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Lavoro economia società

Questa categoria contiene 1049 articoli

SOTTO ZERO. Scenari controversi: quanto positivi possono essere i tassi negativi?

di Francesco Cappello

Pro e contro il tasso negativo. Un mondo capovolto

Accendere un mutuo a tasso negativo significa che sarai tenuto a rimborsare un pò meno del capitale preso in prestito! Vi sareste mai aspettati che una Banca privata potesse proporre alla propria clientela mutui a 10 anni a tasso fisso negativo come ha cominciato a fare Jyske Bank (- 0,5%) che peraltro non è sola in questa apparente follia. Nordea Bank, ad esempio, vi permette la stipulazione di mutui per acquisto casa a 20 anni, allo 0% e prestiti con tassi negativi fino a 30 anni! Continua a leggere

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Ricordando Immanuel Wallerstein

di Italo Nobile

Dopo quella di Andrè Gunder-Frank (2005), di Giovanni Arrighi (2009), di Hosea Jaffe (2014) e di Samir Amin (2018), la morte di Immanuel Wallerstein in un certo senso mette un punto fermo alla questione a cui tutti questi autori hanno tentato di dare una risposta. E la questione è se sia ormai il caso di guardare al mondo geograficamente, storicamente e socialmente inteso come un tutto interconnesso. Continua a leggere

Classe, Stato e Nazione. Che fare?

Le classi sfruttate dei paesi del “Nord” devono allearsi con gli sfruttati di tutto il mondo e combattere i rispettivi imperialismi

Su gentile concessione dell’Autore, traduciamo il contributo di Alan Freeman alla 14ª conferenza annuale dell’Associazione Mondiale per la politica economica del 19 Luglio 2019.

Il titolo della conferenza è “Class, State and Nation”. Il mio titolo è “Che fare?”, rubato a Lenin, ma in un momento storico come questo è la questione cruciale. Continua a leggere

Tra Salvini e Open society: il futuro dell’anticapitalismo nell’inverno della sinistra

Unione europea, questione nazionale e migranti hanno scavato l’ennesimo solco nella sinistra radicale. Eppure questo decennio di contrapposizione (esclusivamente) intellettuale lascia dietro di sé macerie su cui costruire ben poco. Non saremo forse di fronte a false flags su cui ci accaniamo in assenza di lotte di classe dal basso? Favorito dalla chiacchiera social, ben presto il confronto è scaduto sul piano della scomunica: “rossobruni” contro “dirittoumanisti” è l’unico terreno di confronto, il punto di mediazione è l’anatema vicendevole. Siamo davvero sicuri che da ciò potrà nascere qualcosa di fecondo nella piccola ridotta dell’anticapitalismo italiano? È lecito dubitarne. Continua a leggere

Anche la Germania nell’incertezza dopo il voto in Brandeburgo e Sassonia

di Paolo Borioni

Ancora una volta le elezioni regionali tedesche pongono il tema: la destra ha sfondato? E’ stata contenuta? Cosa significano i numeri provenienti da Sassonia e Brandeburgo? In Brandeburgo la Afd è cresciuta dal 12,2% al 23,5%, in Sassonia dal 9,7% al 27,5%. I partiti di governo arretrano ancora: in Sassonia la Spd quasi scompare piombando di 5 punti al 7% circa, in Brandeburgo rimane al primo posto ma perde oltre il 5%. La Cdu rispettivamente perde 7 punti (rimanendo prima in Sassonia) e 8 punti (al 15%). Anche la sinistra della Linke perde considerevolmente mentre i Verdi, partito di successo nel Länder dell’ovest, avanzano pochissimo e non recuperano quasi nulla dalla rotta dei partiti “storici”. Continua a leggere

Anche gli ultrà europeisti vogliono “cambiare la Ue”. Per competere meglio…

di Dante Barontini (da Contropiano.org)

Tormento o delizia di ogni analista, l’Unione Europea resta l’ircocervo che si preferisce in genere affrontare solo dal punto di vista ideologico, come se questa strana creatura fosse davvero una “anticipazione” della fine dei nazionalismi e non invece – come è – una struttura di regolazione dei vari nazionalismi. Con effetti fortemente asimmetrici, quasi sempre voluti, che avvantaggiano sempre i paesi più forti a scapito di quelli più deboli. Continua a leggere

Il G7 approfitta degli incendi per provare a internazionalizzare l’Amazzonia?

di Aram Aharonian *

I terribili incendi che già hanno devastato quasi mezzo milione di ettari di selva amazzonica in Brasile hanno acceso il fuoco anche alla riunione del Gruppo dei Sette in Francia e hanno bruciacchiato, e lasciato in condizioni critiche, anche il trattato di libero commercio firmato recentemente tra l’Unione Europea e il Mercosur.

Paradossalmente, la vigliacca arrendevolezza dei governi neoliberisti del Mercosur ha salvato la riunione dei sette paesi capitalisti più industrializzati (Stati Uniti, Canada, Francia, Italia, Germania, Gran Bretagna e Giappone) e ha dato una bella mano al presidente francese Emmanuel Macron per rilanciarsi come figura internazionale “a difesa dell’ambiente”. Continua a leggere

L’eredità di Chico Mendes. Il vero tesoro dell’Amazzonia.

di Leonardo Boff  (da La Repubblica, 30-8-2019)

Non è necessario distruggere la foresta pluviale per ricavarne ricchezza. Una produzione agricola globale rende di più

Chico Mendes è un figlio legittimo della foresta, tanto da essersi identificato con essa. Presto si rese conto che l’attuale sviluppo prescinde dalla natura ed è contro di essa, perché la vede come un ostacolo piuttosto che come un’alleata. È stato uno dei pochi ad aver capito la sostenibilità come equilibrio dinamico e autoregolante della Terra, grazie alla catena di interdipendenze tra tutti gli esseri, soprattutto quelli che vivono di risorse riciclate in modo permanente e quindi sostenibili a tempo indeterminato. L’Amazzonia è il più grande esempio di questa sostenibilità naturale. Continua a leggere

Emiliano Brancaccio: mettere Salvini e soci all’opposizione per portare avanti la solita politica economica di Padoan e Tria sarebbe un grave errore

Brancaccio: «Io ministro? Per carità, questo film non mi piace per niente»

Adriano Botta intervista Emiliano Brancaccio

«Mettere Salvini all’opposizione per portare avanti la solita politica economica di Padoan e Tria sarebbe un grave errore. E avrebbe il solo risultato di rinforzare le destre reazionarie». Il professore di sinistra, finito nel totonomi, si sfila e accusa: «Manca una svolta vera, nei contenuti»

«Se non si va al voto, c’è il serio pericolo che alla prossima tornata elettorale le destre reazionarie si presentino ancor più forti e agguerrite. Per evitare questa prospettiva ci vorrebbe un governo di radicale discontinuità, ma temo che non sussistano le condizioni politiche per farlo nascere». È questa la posizione di Emiliano Brancaccio, economista apprezzato a sinistra e abituato a duellare con i massimi esponenti dell’establishment economico internazionale, da Olivier Blanchard a Mario Monti. Negli scorsi giorni il nome di Brancaccio è stato evocato più volte: da Gianluigi Paragone (M5S) fino alla sinistra radicale, molti lo hanno indicato come possibile ministro dell’Economia di un governo di svolta. Continua a leggere

Venezuela. Alla fine del 2019 si dovrà raggiungere l’obiettivo di 3 milioni di case.

La Gran Mision Vivienda è la miglior risposta al bocco economico criminale voluto da Trump. Intervista a Ildemaro Villarroel, ministro venezuelano per l’Habitat e la Casa

“Stiamo surfando nella tormenta, cercando l’onda più grande”. Il ministro venezuelano per l’Habitat e la Casa, Ildemaro Villarroel, riassume con questa immagine la situazione in cui si trova il suo paese dopo il blocco economico-finanziario imposto da Trump e la minaccia di una “quarantena” che chiuderebbe l’accesso ai porti. Colto, inclusivo e preciso, Villarroel apre la riunione numero 28 dell’Organo Superior de Vivienda y Habitat. Un importante appuntamento di bilancio, trasparente e prospettico, che illustra lo sviluppo della Gran Mision Vivienda Venezuela sia al paese che agli ospiti internazionali. Continua a leggere

MESSICO: L’esercito zapatista di liberazione nazionale rompe l’accerchiamento. Il Comunicato

COMUNICATO DEL COMITATO CLANDESTINO RIVOLUZIONARIO INDIGENO-COMANDO GENERALE DELL’ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE
MESSICO Continua a leggere

Argentina: LA SCONFITTA DI MACRI E LO SPETTRO DELLA CRISI GENERALE DEL CAPITALISMO

di Marco Nieli (da albainformazione.com)

Diceva Albert Einstein che se si vogliono cambiare i risultati delle proprie azioni, bisogna cambiare le proprie azioni. Non pare abbia seguito questo criterio di elementare logica dialettica la maggioranza degli elettori argentini che, nell’ormai lontano dicembre 2015 decise di ritornare al modello neo-liberista – questa volta impersonato dall’ex-governatore della provincia di Buenos Aires Mauricio Macri, ingegnere civile e imprenditore, appartenente all’élite porteña e fondatore delle coalizioni di destra PRO e Cambiemos – che aveva già portato il paese al default economico nell’anno 2001. Continua a leggere

Onofrio Romano, “La libertà verticale”

di Alessandro Visalli

Onofrio Romano è un sociologo che insegna all’università di Bari ed ha scritto questo impegnativo libro nel 2019. Si tratta di un’ampia ricostruzione della logica della regolazione sociale lungo la storia del capitalismo interpretata con un modello binario di fondo: malgrado tutte le differenze e le specificità, si sono succeduti nel tempo due canoni: quello “orizzontale” e quello “verticale”. Il primo caratterizza profondamente la modernità capitalista, ma a lungo termine quando si presenta in forma pura risulta ogni volta insostenibile per la società, dissolta dal suo corrosivo acido. Il secondo ha dominato nella fase precapitalista, ma dopo il ‘disincanto’ del mondo seguito al processo di secolarizzazione e modernizzazione non riesce ad esse sopportato a lungo, entrando in contrasto con il desiderio di libertà individuale e l’autocomprensione dell’occidente. Continua a leggere

Italia: come rovinare un paese in trent’anni

di Servaas Storm*

Parlare di “sorti del paese” senza saperne la storia economica – anche quella più recente – rasenta il tentativo di dare lezioni di vita a quindici anni. Buone intenzioni tante, esperienza zero.

Questa ricostruzione impietosa dellla storia economica italiana degli ultimi 30 anni può aiutare a mettere a fuoco molti problemi che gli “europeisti-senza-se-e-senza-ma” semplicemente ignorano (più sono esperti e più sono bugiardi, diciamo) e che i “populisti nazionalisti” riducono a questioncelle risolvibili con ricette da imbecilli.

Naturalmente non è una ricostruzione “neutra”. L’autore, Servaas Storm, è un economista olandese che si occupa di temi a cavallo tra macroeconomia, tecnologie, distribuzione del reddito, finanza.

L’articolo è stato commissionato e pubblicato alcuni mesi fa dall’Institute for New Economic Thinking, che di certo non può essere considerato un think tank di “sinistra”, visto che ha fra i fondatori il tristemente noto speculatore George Soros. Molte considerazioni critiche sarebbero possibili dal nostro punto di vista. La principale, che merge solare dai grafici ma Servaas sembra non vedere, è che il calo dei salari e di altri fattori è comune a tutte le economie europee prese a paragone. In Italia è più accentuato, certamente, ma all’interno di una curva discendente collettiva. L’austerità, insomma, è una malattia mortale per tutta l’Unione Europea e soprattutto per i lavoratori di tutto il continente.

Ma i numeri, quando sono messi in fila, mostrano una via. E quelli dell’economia italiana, nell’arco dell’ultimo trentennio, descrivono il cammino verso il precipizio per esplicita decisione politica sovranazionale, nel quadro di una serie di trattati europei che spingono per diseguaglianze crescenti e niente affatto casuali.

Buona lettura.

* Traduzione per Voci dall’Estero di Gilberto Trombetta Continua a leggere

Il risveglio dell’Argentina (sotto la spada dei mercati e del sovranista Trump)

di Fabrizio Casari (da altrenotizie.org)

Alberto Fernandez e Cristina Kirchner, candidati della sinistra peronista, hanno sconfitto il Presidente Macrì alle primarie per le elezioni presidenziali del prossimo autunno: 47 contro il 32 per cento il durissimo verdetto. Quindici punti di differenza che possono trasformarsi in distanza incolmabile. E’ stata una di quelle batoste che il presidente argentino di origini italiane, dai modi gentili e dalle idee rozze, con amicizie discutibili e politiche devastatrici, difficilmente dimenticherà. La relazione tra fallimento economico del governo e crisi di consensi pare ineludibile. Continua a leggere

Perché questa Europa non farebbe la guerra a Salvini

Crisi di governo e scenari europei. Nel contesto europeo le voci democratiche (compresi i popolari meno conservatori), devono dare battaglia non solo sui valori ma sulle politiche economiche

di Marco Bascetta (da Il Manifesto 14/08/2019)

Vi è sempre un aspetto umorale, un elemento di presunzione individuale nelle scelte politiche più marcate. Nonché un azzardo, una percezione favorevole delle prospettive future. Vi sono poi i contesti che, in cerchi concentrici, vanno da quello più stretto, il proprio partito, a quello successivo, il quadro politico nazionale, a quelli via via crescenti della dimensione continentale e infine planetaria. Raramente lo sguardo dei nostri politici si spinge oltre il secondo, se non per giustificare la propria impotenza, sottrarsi alle proprie responsabilità o esercitarsi in un vittimismo retorico al servizio della propaganda. Continua a leggere

Alessandro Visalli: Andre Gunder Frank, “Riflessioni sulla nuova crisi economica mondiale”

di Alessandro Visalli

RILETTURE: Il libro raccoglie i testi di alcune conferenze di Andre Gunder Frank nel cruciale periodo 1972-77, quando la crisi economica sistemica nella quale siamo ancora immersi si stava affacciando alla consapevolezza della sinistra critica, estendendosi dalla sua prima forma, connessa con la crisi energetica (che però è solo un sintomo), fino alla generalizzazione in occidente delle politiche di austerità sostenute ovunque dai partiti socialdemocratici e da quelli ‘eurocomunisti’. Leggeremo questo testo nel contesto dello studio delle diverse diramazioni della “teoria della dipendenza” (e poi dei “sistemi mondo”) che stiamo svolgendo e che sono riassunti provvisoriamente nel post “Sviluppi della teoria della dipendenza”. Continua a leggere

Anticipazioni del Rapporto SVIMEZ 2019 su “L’economia e la società del Mezzogiorno”: al Sud più emigrati che immigrati, rischio recessione e spopolamento.

Anticipazioni del Rapporto SVIMEZ 2019 su “L’economia e la società del Mezzogiorno”

  

SUD, LO SPETTRO DELLA RECESSIONE

IN UN’ITALIA CHE CRESCE POCO

SI RIAPRE IL DIVARIO TERRITORIALE

 

 Dopo un triennio 2015-2017 di (pur debole) ripresa del Mezzogiorno, si riallarga la forbice con il Centro-Nord. Tengono solo gli investimenti in costruzioni, crollano quelli in macchinari e attrezzature. Prosegue il declino dei consumi della

P.A. e degli investimenti pubblici. Al Mezzogiorno mancano quasi 3 milioni di posti di lavoro per colmare il gap occupazionale col Centro-Nord. Il dramma maggiore è l’emigrazione verso il Centro-Nord e l’estero. I diritti di cittadinanza limitati al Sud. Forte disomogeneità tra le regioni meridionali: nel 2018 Abruzzo, Puglia e Sardegna registrano il più alto tasso di sviluppo Continua a leggere

LANDINI: PER IL SUD CI VUOLE UN PIANO SOVRAREGIONALE DI CINQUE ANNI. DOBBIAMO BLOCCARE L’AUTONOMIA DIFFERENZIATA

LE PARTI SOCIALI DOVRANNO STARE NELLA CABINA DI REGIA. PRIMO OBIETTIVO: BLOCCARE IL PROGETTO DI AUTONOMIA DIFFERENZIATA

“Sul Sud serve una visione e una strategia complessiva: abbiamo bisogno di un piano strutturato in un’ottica pluriennale”. Lo ha detto ieri  il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini al tavolo sul Mezzogiorno con il governo con il presidente Conte e il ministro Di Maio, che si è svolto nella sala Verde di Palazzo Chigi e al quale hanno partecipato anche i segretari generali della Cisl, Anna Maria Furlan e della Uil, Carmelo Barbagallo. Landini ha parlato di un piano di medio periodo di almeno 5 anni che sia “sovra-regionale per evitare frammentazione e dispersione degli interventi” e che coinvolga le parti sociali sia in fase di programmazione che in quella di attuazione e verifica”. Un ruolo che potrebbe concretizzarsi in un coinvolgimento, ha detto ancora Landini, delle Parti sociali nelle cabine di regia istituzionali a partire da quella con le 8 Regioni del Sud. “Inoltre – ha aggiunto- è necessario trovare una soluzione positiva per le tante vertenze aperte relative alle aziende in crisi del Mezzogiorno, dove non deve essere perso neppure un posto di lavoro”. Quattro i filoni strategici su cui lavorare: infrastrutture immateriali e sociali; infrastrutture materiali: collegamenti ferroviari, strade, valorizzazione dei porti ma anche scuole ed ospedali; Politiche industriali e di sviluppo; Ambiente, tema trasversale. Continua a leggere

IL MODELLO USA DEL GOVERNO «SOVRANISTA»

di Manlio Dinucci

Anche se l’opposizione attacca sempre il governo e vi sono divergenze nel governo stesso, dall’intero arco parlamentare non si è levata alcuna voce critica quando il premier Conte ha esposto alla Conferenza degli ambasciatori (26 luglio) le linee guida della politica estera, a riprova del vasto consenso multipartisan.

Conte ha definito anzitutto qual è il cardine della collocazione dell’Italia nel mondo: «Il nostro rapporto con gli Stati Uniti rimane qualitativamente diverso da quello che abbiamo con altre Potenze, perché si fonda su valori, su principi condivisi che sono il fondamento stesso della Repubblica e parte integrante della nostra Costituzione: la sovranità democratica, libertà e uguaglianza dei cittadini, la tutela dei diritti fondamentali della persona».

Il premier Conte così non solo ribadisce che gli Usa sono nostro «alleato privilegiato», ma enuncia un principio guida: l’Italia assume gli Stati uniti come modello di società democratica.

Una colossale mistificazione storica. Continua a leggere

LA POVERTA’ in INGHILTERRA e in VENEZUELA

di Pino Arlacchi

Roma, 15 luglio 2019.- Mi sto occupando in questi giorni del problema della povertà in Venezuela, cresciuta a causa soprattutto delle feroci sanzioni americane che sono costate al paese 230 miliardi di dollari su un PIL di 150.

Ma è piombato oggi sulla mia scrivania un rapporto sulla povertà in Gran Bretagna, quinta potenza del mondo e patria del capitalismo finanziario più aggressivo d’ Europa. E’ un lavoro ben documentato, prodotto dall’Human Rights Council dell’ ONU, secondo cui 14 milioni di persone, il 21% della popolazione inglese, vivono in condizioni di povertà. Di queste, 4 milioni si trovano sotto il 50% della soglia di povertà. Ciò significa che, tra i disagi vari, hanno il problema di mangiare regolarmente. Continua a leggere

Quasi 3 milioni di italiani vivono grazie alle mense dei poveri

Sono 2,7 milioni le persone che in Italia sono state addirittura costrette a chiedere aiuto per il cibo da mangiare. E’ quanto emerge dal rapporto Coldiretti “La povertà alimentare e lo spreco in Italia” che sottolinea come ad avere problemi per mangiare sono dunque oltre la metà dei 5 milioni di residenti che, secondo l’Istat, si trovano in una condizione di povertà assoluta. La stragrande maggioranza di chi è stato costretto a ricorrere agli aiuti alimentari lo ha fatto attraverso la consegna di pacchi alimentari che rispondono maggiormente alle aspettative dei nuovi poveri (pensionati, disoccupati, famiglie con bambini) che per vergogna prediligono questa forma di sostegno piuttosto che il consumo di pasti gratuiti nelle strutture caritatevoli.

Infatti sono appena 113mila quelli che si sono serviti delle mense dei poveri a fronte di 2,36 milioni che invece hanno accettato l’aiuto delle confezioni di prodotti sulla base dei dati sugli aiuti alimentari distribuiti con i fondi Fead attraverso dall’Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura (Agea). Ma ci sono anche 103mila persone – aggiunge la Coldiretti – che sono state supportate dalle unità di strada, gruppi formati da volontari che vanno ad aiutare le persone più povere incontrandole direttamente nei luoghi dove trovano ricovero. Nel 2018 si segnala inoltre il nuovo fenomeno degli empori sociali, veri e propri negozi dove gli indigenti possono fare la spesa gratuitamente attraverso delle tessere, di cui hanno beneficiato in circa 84mila. Non manca, anche se con numeri bassi, chi viene assistito direttamente a casa (24mila).

Tra le categorie più deboli degli indigenti si contano – continua la Coldiretti – 453mila bambini di età inferiore ai 15 anni, quasi 197mila anziani sopra i 65 anni e circa 103mila senza fissa dimora.
Complessivamente nel 2018 sono stati distribuiti agli indigenti oltre 60 milioni di chili di prodotti alimentari, secondo l’analisi Coldiretti su dati Agea. In testa alla classifica c’è la pasta, con 13,5 milioni di chili, seguita dal latte con 11,6 milioni di chili e dai legumi in scatola (fagioli, piselli, lenticchie, ecc.), dei quali ne sono stati consegnati 8,7 milioni di chili. Al quarto posto – continua la Coldiretti – c’è il riso con 7,3 milioni di chili e al quinto la farina (4,5 milioni di chili) seguita da biscotti, olio di semi, confetture di frutta in barattolo o monodose, zucchero, fino a tonno, biscotti per l’infanzia e formaggi a Denominazione di origine protetta (Dop).

Contro la povertà – continua la Coldiretti – si attiva la solidarietà con molte organizzazioni attive nella distribuzione degli alimenti, dalla Caritas Italiana alla Fondazione Banco Alimentare, dalla Croce Rossa Italiana alla Comunità di Sant’Egidio, dal Banco delle Opere di Carità all’Associazione Banco Alimentare Roma fino all’associazione Sempre Insieme per la Pace. E si contano ben 10.500 strutture periferiche (mense e centri di distribuzione) promosse da 200 enti caritativi impegnate nel coordinamento degli enti territoriali ufficialmente riconosciute dall’Agea che si occupa della distribuzione degli aiuti.

 

 

FONTE: https://www.farodiroma.it/

Alessandro Vissalli e Carlo Formenti: Partito e classe dopo la fine della sinistra.

Questa, relazione, firmata da Carlo Formenti e Alessandro Visalli, è stata presentata all’Assemblea: “Oltre la sinistra. Lavoro, sovranità, autodeterminazione”, tenutasi a Roma il 15 giugno presso il Circolo dei Socialisti alla Garbatella.

Il testo di lancio dell’Assemblea recitava:

Dopo il lancio, a marzo, del Manifesto per la Sovranità Costituzionale il campo in formazione del neo-socialismo patriottico ha subito le tensioni della fase in corso. La frattura tracoloro che sono connessi al sistema-mondo capitalista (mondo finanziario, reti industriali transanzionali, segmenti superiori dell’economia della conoscenza), e coloro che restano ai suoi margini, respinti nelle tante periferie del nostro paese, è stata rimossa da alcuni in favore di un’immaginaria frattura tutta morale tra destra e sinistra. Per altri la ricerca del consenso, e la fretta di intercettarlo, ha prodotto un’interpretazione del ‘populismo di sinistra’ come mera tecnica, priva di un’analisi all’altezza della durezza dello scontro in essere.

Noi crediamo che il conflitto sia tra i ‘centri integrati’ nel mercato mondiale, organizzati gerarchicamente, e le ‘periferie’ che sono nella posizione di essere sfruttate da questi. E crediamo che questo conflitto apra una frattura insanabile che attraversa diagonalmente l’intero campo del capitalismo. Esso crea fenomeni interconnessi come l’estendersi della precarietà, l’erosione della capacità di sostenere una vita decente, il degrado fisico delle nostre città, periferie e campagne, l’abbandono dell’ambiente e il saccheggio indiscriminato, di risorse e uomini del mondo. Continua a leggere

Giorgio Cremaschi – “Il Salario minimo orario di legge è giusto, ma può finire male. Mobilitiamoci”

di Giorgio Cremaschi

Il salario minimo di legge è una misura giusta nell’Italia di oggi del lavoro precario e sfruttato, a condizione che:

– Sia almeno di 9 euro e riguardi solo la paga oraria, senza assorbire gli altri istituti..

– Sia attuato subito in tutti i settori, senza deroghe scappatoie cavilli..

– Sia indicizzato, cioè rivalutato periodicamente ed automaticamente rispetto all’aumento del costo della vita. Continua a leggere

“Flussi migratori recenti e tutele possibili”. Relazione di P. Lorenzo Prencipe, Presidente dello CSER al convegno FAIM

Si è svolto venerdì scorso a Roma un importante seminario sull’ immigrazione e l’emigrazione, organizzato dal FAIM (Forum delle Associazioni Italiane nel Mondo), un consesso che raggruppa oltre 100 organizzazioni rappresentative dell’emigrazione italiana in decine di paesi europei ed extra-europei e che in Italia sono impegnate anche sul versante immigrazione.

Il seminario ha fornito importanti elementi conoscitivi sulla dimensione migratoria globale e sulla nuova emigrazione italiana che si configura ormai come la terza grande migrazione dal nostro paese, ricominciata con l’inizio della crisi economica del 2007-2008 e che ha dimensioni analoghe a quella del dopoguerra.

Alcune sintesi delle altre relazioni presentate (che possono essere lette QUI). In questa occasione presentiamo quella di P. Lorenzo Prencipe, Presidente dello CSER (Centro Studi Emigrazione Roma) dei Padri Scalabriniani, che fornisce un quadro complessivo e preciso delle persone in movimento sul pianeta, per origine e meta dei flussi ed individua una serie di orientamenti possibili per la gestione di un fenomeno che è destinato a proseguire e ad ampliarsi nei prossimi anni, coinvolgendo, come avviene già anche per molti paesi europei e l’Italia, anche milioni di residenti nei paesi sviluppati. Continua a leggere

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