell’eroe e l’ammirazione che ha suscitato nel mondo sono segnate da dettagli interessanti e aspetti curiosi, queste righe ne mostrano alcuni.
 La passione per gli scacchi
 L’interesse del Che per il gioco degli scacchi è noto e gli aneddoti abbondano.
 Nel 1949, a Mar del Plata (Argentina), il Che intervenne in una simultanea contro l’asso Miguel Najdorf.  Anni dopo, dopo il trionfo della Rivoluzione cubana, i due si incontrarono di nuovo a L’Avana e si affrontarono nuovamente in una simultanea, in entrambe le occasioni finì in pareggio.
 Mentre era a Cuba, Guevara era un instancabile promotore del gioco degli scacchi.  Organizzava tornei pubblici, compresa la competizione internazionale Capablanca in Memoriam.  Il suo lavoro come promotore gli è valso l’inserimento nel Libro d’oro della Federazione Internazionale degli Scacchi (FIDE).
 Che Guevara considerava gli scacchi uno strumento educativo per sviluppare volontà, rigore e flessibilità.  Credeva inoltre che lo sviluppo degli scacchi e della matematica potesse aprire le porte allo sviluppo in molte sfere.
 

La foto più riprodotta al mondo
 La leggendaria fotografia del Che del fotografo cubano Alberto Díaz (Korda) ha recentemente celebrato i 60 anni dallo scatto.
 Nel marzo 1960 arrivò a L’Avana una nave con armi per difendere la Rivoluzione cubana.  La CIA aveva compiuto un attentato alla nave mentre le armi venivano scaricate, provocando un centinaio di morti e quasi 200 feriti.  Il funerale dei defunti, a cui ha partecipato Che, si è tenne il 5 marzo.  Lì fu scattata l’immagine, che in seguito attraversò i confini. Fu portata in Italia dal giovane Feltrinelli, fu stampata su alcuni manifesti e cominciò a “marciare” nelle manifestazioni di protesta dell’epoca, da lì si diffuse, diventando l’identificazione di una lotta comune in tutte le regioni del pianeta.
 

Il medico rivoluzionario
 Oggi, quando il mondo applaude con sempre maggiore ammirazione all’esempio dei medici cubani che forniscono assistenza nei luoghi più remoti del mondo, dobbiamo rivolgere lo sguardo al Che e scoprire che alcune delle sue idee sono alla base dell’umanità di questi medici.
Questi sono alcuni estratti del suo discorso noto come “Il medico rivoluzionario”, pronunciato nell’agosto 1960:
 “(…) pertanto, mi sono reso conto di una cosa fondamentale: per essere un medico rivoluzionario o per essere un rivoluzionario, la prima cosa che devi avere è la rivoluzione. Non servono a nulla gli sforzi isolati, gli sforzi individuali, la purezza di ideali, lo zelo nel sacrificare una vita al più nobile degli ideali, se quello sforzo viene fatto da solo, solitario in qualche angolo sperduto dell’America, combattendo contro governi avversi e condizioni sociali che non consentono progressi.
Per fare la Rivoluzione c’è bisogno di ciò che c’è a Cuba: che un intero popolo si mobiliti e impari, con l’uso delle armi e l’esercizio della unità in combattimento, quanto vale un’arma e quanto vale l’unità del popolo.
 (…) Il nostro compito oggi è quello di orientare la capacità di tutti i professionisti medici verso la medicina sociale.
 (…) Il dottore, il lavoratore sanitario, deve quindi andare al centro del suo nuovo compito, che è l’uomo all’interno della gente, l’uomo all’interno della comunità.”
 Cantanti e poeti ricordano il Che
 Numerosi cantanti e poeti, rappresentanti della sfera culturale latinoamericana e non solo, hanno immortalato il Che nelle loro canzoni e nei loro versi.
 Il cantante del popolo, il venezuelano Alí Primera, gli ha dedicato una bellissima canzone, intitolata “Fanno mille uomini”: “le tue mani, sebbene siano morte / stanno vivendo / perché premono il grilletto / combattente guerrigliero / di quell’enorme fucile / la volontà della gente …
 Il cantante cubano Silvio Rodríguez ha affermato che l’epopea di Guevara ha toccato profondamente l’anima di molti giovani di varie generazioni.  Per quanto ne sappiamo, il trovatore cubano ha composto sette canzoni dedicate a Che Guevara: “L’era sta dando alla luce un cuore”, “Fucile contro fucile”, “America, ti sto parlando di Ernesto”, “Un uomo si alza in piedi” (o “Anticamera di un Tupamaro”), “La pecora nera”, “Un uomo” e “Tonada de albedrio”.
 Tra i molti poeti ispirati dal Che, si possono citare Pablo Neruda, Roque Dalton, Mario Benedetti e Nicolás Guillén.
 Pablo Neruda e il Che si incontrarono nel 1959. Successivamente, dopo la sua eroica morte in Bolivia, il cileno disse: “Sono commosso dal fatto che sul Diario di Che Guevara io sia l’unico poeta citato dal grande guerrigliero.  Ricordo che il Che una volta mi raccontò (…) di come leggeva la mio libro di poesie “Canto General” ai gloriosi uomini barbuti sulla Sierra Maestra durante la Rivoluzione”.
 Un richiamo ai versi di Neruda fu fatta dal Che dopo la morte di uno dei suoi più preziosi soldati guerriglieri boliviani, il cubano Eliseo Reyes, noto come Capitano San Luis.
 Nelle sue annotazioni sul diario, tra le altre frasi tristi, il Che scrisse: “… il tuo piccolo cadavere di coraggioso capitano ha allungato immensamente le sue forme…”.
 Le quattro trincee internazionaliste
 Il Che è spesso identificato con le azioni rivoluzionarie a Cuba e in Bolivia, ma egli fu anche un combattente internazionalista in Guatemala e in Congo.
 In America Centrale, partecipò direttamente in Guatemala allo scontro contro le forze che rovesciarono il governo legittimo di Jacobo Árbenz “colpevole” di aver fatto una riforma agraria in quel paese.  Quel colpo di Stato della destra fu organizzato e sostenuto dalla Agenzia Centrale di Intelligence degli Stati Uniti, la CIA.
 In Congo, un’ex colonia belga, il Che e una colonna internazionalista cubana appoggiarono la lotta rivoluzionaria e portarono il loro impegno per la solidarietà con l’Africa resero concreta la lotta contro il colonialismo e il neo-colonialismo.  La sua presenza in quel paese fu da aprile a novembre 1965.
 Il secondo Comandante
 Nei primi giorni del luglio 1957, dopo l’incorporazione alla guerriglia nella Sierra Maestra dei contadini e dei combattenti arrivati dalle città, Fidel Castro decise di creare una seconda colonna guerrigliera e diede al Che il compito di guidarla, con i gradi di Capitano.
 Lì, tra tanti preziosi compagni e devoti alla causa rivoluzionaria, Fidel già distingueva le qualità del Che.  Settimane dopo venne promosso Comandante e la sua colonna diventò la numero 4.
 Un’arma della Rivoluzione
 In Argentina, a soli 20 anni, il Che creò la rivista Tacle e vi ha pubblicato diverse opere.  Più tardi, in Cile e in Messico, ha lavorato come fotografo di strada e successivamente come fotoreporter per la l’Agenzia Latina di Notizie con sede in Argentina.
 Nel novembre del 1957, durante il suo periodo di lotta guerrigliera a Cuba, creò il bollettino “Il Cubano Libero” e nel febbraio 1958 la stazione radiofonica Radio Rebelde, che andò in onda e fu un’arma fondamentale nella lotta rivoluzionaria.
 La cultura, il talento e la convinzione che il Che aveva nel ruolo del giornalismo e della diffusione della storia, si manifestarono nei suoi libri “Passaggi della guerra rivoluzionaria” e “Guerra di Guerriglie”, dove analizzava aspetti della lotta e degli eventi rivoluzionari verificatisi a Cuba e in altri luoghi del mondo.
 Nazionalità cubana
 Nel febbraio del 1959 fu pubblicato, in un’edizione straordinaria della Gazzetta ufficiale, che il Consiglio dei ministri cubano aveva concesso la nazionalità cubana ad Ernesto Che Guevara, prendendo in considerazione i suoi grandi meriti nella lotta guerrigliera e nella costruzione della nuova società.
 Nella storia cubana, solo il militare domenicano Máximo Gómez – il Generalissimo delle lotte per l’indipendenza – e il Che hanno ricevuto tale riconoscimento.
(Nostra traduzione. In caso di riproduzione separata dal post, gentilmente citare la fonte)

https://www.telesurtv.net/news/che-guevara-revolucionario-todos-los-tiempos-20200611-0058.html

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Covid-19: «rivelazioni» e conferme di giugno

di Marinella Correggia

Intorno al Covid-19 si susseguono da mesi colpi di scena, rivelazioni e successive rettifiche. Grande è la confusione sotto il cielo. Ma non siamo ai tempi di Mao e quindi la situazione non è affatto eccellente. Cerchiamo di collegare alcuni puntini.

1. Oms: «Il contagio da parte di asintomatici è molto raro»…anzi «non sappiamo». Maria Van Kerkhove, direttrice del team tecnico dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) per la risposta al coronavirus (1), lunedì 8 giugno osa affermare: «Ci sono casi di persone infettate che sono asintomatiche, ma i paesi che stanno monitorando in modo dettagliato i contatti non stanno trovando da questi casi una trasmissione secondaria». Gli «esperti di salute pubblica» insorgono, capitanati dall’Harvard Global Health Institute. E così l’Oms aggiusta il tiro il giorno dopo: «La maggioranza dei casi di trasmissione che conosciamo si verifica, con le droplets, da parte di chi ha sintomi. Ma ci sono persone che non sviluppano sintomi, e non abbiamo ancora risposta sulla questione di quanti infettati non abbiano sintomi». Alcune ricerche stimano la probabilità di infezioni da asintomatici (e più spesso pre-sintomatici) con modelli probabilistici, senza documentare direttamente la trasmissione. Comunque la frase rivelatrice dell’esperta dell’Oms è: «Per ogni risposta che troviamo alle domande, ne sorgono altre dieci». La risposta è sempre: dipende (dalle circostanze): un luogo chiuso affollato e in una zona ad alta carica virale è un caso specifico, non generalizzabile (vedi ai punti 10 e 12). Continua a leggere

Covid-19: Nel riprogettare il Paese questa volta non si dimentichi l’emigrazione italiana

di Rodolfo Ricci *

Nelle diverse occasioni di uscita dalle crisi che hanno sconvolto l’Italia fin dalla sua unità, l’emigrazione è stata una delle variabili centrali: nel senso – molto negativo – di usarla come un decongestionante, come una sorta di antinfiammatorio, agevolandola e addirittura di incentivandola in modo mirato. E’ avvenuto alla fine dell’800 e all’inizio del ‘900 e, ancora in modo esplicito, nel secondo dopoguerra, quando si invitarono le masse inoccupate e contadine a “imparare una lingua e andare all’estero”.

Forse in pochi lo ricordano, ma anche a ridosso del nostro presente, la cosa si è di nuovo ripetuta, solo 8 anni fa, con il messaggio lanciato ai giovani italiani da Mario Monti, in sede di investitura a Presidente del Consiglio, “a prepararsi ad una nuova mobilità nazionale ed internazionale”. Cosa che anche questa volta è puntualmente avvenuta, portando all’estero, nell’arco di un decennio quasi 2 milioni di persone e un altro milione dal sud al nord. Continua a leggere

Russia e Covid-19: dramma e potenzialità

di Stojan Spetič *

*) Giornalista; già Senatore della Repubblica (PCI)

Si può scrivere che la Russia è in ginocchio? Forse sì, ma potrebbe anche rialzarsi. Dipenderà dalle scelte politiche ed economiche che stanno dinnanzi alla sua classe dirigente. Perché i nodi stanno arrivando al pettine.

Da più decenni il paese vive di un’economia capitalista alquanto debole in cui lo Stato sopravvive grazie all’esportazione delle proprie enormi risorse di petrolio e gas naturale. I governi che si sono succeduti, da Gorbačev fino a Putin, hanno privatizzato gran parte dell’industria nazionale divenuta terreno di caccia di pochi oligarchi. Quasi tutti i governi hanno seguito politiche neoliberali sfrenate, solo parzialmente frenate da Putin per i suoi fini populisti e come conseguenza della crescente forza dell’opposizione comunista in grado di mobilitare milioni di lavoratori del braccio e della mente e di governare immense regioni del paese più esteso del pianeta. Continua a leggere

Cosa succede a Hong Kong? Intervista Video a Francesco Maringiò

Con l’aiuto di Francesco Maringio’, esperto di Cina, chiariamo quello che sta succedendo a Hong Kong.

Intervista di Pietro Lunetto

 

 

FONTE: https://emigrazione-notizie.org/?p=32006

 

Cooperativismo in Uruguay: una possibile risposta al post Covid-19

di Alejandro Francomano (Montevideo)

 

– Martin Fernández è l’attuale presidente di INACOOP. Ha studiato nelle aree delle relazioni internazionali e delle scienze sociali. È stato sindaco del dipartimento di Montevideo e deputato nazionale. Alla Camera dei Rappresentanti ha integrato la Commissione speciale per il cooperativismo nel periodo in cui è stata analizzata e approvata la legge generale sulle cooperative del 2008.
– Danilo Gutiérrez Fiori, notaio, è il direttore esecutivo di INACOOP. È un professionista nell’area legale, ha conseguito un diploma post-laurea in Gestione delle organizzazioni di sviluppo e ha ricoperto la presidenza della Confederazione uruguaiana di entità cooperative ed è stato componente del Dipartimento di gestione della Cooperativa nazionale di risparmio e credito, nonché di una cooperativa assicurativa. È coautore di due libri di diritto cooperativo e ha pubblicato numerosi articoli su libri e riviste del settore.
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L’Armenia ha trovato il tesoro

Ambiente. La battaglia di un gruppo di giovani sul monte Amulsar contro la miniera d’oro progettata da una multinazionale statunitense. E l’eroe della rivoluzione, il premier Pashinyan, non sa chi appoggiare

di Alexander Damiano Ricci e Giovanni Culmone

Nella provincia armena di Vayots Dzor, nel sud del paese caucasico, una strada tortuosa si inerpica sul monte Amulsar e termina con la città termale di Jermuk. Sulla banchina di uno degli ultimi tornanti, un container d’acciaio giace all’ombra delle nuvole di passaggio.

A pochi passi dall’ingresso, un gruppo di giovani del posto lava le stoviglie con la neve, in vista di un pasto frugale. A dispetto delle sembianze fortunose, questo alloggio è stato pensato per bloccare le attività di un potere economico duro come le roccia. Continua a leggere

Lettera aperta: NO ALL’ANNESSIONE DEI TERRITORI PALESTINESI OCCUPATI!

Comunicato stampa

La visita in Israele del Segretario di Stato degli USA

La visita del Segretario di Stato degli USA in Israele non può non destare vivissima preoccupazione in chiunque sia consapevole che qualsiasi violazione della Legalità internazionale, ovunque avvenga, costituisce un pericoloso precedente ed una incombente minaccia per gli assetti internazionali.

Sarebbe gravissimo se il viaggio di Mike Pompeo volesse essere un segnale di incoraggiamento per le mire di Israele di annettersi la Valle del Giordano,una volta considerato il “cestino del pane” dell’economia palestinese, e delle altre parti dei Territori Palestinesi Occupati sulle quali in totale dispregio delle norme internazionali sono stati costruiti gli insediamenti coloniali da Israele,”potenza occupante” a seguito della guerra del 1967. Continua a leggere

Edgar Morin: sull’epidemia

“Questa crisi dovrebbe aprire le nostre menti a lungo confinate sull’im­mediato”. Per il sociologo e filosofo francese, 99 anni, la corsa alla redditività e le carenze nel nostro modo di pensare sono responsabili di innumerevoli catastrofi umane causate dalla pandemia di Covid-19. Nato nel 1921, ex combattente della resistenza, sociologo e filosofo, pensatore interdisciplinare e indisciplinato, dottore honoris causa di 34 università in tutto il mondo, Edgar Morin dal 17 marzo è confinato nel suo appartamento a Montpellier con sua moglie, la sociologa Sabah Abouessalam. È da rue Jean-Jacques-Rousseau, dove risiede, che l’autore di La Voie (2011) e Terre-Patrie (1993), e che ha recentemente pubblicato Les Souvenirs viennent à ma rencontre (Fayard, 2019), un’opera di oltre 700 pagine in cui l’intellettuale ricorda in profondità le storie e gli incontri più forti della sua esistenza, ridefinisce un nuovo contratto sociale, si impegna in alcune confessioni e analizza una crisi globale che – dice – lo “stimola enormemente”. Continua a leggere

La madre di tutte le pandemie. Quando l’apocalisse bussa alla nostra porta

L’articolo. Quando l’apocalisse bussa alla nostra porta

di Ignacio Ramonet

Nato da appena cento giorni in una lontana città sconosciuta, un nuovo virus ha già percorso tutto il pianeta, e ha obbligato a chiudersi in casa miliardi di persone. Qualcosa immaginabile solo nei film post-apocalittici… L’umanità sta vivendo una esperienza del tutto nuova. Verificando che la teoria della “fine della storia” è una menzogna, scoprendo che la storia, in realtà, è imprevedibile.

Ci troviamo di fronte a una situazione enigmatica. Senza precedenti. Nessuno sa interpretare e chiarire questo strano momento di profonda opacità, quando le nostre società continuano a vacillare sui loro pilastri come scosse da un cataclisma cosmico. E non esistono segnali che ci aiutino a orientarci. Un mondo crolla. Quando tutto sarà terminato, la vita non sarà più la stessa.

Solo qualche settimana fa, decine di proteste si erano diffuse a scala planetaria, da Hong Kong a Santiago del Cile. Il nuovo coronavirus le ha spente una a una estendendosi, rapido e furioso, nel mondo. Alle scene di masse in festa che occupavano strade, si sostituiscono le immagini di viali vuoti, muti, spettrali. Emblemi silenziosi che segneranno per sempre il ricordo di questo strano momento.

Stiamo subendo nella nostra stessa esistenza il famoso “effetto farfalla”: qualcuno, dall’altro lato del pianeta, mangia uno strano animale, e tre mesi dopo metà dell’umanità è in quarantena. Afflitti, i cittadini voltano gli occhi verso la scienza e gli scienziati – come un tempo verso la religione – implorando la scoperta di un vaccino salvatore, la cui scoperta richiederà lunghi mesi. Continua a leggere

«Siamo già nel 1929» ci dice Federico Caffè (Intervista di Valentino Parlato del 1979)

L’intervista nel 50mo del grande crack del ‘900. «18 milioni di disoccupati nei paesi industriali, un’enorme distruzione di risorse naturali e umane, 700 milioni di uomini che vivono in assoluta povertà. E tutti credono l’inflazione l’unico nemico»

Dalla scomparsa di Valentino Parlato sono trascorsi tre anni, ma sembra un tempo infinito. E si può capire quanto pesi la sua assenza, quanto manchi al nostro collettivo, e a tutta la sinistra, il suo contributo, quanto manchi il politico eretico, il brillante giornalista, l’intellettuale di rango.

Del resto basta leggere questa sua intervista a Federico Caffè per avere la netta impressione di essere di fronte a quei pensieri lunghi capaci di scavallare il secolo per parlarci dell’oggi.

Ci sarà un nuovo 1929? Una domanda sulle grandi crisi del capitalismo sulla quale ragionano Valentino e Caffè. E da questa intervista, dal suo nitore, dalla capacità di sollecitare Caffè con domande brevi (come non si usa più, purtroppo), si può capire molto dell’attualità della crisi mondiale che oggi è cronaca e domani sarà storia.  (n.r.)

Ecco l’intervista pubblicata su il manifesto del 14 novembre 1979. Continua a leggere

Una delle ultime interviste di Giulietto Chiesa: a colloquio con Sergio Bellucci sulla “transizione”

COVID-19: Quella “immagine distorta” che la Germania ha dell’Italia. “Un gioco sul quale da decenni la Germania costruisce il proprio benessere”

Questo articolo comparso ieri sul più diffuso settimanale tedesco è molto importante.

Non solo per ciò che riconosce nei nostri confronti, ma perché la lucida analisi che fa ci dovrebbe indurre tutti a recuperare il rigore dell’analisi politica: i cosiddetti sovranismi e i pericolosi personaggi che li rappresentano sono solo un sottoprodotto delle guerre imperialiste (per ora ancora sul piano economico e commerciale).

Ma quando nasce un movimento sovranista nasce quasi sempre come elemento di difesa da sovranismi ben più scaltri o potenti. E a cascata i sovranismi meno potenti tentano di sottomettere altre aree o paesi meno in grado di difendere la propria sovranità. Chi sostiene questi movimenti ?

Le rispettive borghesie sotto la pressione di quelle più potenti. Quindi bisogna sempre avere l’occhio attento alla configurazione dei poteri nella loro dislocazione e nella loro specifica ideologia che, a parole, può anche essere apparentemente aperta e potabile…finché non viene messa in seriamente in discussione.

Bisogna anche ricordare che i movimenti nazionalistici non sono stati necessariamente regressivi, nel corso della storia. Se vuoi difendere la tua comunità da attacchi predatori, devi contemplare l’unità nazionale come un momento decisivo della tua battaglia, non puoi ignorarlo perché ti sembra inelegante…

Ciò che è decisiva è la prospettiva e chi la guida: non è che il nazionalismo mi può riportare in una condizione di peggiore sfruttamento di quello garantito dalle elites di sangue più o meno blu. Questo giochetto provino a giocarselo da sole le borghesie nazionali non ammesse alla mensa superiore.

Neanche dobbiamo lasciarci fregare dall’argomento dell’accentuata competitività con cui abbiamo già a che fare nello scenario post-covid. E’ fondamentale trasformare la guerra imperialista…in Fine dello sfruttamento di paesi su altri paesi e di uomini su altri uomini. Cioè fine del profitto come guida della storia.

Siamo maturi per altri scenari di cooperazione. Bisogna smetterla di farci dettare l’agenda dall’antique regime nelle sue varie declinazioni.

Il loro mondo è strutturalmente tramontato. Bisogna avere fiducia. Non bisogna giocare solo di rimessa. E bisogna giocare insieme agli altri popoli, facendo emergere le contraddizioni evidenti che riguardano tutti gli spazi nazionali.

La questione infine, come credo sia evidente, non riguarda solo lo spazio europeo. Questo è uno degli spazi, per quanto importante. Ve ne sono altri da aprire: quelli con altri paesi, sia del nord, ma soprattutto del sud del mondo, con le rispettive borghesie colluse e “compradore” o con quelle fasciste (che in realtà sono i diversi vestiti con cui si vestono al cambiar di stagione).

Bisogna tornare al futuro. Che può essere ostacolato e rallentato, ma non sconfitto. (red)

Secondo lo Spiegel, è sbagliato pensare al Belpaese spendaccione e indebitato. Thomas Fricke, autore di un lungo editoriale, non esita a parlare di “tutta questa arroganza tedesca che – non solo adesso, ma soprattutto adesso – è particolarmente tragica”. “In Italia come in Francia arriveranno al potere delle persone che, come adesso già fanno Donald Trump o Boris Johnson, non hanno nessuna voglia di stare al gioco: quel gioco sul quale la Germania da decenni costruisce il proprio benessere”.

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COVID-19: Ripartenza, è il momento della verità

È questa una fase di scelte importanti legate all’evolversi della pandemia. Adesso, dovranno essere prese decisioni che contemperino la priorità salute con la ripresa produttiva e sociale

di Fulvio Fammoni (*)

È questa una fase di scelte importanti legate all’evolversi della pandemia. La curva dei contagi pare si vada stabilizzando quindi, i meccanismi di separazione hanno prodotto effetti, seppur ancora parziali. Adesso, dovranno essere prese decisioni che contemperino la priorità salute con la ripresa produttiva e sociale. Consapevoli di proiezioni molto gravi per il futuro della nostra economia (per ultimi i dati del FMI e di BdI) ma evitando la falsa notizia che il virus è sconfitto (magari) e tutto può riprendere come prima. Continua a leggere

Nascita della Nato e della Comunità Europea fu un parto gemellare

di Alessandro Visalli

Ci sono eventi noti, raccontati in tutte le salse e tranquillamente pacifici. Tra questi la connessione tra il progetto di unificazione europea e la necessità atlantica di tenere unito il fronte contro l’Unione Sovietica.

Poi ci sono dei documenti storici che ce li fanno guardare da vicino.

Questo documento messo a disposizione, con alcune esplicative carte, da Limes è di questo genere. Continua a leggere

DOPO COVID-19

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