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Cina

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BENVENUTI NEL NUOVO MONDO

di Vittorio Stano

… Tu sei al sicuro, io sono al sicuro !

“ L’Umanità è un tutto e la Terra è una patria. Di fronte alle sfide comuni, nessuno o nessun paese può sopravvivere da solo e l’unica via d’uscita per l’Umanità è aiutarsi a vicenda e vivere in armonia”. Una simbiosi che ha tre livelli: realizzazione di sè, realizzazione reciproca e realizzazione del mondo. (1)

Xi Jinping

Un Paese e un esercito senza comunicazioni fanno molta fatica a organizzare difesa e resistenza. L’Ucraina in guerra sembra contraddire questo principio. Infrastrutture tradizionali fuori uso, centrali telefoniche, antenne tv/telefonia mobile e connessioni Internet bombardate, eppure il governo ucraino e i militari, non ancora completamente domati, si connettono ai parlamenti e a redazioni di giornali di mezzo mondo. Come è possibile? Come ha fatto il sergente Leonid Kuznetsov della Guardia Nazionale Ucraina, asserragliato da giorni insieme ai suoi uomini del battaglione nazista Azov dentro l’acciaieria Azovstal di Mariupol, a comunicare con un giornalista del New York Times raccontando la sua storia e inviando un filmato? Come ha fatto a trovare una connessione Internet funzionante a Mariupol ? E’ tutto merito dei satelliti Starling dell’imprenditore sudafricano con cittadinanza canadese-naturalizzato statunitense, Elon Reeve Musk, CEO e CTO della compagnia aerospaziale SpaceX, CEO della casa automobilistica TESLA, cofondatore e CEO di Neuralink, proprietario di Twitter, presidente di SolarCity, fondatore di The Boring Company, cofondatore di PayPal, Open AI e…

I satelliti Starling da due mesi stanno garantendo l’accesso alla rete alla popolazione ucraina, in gran parte del paese. Lo scorso 26 febbraio il governo ucraino aveva inviato un appello via Twitter a Elon Musk, invitandolo a mettere a disposizione della popolazione colpita dalla guerra la rete di satelliti per telecomunicazioni Starling. Musk aveva immediatamente risposto dicendo che la rete Starling era già attiva su tutta l’Ucraina e che SpaceX avrebbe inviato le antenne e i terminali necessari per garantire la connettività. Starling prevede il lancio di migliaia di piccoli satelliti per telecomunicazioni così da formare una fitta rete tutta attorno alla Terra. Questo rende possibile che sopra le nostre teste ci sia, sempre, almeno un satellite in grado di garantire la connessione a Internet. Il sistema per funzionare ha bisogno di una parabola e uno speciale router. In una foto pubblicata su Twitter il vice premier ucraino Fedorov mostra l’arrivo in Ucraina di un camion che trasporta centinaia di queste piccole stazioni. Nel giro di pochi giorni l’azienda di Musk ha accelerato l’accensione dell’infrastruttura. Si tratta di uno dei progetti più ambiziosi del miliardario americano. Quindi è il miliardario Musk che sta consentendo di resistere agli ucraini filoamericani e alle decine e decine di migliaia (…forse più di 100mila) di contractors (2) al soldo della Blackwater e altre “aziende” anglosassoni che arruolano mercenari da mandare a combattere in Ucraina. Sono i satelliti Starling, a volte osservabili nelle notti più limpide, che permettono a politici e militari di collegarsi a Internet anche in caso di attacco alle infrastrutture tradizionali.

Il conflitto tra Russia e Ucraina è senza dubbio il più tecnologico mai combattuto, non solo per le armi più o meno sofisticate messe in campo dai due schieramenti.

ZELENSKY & Co.

L’entourage dell’ex attore-comico ucraino, osservato da vicino, è costituito da soggetti, tutti mediamente giovani. Molti hanno studiato o lavorato in Gran Bretagna, qualcuno negli Stati Uniti. Alcuni di loro, presentati dalle reti televisive occidentali o tramite video online, sono dotati di capacità argomentativa non banale, sono coordinati tra loro e sembrano usciti da una riunione briefing in cui tutti hanno condiviso una identica linea. Sembra evidente che Zelensky & Co. sia un gruppo coeso ed omogeneo di soggetti che condividono una precisa strategia politica per tenersi al potere in Ucraina. Ma per conto di chi ?, e soprattutto, per quale fine ?

Sappiamo quali siano i partners interessati: USA, GB, parte dell’Europa orientale, i vertici della burocrazia euro-unionista, il miliardario ucraino Kolomoinskyi (3), la NATO. Senza il sostegno attivo di questi importanti apparati politici, economici e militari che da più di 20anni finanziano e riempiono di armi il paese, l’Ucraina si sarebbe arresa ai Russi dopo 24 ore di combattimenti (4). Questo gruppo è diventato un partito politico poco prima che finisse la terza stagione della serie televisiva “Servant of the people” che vedeva Zelensky come protagonista. Senza avere un programma di governo, né piani per affrontare gli immani problemi del paese, basandosi su video virali, concerti di cabaret e battute al posto di una normale campagna elettorale, otteneva il 30% dei consensi.

Lo scenario politico ucraino era così articolato: ad ovest i nazionalismi di Poroshenko-Timoshenko, a est i filorussi schierati a sinistra, Zelensky allocato al centro. Il gruppo dei giovani di Zelenski era stato “confezionato” con tecniche di marketing e comunicazione mediatica molto occidentali. E’ accertata la collaborazione sul campo dei più esperti spin-doctors operanti nel mercato statunitense. Questi rendono la “speranza” di Zelenski realtà. Prima del 24 febbraio 2022 questa speranza stava scemando. Il gradimento di Zelenski era in discesa; la rielezione nel 2024 era improbabile. Questi giovani rampanti sembrano un gruppo di giovani europei occidentali e filo-anglosassoni che sono stati paracadutati in un complicato e declinante paese ex-sovietico. Sono svegli, non c’è dubbio. Sono dei “manipolati”? Delle marionette degli anglo-sassoni? Certo che lo sono, ma perché? Per fare cosa?

PRIMA DEL 24 FEBBRAIO 2022

Prima della guerra l’Ucraina era il 133° paese su 190 al mondo per PIL pro-capite. Si classificava tra il Guatemala e El Salvador. La Bulgaria, che ha la media più bassa nell’UE, è 84°. Già questo non avrebbe mai consentito all’Ucraina di entrare nell’UE. Inoltre con gli indicatori qualitativi come trasparenza, corruzione, sostenibilità e prospettive era ancora peggio: rendevano impossibile la sua ammissione all’UE. Dal 2000 al 2021 ha perso 6 milioni di abitanti (15% della popolazione) per migrazioni, scarsa fertilità (la più bassa d’Europa) ed elevata mortalità tra gli anziani. È dal 1994 che l’U. perde popolazione. Ha perso anche la Crimea e le Repubbliche Popolari del Donbass e forse bisognerà aggiungere gli abitanti dei diversi territori che continueranno a perdere durante il conflitto in corso. L’ultimo censimento (2000) attestava 42milioni di abitanti, ma altre stime più aggiornate, fatte dagli ucraini stessi, il numero di abitanti scendeva a 32milioni. Dal 24 febbraio 2022 fino ad oggi, in poco più di due mesi, altri 6 milioni di ucraini sono scappati come profughi. È da vedere poi quanti di questi resteranno nei paesi d’accoglienza o ritorneranno alle loro case. Intanto sono sempre di più quelli che vanno via. L’U. ha la più alta percentuale di popolazione femminile e il più alto indice di disuguaglianza di genere in Europa: 88° posto su 189 paesi (dati ONU). L’U. è al 2° posto in Europa per mortalità, dopo la Bulgaria. L’alto tasso di mortalità è dovuto all’inquinamento atmosferico, all’alcol, al tabagismo, alla cattiva alimentazione e alla cattiva qualità del sistema sanitario nazionale. La composizione etnica è mista: all’estremo occidente la popolazione è pienamente ucraina e tendenzialmente di cultura balto-slava europea. All’estremo oriente è più russofona. Il fiume Dnepr taglia in due il continuum ucraino e funge da separatore tra due diverse composizioni socio-demografiche. In U. è storicamente attiva la tratta di giovani donne avviate alla prostituzione. Altro ambito in cui la criminalità organizzata è attiva è il traffico d’armi, a partire dal 1991, quando inizia la grande svendita degli asset militari sovietici. Il rapporto del 2021 del Global Organized Crime Index indica l’U. come il principale mercato d’armi d’Europa. Soprattutto armi di piccolo e medio calibro e relative munizioni derivate dall’incessante flusso d’armamenti provenienti dagli USA da almeno 20anni. Queste armi venivano distribuite al terrorismo e alla criminalità di mezzo mondo. L’attuale flusso proveniente dall’Europa restia ad impegnarsi su armi più potenti e sofisticate, darà ancora più impulso al malefico traffico. Il rapporto del 2013 del dipartimento di Stato americano INCSR (International Narcotic Control Strategy Report) classifica l’U. come uno dei paesi chiave per il traffico di droga internazionale. Eroina e cocaina entrano in Europa tramite i porti di Odessa e Mariupol. La mafia ucraina è in solidi affari (armi, droga, prostituzione) con la ‘ndrangheta calabrese. La vaccinazione anti-covid19 è tra le più basse al mondo (38%). Nella speciale classifica del The Economist condotta nel 2006 l’U. era all’80° posto del Democracy Index, tra le isole Fiji e il Senegal. Era qualificata come “regime ibrido”. Dal 2020, il governo ha intrapreso una serrata lotta con la Corte Costituzionale per amministrare con più “disinvoltura” e per poter saltare le cautele costituzionali.

Da 2 mesi, complice la guerra, ha potuto arrestare e far sparire molta gente scomoda, silenziando i media non conformisti, mettendo fuori legge i partiti “nemici”. È in vigore la legge marziale.

L’Ucraina verso la fine degli anni ’90 era già un paese fallito. Troppo grande, troppo poco popolato, troppo etnicamente disomogeneo, troppo asimmetrico nei generi, troppo povero, troppo agro-industriale mentre l’occidente si è sviluppato nei servizi, troppo vicina ai minacciosi russi. Troppi interessi contrastanti, come quelli degli oligarchi, tra i quali vi è un congruo numero di veri e propri delinquenti dediti al traffico di donne, armi e droga, spesso proprietari di vari mezzi di informazione. L’oligarca Kolomoinski è proprietario di media, industrie, banche, squadre di calcio e… da moderno “capitano di ventura” anche un esercito privato di 12mila nazisti in armi, il famigerato battaglione Azov, che obbediscono ai suoi ordini. Da qualche settimana il battaglione Azov è stato integrato nelle forze armate ucraine. Ma non cambia nulla: nazisti erano e rimangono!, anche se ultimamente assurti a “eroi della patria ucraina”.

Un sistema del genere non aveva nessun futuro. Come avrebbe fatto ad entrare nell’UE ? un sistema del genere non interessava a nessuno, nemmeno all’entourage di Zelenski. E ora, che fare ?

L’OBIETTIVO DI ZELENSKI: “FARE DELL’UCRAINA UNA GRANDE ISRAELE”

Zelenski lo ha dichiarato ai primi di aprile: fare dell’Ucraina una Grande Israele. L’obiettivo non ha niente di religioso ma è geopolitico e strategico economico. È tutta farina del suo sacco ? Certo che no . Israele è un paese che non ha mai conosciuto la pace. È circondato da nemici. Per difendersi ha dovuto militarizzare la vita civile e asservire la direzione economica a questa. Nel 2009 Israele fu definita una Start up Nation. I primati tecnologici, di brevetto e sviluppo nelle nuove tecnologie è universalmente riconosciuto. Le ricadute positive sul comparto civile sono anche importanti, ma tutto parte dalle strategie militari. I Palestinesi sono le loro povere vittime.

Zelenski si candida a ospitare qualcosa di simile sul suolo ucraino restante dopo la fine di questa guerra ? La guerra l’Ucraina l’ha già persa. Se i Russi arrivano fino a Odessa, città russa per antonomasia, l’Ucraina non avrà più sbocco al mare. Attraverso l’Ucraina gli Stati Uniti vogliono costringere l’UE nella morsa atlantica, bloccare le vie della seta e tornare al duello Est-ovest. Lo scambio USA-UE prevede il riarmo della Germania. Una volta ottenuto, l’UE si è lanciata in prima linea, dopo un’ apparente perplessità iniziale. Intanto la balcanizzazione dell’Europa orientale è ormai cosa fatta. Ma il futuro non è scritto…

I biolaboratori in conto terzi di cui si vocifera l’esistenza già oggi in Ucraina (30 sarebbero quelli gestiti dai soli americani) disegnano una possibilità di ospitare le forme di ricerca più avanzate ma anche più rischiose, ad esempio sull’AI (Artificial Intelligenz). Elon Musk ha già portato i terminali per Starling. La ricerca avanzata in questi campi è rischiosa per paesi come USA, GB, Francia, e Germania, per cui delocalizzare i rischi in Ucraina preserva i propri cittadini da questi rischi e le autorità da sicure proteste degli stessi.

Gli investimenti militari e una mentalità orientata all’efficienza digitale, necessaria per qualunque guerra, potrebbero rappresentare lo stesso motore d’innovazione per l’Ucraina, che già conta 4 Innovation Park, a Kiev e a Charkiv, che aiutano talenti, inventori e imprenditori a incontrarsi e a farli interagire organicamente tra loro, creando spazio per una rapida crescita e partneship vantaggiose per tutti. L’ecosistema Unit.City di Kiev e Charkiv contempla nelle sue strutture anche collaudati strumenti di networking internazionale e potenziamento aziendale, inclusi programmi di sovvenzione e tutoraggio di Amazon e dell’Università di Berkeley. Unit.City a Kiev è già oggi il più importante parco tecnologico dell’Europa orientale. Ma, come nel caso israeliano, questo tipo di sviluppo economico, centrato sull’ICT (Information and Communication Technologies), può reggere solo su una demografia più giovane e contenuta di quella precedente.

Se per realizzare questo disegno Zelenski sta mettendo in conto la fuga di milioni di suoi concittadini e la morte di chissà quanti altri, dandoli in pasto ai carrarmati russi, è un cinico criminale. Da quando è stato eletto la scia di sangue ucraino si fa copiosa sotto i suoi piedi e più persevera e più si allargherà.

Zelenski & Co. si sono mostrati pronti al conflitto e lo stanno gestendo, aiutati da abili spin doctors americani, in modo davvero abile. Le sue apparizioni televisive e i videomessaggi mandati in giro per il mondo sembrano spesso trailer di film gialli e di gangster. Allucinante quello rivolto al parlamento greco: il “nostro eroe” è apparso tra due sgherri del battaglione Azov mummificati e armati. La protesta dei parlamentari greci è stata veemente.

Sembra che Zelenski & Co. avevano e hanno bisogno della guerra per far fare ai russi, operazioni di semplificazione dell’Ucraina. Rimpicciolire un territorio ingestibile e irriformabile. Una prova è non essere interessati alla pace. A far fallire gli ipotetici tavoli di trattativa ci pensano gli americani, con il loro senile e russofobo presidente e gli inglesi con il loro rozzo e oltranzista premier-gaffeur. Zelenski è il “servant” degli anglo-sassoni, prono a considerare questa guerra una sorta di operazione senza anestesia, necessaria ma dolorosa, per i regolamenti di conti nella battaglia di grande strategia tra bipolarismo e multilateralismo. Naturalmente non sono loro a dirigere le danze. Da chi le dirige, Z.&Co. cercano protezione, gratitudine ed investimenti futuri, oltre che i necessari piani Marshall per la ricostruzione. Z. ha già detto che vuole almeno 500 miliardi di dollari per ricostruire la mini Ucraina/Grande Israele in conflitto permanente con russi e ucraini filo-russi (5). Chi pagherà ?

Nella fase di retrazione del globalismo dell’impero americano, che sta richiamando una parte dei propri tentacoli, per consolidarsi e arroccarsi sulle posizioni più facilmente difendibili per l’occidente egemonizzato e colonizzato da loro stessi. Gli spaventosi costi economici li pagheranno i Paesi che sono alla periferia dell’impero, in proporzione al potere contrattuale delle varie parti. L’Italia è tra questi. Questa fase durerà certamente diversi anni. La demonizzazione di Putin, e dei russi in toto, è funzionale a creare una barriera nel sentire popolare, che induca nel lungo periodo a separare Russia ed Europa, riconducendo economicamente l’Europa pienamente sotto l’ala americana.

L’Europa, cui gli USA avevano allentato la catena negli ultimi 30anni, lasciando che dopo il trattato di Maastricht essa divenisse un polo neoliberale autonomo, viene chiamata all’ordine. L’idea, cullata da molti europeisti, che l’UE fosse il nucleo di una forza mondiale autonoma viene riportata alla dura realtà: salvo i fratelli minori degli USA nel Regno Unito, l’Europa dal 1945 non è mai stata altro che una colonia americana, territorio occupato. Dal 1945 60mila soldati americani occupano permanentemente il suolo europeo. (6)

L’americanizzazione culturale ha proceduto in maniera capillare a tutti i livelli, sempre però all’ombra silente di una dipendenza militare assoluta (cui solo la Francia ha occasionalmente opposto qualche mugugno). Così si spiega anche il compattamento europeo attorno alla posizione americana. L’UE ha preso coscienza del fatto che la sconfitta del nazionalismo filo-europeista ucraino l’avrebbe costretta a fare i conti con la Russia in altro modo, rispettandone il ruolo di grande potenza e ponendo fine al tentativo di rovesciarne gli equilibri interni per farne un terreno di caccia del tipo di quello aperto a suo tempo da Eltsin e Gorbabaciov. Adesso che il conflitto è aperto, gli appelli alla trattativa non hanno basi reali. Gli esiti dipenderanno da quello che si determinerà sul campo di battaglia e dalla forma che prenderà la guerra. Su questo possiamo metterci l’anima in pace…

…Bisogna dunque rassegnarsi con fatalismo alla guerra ? Certamente no. Occorre invece intervenire, ma nel modo giusto, avendo coscienza di qual è il nemico, capendo che bisogna rovesciare la logica di chi vede l’Ucraina aggredita dai Russi e i Russi responsabili dell’aggressione, e APRENDO LO SCONTRO CON UN GOVERNO COME IL NOSTRO CHE COLLABORA ALLA GUERRA. La PACE si conquisterà tanto più rapidamente quanto più si riuscirà a indebolire la posizione di chi la guerra l’ha voluta realmente e lungamente preparata.

In Italia il governo Draghi ha calato l’elmetto anche a quel 60% di Italiani contrario alla guerra. Inoltre un solido 30% di elettori democratici e pacifisti non si sente rappresentato da nessun partito dell’arco costituzionale. In 2 anni siamo passati dallo Stato di diritto allo Stato dei permessi. Il 90% della popolazione è stato convinto a vaccinarsi anche grazie all’operato congiunto di tv e virologi. Adesso tra una pubblicità e l’altra, la solita tv sostituisce i virologi con “esperti militari” che danno la linea per interpretare la realtà raccontando quello che avviene in Ucraina.

…Non la vedo bene per la Pace. Nel senso che questa volta gli USA o vincono o perdono. Russia e USA giocheranno “cinicamente” le loro carte sulla pelle dell’intera Europa, per ora quella orientale, ma di riflesso su quella occidentale, ovviamente. Economicamente verrà colpita tutta. Le popolazioni europee sono allo sbando. Nessuna di loro controlla le proprie élites. Sono manipolate, divise ,usate e impoverite. Sostanzialmente cacciate in una “guerra civile” del “si salvi chi può” . Non ne sono consapevoli, quando lo saranno, sarà troppo tardi. Non si può sapere quanto lungo sarà questo processo. Dipenderà da molti fattori in movimento. Il più importante sarà dato dal grado di convinzione che Francia, Germania e Italia metteranno nel loro appoggio agli USA. Se diventerà accordo globale alla conquista della Russia, sarà guerra atomica. Il destino dell’Europa è nelle sue mani. In questo momento l’Europa si sta suicidando. Per la terza volta. Niente fa pensare che sceglierà un’altra strada.

…Ma, proprio per questo, io credo che ha senso farsi delle domande lecite:

  • Ha senso che per far esistere la NATO e far entrare altri paesi andiamo verso la guerra nucleare, la fame, la miseria ?
  • Ha senso avere la NATO e dover fare la fame ?
  • HA SENSO LA NATO ?
  • Davvero l’Ucraina non può vivere come la Finlandia e dobbiamo fare una guerra mondiale per farla entrare nella NATO ?
  • Dobbiamo razionare il cibo e la corrente perché l’Ucraina non può essere neutrale e deve entrare per forza nella NATO ? Quando ? Quando saremo morti ?
  • Ha senso una terza guerra mondiale (nucleare) per far entrare l’Ucraina nella NATO ? Ci entreranno da morti?

È LA NATO IL PERICOLO !!!

… SCIOGLIERE LA NATO E… FUORI LA GUERRA DALLA STORIA !!!!!!!!!!

VITTORIO STANO

Note

  1. Nella cultura cinese l’ordine cosmologico non può essere “perfezionato” dalla technè, perché è sempre anche un ordine morale. Ne segue che la verità non può derivare dalla violenza, ma solo dall’armonia. Incarnando l’armonia. Quindi la relazione tra umani è pensata a partire dalla risonanza, anziché come nel pensiero greco sulla guerra (polemos) e il conflitto (eris). Nel taoismo il principio del governo sarà wu wei zhi zhi , governare senza intervenire, ovvero lasciare che le cose siano, si sviluppino, diventino se stesse e raggiungano il proprio potenziale. Avremmo da imparare se sapessimo essere con l’altro. Il tema al cuore della filosofia cinese non è l’ “essere” , quanto il vivente.
  2. Contractors : mercenari arruolati da aziende private anglosassoni; armati ,finanziati e addestrati da USA, Francia, Gran Bretagna e Canada. Sono di almeno 19 nazionalità (Svizzera compresa). Sono peggiori dei nazisti. Nel 2014 Newsweek li associava all’ISIS. Contano più di 102mila uomini (Reuters). Dal 2020 costituiscono il 40% delle forze armate ucraine. Le aziende che li arruolano sono: Blackwater (USA), STAM (GranBretagna), G4S (GranBretagna/Londra). I mercenari ricevono armi, vitto, alloggio, uniformi gratuiti e un salario. Il salario base è di 1000 $ al mese +30% (1400 $) per introdurre armi europee dai confini porosi (Ungheria, Romania, paesi baltici, …) +70% azioni pericolose: 2500 -3000 $ al mese. Chi paga? La NATO? La CIA di sicuro! La Blackwater arruola circa 35mila unità all’anno. Lavorano a contratto con il Pentagono o con il Ministero della Difesa Britannico. La Polonia è il punto di raccolta della “brigata volontari per l’Ucraina”. I mercenari sono arrivati dal Canada, Giappone, Finlandia, Gran Bretagna, Francia, Sudan, USA, …
  3. Kolomoinskji : miliardario ucraino, signore e padrone di Dnipro (centro di produzione degli armamenti di tutta l’ex-URSS), proprietario di media, industrie, banche, squadre di calcio e… da moderno “capitano di ventura”, anche un esercito privato di 12mila nazisti in armi (il famigerato battaglione Azov) che obbediscono ai suoi ordini. Da alcune settimane queste bande di assassini sono state integrate nelle forze armate ucraine. Ma che cambia ? sempre nazisti sono !, anche se assurti a “eroi della patria ucraina”. Kolomoinski è anche il finanziatore di Zelenski. Dopo aver finanziato la fortunata serie televisiva “Servant of the people”, finanzia il partito e anche Zelenski stesso: nei “Pandora papers” resi pubblici da Julian Assange spunta un conto cifrato intestato a lui con 40milioni di dollari. Alla faccia del Servant of the people.
  4. Esercito ucraino: teoricamente composto da 300mila uomini era nell’ottobre 2018 in uno stato disastroso. Aveva perso 2700 uomini nel Donbass (di cui: 897 per malattia, 318 in incidenti stradali, 177 in altri incidenti, 175 per droghe, alcol, 182 per incauto maneggio d’armi, 288 per omicidio, 615 per suicidio). Dal 2014 operavano nel paese i mercenari che tesero a cittadini, forze regolari e polizia la trappola di Piazza Maidan durante il colpo di Stato. In seguito i mercenari si spostarono nel Donbass per massacrare i separatisti. Il Ministero ucraino si rivolse alla NATO per rendere le sue forze più presentabili. Così per compensare la mancanza di soldati, il governo ucraino e la NATO hanno rafforzato le milizie paramilitari. Il Donbass è un pretesto. Se si trattasse di colpire direttamente la Russia allora si potrebbe sacrificare l’Europa intera: Fuck the EU!, Victoria Nuland, 2014.
  5. Soldi all’Ucraina 1991-2022 : dal 1991 al 2014 , 7,5 miliardi di $ USA (6,5 mld Congresso Americano; 1 mld Fondo Fiduciario Nato /FFN ; 2 mld di sterline GB donati a Kiev ; 10 mld di $ da Eric Prince fondatore di Blackwater ; 500 milioni di € dall’UE per il riarmo di Zelenski/fine marzo 2022 ; USA/Biden, marzo 2022 , 2 miliardi ; ITALIA, fine marzo 2022 , 110 milioni di € , per difesa Kiev . Dal 1991 ad oggi: circa 300 miliardi di dollari sono arrivati in Ucraina. A questi vanno aggiunti quelli che arrivano da febbraio 2022 (+ Euro e sterline) Fonte: Cumpanis
  6. USA grande esportatore… di disastri : dal 1945 al 2001 ci sono stati 248 conflitti armati in 153 regioni, di questi ben 201 sono stati avviati dagli Stati Uniti ; dalla fine della guerra fredda : 80 operazioni armate all’estero , 800mila morti (335mila civili) + 21 milioni di emigrati.

L’imminente rivoluzione finanziaria globale: la Russia segue il copione americano

Ellen Brown ha scritto un articolo imperdibile che spiega con rara lucidità quale sia la posta in gioco dello scontro in atto tra Russia e Stati Uniti. Se in Italia esistesse ancora un giornalismo economico (o anche solo un giornalismo), di questo si dovrebbe parlare.
Nessun paese ha sfidato con successo l’egemonia globale del dollaro USA prima d’ora.
L’articolo originale in inglese è nel suo blog e qui di seguito eccone la traduzione.

I critici stranieri hanno sempre stigmatizzato il “privilegio esorbitante” che ha il dollaro USA come valuta di riserva globale. Gli Stati Uniti possono emetterla sostenuti nient’altro che dalla “piena fede e credito degli Stati Uniti “. I governi stranieri, avendo bisogno di dollari, non solo li accettano nel commercio, ma acquistano titoli statunitensi, finanziando efficacemente il governo statunitense e le sue guerre estere.
Ma nessun governo è stato abbastanza potente da rompere quell’accordo fino ad ora. Come è successo e cosa significherà per gli Stati Uniti e le economie globali?

L’ascesa e la caduta del petrodollaro

Innanzitutto, un po’ di storia: il dollaro USA è stato adottato come valuta di riserva globale alla conferenza di Bretton Woods nel 1944, quando il dollaro era ancora sostenuto dall’oro sui mercati globali. L’accordo prevedeva che l’oro e il dollaro sarebbero stati accettati in modo intercambiabile come riserve globali, i dollari sarebbero stati convertibili in oro su richiesta a $ 35 l’oncia. I tassi di cambio di altre valute sono stati fissati rispetto al dollaro.

Ma quell’accordo è stato rotto dopo che la politica “guns and butter” del presidente Lyndon Johnson ha esaurito le casse degli Stati Uniti finanziando sia la guerra in Vietnam che i suoi programmi sociali “Great Society” all’interno. Il presidente francese Charles de Gaulle, sospettando che gli Stati Uniti stessero finendo i soldi, cambiò gran parte dei dollari francesi in oro. Altri paesi seguirono il suo esempio o minacciarono di farlo.

Nel 1971, il presidente Richard Nixon pose fine alla convertibilità del dollaro in oro a livello internazionale (nota come “chiusura della finestra dell’oro”), al fine di evitare il prosciugamento delle riserve auree statunitensi.

Il valore del dollaro è poi crollato rispetto ad altre valute negli scambi globali. Per sostenere la situazione, Nixon e il Segretario di Stato Henry Kissinger fecero un accordo con l’Arabia Saudita e i paesi OPEC i quali avrebbero venduto petrolio solo in dollari e che tali dollari sarebbero stati depositati nelle banche di Wall Street e della City di Londra. In cambio, gli Stati Uniti avrebbero difeso militarmente i paesi OPEC.

Il ricercatore economico William Engdahl ha presentato anche le prove di una ‘promessa’ per la quale il prezzo del petrolio avrebbe dovuto quadruplicarsi. Una crisi petrolifera innescata da una breve guerra mediorientale fece quadruplicare il prezzo del petrolio e l’accordo OPEC fu finalizzato nel 1974.

L’accordo è rimasto in essere fino al 2000, quando Saddam Hussein lo ruppe vendendo petrolio iracheno in euro. Il presidente libico Omar Gheddafi seguì l’esempio. Entrambi i presidenti furono assassinati e i loro paesi furono distrutti da una guerra con gli Stati Uniti. Il ricercatore canadese Matthew Ehret osserva :

Non dobbiamo dimenticare che l’alleanza Sudan-Libia-Egitto, sotto la guida combinata di Mubarak, Gheddafi e Bashir, si era mossa per stabilire un nuovo sistema finanziario garantito dall’oro al di fuori del FMI/Banca mondiale per finanziare uno sviluppo su larga scala in Africa.

Se questo programma non fosse stato minato dalla distruzione della Libia guidata dalla NATO, dalla spartizione del Sudan e dal cambio di regime in Egitto, il mondo avrebbe assistito all’emergere di un importante blocco regionale di stati africani che modellava i propri destini al di fuori dei giochitruccati della finanza controllata dagli anglo-americani per la prima volta nella storia.

L’ascesa del PetroRublo

La prima sfida di una grande potenza a quello che divenne noto come il petrodollaro è arrivata nel 2022. Nel mese successivo all’inizio del conflitto in Ucraina, gli Stati Uniti e gli alleati europei hanno imposto pesanti sanzioni finanziarie alla Russia, in risposta all’invasione militare.

Le misure occidentali includevano il congelamento di quasi la metà dei 640 miliardi di dollari USA di riserve finanziarie della banca centrale russa, l’espulsione di molte delle più grandi banche russe dal sistema di pagamento globale SWIFT, l’imposizione di controlli sulle esportazioni volti a limitare l’accesso della Russia alle tecnologie avanzate, la chiusura del loro spazio aereo e portuale ad aerei e navi russi, oltre a istituire sanzioni personali contro alti funzionari russi e magnati di alto profilo. I russi preoccupati si sono affrettati a ritirare i rubli dalle loro banche e il valore del rublo è precipitato sui mercati globali proprio come il dollaro USA nei primi anni ’70.

Le certezze riposte nel dollaro USA come valuta di riserva globale, sostenuta “dalla piena fiducia e dal credito degli Stati Uniti”, erano state completamente infrante.
Il presidente russo Vladimir Putin ha dichiarato, in un discorso del 16 marzo, che gli Stati Uniti e l’UE non hanno rispettato i loro obblighi e che il congelamento delle riserve russe aveva segnato la fine dell’affidabilità dei cosiddetti ‘asset di prima classe’.
Il 23 marzo Putin ha annunciato che il gas naturale russo sarebbe stato venduto a “paesi ostili” solo in rubli russi, anziché in euro o dollari attualmente utilizzati. Quarantotto nazioni sono considerate “ostili” dalla Russia, inclusi Stati Uniti, Gran Bretagna, Ucraina, Svizzera, Corea del Sud, Singapore, Norvegia, Canada e Giappone (e Italia n.d.t.)

Putin ha osservato che più della metà della popolazione mondiale rimane “amica” della Russia. I paesi che non hanno votato per sostenere le sanzioni includono due grandi potenze, Cina e India, insieme al Venezuela, Turchia e altri paesi del “sud globale”. I paesi “amici”, ha detto Putin, ora possono acquistare dalla Russia in varie valute.

Il 24 marzo, il parlamentare russo Pavel Zavalny ha affermato in una conferenza stampa che il gas potrebbe essere venduto in Occidente per rubli o oro e in paesi “amici” per valuta nazionale o bitcoin.

I ministri dell’Energia delle nazioni del G7 hanno respinto la richiesta di Putin, sostenendo che violava i termini del contratto del gas che richiedevano la vendita in euro o dollari. Ma il 28 marzo, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha affermato che la Russia “non è impegnata in beneficenza” e non fornirà gas all’Europa gratuitamente (cosa che farebbe se le vendite fossero in euro o dollari che attualmente non può utilizzare nel commercio). Le stesse sanzioni sono una violazione degli accordi sulla disponibilità delle valute sui mercati globali.

Bloomberg riferisce che il 30 marzo Vyacheslav Volodin, presidente della Camera bassa del parlamento russo, ha suggerito in un post su Telegram che la Russia potrebbe ampliare l’elenco delle merci per le quali richiede il pagamento dall’Occidente in rubli (o oro) per includere il grano, petrolio, metalli e altro.

L’economia russa è molto più piccola di quella degli Stati Uniti e dell’Unione Europea, ma la Russia è un importante fornitore globale di materie prime chiave, inclusi non solo petrolio, gas naturale e cereali, ma anche legname, fertilizzanti, nichel, titanio, palladio, carbone, azoto e metalli delle terre rare utilizzati nella produzione di chip per computer, veicoli elettrici e aeroplani.

Il 2 aprile, il colosso russo del gas Gazprom ha ufficialmente interrotto tutte le consegne in Europa attraverso il gasdotto Yamal-Europa, un’arteria fondamentale per le forniture energetiche europee.

Il professore di economia britannico Richard Werner definisce la mossa russa intelligente, una replica di ciò che fecero gli Stati Uniti negli anni ’70. Per ottenere materie prime russe, i paesi “ostili” dovranno acquistare rubli, facendo salire il valore del rublo sugli scambi globali proprio come il bisogno di petrodollari sostenne il dollaro USA dopo il 1973. Infatti, entro il 30 marzo, il rublo era già tornato ai livelli di un mese prima.

Una pagina al di fuori della sceneggiatura del “sistema americano”.

La Russia sta seguendo gli Stati Uniti non solo nell’agganciare la sua valuta nazionale alla vendita di un bene fondamentale, ma in un protocollo precedente, quello che i leader americani del 19 ° secolo chiamavano il “Sistema Americano” di moneta e credito sovrano.

I suoi tre pilastri erano:
(a) sussidi federali per miglioramenti interni e per finanziare le industrie nascenti della nazione;
(b) dazi per proteggere quelle industrie;
(c) credito facile emesso da una banca nazionale.

Michael Hudson, un ricercatore professore di economia e autore tra l’altro di “Super-Imperialism: The Economic Strategy of American Empire”, osserva che le sanzioni stanno costringendo la Russia a fare ciò che è stata riluttante a fare da sola: tagliare la dipendenza dalle importazioni e sviluppare le proprie industrie e infrastrutture. L’effetto, dice, è equivalente a quello dei dazi protettivi.

In un articolo intitolato “The American Empire Self-destructs”, Hudson scrive delle sanzioni russe (che in realtà risalgono al 2014):

La Russia era rimasta affascinata dall’ideologia del libero mercato per adottare misure per proteggere la propria agricoltura o industria. Gli Stati Uniti hanno fornito l’aiuto necessario imponendole l’autosufficienza interna (tramite sanzioni). Quando gli stati baltici hanno perso il mercato russo del formaggio e di altri prodotti agricoli, la Russia ha rapidamente creato il proprio settore caseario mentre diventava il principale esportatore mondiale di cereali…

La Russia sta scoprendo (o è sul punto di scoprirlo) che non ha bisogno di dollari americani come supporto per il tasso di cambio del rublo. La sua banca centrale può creare i rubli necessari per pagare i salari interni e finanziare la formazione di capitale. Le confische statunitensi potrebbero quindi portare la Russia a porre fine alla filosofia monetaria neoliberista, come Sergei Glaziev ha sostenuto a lungo secondo la Modern Monetary Theory …

I politici americani stanno costringendo i paesi stranieri a fare ciò che non hanno avuto il coraggio di fare da loro stessi, cioè a sostituire il FMI, la Banca Mondiale e altre armi della diplomazia statunitense. Invece i paesi dell’Europa, del Vicino Oriente e del Sud del mondo che si non seguono i loro stessi interessi economici a lungo termine, l’America li sta allontanando, come ha fatto con Russia e Cina.

Glazyev e il reset eurasiatico

Sergei Glazyev, menzionato sopra da Hudson, è un ex consigliere del presidente Vladimir Putin e del ministro per l’integrazione e la macroeconomia della Commissione economica dell’Eurasia, l’organismo di regolamentazione dell’Unione economica eurasiatica (EAEU). Ha proposto di utilizzare strumenti simili a quelli del “Sistema americano”, inclusa la conversione della Banca centrale russa in una “banca nazionale” che emette la propria valuta russa e fornisce credito per lo sviluppo interno. Il 25 febbraio, Glazyev ha pubblicato un’analisi delle sanzioni statunitensi intitolata “Sanctions ande Sovereignty”, in cui affermava:

[Il] danno causato dalle sanzioni finanziarie statunitensi è indissolubilmente legato alla politica monetaria della Banca di Russia… La sua essenza si riduce a uno stretto legame della questione del rublo con gli utili dell’export e con il tasso di cambio rublo-dollaro. Si crea, infatti, nell’economia un’artificiale penuria di denaro, e la rigida politica della Banca Centrale porta a un aumento del costo dei prestiti, che uccide l’attività imprenditoriale e ostacola lo sviluppo delle infrastrutture nel Paese.

Glazyev ha affermato che se la banca centrale sostituisse i prestiti in essere con i suoi partner occidentali con prestiti propri, la capacità di credito russa aumenterebbe notevolmente, prevenendo un calo dell’attività economica senza creare inflazione.

La Russia ha accettato di vendere petrolio all’India nella sua valuta sovrana, la rupia; in Cina in yuan; e alla Turchia in lire turche. Queste valute nazionali possono quindi essere spese per i beni e i servizi venduti da quei paesi.

Auspicabilmente, ogni paese dovrebbe essere in grado di commerciare nei mercati globali nella propria valuta sovrana; ecco cos’è una valuta fiat: un mezzo di scambio sostenuto dall’accordo tra le persone come misura del valore dei propri beni e servizi, sostenuto dalla “piena fede e credito” della nazione.

Ma questo tipo di sistema di baratto globale potrebbe crollare, proprio come fanno i sistemi di baratto locali, se una parte del commercio non volesse più i beni o i servizi dell’altra. In tal caso sarebbe necessaria una valuta di riserva intermedia per fungere da mezzo di scambio.

Glazyev e le sue controparti ci stanno lavorando. In un’intervista tradotta pubblicata su The Saker, Glazyev ha dichiarato:

Attualmente stiamo lavorando a una bozza di accordo internazionale sull’introduzione di una nuova valuta di regolamento mondiale, ancorata alle valute nazionali dei paesi partecipanti e ai beni scambiati che determinano i valori reali. Non avremo bisogno di banche americane ed europee. Nel mondo si sta sviluppando un nuovo sistema di pagamento basato sulle moderne tecnologie digitali con blockchain, dove le banche stanno perdendo importanza.

Russia e Cina hanno entrambe sviluppato alternative al sistema di messaggistica SWIFT da cui alcune banche russe sono state sospese. Il commentatore londinese Alexander Mercouris fa l’interessante osservazione che uscire dallo SWIFT significa che le banche occidentali non possono tracciare le operazioni russe e cinesi.

L’analista geopolitico Pepe Escobar riassume i piani per un reset finanziario eurasiatico/cinese in un articolo intitolato “Salute all’oro russo e al Petroyuan cinese”. Lui scrive:

Ci è voluto molto tempo, ma finalmente stanno emergendoalcuni lineamenti chiave delle nuove fondamenta del mondo multipolare.

Venerdì 1 marzo, dopo una riunione in videoconferenza, l’Eurasian Economic Union (EAEU) e la Cina hanno concordato di progettare il meccanismo per un sistema monetario e finanziario internazionale indipendente. L’EAEU, composta da Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Bielorussia e Armenia, sta stabilendo accordi di libero scambio con altre nazioni eurasiatiche e si sta progressivamente interconnettendo con la Chinese Belt and Road Initiative (BRI).

A tutti gli effetti pratici, l’idea viene da Sergei Glazyev, il più importante economista indipendente della Russia.
Abbastanza diplomaticamente, Glazyev ha attribuito il concretizzarsi della sua idea alle comuni sfide e ai rischi associati al rallentamento economico globale e alle misure restrittive contro gli stati dell’EAEU e la Cina”.

Traduzione: poiché la Cina è una potenza eurasiatica tanto quanto la Russia, devono coordinare le loro strategie per aggirare il sistema unipolare degli Stati Uniti.

Il sistema eurasiatico sarà basato su “una nuova valuta internazionale”, molto probabilmente con riferimento allo yuan, calcolato come indice delle valute nazionali dei paesi partecipanti, nonché dei prezzi delle materie prime.

Il sistema eurasiatico è destinato a diventare una seria alternativa al dollaro USA, poiché l’EAEU potrebbe attrarre non solo le nazioni che hanno aderito alla BRI ma anche i principali attori della Shanghai Cooperation Organization (SCO) e dell’ASEAN. Gli attori dell’Asia occidentale, Iran, Iraq, Siria, Libano, saranno inevitabilmente interessati.

Privilegio esorbitante o onere esorbitante?

Se quel sistema avrà successo, quali saranno gli effetti sull’economia statunitense?
La ‘stratega degli investimenti’ Lynn Alden scrive, in un’analisi dettagliata intitolata “The Fraying of the US Global Currency Reserve System”, che ci sarà dolore a breve termine, ma, a lungo termine, la cosa andrà a beneficio dell’economia statunitense.

L’argomento è complicato, ma la linea di fondo è che il predominio del dollaro come valuta di riserva ha portato alla distruzione della nostra base manifatturiera e all’accumulo di un enorme debito federale. La condivisione dell’onere della valuta di riserva avrebbe l’effetto che le sanzioni stanno avendo sull’economia russa: di alimentare le industrie nazionali come farebbero dazi, consentendo la ricostruzione della base manifatturiera americana.

Altri commentatori affermano anche che essere l’unica valuta di riserva globale è più un onere esorbitante che un privilegio esorbitante. La perdita di tale status non porrebbe fine all’importanza del dollaro USA, che è troppo fortemente radicato nella finanza globale per essere rimosso, ma potrebbe significare la fine del petrodollaro come unica valuta di riserva globale e la fine delle devastanti guerre petrolifere finanziate per mantenere il suo dominio.

FONTE: https://storiasegreta.com/2022/04/10/limminente-rivoluzione-finanziaria-globale-la-russia-segue-il-copione-americano/

Lo zar russo della geoeconomia, Sergey Glazyev, introduce il nuovo sistema finanziario globale

di Pepe Escobar (Traduzione da The Cradle)

Il nuovo sistema monetario mondiale, sostenuto da una valuta digitale, sarà sostenuto da un paniere di nuove valute estere e risorse naturali. E libererà il Sud del mondo sia dal debito occidentale che dall’austerità indotta dal FMI.

Sergey Glazyev è un uomo che vive proprio nell’occhio del nostro attuale uragano geopolitico e geoeconomico. Uno degli economisti più influenti al mondo, membro dell’Accademia delle scienze russa ed ex consigliere del Cremlino dal 2012 al 2019, negli ultimi tre anni ha guidato il portafoglio super strategico di Mosca come ministro incaricato dell’integrazione e Macroeconomia dell’Unione economica dell’Eurasia (EAEU).

La recente produzione intellettuale di Glazyev è stata a dir poco trasformativa, sintetizzata dal suo saggio Sanzioni e sovranità e da un’ampia discussione sul nuovo paradigma geoeconomico emergente in un’intervista a una rivista economica russa.

In un altro dei suoi recenti saggi, Glazyev commenta come “sono cresciuto a Zaporozhye, vicino al quale sono in corso pesanti combattimenti per distruggere i nazisti ucraini, che non sono mai esistiti nella mia piccola Patria. Ho studiato in una scuola ucraina e conosco bene la letteratura e la lingua ucraina, che da un punto di vista scientifico è un dialetto russo. Non ho notato nulla di russofobo nella cultura ucraina. Nei 17 anni della mia vita a Zaporozhye, non ho mai incontrato un solo Banderista.

Glazyev è stato gentile a prendersi del tempo dal suo fitto programma per fornire risposte dettagliate a una prima serie di domande in quella che ci aspettiamo diventi una conversazione in corso, incentrata soprattutto sul Sud del mondo. Questa è la sua prima intervista con una pubblicazione straniera dall’inizio dell’Operazione Z. Mille grazie ad Alexey Subottin per la traduzione russo-inglese.

The Cradle: Sei in prima linea in uno sviluppo geoeconomico rivoluzionario: la progettazione di un nuovo sistema monetario/finanziario attraverso un’associazione tra EAEU e Cina, bypassando il dollaro USA, con una bozza che sarà presto conclusa. Potresti forse anticipare alcune delle caratteristiche di questo sistema – che non è certo un Bretton Woods III – ma sembra essere una chiara alternativa al consenso di Washington e molto vicino alle necessità del Sud del mondo?

Glazyev: In un attacco di isteria russofobica, l’élite dominante degli Stati Uniti ha giocato il suo ultimo “asso della briscola” nella guerra ibrida contro la Russia. L’aver “congelato” le riserve valutarie russe nei conti di deposito delle banche centrali occidentali, i regolatori finanziari degli Stati Uniti, dell’UE e del Regno Unito ha minato lo status del dollaro, dell’euro e della sterlina come valute di riserva globali. Questo passo ha fortemente accelerato il continuo smantellamento dell’ordine economico mondiale basato sul dollaro.

Oltre un decennio fa, i miei colleghi dell’Astana Economic Forum ed io abbiamo proposto di passare a un nuovo sistema economico globale basato su una nuova valuta commerciale sintetica basata su un indice delle valute dei paesi partecipanti. Successivamente, abbiamo proposto di espandere il paniere valutario sottostante aggiungendo una ventina di materie prime negoziate in borsa. Un’unità monetaria basata su un paniere così esteso è stata modellata matematicamente e ha dimostrato un elevato grado di resilienza e stabilità.

Più o meno nello stesso periodo, abbiamo proposto di creare un’ampia coalizione internazionale di resistenza nella guerra ibrida per il dominio globale che l’élite finanziaria e di potere degli Stati Uniti ha scatenato sui paesi che sono rimasti fuori dal suo controllo. Il mio libro The Last World War: the USA to Move and Lose , pubblicato nel 2016, ha spiegato scientificamente la natura di questa guerra in arrivo e ne ha sostenuto l’inevitabilità, una conclusione basata su leggi oggettive dello sviluppo economico a lungo termine. Basandosi sulle stesse leggi oggettive, il libro sosteneva l’inevitabilità della sconfitta del vecchio potere dominante.

Attualmente, gli Stati Uniti stanno lottando per mantenere il loro dominio, ma proprio come in precedenza la Gran Bretagna, che ha provocato due guerre mondiali ma non è stata in grado di mantenere il suo impero e la sua posizione centrale nel mondo a causa dell’obsolescenza del suo sistema economico coloniale, è destinata a fallire. Il sistema economico coloniale britannico basato sul lavoro degli schiavi è stato superato dai sistemi economici strutturalmente più efficienti degli Stati Uniti e dell’URSS. Sia gli Stati Uniti che l’URSS erano più efficienti nella gestione del capitale umano in sistemi integrati verticalmente, che dividevano il mondo nelle loro zone di influenza. Dopo la disintegrazione dell’URSS è iniziata una transizione verso un nuovo ordine economico mondiale. Questa transizione sta ora raggiungendo la sua conclusione con l’imminente disintegrazione del sistema economico globale basato sul dollaro, che ha fornito le basi del dominio globale degli Stati Uniti.

Il nuovo sistema economico convergente emerso nella RPC (Repubblica Popolare Cinese) e in India è la prossima inevitabile fase di sviluppo, combinando i vantaggi sia della pianificazione strategica centralizzata e dell’economia di mercato, sia del controllo statale dell’infrastruttura monetaria e fisica e imprenditoria. Il nuovo sistema economico ha unito vari strati delle loro società attorno all’obiettivo di aumentare il benessere comune in un modo sostanzialmente più forte delle alternative anglosassoni ed europee. Questo è il motivo principale per cui Washington non sarà in grado di vincere la guerra ibrida globale che ha iniziato. Questo è anche il motivo principale per cui l’attuale sistema finanziario globale incentrato sul dollaro sarà sostituito da uno nuovo, basato sul consenso dei paesi che aderiscono al nuovo ordine economico mondiale.

Nella prima fase della transizione, questi paesi ricorrono all’utilizzo delle loro valute nazionali e ai meccanismi di compensazione, supportati da swap bilaterali in valuta. A questo punto, la formazione dei prezzi è ancora principalmente guidata dai prezzi in varie borse, denominati in dollari. Questa fase è quasi finita: dopo che le riserve russe in dollari, euro, sterlina e yen sono state “congelate”, è improbabile che un paese sovrano continui ad accumulare riserve in queste valute. La loro sostituzione immediata sono le valute nazionali e l’oro.

La seconda fase della transizione coinvolgerà nuovi meccanismi di tariffazione che non fanno riferimento al dollaro. La formazione dei prezzi nelle valute nazionali comporta sostanziali spese generali, tuttavia, sarà ancora più interessante rispetto alla determinazione dei prezzi in valute “non ancorate” e traditrici come dollari, sterline, euro e yen. L’unico candidato valutario globale rimasto, lo yuan, non prenderà il loro posto a causa della sua inconvertibilità e del limitato accesso esterno ai mercati dei capitali cinesi. L’uso dell’oro come riferimento del prezzo è vincolato dall’inconveniente del suo utilizzo per i pagamenti.

La terza e ultima fase della transizione del nuovo ordine economico riguarderà la creazione di una nuova valuta di pagamento digitale fondata attraverso un accordo internazionale basato sui principi di trasparenza, equità, buona volontà ed efficienza. Mi aspetto che il modello di tale unità monetaria che abbiamo sviluppato svolga il suo ruolo in questa fase. Una valuta come questa può essere emessa da un pool di riserve valutarie dei paesi BRICS, a cui tutti i paesi interessati potranno aderire. Il peso di ciascuna valuta nel paniere potrebbe essere proporzionale al PIL di ciascun paese (basato sulla parità del potere d’acquisto, ad esempio), alla sua quota nel commercio internazionale, nonché alle dimensioni della popolazione e del territorio dei paesi partecipanti.

Inoltre, il paniere potrebbe contenere un indice dei prezzi delle principali materie prime negoziate in borsa: oro e altri metalli preziosi, metalli industriali chiave, idrocarburi, cereali, zucchero, nonché acqua e altre risorse naturali. Per fornire sostegno e rendere la valuta più resiliente, a tempo debito possono essere create rilevanti riserve di risorse internazionali. Questa nuova valuta verrebbe utilizzata esclusivamente per pagamenti transfrontalieri ed emessa nei paesi partecipanti sulla base di una formula predefinita. I paesi partecipanti userebbero invece le loro valute nazionali per la creazione di credito, al fine di finanziare gli investimenti nazionali e l’industria, nonché per le riserve di ricchezza sovrana. I flussi transfrontalieri in conto capitale rimarrebbero disciplinati dalle normative valutarie nazionali.

The Cradle: Michael Hudson chiede specificamente che se questo nuovo sistema consente alle nazioni del Sud del mondo di sospendere il debito in dollari e si basa sulla capacità di pagare (in valuta estera), questi prestiti possono essere legati a materie prime o, per la Cina, una partecipazione tangibile nell’infrastruttura di capitale finanziata da crediti esteri non in dollari?

Glazyev: La transizione al nuovo ordine economico mondiale sarà probabilmente accompagnata dal sistematico rifiuto di onorare gli obblighi in dollari, euro, sterline e yen. A questo proposito, non sarà diverso dall’esempio dato dai paesi emittenti queste valute che hanno ritenuto opportuno rubare riserve valutarie di Iraq, Iran, Venezuela, Afghanistan e Russia per un importo di trilioni di dollari. Dal momento che gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, l’UE e il Giappone si sono rifiutati di onorare i loro obblighi e hanno confiscato la ricchezza di altre nazioni che era detenuta nelle loro valute, perché altri paesi dovrebbero essere obbligati a ripagarli e a pagare i loro prestiti?

In ogni caso, la partecipazione al nuovo sistema economico non sarà vincolata dagli obblighi del vecchio. I paesi del Sud del mondo possono partecipare a pieno titolo al nuovo sistema indipendentemente dai loro debiti accumulati in dollari, euro, sterline e yen. Anche se dovessero adempiere ai loro obblighi in quelle valute, ciò non avrebbe alcun effetto sul loro rating creditizio nel nuovo sistema finanziario. Allo stesso modo, la nazionalizzazione dell’industria estrattiva non provocherebbe interruzioni. Inoltre, se questi paesi riservassero una parte delle loro risorse naturali per il sostegno del nuovo sistema economico, il loro rispettivo peso nel paniere valutario della nuova unità monetaria aumenterebbe di conseguenza, fornendo a quella nazione maggiori riserve valutarie e capacità di credito. 

The Cradle: In uno dei tuoi ultimi saggi, The Economics of the Russian Victory , chiedi “una formazione accelerata di un nuovo paradigma tecnologico e la formazione di istituzioni di un nuovo ordine economico mondiale”. Tra le raccomandazioni, si propone in particolare la creazione di “un sistema di pagamento e regolamento nelle valute nazionali degli Stati membri dell’EAEU” e lo sviluppo e l’attuazione di “un sistema indipendente di regolamenti internazionali nell’EAEU, SCO e BRICS, che potrebbe eliminare la dipendenza critica della Sistema SWIFT controllato dagli USA”. È possibile prevedere una spinta congiunta concertata da parte dell’EAEU e della Cina per “vendere” il nuovo sistema ai membri della SCO, ad altri membri BRICS, ai membri dell’ASEAN e alle nazioni dell’Asia occidentale, dell’Africa e dell’America Latina? E ciò si tradurrà in una geoeconomia bipolare: l’Occidente contro il resto?

Glazyev: In effetti, questa è la direzione in cui siamo diretti. Purtroppo, le autorità monetarie russe fanno ancora parte del paradigma di Washington e rispettano le regole del sistema basato sul dollaro, anche dopo che le riserve valutarie russe sono state prese dall’Occidente. D’altra parte, le recenti sanzioni hanno spinto a un’estesa ricerca interiore tra il resto dei paesi senza blocco del dollaro. Gli “agenti di influenza” occidentali controllano ancora le banche centrali della maggior parte dei paesi, costringendole ad applicare le politiche suicide prescritte dal FMI. Tuttavia, tali politiche a questo punto sono così ovviamente contrarie agli interessi nazionali di questi paesi non occidentali che le loro autorità stanno giustamente crescendo preoccupate per la sicurezza finanziaria.

Evidenzia correttamente i ruoli potenzialmente centrali di Cina e Russia nella genesi del nuovo ordine economico mondiale. Sfortunatamente, l’attuale leadership della CBR (Banca Centrale di Russia) rimane intrappolata all’interno del cul-de-sac intellettuale del paradigma di Washington e non è in grado di diventare un partner fondatore nella creazione di un nuovo quadro economico e finanziario globale. Allo stesso tempo, la CBR doveva già affrontare la realtà e creare un sistema nazionale per la messaggistica interbancaria che non dipendesse da SWIFT, e lo ha aperto anche alle banche estere. Le linee di scambio di valute incrociate sono già state istituite con le principali nazioni partecipanti. La maggior parte delle transazioni tra gli Stati membri dell’EAEU sono già denominate in valute nazionali e la quota delle loro valute nel commercio interno sta crescendo rapidamente.

Una transizione simile sta avvenendo nel commercio con Cina, Iran e Turchia. L’India ha indicato di essere pronta a passare anche ai pagamenti in valute nazionali. Viene fatto un grande sforzo nello sviluppo di meccanismi di compensazione per i pagamenti in valuta nazionale. Parallelamente, è in corso uno sforzo per sviluppare un sistema di pagamento digitale non bancario, che sarebbe collegato all’oro e ad altre materie prime scambiate in borsa: le “stablecoin”.

Le recenti sanzioni statunitensi ed europee imposte ai canali bancari hanno causato un rapido aumento di questi sforzi. Il gruppo di paesi che lavora al nuovo sistema finanziario deve solo annunciare il completamento del quadro e la disponibilità della nuova valuta commerciale e da lì il processo di formazione del nuovo ordine finanziario mondiale accelererà ulteriormente. Il modo migliore per realizzarlo sarebbe annunciarlo alle riunioni regolari SCO o BRICS. Ci stiamo lavorando.

The Cradle: questa è stata una questione assolutamente chiave nelle discussioni di analisti indipendenti in tutto l’occidente. La Banca centrale russa stava consigliando ai produttori d’oro russi di vendere il loro oro sul mercato londinese per ottenere un prezzo più alto di quello che avrebbero pagato il governo russo o la Banca centrale? Non c’era alcuna previsione che l’imminente alternativa al dollaro USA dovesse basarsi in gran parte sull’oro? Come definiresti quello che è successo? Quanti danni pratici ha inflitto questo all’economia russa a breve ea medio termine?

Glazyev: La politica monetaria della CBR, attuata in linea con le raccomandazioni del FMI, è stata devastante per l’economia russa. I disastri combinati del “congelamento” di circa $ 400 miliardi di riserve valutarie e di oltre un trilione di dollari sottratti all’economia dagli oligarchi nelle destinazioni offshore occidentali, sono avvenuti sullo sfondo di politiche altrettanto disastrose della CBR, che includevano tassi reali eccessivamente alti combinati con un flottante gestito del tasso di cambio. Stimiamo che ciò abbia causato un sotto investimento di circa 20 trilioni di rubli e una sottoproduzione di circa 50 trilioni di rubli in beni.

Seguendo le raccomandazioni di Washington, la CBR ha smesso di acquistare oro negli ultimi due anni, costringendo di fatto i minatori d’oro nazionali ad esportare pieni volumi di produzione, che hanno aggiunto fino a 500 tonnellate di oro. In questi giorni l’errore e il danno che ha causato sono molto evidenti. Attualmente, la CBR ha ripreso gli acquisti di oro e, si spera, continuerà con solide politiche nell’interesse dell’economia nazionale invece di “mirare l’inflazione” a beneficio degli speculatori internazionali, come era avvenuto nell’ultimo decennio.

The Cradle: La Fed e la BCE non sono state consultate sul congelamento delle riserve estere russe. Si dice a New York e Francoforte che si sarebbero opposti se gli fosse stato chiesto. Ti aspettavi personalmente il congelamento? E la leadership russa se lo aspettava?

Glazyev: Il mio libro, The Last World War, che ho già menzionato, pubblicato nel lontano 2015, sosteneva che la probabilità che ciò accada alla fine è molto alta. In questa guerra ibrida, la guerra economica e la guerra informativa/cognitiva sono i principali teatri di conflitto. Su entrambi questi fronti, gli Stati Uniti e i paesi della NATO hanno una schiacciante superiorità e non avevo alcun dubbio che ne avrebbero tratto pieno vantaggio a tempo debito.

Ho discusso a lungo per la sostituzione di dollari, euro, sterline e yen nelle nostre riserve valutarie con l’oro, prodotto in abbondanza in Russia. Sfortunatamente, gli agenti di influenza occidentali che occupano ruoli chiave nelle banche centrali della maggior parte dei paesi, così come le agenzie di rating e le pubblicazioni chiave, sono riusciti a mettere a tacere le mie idee. Per fare un esempio, non ho dubbi sul fatto che alti funzionari della Fed e della BCE siano stati coinvolti nello sviluppo di sanzioni finanziarie antirusse. Queste sanzioni sono state costantemente intensificate e vengono applicate quasi istantaneamente, nonostante le ben note difficoltà con il processo decisionale burocratico nell’UE.

The Cradle: Elvira Nabiullina è stata riconfermata alla guida della Banca Centrale Russa. Cosa faresti diversamente rispetto alle sue azioni precedenti? Qual è il principale principio guida implicato nei tuoi diversi approcci?

Glazyev: La differenza tra i nostri approcci è molto semplice. Le sue politiche sono un’attuazione ortodossa delle raccomandazioni del FMI e dei dogmi del paradigma di Washington, mentre le mie raccomandazioni si basano sul metodo scientifico e sull’evidenza empirica accumulata negli ultimi cento anni nei principali paesi.

The Cradle: il partenariato strategico Russia-Cina sembra essere sempre più corazzato, come ribadiscono costantemente gli stessi presidenti Putin e Xi. Ma ci sono voci contrarie non solo in Occidente, ma anche in alcuni circoli politici russi. In questo momento storico estremamente delicato, quanto è affidabile la Cina come alleato per tutte le stagioni della Russia?

Glazyev: Il fondamento del partenariato strategico russo-cinese è il buon senso, gli interessi comuni e l’esperienza di cooperazione di centinaia di anni. L’élite dirigente statunitense ha avviato una guerra ibrida globale volta a difendere la propria posizione egemonica nel mondo, prendendo di mira la Cina come principale concorrente economico e la Russia come principale forza di contrappeso. Inizialmente, gli sforzi geopolitici statunitensi miravano a creare un conflitto tra Russia e Cina. Gli agenti dell’influenza occidentale stavano amplificando le idee xenofobe nei nostri media e bloccando qualsiasi tentativo di transizione verso i pagamenti nelle valute nazionali. Da parte cinese, agenti dell’influenza occidentale stavano spingendo il governo ad allinearsi con le richieste degli interessi statunitensi.

Tuttavia, gli interessi sovrani di Russia e Cina hanno logicamente portato alla loro crescente partnership strategica e cooperazione, al fine di affrontare le minacce comuni provenienti da Washington. La guerra tariffaria degli Stati Uniti con la Cina e la guerra delle sanzioni finanziarie con la Russia hanno convalidato queste preoccupazioni e hanno dimostrato il pericolo chiaro e presente che i nostri due paesi stanno affrontando. Interessi comuni di sopravvivenza e resistenza stanno unendo Cina e Russia, e i nostri due paesi sono economicamente in gran parte simbionti. Si integrano e aumentano i vantaggi competitivi reciproci. Questi interessi comuni persisteranno nel lungo periodo.

Il governo e il popolo cinese ricordano molto bene il ruolo dell’Unione Sovietica nella liberazione del proprio Paese dall’occupazione giapponese e nell’industrializzazione della Cina nel dopoguerra. I nostri due paesi hanno una solida base storica per un partenariato strategico e siamo destinati a collaborare strettamente nei nostri interessi comuni. Mi auguro che il partenariato strategico tra Russia e RPC, rafforzato dall’accoppiamento della One Belt One Road con l’Unione economica eurasiatica, diventi la base del progetto del Presidente Vladimir Putin del Greater Eurasian Partnership e il nucleo del nuovo ordine economico mondiale.

Una nuova valuta commerciale di Russia e Cina tra le pieghe del conflitto.

La possibile apparizione di una nuova moneta internazionale alternativa al dollaro non è una sorpresa. Ma potrebbe stupire chi crede che gli eventi importanti accadano all’improvviso, senza la necessaria e lunga preparazione. Ora rischiamo di trovarci di fronte a un fatto che è andato maturando negli anni, mentre i competenti organismi internazionali si sono ben guardati dal riformare il sistema monetario globale, nonostante le varie crisi finanziarie e le richieste avanzate da più parti.

di Mario Lettieri, già Sottosegretario all’economia (governo Prodi)

e Paolo Raimondi, Economista

A metà marzo si è tenuto in Armenia l’incontro “Nuova fase della cooperazione monetaria, finanziaria ed economica tra l’Unione economica euroasiatica (Uee) e la Repubblica popolare cinese”, organizzato dall’Unione economica euroasiatica e dall’Università Renmin di Pechino per definire i contorni di un nuovo sistema monetario e finanziario internazionale, almeno per quanto riguarda la parte orientale del mondo.

    L’Uee è l’unione economica e commerciale cui partecipano la Russia, la Bielorussia, il Kazakistan, la Kirghisia e l’Armenia con un Pil di circa 1.700 miliardi di dollari. Essa è molto proiettata verso una stretta collaborazione con la Belt and Road Initiative, la nuova “Via della seta” voluta dalla Cina. Già nel 2020 la Cina aveva aumentato di circa il 20% il suo turnover commerciale con l’Uee, mentre l’utilizzo delle monete nazionali rappresentava solo il 15% dell’interscambio totale.

    Sul tavolo vi è la creazione di una “nuova moneta” basata su un paniere di valute, tra cui il rublo e lo yuan, ancorata anche al valore di alcune materie prime strategiche, incluso l’oro. 

    Pensare che sia solo la reazione disperata alla recente imposizione di super sanzioni nei confronti della Russia, sarebbe una valutazione fuorviante. Si tratta, invece, di un progetto in campo da molti, molti anni, sia in Russia sia in Cina.

    Il progetto fu reso pubblico già nell’ottobre del 2020 dall’economista russo Sergei Glazyev, membro del consiglio e ministro incaricato dell’Integrazione e della Macroeconomia della Unione economica euroasiatica. Egli aveva sollecitato a creare nuovi strumenti nazionali di pagamento per accantonare l’utilizzo di “valute di Paesi terzi”, intendendo ovviamente soprattutto il dollaro e l’euro, nelle transazioni commerciali e monetarie tra i membri dell’Unione euroasiatica e la Cina.

    Glazyev affermava che l’idea era la risposta “alle sfide e ai rischi comuni associati al rallentamento economico globale e alle misure restrittive contro gli Stati dell’Uee e la Cina”. Si trattava di un piano per superare il sistema unipolare del dollaro, già in atto dopo le sanzioni imposte alla Russia a seguito dell’annessione della Crimea nel 2014.

    L’economista russo sosteneva che l’infrastruttura finanziaria e di pagamento era già stata creata ed era necessario sviluppare un sistema d’incentivi per favorirne l’utilizzo nelle relazioni commerciali ed economiche.

    Il ministro dell’Unione economica euroasiatica proponeva:

1)  sviluppare dei meccanismi per stabilizzare i tassi di cambio delle valute nazionali dei Paesi membri, riducendo le commissioni bancarie e gli interessi sui prestiti;

2) creare dei meccanismi per determinare i prezzi delle merci nelle valute nazionali nell’ambito degli accordi tra l’Uee e la Belt and Road Initiative, coinvolgendo in seguito anche altri Paesi, eventualmente quelli della Shanghai Cooperation Organization (Sco) e quelli dell’Asean.

    Naturalmente in tale processo s’inserisce anche la recente richiesta di Putin di esigere il pagamento in rubli per le forniture del gas, i cui contorni sono ancora da chiarire.

    Riconoscendo l’incapacità del dollaro di sostenere l’intero sistema monetario e finanziario globale, già prima della grande crisi finanziaria del 2008 avevamo proposto l’idea di creare, in modo lungimirante e concordato, un nuovo sistema internazionale basato su un paniere di monete importanti, tra cui il dollaro, l’euro, lo yuan e il rublo. In un mondo erroneamente creduto unipolare, purtroppo, non se n’è fatto niente. Il sistema del dollaro, e gli interessi geoeconomici a esso connessi, non l’hanno permesso.

    La recente proposta russo-cinese di creare una loro nuova moneta basata su un paniere di valute e di materie prime è un dato di fatto da analizzare. Possiamo solo affermare che, in questo modo separato, purtroppo non potrà che approfondirsi la divisione tra Est e Ovest e aggravare ulteriormente la pericolosa situazione attuale. 

    Pesanti, secondo noi che ne scriviamo da anni, sono le responsabilità dei competenti organismi internazionali, come il G20, che non hanno mai voluto affrontare con determinazione la questione, nonostante le varie crisi finanziarie e le richieste avanzate da più parti.

FONTE: Emigrazione Notizie

Gas e rubli, l’economia di carta davanti al baratro

di Francesco Piccioni – Guido Salerno Aletta

A qualche giorno di distanza, la decisione russa di far pagare in rubli ai “paesi ostili” le esportazioni di gas e petrolio, anziché in dollari o euro, appare decisamente meno bislacca o “ricattatoria” di quanto scritto dai propagandisti neoliberisti.

Per quanto motivata da un’esigenza “politico-militare” – la necessità di sottrarre le entrate russe all’erosione del valore di cambio di una moneta “paria”, che nessuno accetta (o accetterebbe) più – questa mossa dice molto su come sta cambiando il sistema internazionale.

Ci facciamo aiutare ancora una volta dalle acute osservazioni di Guido Salerno Aletta, in un editoriale di TeleBorsa, che centrano il punto.

Abbiamo scritto spesso che l’economia occidentale degli ultimi venti o trenta anni è stata segnata dal prevalere assoluto della finanziarizzazione, ossia dalla centralità delle attività finanziarie su quelle dell’economia reale, sulla produzione di merci fisiche, servizi, beni “immateriali” ma concretissimi come il software, ecc.

Con un’immagine efficace, è il prevalere dell’economia di carta su quella fisica.

Di questa prevalenza, monete come il dollaro, e in misura minore euro-sterlina-yen, sono state il pilastro fondamentale, visto che anche che il sistema dei pagamenti internazionali (lo Swift) è sotto controllo paramilitare degli Stati Uniti. Le “sanzioni”, detto altrimenti, sono effettive solo per questo motivo, perché vengono impediti gli scambi con una serie di account sospesi o cancellati.

Chi controlla questo mondo virtuale, da decenni, può permettersi l’enorme privilegio di pagare con “carta” stampata a volontà merci e beni che vengono prodotti-estratti con fatica e sudore.

Il limite di questo sistema era ed è tutto politico (e militare): teoricamente è ed era possibile usare altri mezzi e piattaforme di pagamento, ma era altamente sconsigliabile farlo perché si sarebbe stati automaticamente esclusi dalla possibilità di compravendere con le economie più ricche del pianeta (stati Uniti ed Europa). Il micro-guadagno fatto aggirando dollaro e Swift sarebbe stato pagato con macro-perdite di lungo periodo.

E’ chiaro che questo sistema funziona se è l’unico. Se, insomma, esiste una superpotenza egemone su un mondo altamente interconnesso (la cosiddetta “globalizzazione”), se questo dominio viene riconosciuto e accettato da tutti i soggetti principali (Stati, imprese multinazionali, ecc), se non ci sono alternative.

La crescita impetuosa dell’economia cinese e asiatica, l’autonomia energetica degli Stati Uniti (chennon comprano più o quasi petrolio dal Golfo), i contrasti di interesse tra vecchi subfornitori ormai maturati a competitor globali… hanno cominciato a produrre alternative.

Per esempio la piattaforma Cips, di matrice cinese, cui si rivolgono non solo i paesi “sotto tiro” statunitense, ma anche economie (asiatiche, fondamentalmente) che non vedono più un motivo, o un vantaggio, nel passare sotto la mediazione del dollaro o altre monete che devono comprare a caro prezzo, ma che vengono stampate (elettronicamente) ad libitum.

E proprio anni di quantitative easing – quelle “iniezioni di liquidità” euro-atlantiche che avevano fatto passare Greenspan, Bernanke, Draghi, ecc, come dei “geni” – hanno infine prodotto la necessità per molte economie diverse tra loro di trovare altri modi per regolare le transazioni commerciali vitali.

Così come anni di espansione ad Est della Nato hanno prodotto una reazione certamente brutale e violentissima, ma altamente spiazzante per coloro che si erano abituati a vedere il capitalismo neoliberista occidentale procedere come un rullo compressore sul resto del mondo.

Così come la guerra mette fine a quel procedere incontrastato, così la decisione di far pagare gas e petrolio in rubli mette fine a un monopolio monetario fondato sulla potenza politica e militare a supporto di una economia fondata sul debito e la “stampa di moneta”.

La “fine della globalizzazione” – accertata ormai anche da boss del calibro di Larry Fink, ceo del fondo BlackRock, su La Stampa di oggi – comporta, tra l’altro, il bisogno di individuare un “sottostante” fisico per ogni moneta. E’ infatti fin troppo comodo – un privilegio imperiale, dicevamo – pagare beni fisici con carta straccia o, peggio ancora, righe di codice su un sistema informatico.

Quel sottostante, per la Russia, è fatto di idrocarburi. Se li vogliono, i “clienti” devono pagare con valuta russa, anziché americana o europea. In un colpo solo, svuota di senso offensivo le “sanzioni” e cancella ogni effetto svalutazione del rublo.

Non è un “colpo di genio” da giocatore di scacchi. E’ una necessità che segnala come il sistema mondiale nato dalla caduta del Muro e dell’Unione Sovietica sia ormai alle fasi finali.

Ma non sarà una passeggiata di salute…

FONTE: https://contropiano.org/news/news-economia/2022/03/25/gas-e-rubli-leconomia-di-carta-davanti-al-baratro-0147829

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Rublo, Commodity based Currency

Guido Salerno AlettaAgenzia Teleborsa

Occorre riflettere sulla natura delle monete, per come si è evoluta da una dozzina di anni a questa parte. Da qui bisogna partire, prima di affrontare il nodo politico ed analizzare le questioni finanziarie e monetarie che derivano dalla decisione della Russia di accettare solo pagamenti in rubli per le forniture di gas acquistate dai Paesi ostili, quelli che le hanno imposto sanzioni per la guerra in Ucraina, non accettando più né dollari né euro.

C’è un primo punto preliminare: le cryptovalute, che da qualche anno proliferano numerose, fiorenti ed incontrollabili, denotano su base tecnologica una esigenza che non è affatto nuova: quella di una moneta che sia in qualche modo difficile da creare, soprattutto per le complesse tecniche di criptazione che sono necessarie per crearle, della architettura informatica indispensabile per la loro circolazione, del consumo di energia elettrica e dei lunghi tempi di calcolo.

La offerta di cryptovalute è dunque tendenzialmente limitata dai costi legati alla loro produzione e transazione.

Le cryptovalute rappresentano dunque una sorta di reazione rispetto alle politiche monetarie ultra espansive e non convenzionali che sono state adottate dopo la Grande Crisi Finanziaria del 2008.

La seconda questione su cui occorre riflettere è rappresentata infatti dalla crescita smisurata della liquidità creata in questi anni da parte di quasi tutte le banche occidentali: solo la Banca del Popolo cinese e la Banca nazionale russa si sono attenute alle politiche monetarie ortodosse.

Si è andata diffondendo tra le Banche centrali occidentali, replicandolo senza limiti, quell’intervento straordinario, eccezionale e limitato al solo dollaro che per anni era stato soprannominato la “Greenspan Put“: l’immissione di dollari, che era stata teorizzata dall’omonimo Governatore della Federal Reserve, come unico rimedio alle crisi che mettevano in pericolo la stabilità finanziaria internazionale.

Agli interventi di assoluta emergenza della Fed si è sostituita la consuetudine delle “politiche monetarie non convenzionali“: da eccezione, è diventata la regola.

Gli obiettivi della crescita economica, della piena occupazione o anche solo della stabilità monetaria che corrisponde ad un livello minimo di inflazione, vicino ma non superiore al 2% annuo, hanno determinato la creazione di liquidità aggiuntiva senza altro limite se non quello del raggiungimento degli obiettivi.

La moneta in circolazione non era ritenuta mai sufficiente, se non quando e nella misura in cui questi obiettivi macroeconomici e di inflazione venivano raggiunti.

Dopo la Fed, anche la Banca di Inghilterra, la Banca del Giappone e poi la Banca Centrale Europea hanno cominciato ad adottare queste politiche monetarie non convenzionali comprando ogni genere di titoli sul mercato: non solo quelli del debito pubblico ma anche le obbligazioni private sul mercato secondario o primario, anche senza margini a garanzia del rischio.

La Banca del Giappone ha addirittura ipotizzato un Qe illimitato, con il solo obiettivo di tenere a zero il tasso di interesse dei titoli di Stato a 10 anni: altro che tsunami di liquidità.

I portafogli delle Banche centrali hanno assunto così dimensioni gigantesche, mai viste prima, soprattutto se misurato in proporzione alla economia reale.

Veniamo dunque al rublo, ed alla decisione del governo russo.

Affrontiamo subito la questione della svalutazione del rublo che è stata determinata sul mercato dalla notizia delle sanzioni, con tanti cittadini russi preoccupati per i loro risparmi, e che vendevano rubli per acquistate valute forti come dollaro ed euro.

Sono state prese due misure per scoraggiare queste operazioni: obbligando gli esportatori a cedere l’80% delle disponibilità di valuta straniera; aumentando il tasso di interesse sul rublo al 20%.

Se ora si deve pagare in rubli, per sdebitarsi di una obbligazione contratta in euro o in dollari, occorre comprarne comunque la quantità necessaria sulla base del cambio. Non ha alcuna importanza se per “fare” un dollaro oppure un euro servano 80 rubli oppure 100: la svalutazione o meno del rublo non incide. A seconda dei casi, dovrò pagare 80 rubli oppure 100 per sdebitarmi di un euro o di un dollaro.

Veniamo ad una seconda questione: mentre la Russia vende all’estero il gas, un bene reale che è limitato nella sua disponibilità, finora è stata pagata in dollari oppure in euro, monete che abbiamo visto essere state replicate a dismisura e senza sosta, solo scrivendo le cifre sui sistemi elettronici di contabilità.

Le Banche centrali che immettono denaro virtuale, senza alcun limite quantitativo, forniscono senza alcuno sforzo al mercato, e dunque agli acquirenti, i mezzi necessari per pagare un prodotto fisico limitato.

Si aggiunga il fatto che gli interessi reali sui prestiti in dollari e quelli anche nominali sui prestiti in euro sono negativi: il denaro in dollari ed in euro è praticamente senza costo. Anzi, ad indebitarsi ci si guadagna, e con la somma presa a prestito si compra il gas russo: è un paradosso.

Ed è da questo paradosso che bisogna partire.

Le sanzioni hanno congelato la disponibilità in valuta estera detenute dalla Banca centrale russa presso le corrispondenti dei Paesi che le hanno irrogate. Praticamente, i rubli in circolazione sono iscritti al passivo dello stato patrimoniale a fronte solo di quella parte dell’attivo che consiste nell’oro delle riserve e nelle valute estere detenute direttamente.

Questo è stato l’attacco portato al rublo, cui si è reagito con le misure sopra descritte e ora con la decisione di farsi pagare il gas in rubli.

Per ipotesi di scuola, immaginiamo che venga accettata la decisione della Russia di accettare solo rubli per il pagamento delle sue forniture di gas: il sistema monetario internazionale cambierebbe completamente.

Il primo problema, infatti, è quello di procurarsi i rubli sul mercato. Siccome non ce ne sono a sufficienza rispetto a questa nuova consistente richiesta, e poiché non ci sono rapporti di swap in valuta tra la Banca centrale russa e le corrispondenti per cui la prima fornisce rubli in cambio di euro o di dollari, e visto che la Banca centrale russa è stata anche esclusa dai lavori della Banca dei Regolamenti Internazionali – quella che è soprannominata “la Banca centrale delle Banche centrali” – bisogna chiedere i rubli ad una banca russa che ne abbia la disponibilità o che per acquisirla ne faccia richiesta alla Banca centrale russa.

In entrambi i casi, non si tratta di una vendita di rubli a fronte della cessione di valuta straniera al tasso di cambio del giorno, ma di un prestito di valuta, a fronte di adeguati collaterali messi a garanzia, euro o dollari, che è soggetto al pagamento dei tassi di interesse previsti per queste operazioni, che sono stati alzati dal 9,5% al 20%.

Se si agisse diversamente, vendendo nuovi rubli a fronte di ogni richiesta ed acquistando euro o dollari in cambio, non si farebbe altro che creare altrettanta moneta virtuale. Il fatto invece di dover prendere i rubli solo a prestito crea l’obbligo di rimborsarli, e questo si può fare solo esportando beni e servizi alla Russia ed ottenendo rubli in cambio. Sono i rubli presi a prestito e che si devono restituire.

Da una moneta sempre più virtuale, legata alla finanza, come sono diventati progressivamente i dollari, gli euro o gli yen, si tornerebbe ad una moneta legata alla economia reale, al rublo, che serve innanzitutto agli scambi.

Diceva Franco Bernabè, qualche giorno fa, che “il dollaro è una moneta che gli Usa utilizzano come un’arma”. Aggiungiamoci il controllo dello Swift (il sistema di registrazione dei pagamenti internazionali) e abbiamo il “dispositivo militare” che permette a Washington di decidere sanzioni per singole persone o interi paesi, in barba a qualsiasi legge internazionale.

Già, perché secondo quelle leggi – invocate ma evidentemente non conosciute – c’è una sola organizzazione internazionale abilitata ad erogare sanzioni: l’Onu. Che ovviamente non ne ha erogato alcuna verso la Russia; anzi nessun paese (neanche gli Stati Uniti) ha avanzato una richiesta del genere in quella sede. Ovvio che se il paese da sanzionare possiede il diritto di veto (e anche la Cina), nessuna perde tempo a chiedere qualcosa di irrealizzabile.

Sta di fatto, dunque, che le “regole internazionali” di cui si parla sui media occidentali sono semplicemente le “regole dell’Occidente”, unilaterali e arbitrarie, che si impongono solo grazie alla forza politica e militare. Anche in questo caso, però, se “il diritto” è solo l’abito elegante vestito dalla forza, allora l’efficacia di qualsiasi sanzioni unilaterale dipende dal rapporto di forza che esiste tra le parti.

Una cosa è, insomma, sanzionare la Libia o l’Iraq, tutt’altra è fare lo stesso con Cina e Russia.

L’idea di fondo di Biden & co. nel decidere sanzioni per Mosca era in fondo semplice: far crollare il rublo e l’economia russa, in modo da facilitare un cambio ai vertici del Cremlino o comunque ridurlo a più miti consigli, usando le armi del dollaro e dello Swift.

Il problema, dicevamo, è che davanti non hai un piccolo paese, ma una potenza nucleare. Un po’ decaduta, certo, ma non proprio defunta. Una potenza capitalistica, per di più, che ragiona esattamente come gli Usa, ma con interessi chiaramente contrastanti.

Una potenza che usa le armi che possiede, la prima delle quali è il gas. E in questi giorni abbiamo visto che il rublo – precipitato da 80 a 140 in cambio di un dollaro – è risalito ai suoi livelli normali (81 per dollaro) in base al solo annuncio di Putin di voler ricevere rubli invece che euro o dollari in cambio del suo gas. Era prevedibilissimo… Solo la stupida iattanza da colonialisti impediva di vedere che quel potere di determinare ogni cosa in base ai propri interessi stava evaporando.

Il principale effetto delle sanzioni occidentali è insomma svanito come neve al sole. Restano innumerevoli problemi per l’economia russa, certo, ma lo squilibrio principale – una moneta che non vale nulla e uno sbilancio impressionante nell’import-export – è stato annullato.

Il cerino è ora in mano ai paesi europei. Gli Usa, infatti, non hanno bisogno del gas o del petrolio russi, anzi hanno da guadagnare vendendo il loro – il gnl , molto più caro – agli europei. I quali, tra loro, hanno anche interessi diversi, in proporzione alla quantità di gas russo importato e, al momento, insostituibile (abbiamo spiegato più volte il perché).

Le prime risposte al decreto firmato ieri da Putin – “dal primo aprile i paesi ostili dovranno pagare il nostro gas in rubli” – sono state quelle tipiche del gioco delle parti (“inaccettabile”, “un ricatto”, ecc).

La più ridicola è quella che ripete anche Mario Draghi: “è una violazione del contratto”. Cui la Russia potrebbe rispondere, perculando un po’, “fateci causa” (in quale tribunale?). Oppure, più seriamente, spiegando che anche le sanzioni occidentali sono una violazione del diritto internazionale (se l’unico soggetto legittimo è l’Onu, ogni altro provvedimento è arbitrario e “illegale”).

Ma, appunto, in una dinamica di guerra – di rapporti di forza su ogni aspetto delle relazioni – discutere di “diritto” è menare il can per l’aia. Contano i fatti concreti.

E qui casca l’asino neoliberista. La centralità del dollaro e lo Swift sono sistemi tutto sommato virtuali, dunque sostituibili (è quanto sta avvenendo da tempo, anche se con grande lentezza).

Il gas (e il petrolio, i fertilizzanti, molti metalli, ecc) è fisico; materia, non righe di codice su un computer. Se non ti arriva più, e nelle quantità che sei abituato a consumare per far girare tutto il tuo sistema di vita (elettricità, autotrazione, riscaldamento, cucina, ecc), semplicemente smetti di funzionare. Ti fermi, o rallenti moltissimo razionando quel che ricevi da altri fornitori che non possono – fisicamente – soddisfare il tuo fabbisogno (pure la promessa Usa – 15 miliardi di metri cubi l’anno – è appena il 10% delle importazioni europee dalla Russia).

Sarà per questo che molti interpretano le piccole smagliature nel decreto di Putin (tempi dilazionabili, conti correnti in doppia valuta, ecc) come il risultato di una trattativa sotterranea tra Mosca e le capitali europee: “in non vi taglio le forniture, ma voi vedete di smarcarvi da Washington quel tanto che basta a concludere un accordo sull’Ucraina”.

L’economia reale prevale sempre, alla fin fine, su quella di carta. Con buona pace delle chiacchiere ideologiche sui “diritti”, la “libbbertà”, “un paese sovrano” e via cianciando.

FONTE: https://contropiano.org/news/internazionale-news/2022/04/01/il-gas-russo-si-paga-in-rubli-non-e-un-bluffe-svuota-le-sanzioni-0148052

Guerra Ucraina: note sul punto di vista dell’altra metà del mondo.

di Alessandro Visalli

Con 141 voti favorevoli, 5 contrari e 35 astenuti è passata all’Onu una risoluzione che condanna l’invasione russa dell’Ucraina. Hanno votato contro la Russia, la Bielorussia, la Corea del Nord, l’Eritrea e la Siria, voleva votare anche il Venezuela, ma gli è stato impedito con un cavillo. Gli astenuti, posizione molto difficile in questo contesto, sono la Cina, l’India, l’Iran, l’Iraq, il Pakistan, l’Algeria, l’Angola, l’Armenia, il Bangladesh, la Bolivia, il Burundi, la Repubblica Centro Africana, il Congo, El Salvador, il Kazakistan, il Kyrgystan, il Madagascar, il Mali, la Mongolia, il Mozambico, la Namibia, il Nicaragua, il Senegal, il Sud Africa, il Sud Sudan, il Tajikistan, l’Uganda, la Tanzania, il Vietnam, lo Zinbabwe. Quindi molti paesi asiatici, africani e sudamericani.

La risoluzione chiedeva la fine della guerra ed il ritiro delle forze di invasione.

Si sono espressi con un’astensione paesi che complessivamente comprendono oltre quattro miliardi di persone. Proviamo a vedere quali ragioni avevano.

Sulla stampa cinese. Maria Siow su South Csulina Morning Post[1] si chiede se il rifiuto della Cina e dell’India di condannare la Russia danneggerà la loro reputazione nell’Asean (che ha votato a favore della risoluzione dell’Onu con l’astensione, oltre che di Cina e India, solo di Vietnam e Laos). La posizione cinese è quindi descritta come ambivalente, dal ministero degli esteri che accusa gli Usa di aver provocato la guerra allo stesso Ministro che, tuttavia, si dichiara addolorato per il conflitto e le perdite civili.

Il China Daily[2] descrive, come tutte le altre testate, l’apertura della 13° sessione del NPC nella quale Xi ha proposto l’ampliamento del budget militare del 7,1% (la Cina spende ca 250 miliardi di dollari, gli Usa 780 e la Russia 61 miliardi, l’India 72, la Ue 378 miliardi). Quindi in un articolo di commento di Zhang Zhouxiang vengono descritte le posizioni propagandate dal New York Times[3]. Secondo le fonti di intelligence citate dal giornale americano la Cina avrebbe chiesto alla Russia di spostare la guerra a dopo le olimpiadi. Ne deriverebbe che conosceva i piani russi. Questa illazione viene respinta fermamente, ricordando come l’intelligence occidentale avesse dato pessima prova nella guerra irachena. L’intensificazione della crisi è, invece, interamente attribuita alla continua espansione della Nato verso Est e quindi le “politiche aggressive degli Stati Uniti”. Secondo il motto cinese per il quale “un nodo può essere sciolto solo dalla persona che lo ha fatto” è tempo quindi che gli Usa assumano la propria responsabilità.

Una linea che è ripresa da un durissimo articolo di Lui Ruo “Dove ancora l’America vuole portare il fuoco?” nel quotidiano Beijing Ribao[4], che è il quotidiano organo ufficiale del Partito Comunista di Pechino. lo spunto viene dalla visita di Mike Pompeo a Taiwan nella quale l’ex esponente dell’amministrazione Usa ha dichiarato che dovrebbe essere riconosciuta la regione cinese come stato autonomo. Inoltre viene ricordato il passaggio del cacciatorpediniere USS Johnson nello stretto. Ovviamente la cosa è inscritta nel quadro della ricerca dei democratici di acquisire consensi in vista delle elezioni di medio termine, ma anche della costante “intenzione di creare controversie e disastri” della potenza americana. Gli Stati Uniti sono, infatti, “il più grande esportatore di disastri”; dal 1945 al 2001 dei 248 conflitti armati in 153 regioni ben 201 sono stati avviati dagli Stati Uniti, dalla fine della guerra fredda in 80 casi sono state condotte operazioni armate all’estero e più di 800.000 persone sono morte a causa di ciò (di queste 335.000 erano civili). Le guerre hanno causato 21 milioni di emigrati. Nell’articolo si continua dichiarando che gli iniziatori del conflitto tra Russia e Ucraina sono ancora gli Usa, a causa della persistente espansione verso Est della Nato, promossa dal complesso militare-industriale. Espansione che “ha minato l’architettura ed il pensiero della sicurezza europea”.

In Asia Times[5] David Goldman afferma invece che la strategia della Russia per distruggere l’esercito ucraino procede secondo i piani[6], avvolgendo l’esercito nemico in una serie di sacche (come fecero nella grande offensiva durante la seconda guerra mondiale). D’altra parte dalla stampa indiana si ricava che gli Stati Uniti stanno lanciando una campagna “in grande scala” per reclutare piloti militari privati e da Francia e Germania, oltre che dal Regno Unito, la Danimarca, la Lettonia, Polonia e Croazia sono in arrivo mercenari o combattenti in Ucraina[7]. Il premier Modi sta coordinando in questo momento incontri di alto livello per assumere una posizione e sono in corso l’evacuazione dei cittadini indiani.

Nello stesso giornale l’astensione dell’India dal voto del Consiglio di Sicurezza è dichiarata “coerente con il fermo sostegno di Nuova Dehli al suo alleato di lunga data”[8]. Alleato dal quale l’India acquista il 60% delle proprie armi.

In “The Indian Express” un interessante articolo[9] sulle prospettive di accordo tra Russia e Ucraina cita l’opinione di Gustav Gressel dell’ECFR e di Marcel Röthig, Capo dell’ufficio della Fondazione Ebert a Kiev. Quest’ultimo sostiene che si potrebbe arrivare ad una Ucraina federale, con autonomia per il Donetrsk e Luhansk, o alla fine alla diretta cessione a Mosca delle tre aree (Crimea inclusa). Infine una neutralità garantita internazionalmente. Ma segnala correttamente che un compromesso troppo doloroso per l’Ucraina potrebbe portare ad un esito simile a quello che il Trattato di Versailles portò in Germania (ovvero essere la causa di radicalizzazione delle forze nazionaliste, e alla crescita di un nuovo focolare di nazismo in Europa).

Sulla stampa pakistana viene riportata[10] la risposta del governo alle minacce americane seguite al volto all’Onu. Il Pakistan ha dichiarato in risposta di “sostenere un cessate il fuoco e negoziati”, precisando che non ha aderito alla risoluzione per conservare uno spazio diplomatico tra le due parti. Del resto nella regione dell’Asia meridionale solo il Nepal ha votato a favore. L’articolo prosegue dichiarando che la nazione “vede la Cina come il suo più stretto alleato” e, come per il Bangladesh, la percezione della “forte posizione filo-russa della Cina” (come scrivono) ha influenzato la decisione. Per quanto riguarda l’India si tratterebbe (ma su questo anche la stampa cinese sembra concorde) piuttosto di una indecisione tra il vecchio alleato, la Russia, e il nuovo partner strategico (in chiave anticinese). Munir Akram, ambasciatore pakistano alle Nazioni Unite ha spiegato del resto l’astensione in quanto la mozione tralasciava alcuni punti chiave. Precisamente che la Russia era legittimamente preoccupata per l’espansione Nato ai suoi confini, ed era quindi “in un certo senso unilaterale”. Il Pakistan “vuole un approccio equilibrato e ritiene che questa controversia debba essere risolta attraverso negoziati”. Continuando ha confermato di condannare sempre le morti di civili, siano esse in Ucraina, nel Kashmir o in Afganistan, ma che “c’è molta propaganda e notizie false”.

Nell’articolo di fondo del 21 febbraio, “Costruisci vivamente una comunità futura con un futuro condiviso per l’umanità[11], non firmato e dunque posizione del Partito, viene richiamata la dichiarazione di Xi Jinping per la quale “La comunità con un futuro condiviso per l’umanità, come suggerisce il nome, è che il futuro e il destino di ogni nazione e paese sono strettamente legati. La grande famiglia armoniosa ha trasformato il desiderio di una vita migliore di persone provenienti da tutto il mondo nella realtà”. Ora, il concetto di “grande famiglia armoniosa” è uno dei concetti chiave della cultura cinese e dovremo tornarci brevemente. Nell’articolo viene declinato l’universalismo nella visione cinese, per il quale l’umanità ha un “destino condiviso”, cosa che implica che un mondo universalmente sicuro discende dalla condivisione della sicurezza di tutti, secondo lo slogan: “tu sei al sicuro, io sono al sicuro”. Xi Jinping ha sottolineato durante le conferenze dei giochi olimpici: “L’umanità è un tutto e la terra è una patria. Di fronte alle sfide comuni, nessuno o nessun paese può sopravvivere da solo e l’unica via d’uscita per l’umanità è aiutarsi a vicenda e vivere in armonia”. Una “Simbiosi” che ha tre livelli: realizzazione di sé, realizzazione reciproca e realizzazione del mondo.

Ciò significa anche che costruire una comunità con un futuro condiviso per l’umanità è una pratica contemporanea di “comunità di persone libere”. Sapendo che i gruppi umani sono collegati e che l’associazione di uomini liberi rappresentata da Marx è un concetto concepito al di là dell’alienazione dell’uomo nell’era dell’economia industriale. 

La posizione cinese potrà divenire più chiara forse lunedì 7 marzo, quando, alle 15.00, nella Quinta Sessione del 13° Congresso Nazionale del Popolo (una delle più importanti assemblee consultive periodiche del complesso sistema di governo cinese) il Ministro degli Esteri Wang Yi discuterà con la stampa cinese ed estera della “Politica estera e delle relazioni della Cina”.

Intanto alcuni spunti possono essere desunti sia dal concetto cinese di Tianxia, sul quale torniamo alla fine, sia dalla lettura di due documenti recenti: una dichiarazione del Ministro Wang del 26 febbraio, e il protocollo firmato tra Russia e Cina in occasione delle recenti olimpiadi invernali.

Il Ministro Wang ha dichiarato[12] che la posizione si articola in cinque punti:

  • In primo luogo, la Cina sostiene fermamente il rispetto e la salvaguardia della sovranità e dell’integrità territoriale di tutti gli Stati, attenendosi con serietà agli scopi e ai principi della Carta delle Nazioni Unite. La posizione della Cina è coerente, chiara e si applica anche alla questione dell’Ucraina.

Commento: il primo punto non arruola automaticamente la Cina nella guerra di invasione russa, che all’epoca aveva contorni ancora meno definiti, individuando come linea rossa l’integrità territoriale (cfr. Dombass? Taiwan, che, ricordo, è rivendicato dai cinesi come proprio territorio?). In altre parole, con le armi non si spostano i confini.

  • In secondo luogo, la Cina sostiene il concetto di sicurezza comune, globale, cooperativa e sostenibile. La Cina ritiene che la sicurezza di un Paese non possa venire a scapito di quella degli altri e che la sicurezza regionale non possa essere garantita rafforzando e persino espandendo i blocchi militari. Inoltre, le ragionevoli preoccupazioni di sicurezza di tutti gli Stati dovrebbero essere rispettate. Dopo le cinque occasioni consecutive di espansione verso est dell’Organizzazione del Trattato Nord Atlantico, le richieste legittime della Russia in merito alla sicurezza dovrebbero essere considerate seriamente e risolte in modo adeguato.

Commento: questo è un punto molto denso di teoria ed in linea con la tradizionale linea cinese, la sicurezza non è di uno, è un bene di tutti, quindi è ‘comune, globale, cooperativa e sostenibile’, ogni parola conta. Non è sicurezza quella della Nato che ritiene di essere sicura se sviluppa una soverchiante capacità di minaccia verso un vicino subalterno. Espandendo, appunto, senza limiti il proprio blocco militare. Senza rispettare le ‘ragionevoli preoccupazioni di sicurezza’ di tutti. Quindi cinque e successive espansioni della Nato verso Est determinano ‘legittime richieste di sicurezza’ da parte della Russia.

  • In terzo luogo, la Cina ha seguito l’evoluzione della questione ucraina e la situazione attuale è qualcosa che il Paese asiatico non vuole vedere. È assolutamente indispensabile che tutte le parti esercitino la necessaria moderazione per evitare che la situazione in Ucraina possa peggiorare o addirittura finire fuori controllo. La sicurezza delle vite e delle proprietà della gente comune dovrebbe essere efficacemente salvaguardata, e in particolare, devono essere evitate crisi umanitarie su larga scala.

Commento: la Cina, in quanto grande potenza emergente non ha alcun interesse a veder precipitare il mondo nella guerra indiscriminata (che non potrebbe evitare di coinvolgerla, arrestando il suo sviluppo) prima che il percorso di crescita si compia. A giungere ad un redde rationem prima che si compia sono, casomai, interessati altri (è sempre stata una delle linee difese da parte dell’establishment Usa, fino ad ora minoritaria). La paura che tutto finisca ‘fuori controllo’ (ovvero che tutto finisca) è depositata qui.

  • In quarto luogo, la parte cinese sostiene e incoraggia tutti gli sforzi diplomatici che portano alla soluzione pacifica della crisi ucraina e il Paese asiatico accoglie con favore i colloqui diretti e i negoziati tra la Russia e l’Ucraina, da svolgersi il più presto possibile. La questione ucraina si è evoluta in un complesso contesto storico. L’Ucraina dovrebbe essere un ponte di comunicazione tra l’Est e l’Ovest, invece di essere il fronte di scontro tra grandi Paesi. La Cina sostiene anche l’Europa e la Russia nei propri sforzi per tenere un dialogo su un piano di parità sulla questione della sicurezza europea e alla fine formare un meccanismo di sicurezza europeo equilibrato, efficace e sostenibile.

Commento: deriva dal primo e soprattutto dal secondo punto che la Cina chiede un accordo. L’accordo non potrà che essere, giunti a questo punto della cosa, globale e terrà a battesimo (se eviteremo il peggio) il nuovo mondo multipolare. Ovvero, abbastanza inevitabilmente dato l’atteggiamento americano e nostro, terrà a battesimo la nuova guerra fredda che farà da transizione tra il mondo unipolare occidentale e il mondo futuro. Sarà il caso di ricordare che la guerra fredda è stata tale perché esisteva un sottostante accordo di civiltà che fu probabilmente stipulato al termine della Guerra di Corea. Più specificamente la dottrina cinese individua due poli (‘Est e Ovest’), iscrivendo implicitamente sé stessa e la Russia (ma anche Iran, Pakistan e probabilmente India, per quanto ciò sia iperdifficile) in un campo. Inoltre individua come soluzione la sicurezza europea come problema comune sia della Russia sia della Ue e soci, evidentemente senza gli Usa. Auspica, in altre parole, la dissoluzione della Nato. Sarebbe la cosa giusta (se non avessimo 60.000 soldati occupanti permanentemente sul suolo europeo dal 1945).

  • In quinto luogo, la Cina ritiene che il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite dovrebbe svolgere un ruolo costruttivo nella risoluzione della questione ucraina e che la pace e la stabilità regionali, così come la sicurezza di tutti i Paesi, dovrebbero essere messe al primo posto. Le azioni intraprese dal Consiglio di Sicurezza dovrebbero quindi ridurre la tensione, piuttosto che gettare benzina sul fuoco, e dovrebbero aiutare a far avanzare la soluzione della questione attraverso mezzi diplomatici, piuttosto che aggravare ulteriormente la questione. La Cina è sempre contraria a citare intenzionalmente il Capitolo VII nelle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza per autorizzare l’uso della forza e delle sanzioni”.

Commento: contro la tradizione di utilizzare l’Onu come proprio utile servitore (salvo ignorarlo quando non si allinea) degli Usa, la Cina individua quindi negli organismi internazionali (nei quali, se la IIWW effettivamente terminasse potrebbe essere molto ben rappresentata insieme ai suoi alleati) il punto di equilibrio decisivo della transizione egemonica di potenza in corso.

Insomma,

  • La Cina aderisce alla via della pace, dello sviluppo ed è impegnata a costruire una comunità con un futuro condiviso per l’umanità. Il Paese asiatico continuerà a respingere fermamente tutte le egemonie e i poteri forti, a salvaguardare fermamente i diritti, gli interessi legittimi e legali degli Stati in via di sviluppo, specialmente di quelli di piccole e medie dimensioni.

Invece la Dichiarazione Congiunta del 4 febbraio[13] i due paesi, Russia e Cina, recita così:

Dichiarazione congiunta della Repubblica popolare cinese e della Federazione russa sulle relazioni internazionali e lo sviluppo sostenibile globale nella nuova era

Su invito del presidente della Repubblica popolare cinese Xi Jinping, il presidente Vladimir Putin della Federazione Russa visiterà la Cina il 4 febbraio 2022. I due capi di stato hanno tenuto colloqui a Pechino e hanno partecipato alla cerimonia di apertura delle 24 Olimpiadi invernali.

La Repubblica popolare cinese e la Federazione russa (di seguito denominate le “Parti”) dichiarano quanto segue:

Attualmente, il mondo sta attraversando grandi cambiamenti e la società umana è entrata in una nuova era di grande sviluppo e grande cambiamento. La multipolarizzazione mondiale, la globalizzazione economica, l’informatizzazione sociale e la diversificazione culturale hanno continuato a svilupparsi, il sistema di governance globale e l’ordine internazionale hanno continuato a cambiare, l’interconnessione e l’interdipendenza dei paesi sono state notevolmente approfondite, la distribuzione del potere internazionale è tesa da ristrutturare, e le preoccupazioni della comunità internazionale per la pace e L’appello per uno sviluppo sostenibile è ancora più forte. Allo stesso tempo, l’epidemia di COVID-19 continua a diffondersi in tutto il mondo, la situazione della sicurezza internazionale e regionale sta diventando sempre più complessa e le minacce e le sfide globali sono in aumento. Alcune forze internazionali continuano a perseguire ostinatamente l’unilateralismo, a ricorrere alla politica di potere, a interferire negli affari interni di altri paesi, a ledere i diritti e gli interessi legittimi di altri paesi, a creare contraddizioni, differenze e scontri e ad ostacolare lo sviluppo e il progresso della società umana . La comunità internazionale non lo accetterà mai.

Le due parti invitano tutti i paesi a rafforzare il dialogo, rafforzare la fiducia reciproca, creare consenso, salvaguardare i valori comuni di pace, sviluppo, equità, giustizia, democrazia e libertà per tutta l’umanità e rispettare i diritti delle persone di tutti i paesi a scegliere autonomamente i propri percorsi di sviluppo e la sovranità e la sicurezza di tutti i paesi Sviluppare interessi, difendere il sistema internazionale con al centro le Nazioni Unite e l’ordine internazionale basato sul diritto internazionale, praticare un vero multilateralismo in cui le Nazioni Unite e la Sicurezza delle Nazioni Unite Il Consiglio svolge un ruolo centrale di coordinamento, promuove la democratizzazione delle relazioni internazionali e realizza lo sviluppo della pace, della stabilità e della sostenibilità nel mondo.

uno

Le due parti hanno convenuto che la democrazia è il valore comune di tutta l’umanità, non il brevetto di pochi paesi.Promuovere e salvaguardare la democrazia è la causa comune della comunità internazionale.

Le due parti credono che la democrazia sia un modo per i cittadini di partecipare alla gestione dei propri affari e mira a migliorare il benessere delle persone e realizzare il dominio delle persone sul paese. La democrazia dovrebbe essere un intero processo e orientato verso tutte le persone, riflettere gli interessi e la volontà di tutte le persone, proteggere i diritti delle persone, soddisfare i bisogni delle persone e salvaguardare gli interessi delle persone. La pratica delle istituzioni democratiche non è rigida e dovrebbe tenere conto dei sistemi socio-politici e delle caratteristiche storiche, tradizionali e culturali dei diversi paesi. Le persone di tutti i paesi hanno il diritto di scegliere le forme ei metodi di pratica democratica che si adattano alle loro condizioni nazionali. Se un paese è democratico o meno può essere giudicato solo dalla sua gente.

Le due parti hanno sottolineato che Cina e Russia, in quanto potenze mondiali con lunghe tradizioni storiche e culturali, hanno profonde tradizioni democratiche radicate nell’esperienza di sviluppo del millennio e sono ampiamente sostenute dal loro stesso popolo, riflettendo i bisogni e gli interessi dei loro cittadini. Cina e Russia hanno assicurato che il loro popolo abbia il diritto di partecipare alla gestione dello stato e degli affari sociali attraverso vari canali e forme in conformità con la legge. Le persone dei due paesi hanno piena fiducia in se stessi sulla strada e rispettano i sistemi democratici e le tradizioni degli altri paesi.

Le due parti hanno sottolineato che i principi democratici dovrebbero riflettersi non solo nella governance interna ma anche nella governance globale. Alcuni paesi tentano di tracciare linee ideologiche, costringere altri paesi ad accettare gli “standard democratici” di questi paesi e monopolizzare il diritto di definire la democrazia mettendo insieme vari piccoli gruppi e alleanze “situazionali”. Questo è in realtà un calpestare la democrazia e il spirito di democrazia e tradimento dei veri valori democratici. Tale ricerca dell’egemonia rappresenta una seria minaccia alla pace e alla stabilità regionale e globale e danneggia la stabilità dell’ordine internazionale.

Le due parti credono fermamente che la difesa della democrazia e dei diritti umani non debba essere usata come strumento per esercitare pressioni su altri paesi. Le due parti si oppongono all’abuso dei valori democratici da parte di qualsiasi paese, all’ingerenza negli affari interni dei paesi sovrani con il pretesto della salvaguardia della democrazia e dei diritti umani e alla provocazione della divisione e del confronto mondiale. Le due parti hanno invitato la comunità internazionale a rispettare la diversità delle culture e delle civiltà ei diritti all’autodeterminazione dei popoli di paesi diversi. Le due parti sono disposte a collaborare con tutti i paesi disponibili per promuovere la vera democrazia.

Le due parti hanno sottolineato che la Carta delle Nazioni Unite e la Dichiarazione universale dei diritti umani hanno stabilito obiettivi elevati e principi di base per la causa globale dei diritti umani, che dovrebbero essere seguiti e praticati da tutti i paesi. Allo stesso tempo, ogni Paese ha diverse condizioni nazionali, e ci sono differenze nella storia, nella cultura, nel sistema sociale e nel livello di sviluppo economico e sociale.È necessario aderire alla combinazione dell’universalità dei diritti umani e delle condizioni reali di vari paesi e proteggere i diritti umani in base alle loro condizioni nazionali e alle esigenze delle persone. La promozione e la protezione dei diritti umani è la causa comune della comunità internazionale e tutti i paesi dovrebbero prestare uguale attenzione e promuovere sistematicamente vari tipi di diritti umani. La cooperazione internazionale in materia di diritti umani dovrebbe essere discussa da tutti i paesi sulla base di un dialogo paritario. Tutti i paesi dovrebbero godere dello stesso diritto allo sviluppo. Tutti i paesi dovrebbero svolgere la cooperazione e la cooperazione in materia di diritti umani sulla base dell’uguaglianza e del rispetto reciproco e rafforzare la costruzione del sistema internazionale dei diritti umani.

due

Le due parti credono che la pace, lo sviluppo e la cooperazione siano la corrente principale dell’odierno sistema internazionale. Lo sviluppo è la chiave per raggiungere il benessere delle persone. La continua diffusione dell’epidemia di COVID-19 ha portato gravi sfide all’attuazione globale dell’Agenda per lo sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite 2030. È fondamentale migliorare il partenariato globale per lo sviluppo e spingere lo sviluppo globale verso una nuova fase di equilibrio, coordinamento e inclusività .

Le due parti promuoveranno attivamente la cooperazione tra la costruzione congiunta della “Cintura e della strada” e l’Unione economica eurasiatica e approfondiranno la cooperazione pratica tra la Cina e l’Unione economica eurasiatica in vari campi. Migliorare il livello di connettività nelle regioni Asia-Pacifico ed Eurasiatica. Le due parti sono disposte a continuare a promuovere lo sviluppo parallelo e coordinato della costruzione congiunta della “Belt and Road” e del “Greater Eurasian Partnership”, promuovere lo sviluppo delle organizzazioni regionali e il processo di integrazione economica bilaterale e multilaterale, e a beneficio delle persone di tutti i paesi del continente eurasiatico.

Le due parti hanno convenuto di approfondire ulteriormente la cooperazione pragmatica nello sviluppo sostenibile dell’Artico.

Le due parti rafforzeranno la cooperazione nei meccanismi multilaterali come le Nazioni Unite, promuoveranno la comunità internazionale a porre lo sviluppo in una posizione importante nel coordinamento delle politiche macro globali, inviteranno i paesi sviluppati ad adempiere seriamente ai loro obblighi APS, forniranno ai paesi in via di sviluppo maggiori risorse, e risolvere problemi di sviluppo tra paesi e all’interno dei paesi, squilibri e altre questioni e promuovere lo sviluppo globale e la cooperazione internazionale allo sviluppo. La parte russa ha ribadito la sua volontà di continuare a svolgere un lavoro rilevante sulla promozione dell’iniziativa di sviluppo globale proposta dalla parte cinese, inclusa la partecipazione alle attività del “Gruppo di amici dell’iniziativa di sviluppo globale” sulla piattaforma delle Nazioni Unite. Entrambe le parti invitano la comunità internazionale a concentrarsi sulla riduzione della povertà, la sicurezza alimentare, l’antiepidemia e i vaccini, il finanziamento dello sviluppo, il cambiamento climatico, lo sviluppo verde e sostenibile, l’industrializzazione, l’economia digitale, la connettività, ecc. e ad intraprendere azioni pratiche per accelerare il attuazione dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile.

Le due parti chiedono alla comunità internazionale di creare un ambiente aperto, equo, giusto e non discriminatorio per lo sviluppo scientifico e tecnologico, accelerare la trasformazione delle conquiste scientifiche e tecnologiche in vere forze produttive e sfruttare un nuovo slancio per la crescita economica.

Le due parti chiedono ai paesi di rafforzare la cooperazione nel campo del trasporto sostenibile, svolgere attivamente lo sviluppo delle capacità di trasporto e lo scambio di conoscenze, compresi i trasporti intelligenti, il trasporto sostenibile, lo sviluppo e il funzionamento delle vie navigabili artiche, ecc., Per aiutare la ripresa globale dopo l’epidemia .

Le due parti hanno adottato misure forti per affrontare il cambiamento climatico e hanno dato importanti contributi. Le due parti hanno commemorato congiuntamente il 30° anniversario della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, hanno riaffermato la loro adesione agli obiettivi, ai principi e alle disposizioni della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici e del suo Accordo di Parigi, in particolare il principio delle responsabilità comuni ma differenziate , e si è impegnata a promuovere congiuntamente la “Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici” e il relativo accordo di Parigi. L’accordo di Parigi è pienamente ed efficacemente attuato. Le due parti adempiranno ai rispettivi impegni e si aspettano che i paesi sviluppati attuino seriamente i 100 miliardi di dollari annuali di sostegno finanziario per il clima ai paesi in via di sviluppo. Le due parti si oppongono all’istituzione di nuove barriere commerciali internazionali sulla base della lotta al cambiamento climatico.

Le due parti promuovono fermamente la cooperazione internazionale e gli scambi sulla biodiversità, partecipano attivamente al processo di governance globale della biodiversità e promuovono congiuntamente lo sviluppo coordinato dell’uomo e della natura e la trasformazione verde e contribuiscono allo sviluppo sostenibile globale.

I capi di stato di Cina e Russia hanno affermato la fruttuosa cooperazione bilaterale e multilaterale tra le due parti in risposta alla pandemia globale di COVID-19 e salvaguardando la vita e la salute delle persone dei due paesi e del mondo. Le due parti continueranno a rafforzare la cooperazione nello sviluppo e nella produzione di vaccini e nuovi farmaci contro il coronavirus e ad approfondire la cooperazione nei settori della salute pubblica e della medicina moderna. Le due parti rafforzeranno il coordinamento e l’allineamento delle misure di prevenzione delle epidemie per fornire una forte garanzia per la salute, la sicurezza e gli scambi ordinati di personale tra i due paesi. Le due parti hanno commentato positivamente il lavoro svolto dai dipartimenti e dalle località competenti dei due paesi per garantire la prevenzione dell’epidemia nelle aree di confine e il funzionamento stabile dei porti, istituendo un meccanismo congiunto di prevenzione e controllo nelle aree di confine, coordinando la promozione di prevenzione e controllo delle epidemie, condivisione delle informazioni e costruzione di infrastrutture nei porti frontalieri e miglioramento continuo dell’efficienza delle spedizioni portuali.

Le due parti hanno sottolineato che rintracciare l’origine del nuovo coronavirus è una questione scientifica, che dovrebbe essere svolta in collaborazione con scienziati di tutto il mondo sulla base di una prospettiva globale, e opporsi alla politicizzazione della questione della ricerca dell’origine. La Russia accoglie favorevolmente la ricerca congiunta sulla tracciabilità condotta da Cina e OMS e sostiene il rapporto di ricerca sulla tracciabilità congiunta Cina-OMS. Entrambe le parti chiedono alla comunità internazionale di mantenere congiuntamente la natura scientifica e la serietà della ricerca sulla tracciabilità.

La Russia sostiene la Cina nell’ospitare con successo le Olimpiadi e le Paralimpiadi invernali di Pechino 2022.

Le due parti hanno parlato molto del livello di cooperazione tra i due paesi nello sport e nei Giochi Olimpici e sono disposte a promuovere ulteriormente lo sviluppo di una cooperazione pertinente.

tre

Le due parti hanno espresso profonda preoccupazione per le gravi sfide che devono affrontare la situazione della sicurezza internazionale e hanno creduto che le persone di tutti i paesi condividano un destino comune e che nessun paese può e non deve raggiungere la propria sicurezza staccandosi dalla sicurezza mondiale e a spese della sicurezza di altri paesi. La comunità internazionale dovrebbe partecipare attivamente alla governance della sicurezza globale per ottenere una sicurezza comune, globale, cooperativa e sostenibile.

Le due parti hanno ribadito di sostenere fermamente gli interessi fondamentali reciproci, la sovranità nazionale e l’integrità territoriale e si oppongono alle interferenze esterne negli affari interni dei due paesi.

La parte russa ha ribadito che si attiene al principio della Cina unica, riconosce che Taiwan è una parte inalienabile del territorio cinese e si oppone a qualsiasi forma di “indipendenza di Taiwan”.

Cina e Russia si oppongono alle forze esterne che minano la sicurezza e la stabilità delle aree circostanti comuni dei due paesi, si oppongono a forze esterne che interferiscono negli affari interni dei paesi sovrani con qualsiasi pretesto e si oppongono alle “rivoluzioni colorate” e rafforzeranno la cooperazione nei suddetti aree citate.

Le due parti hanno condannato il terrorismo in tutte le sue forme, esortato la comunità internazionale a istituire un fronte unito globale antiterrorismo incentrato sulle Nazioni Unite e rafforzato il coordinamento politico multilaterale e la cooperazione costruttiva nel campo dell’antiterrorismo. Si oppone alla politicizzazione e alla strumentalizzazione delle questioni antiterrorismo e all’attuazione di “doppi standard” e condanna l’uso di organizzazioni terroristiche ed estremiste e l’interferenza negli affari interni di altri paesi in nome della lotta al terrorismo internazionale e all’estremismo per raggiungere obiettivi geopolitici .

Le due parti ritengono che i singoli paesi, alleanze o alleanze politico-militari cerchino la superiorità militare unilaterale diretta o indiretta, danneggino la sicurezza di altri paesi attraverso la concorrenza sleale e altri mezzi, intensifichino la concorrenza geopolitica, esagerino la rivalità e il confronto, minano gravemente l’ordine di sicurezza internazionale , e minano la stabilità strategica globale. Le due parti si oppongono alla continua espansione della NATO e chiedono alla NATO di abbandonare l’ideologia della Guerra Fredda, rispettare la sovranità, la sicurezza, gli interessi e la diversità delle civiltà, della storia e della cultura di altri paesi e considerare lo sviluppo pacifico di altri paesi in modo obiettivo ed equo. Le due parti si oppongono all’instaurazione di un sistema di alleanze chiuse nella regione Asia-Pacifico e alla creazione di un campo di confronto, e sono molto vigili sull’impatto negativo della “strategia indo-pacifica” promossa dagli Stati Uniti sulla pace e la stabilità della regione. La Cina e la Russia si sono sempre impegnate a costruire un sistema di sicurezza nella regione dell’Asia-Pacifico che sia equo, aperto, inclusivo e non mirato ai paesi terzi, e mantenga pace, stabilità e prosperità.

Le due parti hanno accolto con favore la pubblicazione della Dichiarazione congiunta dei leader dei cinque Stati dotati di armi nucleari sulla prevenzione della guerra nucleare e sull’evitare una corsa agli armamenti e hanno affermato che tutti gli Stati dotati di armi nucleari dovrebbero abbandonare la mentalità della guerra fredda e il gioco a somma zero, ridurre il ruolo delle armi nucleari nelle politiche di sicurezza nazionale e ritirarsi Le armi nucleari dispiegate all’estero non consentono lo sviluppo illimitato del sistema antimissilistico globale, riducendo efficacemente il rischio di guerra nucleare e qualsiasi conflitto militare tra paesi con forze nucleari militari .

Le due parti hanno ribadito che il Trattato di non proliferazione delle armi nucleari è la pietra angolare del sistema internazionale di disarmo e non proliferazione nucleare, una parte importante del sistema di sicurezza internazionale del dopoguerra, e il suo ruolo nella promozione della pace e dello sviluppo nel mondo è insostituibile. La comunità internazionale dovrebbe promuovere i tre pilastri del trattato in modo equilibrato e mantenere congiuntamente l’autorità, l’efficacia e l’universalità del trattato.

Le due parti hanno espresso seria preoccupazione per l’istituzione del “Partenariato trilaterale per la sicurezza” (AUKUS) tra Stati Uniti, Regno Unito e Australia, in particolare per la cooperazione nei settori della stabilità strategica come i sottomarini a propulsione nucleare, aggravando il pericolo di una corsa agli armamenti regionale e ponendo un serio rischio di proliferazione nucleare. Le due parti condannano fermamente atti simili ed esortano gli stati membri dell’AUKUS ad adempiere rigorosamente ai loro obblighi per prevenire la proliferazione nucleare e missilistica e mantenere la pace, la stabilità e lo sviluppo regionali.

Le due parti hanno espresso seria preoccupazione per il previsto scarico nell’oceano da parte del Giappone di acqua radioattivamente inquinata dall’incidente della centrale nucleare di Fukushima e il suo potenziale impatto ambientale, sottolineando che il Giappone deve consultarsi pienamente con i paesi vicini e le altre parti interessate e le istituzioni internazionali pertinenti, e condurre dimostrazione aperta, trasparente, scientifica, Smaltire correttamente l’acqua contaminata radioattivamente in modo responsabile in conformità con il diritto internazionale.

Le due parti ritengono che dopo che gli Stati Uniti si sono ritirati dal Trattato INF, hanno accelerato lo sviluppo di missili terrestri a medio e corto raggio e hanno cercato di dispiegarli e fornirli ai loro alleati nelle regioni Asia-Pacifico ed europee , intensificando la tensione e la sfiducia, aumentando i rischi per la sicurezza internazionale e regionale e indebolendo la non proliferazione internazionale e il sistema di controllo degli armamenti mina la stabilità strategica globale. Le due parti esortano gli Stati Uniti a rispondere attivamente all’iniziativa della Russia e ad abbandonare i piani per dispiegare missili terrestri a medio e corto raggio nell’Asia-Pacifico e in Europa. Le due parti manterranno la comunicazione e rafforzeranno il coordinamento al riguardo.

La Cina comprende e sostiene le proposte avanzate dalla Russia per costruire una garanzia di sicurezza a lungo termine legalmente vincolante per l’Europa.

Le due parti hanno sottolineato che il ritiro degli Stati Uniti da una serie di importanti accordi internazionali nel campo del controllo degli armamenti ha avuto un enorme impatto negativo sulla sicurezza e stabilità internazionale e regionale. Entrambe le parti hanno espresso preoccupazione per il progresso degli Stati Uniti nel loro programma antimissilistico globale e il dispiegamento di sistemi antimissilistici in tutto il mondo, rafforzando al contempo le loro armi non nucleari ad alta precisione in grado di condurre missioni strategiche come attacchi preventivi. Le due parti hanno sottolineato l’importanza degli usi pacifici dello spazio extraatmosferico, hanno sostenuto fermamente il ruolo centrale del Comitato delle Nazioni Unite per gli usi pacifici dello spazio extraatmosferico nella promozione della cooperazione internazionale nello spazio extraatmosferico, nel mantenimento e nello sviluppo del diritto internazionale nel campo dello spazio extraatmosferico , e il controllo delle attività nello spazio extraatmosferico, e continuerà a discutere dello spazio extraatmosferico Rafforzare la cooperazione su questioni di interesse reciproco, come la sostenibilità a lungo termine delle attività spaziali e lo sviluppo e l’utilizzo delle risorse spaziali. Le due parti si oppongono ai tentativi di alcuni paesi di trasformare lo spazio esterno in un territorio di scontro militare, ribadiscono che faranno ogni sforzo per prevenire l’armamento e la corsa agli armamenti nello spazio esterno, si oppongono ad attività rilevanti volte a cercare la superiorità militare nello spazio esterno e condurre operazioni nello spazio extraatmosferico e ribadire che sulla base del progetto di Trattato sulla prevenzione del posizionamento di armi nello spazio extraatmosferico, l’uso o la minaccia dell’uso della forza su oggetti dello spazio extraatmosferico, Cina e Russia avvieranno negoziati il ​​prima possibile concludere un documento multilaterale giuridicamente vincolante per fornire una garanzia fondamentale e affidabile per prevenire una corsa agli armamenti e l’armamento nello spazio.

Cina e Russia sottolineano che le iniziative/impegni politici internazionali in materia di trasparenza e misure di rafforzamento della fiducia, compreso il “nessun primo dispiegamento di armi nello spazio esterno”, contribuiscono all’obiettivo di prevenire una corsa agli armamenti nello spazio esterno, ma tali misure sono solo complementari alla regolamentazione misure per le attività nello spazio extraatmosferico e non dovrebbero sostituire un meccanismo giuridicamente vincolante efficace.

Le due parti hanno riaffermato che la Convenzione sulle armi biologiche è un pilastro vitale della pace e della sicurezza internazionali e sono determinate a mantenere l’autorità e l’efficacia della Convenzione.

Le due parti riaffermano che la Convenzione dovrebbe essere pienamente rispettata e ulteriormente rafforzata, compresa l’istituzionalizzazione della Convenzione, il rafforzamento del meccanismo della Convenzione, la conclusione di un protocollo giuridicamente vincolante che includa un efficace meccanismo di verifica e la risoluzione delle questioni relative all’attuazione della Convenzione attraverso una regolare consultazione e cooperazione per qualsiasi problema.

Le due parti hanno sottolineato che le attività di militarizzazione biologica svolte dagli Stati Uniti e dai loro alleati in patria e all’estero hanno sollevato serie preoccupazioni e interrogativi da parte della comunità internazionale sulla sua conformità. Le attività in questione rappresentano una seria minaccia per la sicurezza nazionale di Cina e Russia e danneggiano anche la sicurezza delle regioni interessate. Le due parti esortano gli Stati Uniti ei loro alleati a chiarire le proprie attività di militarizzazione biologica in patria e all’estero in modo aperto, trasparente e responsabile e a sostenere la ripresa dei negoziati su un protocollo di verifica giuridicamente vincolante alla Convenzione sulle armi biologiche.

Le due parti hanno riaffermato il loro impegno per l’obiettivo di un mondo libero dalle armi chimiche e hanno invitato tutte le parti della Convenzione sulle armi chimiche a sostenere congiuntamente l’autorità e l’efficacia della Convenzione. La Cina e la Russia sono profondamente preoccupate per la politicizzazione dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche e invitano gli Stati parti a rafforzare la solidarietà e la cooperazione e a mantenere la tradizione del consenso. Cina e Russia esortano gli Stati Uniti ad accelerare la distruzione delle scorte di armi chimiche come unico Stato parte che non ha completato la distruzione di armi chimiche.

Le due parti hanno sottolineato che l’attuazione degli obblighi di non proliferazione dovrebbe essere bilanciata con la salvaguardia dei diritti e degli interessi legittimi dei paesi nella cooperazione internazionale nell’uso pacifico di tecnologie, materiali e attrezzature avanzati. Le due parti hanno sottolineato che la risoluzione su “Promuovere l’uso pacifico della cooperazione internazionale nel campo della sicurezza internazionale” proposta dalla parte cinese e proposta congiuntamente dalla parte russa è stata adottata dalla 76a Assemblea generale delle Nazioni Unite.

Entrambe le parti attribuiscono grande importanza alla questione della governance dell’IA. Le due parti sono disposte a rafforzare gli scambi e i dialoghi su questioni di intelligenza artificiale.

Le due parti hanno ribadito che approfondiranno la cooperazione nel campo della sicurezza internazionale dell’informazione e promuoveranno la creazione di un ambiente aperto, sicuro, sostenibile e accessibile per le tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Le due parti hanno sottolineato che i principi di non uso della forza, rispetto della sovranità nazionale e dei diritti e delle libertà fondamentali dell’uomo e della non interferenza negli affari interni stabiliti nella Carta delle Nazioni Unite si applicano allo spazio dell’informazione, hanno riaffermato il ruolo chiave dell’ONU nel rispondere alle minacce alla sicurezza internazionale dell’informazione e ha sostenuto le Nazioni Unite nella formulazione di nuove politiche in questo settore.codice di condotta nazionale.

Le due parti accolgono con favore lo svolgimento di negoziati globali nel campo della sicurezza dell’informazione internazionale nel quadro di un meccanismo unificato, sostengono il lavoro del gruppo di lavoro aperto delle Nazioni Unite sulla sicurezza dell’informazione per il periodo 2021-2025 e sono disposte ad esprimere posizioni comuni all’interno il gruppo di lavoro. Le due parti ritengono che la comunità internazionale dovrebbe lavorare insieme per formulare un nuovo e responsabile codice di condotta nazionale nel cyberspazio dell’informazione, compreso un documento legale internazionale universale con forza legale che regoli le attività di vari paesi nel campo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione . Le due parti ritengono che la Global Data Security Initiative proposta dalla Cina e sostenuta in linea di principio dalla Russia fornisca una base per il gruppo di lavoro per discutere e formulare contromisure per la sicurezza dei dati e altre minacce internazionali alla sicurezza delle informazioni.

Le due parti hanno ribadito il loro sostegno alle Risoluzioni 74/247 e 75/282 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, al lavoro del Comitato intergovernativo di esperti ad hoc, alla promozione della negoziazione di una convenzione internazionale contro l’uso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione a fini criminali nel quadro delle Nazioni Unite e ha sostenuto che tutte le parti partecipino in modo costruttivo ai negoziati per garantire che una convenzione globale autorevole e universale possa essere raggiunta il prima possibile in conformità con la risoluzione 75/282 dell’UNGA e presentata alla 78a sessione dell’UNGA . Cina e Russia hanno presentato congiuntamente il progetto di convenzione come base per i relativi negoziati.

Le due parti sostengono l’istituzione di un sistema internazionale di governance di Internet. Credono che tutti i paesi abbiano uguali diritti alla governance di Internet e che i paesi sovrani abbiano il diritto di controllare e proteggere la propria sicurezza della rete. Qualsiasi tentativo di limitare la sovranità della rete nazionale è inaccettabile , e l’Unione internazionale delle telecomunicazioni dovrebbe essere incoraggiata a risolvere le questioni rilevanti. svolgere un ruolo più attivo.

Le due parti approfondiranno la cooperazione bilaterale nel campo della sicurezza internazionale dell’informazione sulla base dell’accordo tra il governo della Repubblica popolare cinese e il governo della Federazione russa sulla cooperazione nel campo della garanzia della sicurezza internazionale dell’informazione (firmato a maggio 8, 2015) programma di cooperazione in questo campo.

quattro

Le due parti hanno sottolineato che Cina e Russia, in quanto maggiori potenze mondiali e membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, sosterranno la responsabilità e la moralità, salvaguarderanno fermamente il sistema internazionale in cui l’ONU svolge un ruolo centrale di coordinamento negli affari internazionali e con fermezza sostenere i principi del diritto internazionale, compresi gli scopi e i principi della Carta delle Nazioni Unite.Lavoreremo insieme per costruire un mondo più prospero, stabile, equo e giusto e costruire un nuovo tipo di relazioni internazionali.

La parte russa ha parlato positivamente del concetto cinese di costruire una comunità con un futuro condiviso per l’umanità, che aiuterà a rafforzare la solidarietà della comunità internazionale e ad affrontare insieme le sfide comuni. La Cina parla positivamente degli sforzi della Russia per costruire un sistema di relazioni internazionali equo e multipolare.

Le due parti hanno difeso fermamente la vittoria della seconda guerra mondiale e l’ordine internazionale del dopoguerra, hanno salvaguardato risolutamente l’autorità delle Nazioni Unite e l’equità e la giustizia internazionali e si sono opposte ai tentativi di negare, distorcere e manomettere la storia della seconda guerra mondiale.

Per evitare che si ripetesse la tragedia della guerra mondiale, le due parti condannarono risolutamente gli aggressori fascisti e militaristi ei loro complici a sottrarsi alle colpe storiche e calunniare i paesi vincitori.

Le due parti hanno sostenuto e promosso la costruzione di un nuovo tipo di relazione tra i principali paesi caratterizzati da rispetto reciproco, convivenza pacifica e cooperazione vantaggiosa per tutti, e hanno sottolineato che il nuovo tipo di relazione tra Cina e Russia va oltre il modello di alleanza politico-militare durante la Guerra Fredda. Non c’è limite all’amicizia tra i due paesi, non c’è uno spazio ristretto per la cooperazione.Il rafforzamento della cooperazione strategica non è rivolto a un paese terzo, né è influenzato dai cambiamenti del paese terzo e della situazione internazionale.

Le due parti hanno ribadito che la comunità internazionale dovrebbe essere unita piuttosto che divisa e dovrebbe cooperare piuttosto che confrontarsi. Le due parti si oppongono al ritorno delle relazioni internazionali nell’era del confronto tra le grandi potenze e la legge della giungla. Contrastare i tentativi di sostituire accordi e meccanismi generalmente accettati conformi al diritto internazionale con regole di “piccola cerchia” formulate da singoli paesi e gruppi di paesi, opporsi all’uso di soluzioni evasive che non hanno raggiunto un consenso per risolvere problemi internazionali, contrastare la politica di potere, il bullismo , e sanzioni unilaterali e “giurisdizione a braccio lungo”, che si oppone all’abuso dei controlli sulle esportazioni e sostiene e facilita il commercio conforme all’OMC.

Le due parti hanno ribadito che rafforzeranno il coordinamento della politica estera, praticheranno un autentico multilateralismo, rafforzeranno la cooperazione all’interno dei meccanismi multilaterali, salvaguarderanno gli interessi comuni, manterranno l’equilibrio del potere internazionale e regionale e lavoreranno insieme per migliorare la governance globale.

Le due parti sostengono e mantengono il sistema commerciale multilaterale con al centro l’OMC, partecipano attivamente alla riforma dell’OMC e si oppongono all’unilateralismo e al protezionismo. Le due parti rafforzeranno il dialogo, la cooperazione e il coordinamento delle posizioni su questioni economiche e commerciali di interesse comune, contribuiranno a garantire il funzionamento stabile ea lungo termine delle catene industriali e di approvvigionamento globali e regionali e promuoveranno l’istituzione di un sistema più aperto, inclusivo, sistema di regole economiche e commerciali internazionali trasparente e non discriminatorio.

Le due parti sostengono il G20 per svolgere il ruolo di forum principale per la cooperazione economica internazionale e un’importante piattaforma per la risposta alle crisi, e promuovono congiuntamente il G20 per portare avanti lo spirito di solidarietà e cooperazione nella lotta internazionale contro l’epidemia, la ripresa dell’economia mondiale, la promozione dello sviluppo inclusivo e sostenibile e il miglioramento di un ambiente globale equo e ragionevole Giocheremo un ruolo guida nel sistema di governance economica e in altri aspetti e lavoreremo insieme per affrontare le sfide globali.

Le due parti sostengono i paesi BRICS per approfondire la loro partnership strategica, espandere la cooperazione nelle tre direzioni principali di sicurezza politica, economia, commercio e finanza e scambi interpersonali e culturali, promuovere la cooperazione nelle innovazioni scientifiche e tecnologiche come quelle pubbliche salute, economia digitale e intelligenza artificiale e migliorare il livello di cooperazione internazionale BRICS. Le due parti sono impegnate nel modello “BRICS+” e nel Dialogo BRICS come meccanismo di dialogo efficace con i paesi in via di sviluppo ei paesi dei mercati emergenti, i meccanismi e le organizzazioni di integrazione regionale.

La parte russa sosterrà pienamente la parte cinese nel suo lavoro come presidenza BRICS nel 2022 e promuoverà congiuntamente la 14a riunione dei leader BRICS per ottenere risultati fruttuosi.

Le due parti rafforzeranno e rafforzeranno ulteriormente il ruolo dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai e promuoveranno la costruzione di un modello mondiale multipolare basato su norme riconosciute di diritto internazionale, multilateralismo, uguaglianza, comune, indivisibile, globale, cooperativo e sostenibile sicurezza.

Le due parti ritengono che sia fondamentale attuare il consenso sul miglioramento della risposta degli Stati membri della SCO alle sfide e alle minacce alla sicurezza e, a tal fine, entrambe le parti sostengono l’espansione delle funzioni dell’agenzia regionale antiterrorismo della SCO.

Le due parti promuoveranno il miglioramento e il potenziamento della cooperazione economica tra gli Stati membri della SCO, continueranno a rafforzare la cooperazione tra gli Stati membri in aree di interesse comune come il commercio, l’industria, i trasporti, l’energia, la finanza, gli investimenti, l’agricoltura, le dogane, telecomunicazioni, innovazione, ecc. Risparmio, risparmio energetico, applicazione della tecnologia verde.

Le due parti hanno sottolineato che lo “Shanghai Cooperation Organization Member States Intergovernmental Cooperation Agreement on Safeguarding International Information Security” (firmato il 16 giugno 2009) e la cooperazione nell’ambito del SCO Member States International Information Security Expert Group hanno ottenuto risultati fruttuosi Il “Piano di cooperazione 2022-2023 per gli Stati membri della SCO per salvaguardare la sicurezza dell’informazione internazionale” adottato dal Consiglio dei capi di Stato degli Stati membri della SCO a Dushanbe il 17.

Le due parti ritengono che l’importanza della cooperazione interpersonale e culturale per lo sviluppo della SCO sia in costante aumento. Le due parti approfondiranno ulteriormente la cooperazione in materia di cultura, istruzione, scienza e tecnologia, salute, protezione ambientale, turismo, scambi di personale e sport tra gli Stati membri della SCO e miglioreranno la comprensione reciproca tra le persone degli Stati membri.

Le due parti continueranno a consolidare il ruolo dell’APEC come principale piattaforma di dialogo economico multilaterale nella regione, rafforzeranno la collaborazione nell’attuazione dell’APEC Putrajaya Vision 2040 e costruiranno aree regionali libere, aperte, eque, non discriminatorie, trasparenti e prevedibili. commercio Ambiente di investimento, concentrandosi sul rafforzamento della risposta alla nuova epidemia di polmonite coronarica, sulla promozione della ripresa economica, sulla promozione della trasformazione digitale in vari campi, sul rilancio dell’economia delle aree remote e sul sostegno dell’APEC e di altre organizzazioni multilaterali regionali per svolgere la cooperazione nelle aree di cui sopra .

Le due parti continueranno a portare avanti la cooperazione nell’ambito del meccanismo Cina-Russia-India e rafforzeranno la cooperazione in piattaforme come il vertice dell’Asia orientale, il forum regionale dell’ASEAN e l’incontro dei ministri della difesa dell’ASEAN Plus. Cina e Russia sostengono la centralità dell’ASEAN nella cooperazione dell’Asia orientale, continuano a rafforzare il coordinamento per approfondire la cooperazione con l’ASEAN, promuovono congiuntamente la cooperazione in materia di salute pubblica, sviluppo sostenibile, antiterrorismo e lotta ai crimini transnazionali e rafforzano il ruolo dell’ASEAN come componente chiave della architettura.

4 febbraio 2022 a Pechino

Si tratta di una dichiarazione molto lunga, che non nomina la parola “alleanza”, ma ci va vicino. In essa viene dichiarata con una formula tipicamente cinese la necessità di plasmare un mondo multipolare e cita i due nodi rispettivamente cruciali dell’espansione della Nato e della richiesta indipendenza di Taiwan, sostenendo le posizioni rispettive. Taiwan è parte della Cina “inalienabile” e la Nato non deve espandersi ancora. La dichiarazione non fa capire che la Cina fosse al corrente dell’imminente invasione.

Altri elementi:

  • impegno ad aumentare l’interscambio di 250 miliardi all’anno (oggi è 140, traduzione: triplica),
  • promozione delle valute nazionali (traduzione: il gas ed il petrolio russo non saranno più pagati in dollari),
  • cooperazione tecnico-militare,
  • interoperabilità informatica,
  • potenziamento della vendita di gas e petrolio (10 miliardi di mc, traduzione: meno per noi, anche se poco)
  • rivendicazione del multilateralismo e del principio di autodeterminazione dei popoli,
  • censura ai tentativi di ideologizzare le relazioni internazionali, di stabilire standard e doppi standard e di imporli con la forza, delle ‘rivoluzioni colorate’,
  • invito a dismettere arsenali chimici e biologici (diretto agli Usa per esplicita menzione),
  • impegno al sostegno reciproco.

Sostegno che al momento è solo diplomatico, in quanto l’invasione russa è fortemente estranea alle tradizioni diplomatiche dell’impero di mezzo e imbarazzante per il complesso quadro d’area nel quale la Cina si muove.

Nel concetto cinese di Tianxia (la “via del cielo”) è presente quel che Azzarà in un suo recente libro[14] chiama universalismo concreto e dialettica dell’inclusione. Contro la tradizione del razionalismo occidentale, che pensa a partire dal principio individuale e finisce per divenire copertura di interessi di parte, geopolitici o altro, seguendo una falsa generalizzazione autocontraddittoria (ovvero non realmente universalizzabile, se non piegando e non riconoscendo l’altro) per l’impostazione cinese la razionalità è realmente tale se porta ad una situazione collettiva accettata senza coercizione. Una ‘razionalità collettiva’ che non può essere definita ex ante, ma solo a seguito di un processo concreto di confronto. Processo dal quale emerge il piano cooperativo. Una “razionalità relazionale”, come propone di chiamarla Azzarà[15], che non produce necessariamente e strutturalmente amici e nemici. Per il Tianxia, al contrario, ogni fenomeno produce necessariamente una ‘vita in comune’ e rappresenta una ‘totalità’. Questo è una componente del concetto di “armonia” che è al centro dell’approccio diplomatico cinese.

Il sistema mondiale è di tutti in questo senso, 大道之行也天下為公, “quando prevarrà la Grande Via, l’Universo apparterrà a tutti”, un verso del testo confuciano “I riti”, ripreso da Qing Kang Youwei e dal Sun Yat-sen nell’espressione “Tian xia wei gong”. Come ogni concetto sintetico ha una dimensione utopica (sin dalla sua formazione nella tarda epoca Qing, ma anche di orientamento.

Del resto la radice di tale diverso atteggiamento è molto profonda, come mostra Yuk Hui nel suo “Cosmotecnica”[16] il tema al cuore della filosofia cinese non è l’’essere’, quanto il ‘vivente’. Ovvero, nel confucianesimo come nel daoismo, la possibilità di condurre una vita morale e buona. La vita è soggetta a causalità reciproca e l’universo è in essa sempre pensato come una totalità di relazioni. Nel confucianesimo, racconta il filosofo cinese, “il Dao è riconosciuto come coerenza tra l’ordine cosmologico e quello morale, e tale coerenza è chiamata zi ran, spesso tradotto con ‘natura’”[17]. ‘Natura’ nel cinese moderno significa piante, fiumi, etc. ma anche attuare e comportarsi in armonia con il sé e senza pretesa, “lasciare che le cose siano come sono”. Cosmo ed essere umano sono sempre connessi, se pure mediati da esseri tecnici (Qi). Nella cultura cinese l’odine cosmologico non può essere ‘perfezionato’ dalla techné, perché è sempre anche un ordine morale.

Ne segue che la verità non può derivare dalla violenza, ma solo dall’armonia. Incarnando l’armonia.

Quindi la relazione tra umani è pensata a partire dalla risonanza, anziché come nel pensiero greco sulla guerra (polemos) e il conflitto (eris). Nel daoismo il principio del governo sarà wu wei zhi zhi, “governare senza intervenire”, ovvero lasciare che le cose siano, si sviluppino, diventino se stesse e raggiungano il proprio potenziale.

Avremmo da imparare, se sapessimo essere con l’altro.

FONTE: https://tempofertile.blogspot.com/2022/03/guerra-ucraina-note-sul-punto-di-vista.html

Note

[1] – https://www.scmp.com/

[2] – http://www.chinadaily.com.cn/

[3] – https://www.nytimes.com/

[4] – https://news.bjd.com.cn//2022/03/05/10050663.shtml

[5] – https://asiatimes.com/

[6] – https://asiatimes.com/2022/02/russias-strategy-to-destroy-ukraine-army-going-to-plan/

[7] – https://timesofindia.indiatimes.com/india/data/russia-ukraine-history

[8] – https://timesofindia.indiatimes.com/india/six-times-when-the-soviet-veto-came-to-indias-rescue/articleshow/89941338.cms

[9] – https://indianexpress.com/article/world/ukraine-russia-war-what-could-be-a-way-out-7802307/

[10] – https://www.dawn.com/news/1678353/us-warns-pakistan-of-ukraine-war-consequences

[11] – https://news.bjd.com.cn//2022/02/21/10044979.shtml

[12] – https://www.ansa.it/amp/sito/notizie/mondo/dalla_cina/2022/02/26/cina-wang-yi-elabora-posizione-sullucraina_c588f530-bc74-44a8-a89d-4637eea4c122.html?fbclid=IwAR2ppmNzWfUqTJUE5zpqj4wGFsdcoGKIr20MyTPktnpHbTDlIVsKMevLfok

[13] – Che devo riprendere da questo link non essendo più disponibili i siti russi:

https://observatoriocrisis.com/2022/02/06/desempaquetando-la-declaracion-conjunta-china-rusa/?fbclid=IwAR3tadzZ0rJFXhsIq95hdypqf7wrA1nl0lb1A3ZcF3Wf6dZnJsZDm43f2Nw ;

questa è la versione cinese: http://www.gov.cn/xinwen/2022-02/04/content_5672025.htm

[14] – Stefano G. Azzarà, “Il virus dell’occidente”, Mimesis 2020.[15] – Ivi, p. 108[16] – Yuk Hui, “Cosmotecnica. La questione della tecnologia in Cina”, Nero 2021.[17] – Ivi, p.65.

La guerra senza combattere: Intervista con Joseph Tritto, presidente della World Academy of BioMedical Sciences and Technologies

Narrative #12 by Franco Fracassi – Prof. Joseph Tritto La guerra senza combattere Le notevoli rivelazioni del professor Joseph Tritto, presidente del World Academy of BioMedical Technologies. Una cascata di notizie sul virus, la sua genesi, sul laboratorio gemello di Wuhan e molto altro ancora, da parte di chi conosce profondamente l’elite mondiale degli scienziati e le dinamiche che li coinvolgono. Un ospite che si vorrebbe non smettesse mai di raccontare. Anzi, se volete lasciare delle domande lo invitiamo un´altra volta e gliele facciamo .

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Ucraina, rischi di guerra? Donbass: la guerra c’è già da otto anni, nell’indifferenza generale dell’occidente.

di Enrico Vigna (19 febbraio 2022)

Da due mesi i “distrazionisti” professionali hanno concentrato luci e attenzioni mediatiche su una presunta e ipotetica invasione russa dell’Ucraina, sapendo bene che la Russia, non ha nessuna progettualità di guerra, semplicemente perché non è un suo interesse strategico, uno scontro militare con USA, NATO e Unione Europea. Salvo naturalmente qualche inaccettabile provocazione degli “ucro” neonazisti, pretoriani del governo golpista di Kiev e della NATO.
Mentre la realtà tragica è la guerra che, da otto anni è in atto contro la popolazione del Donbass, di cui solo pochi organi informativi e realtà occidentali hanno finora documentato. Ora che c’è il rischio di un dispiegamento a domino di questo conflitto…fa notizia.
I media occidentali sono una forza che può favorire una guerra, sono un’arma potente, il loro lavoro è un segnale di azione che deve arrivare, che essi preparano in anticipo.
Gli ululati di guerra occidentali, da mesi hanno decretato che Putin intende invadere l’Ucraina. Ma per quale motivo dovrebbe farlo, nessuno sa dirlo. L’ex ufficiale dell’intelligence statunitense e membro di un’associazione di ex professionisti dell’intelligence e dell’utilizzazione dell’intelligence USA (VIP), Raymond Mcgovern, considera un’invasione russa dell’Ucraina, tanto probabile quanto l’arrivo tanto annunciato del sinistro “Godot” nell’opera teatrale di Beckett “Aspettando Godot ”.

In ogni caso…nella dichiarazione congiunta all’inaugurazione delle Olimpiadi invernali del 2022, i presidenti Xi Jin-ping e VladimirPutin hanno sottolineato che “Russia e Cina si opporranno a qualsiasi tentativo di forze esterne, di minare la sicurezza e la stabilità in regioni confinanti e “un ulteriore espansione della NATO “!

Nel frattempo il conflitto armato nel Donbass continua a mietere vittime: morti, feriti e centinaia di edifici bombardati e distrutti ogni anno. Secondo R. Savchenko dell’Ufficio per i diritti umani nella RP di Donetsk, il numero delle vittime nel 2021è aumentato del 46% rispetto al precedente anno.
Questa situazione persiste nonostante il 27 luglio 2020, sia entrato in vigore un cessate il fuoco globale nell’area del Donbass. Kiev, Donetsk e Luhansk si erano impegnati a non usare armi e ad astenersi da qualsiasi provocazione. Ma già dopo pochi mesi sono ripresi gli attacchi e i
bombardamenti degli insediamenti delle Repubbliche Popolari sulla linea di contatto.

Oggi la situazione si sta ampliando con bombardamenti quotidiani, occupazioni di villaggi delle Forze armate di Kiev oltre la linea di contatto stabilita negli accordi di Minsk, ed è palese che si sta cercando di provocare un conflitto armato, incolpando la Russia per questo.
Mai, dalla firma degli accordi di cessate il fuoco nel luglio 2020, la situazione in Donbass è stata così esplosiva. La Missione OSCE, pur in un suo ruolo estremamente “pigro” nel prendere posizione o denunciare molte situazioni, rileva sempre più violazioni del cessate il fuoco e nei vertici politici e militari delle Repubbliche Popolari, c’è sempre più la consapevolezza che le forze armate ucraine (APU) potrebbero presto attaccare il Donbass, altro che invasione russa dell’Ucraina.
Attraverso tutti i contatti quotidiani con i referenti dei nostri Progetti in loco, dai Veterani, ad analisti militari, deputati, responsabili scolastici e sanitari, ai miliziani, alle Associazioni delle vedove di guerra, agli attivisti per la pace, giungono considerazioni e la coscienza che, se non si attenua la tensione, un conflitto dispiegato e devastante può succedere in qualsiasi momento e in questo caso la Russia non potrebbe restare passiva, sia per la difesa della popolazione russofona (il 90%) del Donbass, che per preservare la sua sicurezza nazionale. Voglio sottolineare che queste mie righe sono fondate sulla sintesi e le documentazioni che mi vengono mandate da quei luoghi, non sono esternazioni personali.

Elena Shishkina, deputata del Consiglio popolare della RPD, ha dichiarato che, in ogni caso la Repubblica è pronta a qualsiasi scenario e ad una escalation conflittuale, e che le Forze armate e le
Milizie sono in piena allerta. “Ci sono state dichiarazioni su una possibile provocazione con armi chimiche. Questo, ovviamente, ci allarma e ci preoccupa, ma abbiamo adottato tutte le misure necessarie per proteggerci in caso di una tale provocazione. Sulla base delle dichiarazioni dei funzionari ucraini e dei bombardamenti in corso, temiamo un’escalation del conflitto armato…Possiamo aspettarci tutto dall’Ucraina, sappiamo che le RPDL sono uno strumento della lotta dell’Occidente contro la Russia. Tutto dipende dall’Ucraina. Noi chiediamo solo uno status speciale al Donbass,il ritiro delle forze e dei mezzi militari dalla linea di contatto. Su queste basi un accordo pacifico è possibile”, ha detto la Shiskina.
La situazione nel Donbass si è trasformata in un processo di provocazioni continue, che hanno l’intento di alzare la posta, come ha dichiarato il politologo russo G. Pavlovsky. L’Ucraina golpista sta cercando di aumentare il livello di escalation e di coinvolgere il maggior numero possibile di paesi nel conflitto, attraverso la NATO, così quello che sta accadendo nel Donbass è diventata una questione di politica internazionale.
Analisti dal lato ucraino così inquadrano la situazione: Il capo del consiglio del Centro ucraino per la ricerca politica “Penta” V. Fesenko ritiene che: “ l’aggravamento della situazione in Ucraina sia possibile, la situazione è peggiorata, ma già dal 2014, in Ucraina si sa che qualsiasi tentativo di risolvere il problema del Donbass con mezzi militari provocherebbe un intervento militare russo.
Nessuno combatterà per l’Ucraina, ne siamo coscienti, non ci sono illusioni su questo. Ma siamo fiduciosi che ci sosterranno quei paesi occidentali che già ora supportano l’Ucraina”, ha affermato.
Secondo M. Pogrebinsky, direttore del Centro di studi politici e dei conflitti di Kiev, un aggravamento del conflitto nel Donbass può verificarsi se saltano i negoziati tra il Cremlino e la Casa Bianca. “ La ricerca di un compromesso, è l’interesse sia di Mosca che di Washington, ed è lo scenario più probabile…”, ha dichiarato.

Il giornalista e politologo russo Mikhail Demurin, ha domandato: “ perché la Russia non avrebbe il diritto di agire in Donbass, secondo lo scenario e la prassi della NATO in Jugoslavia e in Serbia poi?”.
Chi sta cercando la pace e la negoziazione, e chi cerca la guerra.

QUI, dati, fatti, documenti inoppugnabili. Non opinioni, valutazioni, analisi personali di esperti e pensatori vari. Questo lo scenario della realtà sul campo:
In questo momento i 3/4 dell’esercito ucraino è concentrato nel Donbass.
Dal 2014 al 2021 i paesi occidentali hanno fornito a Kiev munizioni e armamenti per un valore di 2,5 miliardi di dollari, comprese armi letali. Su richiesta del presidente ucraino Zelensky alla NATO, tonnellate di armamenti continuano ad entrare nel Paese, anche dagli Stati Uniti. Il tutto in violazione palese degli accordi di Minsk.

Biden ha annunciato il trasferimento di altre forze armate statunitensi nell’Europa orientale e nei paesi della NATO. Il Senato statunitense ha presentato un disegno di legge per fornire all’Ucraina aiuti militari nell’ambito della legge Lend-Lease (affitti e prestiti), per proteggersi dalla Russia.
Gli Stati Uniti hanno anche consentito ai paesi baltici di fornire assistenza militare all’Ucraina trasferendo armi di fabbricazione americana.

L’UE chiede l’introduzione preventiva di sanzioni anti-russe, sulla base di una invasione che non c’è.
Il portavoce del presidente della Federazione Russa Peskov, ha invitato tutte le parti a evitare di creare una maggiore tensione attorno alla situazione nel Donbass: “ nelle condizioni attuali che si sono sviluppate intorno al Donbass, occorre evitare provvedimenti che provochino un aumento della tensione nella regione , che è altissima in questo momento. E’ molto importante essere consapevoli della responsabilità di passi equilibrati che tengano conto dell’attuale situazione di tensione “, ha affermato Peskov.
L’ex deputato ucraino della Verkhovna Rada, A. Zhuravko, ha dichiarato che: “Quando la Russia conduce esercitazioni sul suo territorio, l’Occidente e gli Stati Uniti sono isterici. Ma quando l’Ucraina, in prossimità del confine con la Crimea, spara con i sistemi a lancio multiplo BM-21 Grad, nessuno strilla. Perché gli standard sono doppi. Non ci sono soldi nel paese, le persone sono per metà affamate e per metà infreddolite, la disoccupazione dilaga, le infrastrutture stanno cadendo a pezzi davanti ai nostri occhi, lo stato sta sprofondando nel baratro e questi idioti continuano a sparare soldi al cielo. Questa è un’ assurdità pazzesca. Semplicemente non si adatta a una mente normale. L’ Ucraina è povera, impoverita e questo stolto regime di Kiev chiama la guerra a casa sua”, ha detto Zhuravko.
Il 1 ottobre 2021, il comandante in capo delle forze armate ucraine Zaluzhny ha consentito l’uso di tutte le armi disponibili sulla linea di contatto del Donbass. In questo modo i comandanti delle unità sul fronte non hanno bisogno di coordinarsi con il comando centrale. Inoltre, i droni d’attacco turchi Bayraktar sono stati schierati in prima linea.
Il 21 gennaio il presidente della Bielorussia Lukashenko ha dichiarato che la situazione ai confini meridionali è allarmante: “…l’Ucraina sta rafforzando pesantemente il suo contingente militare.
Con il dolore nel cuore, stiamo osservando tutto ciò che sta accadendo in Ucraina. La sua attuale leadership politica, essendo sotto il controllo straniero, si comporta in modo imprevedibile e inadeguato. Pertanto, nei casi di imprevedibilità e inadeguatezza, e nel caso, Dio non voglia, di azioni militari, noi dobbiamo prendere decisioni. Abbiamo quasi un migliaio e mezzo di chilometri di confine meridionale tra Bielorussia e Ucraina. Qualunque sia l’onere, dobbiamo non solo vedere cosa accadrà e sta accadendo su questo confine, ma dobbiamo essere pronti a proteggerci in modo affidabile. Sappiamo come rispondere a questo. Oggi, dobbiamo prevedere la situazione per il futuro: cosa accadrà domani e dopodomani. Pertanto, la massima “Se vuoi la pace, preparati alla guerra”, brutale, ma realistico è presente nei nostri pensieri. Dobbiamo fare di tutto per garantire di non essere colti di sorpresa e che possiamo rispondere al momento giusto. Sono assolutamente convinto che i nostri uomini in divisa, sanno cosa bisogna fare per proteggere la nostra terra”, ha osservato il leader bielorusso.
Il 21 gennaio 2022 un drone e un aereo da ricognizione strategica statunitense hanno sorvolato il territorio contiguo all’area del conflitto armato e pattugliano il cielo nella regione nel Donbass.
Questo è stato documentato dai dati del servizio di tracciamento dei voli dell’aviazione Flightradar.

Il 24 gennaio il Dipartimento della Milizia popolare della Repubblica Popolare di Lugansk ha comunicato che, secondo il loro lavoro di Intelligence, le forze armate ucraine si stanno preparando per un’offensiva nel Donbass, per la quale stanno rafforzando i gruppi d’assalto. L’ informazione è stata confermata dal rappresentante ufficiale della Milizia popolare della RPD, il colonnello Basurin.
Il 30 gennaio il primo ministro britannico Johnson ha ordinato ai militari inglesi di essere pronti a schierarsi sul fianco orientale della NATO vicino ai confini dell’Ucraina. Aerei da trasporto RAF C-17A hanno portato armi anticarro NLAW, il cui numero, secondo indiscrezioni, sarebbe di circa 2000 pezzi. La Gran Bretagna ha anche inviato Rangers della “ Army Special Operations Brigade ” per addestrare le forze armate ucraine.
Il 4 febbraio, giorno di apertura delle Olimpiadi invernali in Cina, l’esercito americano ha trasportato i suoi rinforzi da Ramstein via Görlitz, a Rzeszow-Jasionka in Polonia, vicino al confine ucraino. Pochi giorni prima, gli Stati Uniti avevano già spostato caccia F-16 a Łask, in Polonia.
Nello stesso tempo, si svolgevano nel Mediterraneo le manovre Neptune Strike 22 della NATO, che hanno coinvolto più di 140 navi e 10.000 soldati. Il segretario alla Difesa statunitense Lloyd Austin ha poi deciso di lasciare la portaerei “USS Harry Truman” nel Mediterraneo, per “rassicurare” gli europei alla luce del conflitto con la Russia. La sua funzione è che i droni da ricognizione, possono monitorare l’area di crisi dalla portaerei. Inoltre, la nave potrebbe anche spostarsi rapidamente nel Mar Nero.
Il 9 febbraio, in una tumultuosa sessione parlamentare, i deputati slovacchi hanno votato a favore di un accordo militare con gli Stati Uniti: nel quale è previsto che la Slovacchia metterà a disposizione i due aeroporti militari di Sliac e Kuchyna, sotto il pieno controllo delle forze statunitensi per i prossimi dieci anni. Alla fine, 79 parlamentari su 140 presenti hanno votato a favore di questo “Accordo di cooperazione per la difesa” (DCA), mentre i due terzi della popolazione sono contrari, prevedendo la perdita di sovranità, lo stazionamento di armi nucleari sul proprio territorio e il pericolo di essere coinvolti in un possibile conflitto armato tra la vicina Ucraina e la Russia.
Dal 9 febbraio, in Germania nella regione della Sassonia, la popolazione è stata informata che convogli militari dell’esercito USA stavano spostando 500 veicoli militari verso l’Europa orientale principalmente di notte per le esercitazioni “Saber Strike 2022”.

Il 17 febbraio, le forze armate ucraine per tutta la notte hanno effettuato pesanti attacchi di artiglieria sul territorio del Donbass controllato dalle Repubbliche Popolari di Lugansk e Donetsk, non solo con l’uso di mortai, ma anche con pezzi di artiglieria di grosso calibro e, secondo diverse fonti, con l’uso di 122 mm., con più sistemi di lancio di razzi. I colpi sono stati sferrati quasi lungo l’intera linea del fronte, infliggendo danni significativi alla prima linea di difesa delle milizie.
L’intera parte occidentale della RPD e la parte settentrionale della RPL sono sotto bombardamento.

In risposta all’attacco di Kiev, le forze militari delle Repubbliche popolari hanno reagito utilizzando non solo l’artiglieria, ma anche carri armati, veicoli da combattimento di fanteria e altre armi per attacchi di ritorsione, provocando grosse perdite alle forze ucraine.
Negli ultimi giorni il numero dei bombardamenti e egli attacchi sul territorio del Donbass è aumentato di 8 volte e, a giudicare dalla continua intensificazione, la tensione continuerà a crescere. Per questo le autorità delle RP hanno annunciato una evacuazione generale dei civili dagli insediamenti situati lungo la linea di contatto verso la Russia. L’evacuazione è in corso senza esercitare pressioni sui residenti locali ma come indicazione per la loro sicurezza.
L’evacuazione è rivolta a diverse decine di insediamenti. Le milizie locali hanno riferito che attacchi così su larga scala da parte delle forze armate ucraine non succedevano dal 2015. Da notare che, gli attacchi ucraini sono iniziati subito dopo che le truppe russe hanno iniziato ad allontanarsi dal confine ucraino.

Oggi un conflitto complesso e destabilizzante per il mondo intero, come quello del Donbass, potrebbe esplodere in modo incontrollabile, ma questa guerra non può essere ridotta a un confronto tra l’Ucraina e le Repubbliche non riconosciute o solo contro la Federazione Russa.
Questo è solo il livello micro, in realtà, la contraddizione è molto più profonda: può diventare uno scontro di civiltà. Uno scontro che attraversa l’umanità, come già si è sviscerato nei teatri conflittuali del pianeta. Da una parte i paesi occidentali, sottomessi e soggiogati, anche culturalmente ed eticamente al ruolo imperialista e banditesco degli USA e della NATO, dall’altra parte paesi e popoli che chiedono solo di restare liberi, indipendenti e sovrani a casa propria, con differenze e radici storiche anche completamente diverse, ma uniti dalla scelta che solo in un mondo Multipolare e di conseguenza, con un processo di resistenza a un MONDO UNIPOLARE, è possibile sopravvivere liberi, per qualsiasi paese, popolo e società.
Questa guerra potrebbe travolgere tutti, compresi noi abitanti di questo paese, sottomesso a interessi stranieri e contrapposti a chi lavora e vive onestamente, la guerra è nemica dei lavoratori, tranne che sia una lotta di liberazione nazionale. La guerra, così come la NATO, comporta sacrifici, costi e rischi per tutti, ma è sempre interesse SOLO di una piccola parte di speculatori, approfittatori, difensori del proprio status sociale ed economico, o seguaci di ideologie fasciste e scioviniste.

Il nostro paese, come nelle aggressioni alla Jugoslavia, all’Afghanistan, all’Iraq, alla Siria, alla Libia, allo Yemen, è sempre stato complice e corresponsabile della sofferenza, della morte, della devastazione di quei paesi e popoli. Anche in questa guerra “obliata” del Donbass l’Italia sarà complice e responsabile di ciò che potrebbe succedere.
Facendomi portavoce, come da loro richiestomi, di tutte le Associazioni, le istituzioni, i Veterani antifascisti, volontari per la pace, i padri ortodossi, i mutilati, le vedove, i nostri bambini orfani, tutte le vittime che già da otto anni soffrono, e che con le nostre Associazioni di Solidarietà concreta di SOS Donbass Italia, da otto anni cerchiamo di supportare e sostenere, trasmetto questo Appello:

MOBILITIAMOCI, INFORMIAMO, sosteniamo PROGETTI di SOLIDARIETA’ CONCRETA, non lasciamoli soli.
Come dicevano i nostri vecchi “la solidarietà è un’ arma per i popoli”, mettiamolo nelle nostre pratiche e battaglie quotidiane e strategiche.
Mettiamo in discussione e mobilitiamoci contro alleanze militari aggressive e oppressive come la NATO, che non hanno alcuna motivazione legittima di esistere, e sono un fattore di divisione e aggressione ai popoli e stati indipendenti e sovrani, e sono contro gli interessi dei lavoratori e della gente onesta. Tutto questo deve essere un compito e un impegno etico, sociale e politico.

Come ci hanno scritto i Veterani antifascisti: “NON PASSERANNO!”.
Enrico Vigna SOS Donbass/CIVG Italia – 19 febbraio 2022

Le relazioni tra Cina e Russia

di Alberto Bradanini

I rapporti russo-cinesi sono al centro della politica mondiale. Vediamone in sintesi genesi e sviluppi.

Se nel secolo scorso i bolscevichi avevano sovietizzato il marxismo, i comunisti cinesi lo hanno sinizzato. Conquistato il potere, i sovietici puntano inizialmente sulla dimensione internazionalista, presto tuttavia abbandonata per ragioni di sopravvivenza. I bolscevichi avevano raggiunto il potere in un paese dove gli operai costituivano una sparuta minoranza rispetto ai contadini/schiavi dell’impero zarista. Quella di Lenin fu una rivoluzione afferrata sul filo della storia, propiziata dall’immane macelleria della Prima guerra mondiale e realizzata in nome degli operai del mondo intero. Egli aveva il convincimento che di lì a poco gli operai europei sarebbero insorti anch’essi, rafforzando le chance della stessa rivoluzione sovietica, ancora fragile e nel mirino delle potenze borghesi.

Negli anni successivi, dovendo sopravvivere come avamposto socialista sotto assedio, l’Unione Sovietica aveva accettato il dialogo con le nazioni capitalistiche quale provvisoria linea di compromesso, nell’attesa di una rivoluzione proletaria universale, che diventava però ogni giorno più ipotetica. La vanificazione di tale speranza avrebbe portato alla russificazione del comunismo, al prevalere del nazionalismo sovietico sull’ideale internazionalista e infine – secondo la critica capitalistica e quella maoista dopo la destalinizzazione kruscioviana – all’accantonamento dei bisogni di operai e contadini.

La creazione ex-novo di un ceto relativamente privilegiato quale pilastro dei privilegi del Partito per la costruzione di una chimerica società mono-classista – un impianto edificato da J. Stalin alla scomparsa di Lenin e che poco aveva a che vedere con la dottrina di Marx – è alla base della disfatta storica del comunismo sovietico.

Non sorprende dunque che, al momento del crollo, non solo l’asservito mondo del lavoro, ma nemmeno la nomenklatura beneficiaria di tanti privilegi si siano opposti alla progettata dismissione del paese (con B. Yeltsin), alla svendita degli asset nazionali al capitalismo occidentale e al pesante degrado sociale che ne è seguito.

L’esperienza cinese è stata sin dall’inizio diversa. Al centro delle preoccupazioni vi erano la fragilità della nazione e la sostenibilità del processo rivoluzionario in un paese sterminato e arretrato, per di più in assenza di una classe operaia degna di questo nome. In quelle condizioni, non si poteva certo chiedere al comunismo cinese di occuparsi della palingenesi universale o pretendere coerenza con le istanze fondative dell’ideologia marxiana – libertà formale e sostanziale, lotta all’alienazione e allo sfruttamento in ogni sua forma, tensione verso una società assiologicamente diversa – ammesso che Mao avesse compiuta conoscenza delle speculazioni del filosofo di Treviri.

Anche quando il Pcc, negli anni ’60 del secolo scorso, intraprende un cauto sostegno ai movimenti antimperialisti (contro l’Occidente) e antirevisionisti (contro l’Urss) in Asia, Africa e America Latina, i suoi obiettivi non pongono mai davvero al centro orizzonti internazionalisti. Apparentemente impegnata a combattere battaglie ideologiche a favore dell’ideale comunista, in realtà il Partito Comunista Cinese è attento innanzitutto a tutelare la sicurezza e la sovranità del paese, che percepiva minacciate dall’imperialismo occidentale.

Diffidente ab origine nei riguardi del Comintern, Mao era persuaso che l’agenda nascosta del Pcus fosse quella di servirsi dell’Internazionale Comunista per imporre il dominio russo-sovietico sui movimenti socialisti mondiali e non quella di promuovere la rivoluzione proletaria nel mondo rispettando la sovranità di ciascuno.

La rottura con l’Unione Sovietica si consuma definitivamente nel ‘59 con il rifiuto sovietico di fornire a Pechino la tecnologia per la costruzione dell’arma atomica, secondo Mosca perché questo avrebbe impedito la distensione con l’Occidente, in realtà perché la bomba avrebbe reso la Cina ancora più indipendente dall’influenza sovietica. Mao, d’altra parte, non poteva accettare l’ombrello atomico che Krusciov proponeva di estendergli quale alternativa: “la Cina è troppo grande – aveva replicato, ma egli intendeva troppo fiera – per affidare la sicurezza a un altro paese”.

Il suo obiettivo era anche quello di esasperare le tensioni con Mosca per assecondare quell’avvicinamento con gli Stati Uniti che andava allora profilandosi e che avrebbe consentito alla Cina di entrare nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite al posto di Taiwan, obiettivo poi effettivamente raggiunto il 25 ottobre 1971.

Qualche anno prima, alla Conferenza di Bandung (1955), le parole di Zhou Enlai risuonano vigorose contro il colonialismo e l’imperialismo, e a favore del non-allineamento, ma non aprono alcuno spiraglio su una possibile terza via rivoluzionaria, o anche solo riformatrice, che la Cina avrebbe capeggiato su scala mondiale.

Ciò non impedisce tuttavia che durante la Rivoluzione Culturale emergesse un rigurgito di limitato internazionalismo a favore dei movimenti antimperialisti, in Vietnam, Palestina e alcuni paesi africani. Tuttavia, a dispetto dell’enfasi lessicale, e senza soluzione di continuità da Mao a Xi Jinping, sia la costruzione del socialismo (dalla fondazione della Repubblica Popolare alla scomparsa di Mao, nel 1976), sia la crescita economica (da Deng in avanti) si sono concentrate sulla prospettiva nazionale.

I tentativi di proiettare il maoismo sulla scena internazionale, in Asia sud-orientale, Africa o Sud America, non vanno oltre qualche aiuto materiale e qualche dichiarazione di principio, mentre gli interventi in Cambogia e Vietnam sono motivati da ragioni geopolitiche e non ideologiche.

Dopo la rottura tra Mao e Krusciov consumatasi negli anni ’50, dunque, le relazioni russo-cinesi si aggravano nel 1969, quando gli incidenti sull’Ussuri portano le due nazioni a un passo da un conflitto che sarebbe stato allo stesso tempo inedito (tra due nazioni comuniste) e devastante (con il rischio di escalation, tra due potenze nucleari). La prospettiva dell’isolamento e le minacce percepite alla sovranità nazionale, la cui perdita Mao giudicava letale per il futuro della Cina, lo convincono ad assecondare l’intento di Washington di giocare la carta cinese in funzione antisovietica.

Passano gli anni e con l’implosione dell’Urss il quadro delle alleanze muta radicalmente, perché da quel momento gli Stati Uniti non hanno più bisogno della Cina, e anzi vanno persuadendosi che la minaccia principale alla loro egemonia giunga proprio da Pechino. Secondo la logica compensativa, inizia così un lento disgelo tra Russia e Cina, che nel 1991-92 porta alla stipula di un accordo sulla delimitazione dei confini e la cooperazione militare, con la vendita dei primi caccia russi all’aeronautica militare cinese.

Nel 1996, viene istituita una partnership strategica, il cui contenuto è ancora generico. Nel 1997 poi, Jiang Zemin e Boris Eltsin firmano una dichiarazione a favore di un mondo multipolare, presupposto per un diverso ordine planetario. Nel 1999, giunge la prima intesa seria sull’Amur, sebbene i rapporti commerciali siano ancora modesti e diverse le rispettive agende con gli Stati Uniti. Nel 2001, viene firmato un trattato di amicizia che schiude ulteriori spazi di cooperazione fino al 2012-13, quando i legami diventano più solidi e diversificati, e Xi Jinping matura finanche un rapporto di stima personale con Vladimir Putin. È così che gradualmente – la storia non cessa di sorprendere – Cina e Russia tornano a convergere sulla base di forti interessi comuni, una convergenza che non ha i contorni anticapitalisti del passato pre-rottura, ma che annovera come rivale strategico la stessa nazione che era stata a suo tempo il nemico di entrambi: gli Stati Uniti d’America.

Fino al 1989-91 il ruolo che Washington aveva assegnato alla Cina, e viceversa, vale a dire il contenimento dell’Unione Sovietica, aveva garantito un relativo grado di vicinanza, a dispetto delle differenze ideologiche e di sistema economico. In quegli anni, però, si verifica un evento d’importanza storica che cambia le carte in tavola, la disintegrazione dell’impero sovietico. Con essa scompare di colpo la ragione principale che aveva portato all’avvicinamento tra due nazioni così lontane, le relazioni si complicano e su di esse si allunga l’ombra del confronto strategico. All’indomani del crollo sovietico, Washington tenta il colpo di mano sull’economia russa e in parallelo l’aggancio di Mosca in chiave anticinese. Questa scelta ha però vita breve, dopodiché una serie di successivi (apparenti) passi falsi americani apre la strada agli attuali scenari.

Con la crisi ucraina del 2014, Cina e Russia riscoprono una comune agenda politica ed economica, e il medesimo bisogno di contenere la pervasività americana. Fabbricata a tavolino dagli Usa in funzione antirussa, la cosiddetta primavera ucraina porta alla luce i tanti profili di complementarità con Mosca che sino ad allora erano rimasti in ombra: cooperazione militare, energia, commercio, collaborazione in seno alla Sco (Shanghai Cooperation Organization), convergenze su Iran, Palestina, Corea del Nord e altro ancora, tutto insaporito dalla comune urgenza di contenere l’espansionismo americano. La profondità di tale ri-accostamento è corroborata da una somiglianza, seppur relativa, tra i due sistemi economici: anche in Russia, come in Cina infatti (con diverse modulazioni e intensità), gli asset fondamentali, finanza e settori strategici, sono controllati dallo stato, e dunque difficilmente accessibili dall’onnivoro corporativismo americano. Dopo la disastrosa parentesi di B. Yeltsin, con l’avvento di Putin la musica cambia e la cassaforte del paese, a partire dagli enormi giacimenti di gas e petrolio, torna saldamente sotto il controllo dello stato.

Nel marzo 2014, con la decisione di astenersi sulla risoluzione presentata dagli Usa al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sull’annessione russa della Crimea, la Cina bilancia con accortezza gli interessi (le cointeressenze con Mosca) con i principi (il rischio di dare spazio a interferenze su Tibet, Xinjiang, Taiwan e HK). Dopo gli attriti dell’epoca sovietica, quel voto di astensione costituisce una pietra miliare sulla strada dell’avvicinamento strategico tra Russia e Cina, il cui pilastro è costituito dal bisogno condiviso di contenere l’egemonismo statunitense.

Il commercio bilaterale tra i due paesi cresce a tassi elevati (nel 2019, oltre 111 miliardi di dollari nelle due direzioni): importazioni cinesi per 54,9 miliardi di dollari ed esportazioni per 49,06 miliardi[1]. L’interscambio è destinato a un’ulteriore accelerazione con l’import cinese di gas siberiano previsto nei prossimi anni[2]. La Cina è già oggi il primo partner commerciale della Russia, che a sua volta, dopo aver superato l’Arabia Saudita, è il primo esportatore di energia (oltre che di tecnologia militare) verso la Repubblica Popolare, via terra per di più, ciò che consente di evitare i tratti di mare controllati dalle flotte americane. Nel commercio elettronico e transfrontaliero, nella navigazione satellitare, nella produzione di aerei a lungo raggio e persino sul fronte culturale le relazioni bilaterali si arricchiscono ogni giorno di nuovi orizzonti.

Il trentennale accordo energetico stipulato nei giorni scorsi rende ancora più forte il legame reciproco. Attraverso il nuovo gasdotto che unisce la Siberia Centrale al territorio cinese, Gazprom aumenterà le esportazioni verso la Cina dagli attuali 38 miliardi a 48 miliardi di metri cubi l’anno, rendendo l’Asia centrale il principale fornitore di gas naturale del gigante asiatico. I prezzi concordati non sono noti, ma si può presumere che la Cina abbia strappato un accordo conveniente, mentre la Russia consolida in tal modo i legami con un cruciale acquirente alternativo all’Europa, rafforzando il potere contrattuale nei riguardi di quest’ultima.

Le due nazioni svolgono regolari esercitazioni militari, hanno ultimato la costruzione del grandioso e simbolico ponte sul fiume Amur, e sviluppato intese nel settore militare avanzato[3]. Per entrambi, si tratta di una strategia che oltre al contenimento del comune rivale mira al rafforzamento del multipolarismo, con la definizione di reciproche sfere d’influenza in Asia orientale e centrale, e in Medio Oriente[4].

In tale scenario, non si devono sovrastimare le preoccupazioni russe per i flussi commerciali qualitativamente vantaggiosi per la Cina (commodity contro energia), i sospetti di riproduzione illecita di armamenti russi, un’ipotetica invasione cinese negli sterminati spazi siberiani e infine l’iperattività cinese nei paesi ex-sovietico dell’Asia centrale che contrasterebbe con gli interessi russi. Si tratta di temi enfatizzati dalla manipolazione occidentale, ma sui quali il compromesso è a portata di mano, alla luce delle tante cointeressenze.

Vladimir Putin e Xi Jinping hanno ribadito l’amicizia tra i due paesi anche all’apertura delle Olimpiadi invernali di Pechino, esprimendosi in termini critici contro l’allargamento della Nato, invitata ad abbandonare contrapposizioni ideologiche che appartengono al tempo della guerra fredda e a rispettare la sovranità, la sicurezza e gli interessi altrui … agendo in forma equa e obiettiva a favore dello sviluppo pacifico tra i popoli. I due leader hanno aggiunto che le relazioni bilaterali sino-russe non conosceranno limiti e sono destinate a superare il livello delle alleanze politico/militari della guerra fredda. Persino nella penisola coreana i due paesi trovano buone ragioni per collaborare. Il dispiegamento del Thaad[5] in Corea del Sud è visto come un’operazione intrusiva contro entrambi con il pretesto della minaccia nordcoreana.

Quanto alla Shanghai Cooperation Organization, di cui Cina e Russia costituiscono i pilastri, essa aveva inizialmente l’obiettivo circoscritto di sconfiggere i Three Evils: terrorismo, separatismo ed estremismo religioso. Nel giungo 2017 vi hanno aderito anche Pakistan e India, e nel settembre 2021 l’Iran. Il successo della Sco è confermato da un diffuso interesse: ai paesi membri a pieno titolo[6], si aggiungono quelli osservatori, Afghanistan, Bielorussia e Mongolia, mentre Sri Lanka, Cambogia, Azerbaijan, Nepal, Armenia, Egitto, Qatar, Arabia Saudita e persino Turchia (paese Nato) vi partecipano in qualità di dialogue partners[7]. Con il tempo, se sarà capace di generare ritorni tangibili per tutti, in termini di sicurezza e stabilità politica, oltre che benefici economici, riducendo i fattori divisivi e favorendo l’appianamento di annosi contenziosi come quelli indo-pakistano e sino-indiano, la Sco potrebbe trasformarsi in una sorta di Nato asiatica, sebbene l’oggettiva eterogeneità di alcuni suoi membri non autorizzi una previsione così netta.

Le tensioni russo-americane, alimentate dalle politiche imperialiste di Washington, che incidono in profondità sulle relazioni altrimenti amichevoli tra Europa e Russia, spingono ancor più quest’ultima verso la sponda cinese.

Con l’avvento di Putin, che ha restituito dignità a una nazione allo sbando, gli Stati Uniti hanno dovuto fronteggiare una difficile alternativa: spingere l’acceleratore sul reset nei riguardi di Mosca accettando uno strategico avvicinamento di quest’ultima con l’Europa, o scegliere il male minore, perdere la Russia. Se poi la prospettiva di un’integrazione strategica Russia-Europa avesse col tempo incluso anche la Cina, al termine di quel percorso d’interconnessione logistica tra Estremo Oriente ed Europa che costituisce l’obiettivo primario della Belt and Road, il continente euro-asiatico troverebbe un diverso baricentro, ridisegnando i contorni del potere nel mondo. Nella visione americana, Europa e Asia dovrebbero operare su due fronti distinti, risparmiando a Washington il costo di interventi diretti.

È possibile che Washington abbia puntato sulla riemersione delle crepe russo-cinesi di epoca sovietica, sebbene oggi la scena politica sia ben diversa, e minimi i fattori di rivalità. D’altro canto, gli Stati Uniti ritengono di trarre comunque vantaggio dall’attuale scenario. Oltre a confermare la sottomissione dell’Europa agli interessi americani, a guadagnare è ancora una volta il complesso militare-industriale (che come sappiamo, oltre agli armamenti, si estende all’industria dell’intrattenimento, media, accademia, internet, carriere politiche e altro ancora), mentre le sanzioni unilaterali Usa contro Russia e Cina, sempre modulate con astuzia per non danneggiare le corporazioni a stelle e strisce, tengono sotto pressione i prezzi energetici e sostengono il corso del dollaro.

Il principio fondante di ogni impero è il divide et impera. Giappone e Gran Bretagna costituiscono gli avamposti americani per tenere sotto controllo rispettivamente Estremo Oriente ed Estremo Occidente della massa euroasiatica. A questi due paesi l’impero Usa ha delegato il compito di contenere i rispettivi terminali prospicienti. In Occidente, rimane improbabile che l’Inghilterra ceda alla seduzione di integrarsi con i destini euroasiatici, appartenendo essa al club anglosassone americanista per ragioni politiche, culturali e di finanza. Quanto alla scelta subalterna del Giappone, essa appare motivata da un calcolo astuto, i ritorni economici del mercantilismo dopo la disfatta militare e l’umiliazione della cultura tradizionale che hanno consentito a quel paese di giungere alla prosperità senza una costosa mobilitazione militare.

Mentre non può nascere alcun serio progetto di unificazione europea se Germania e Russia restano ostili tra loro, per analogia non può esserci alcuna vera prospettiva asiatica se Cina e Giappone rimangono divise. Per il momento, quest’ultimo intende preservare l’assetto post-bellico, ma in futuro tale scenario potrebbe cambiare, poiché il Giappone si trova in uno stadio di americanizzazione reversibile e – spinto da diverse priorità – potrebbe un giorno smarcarsi dalle conseguenze della sconfitta militare, poiché sotto la coltre occidentalizzante la sua cultura mostra di resistere all’omologazione. In buona sostanza, la Cina costituisce per il Giappone l’orizzonte inconscio e insieme un naturale alleato prospettico, oltre che un gigantesco mercato d’interazione economica.

Nel 1997, Zbigniew Brzezinski scriveva[8] che l’L’Eurasia è il supercontinente assiale … È imperativo che in questa regione non emerga uno sfidante in grado di dominarla e quindi di sfidare l’America. I geo-strateghi americani sono prigionieri di tale arcaica concezione, rifiutando di considerare che il procedere della storia ridisegna costantemente le relazioni tra i popoli. Se anche un contender state dovesse un giorno emergere dai territori asiatici il sole continuerebbe a sorgere ogni giorno come fa da migliaia di anni. Il commercio del Giappone con la Cina è 1,4 volte quello con gli Stati Uniti. Le esportazioni della Corea del Sud verso la Cina sono superiori di oltre l’80% rispetto a quelle verso l’America, e l’elenco è lungo. L’Eurasia non è politicamente omogenea, e non costituisce un blocco uniforme. La sua economia è tuttavia maggiore e più dinamica, la sua terra è abitata da individui mediamente più istruiti e ormai dispone di tecnologie di cui l’America ha perso il monopolio. Il secolo XXI è il secolo eurasiatico.

Il quadro si arricchisce poi di ulteriori colorazioni se si considera che l’asse Mosca-Pechino, oltre alle repubbliche ex-sovietiche geo-politicamente attigue, tende ad arruolare altre nazioni esterne al dominio Usa, la prima delle quali, situata sulla linea di faglia tra Asia ed Europa, è la Repubblica Islamica dell’Iran. L’altopiano iraniano si trova in posizione strategica e dispone delle maggiori riserve mondiali congiunte di petrolio/gas. Iran e Cina, eredi di antiche civiltà, s’incontrano in un momento critico della loro storia, sollecitati dalla comune necessità di far fronte all’ostilità americana, nel caso di Teheran a tutto campo, in quello di Pechino più dialettica. La Repubblica Islamica punta su Cina e Russia per costruire un triangolo di resistenza anti-Usa, ridurre l’isolamento, rafforzare il recinto di sicurezza contro la minaccia israeliano-americana, rilanciare l’economia, a partire dal settore energetico, fonte principale di introiti.

Per Teheran, la sete cinese di energia è pressoché insaziabile. Pechino continua ad acquistare petrolio[9], a prezzi scontati per di più, sfidando le sanzioni Usa con accortezza, per non intaccare i suoi interessi con la superpotenza americana.

Nell’aprile 2021, Cina e Iran firmano un accordo strategico[10] su economia e sicurezza, aprendo nuovi orizzonti sulla geopolitica regionale[11]. Pechino s’impegna a investire nei prossimi 25 anni fino a 400 miliardi di dollari nel settore gas/petrolio, banche, telecomunicazioni, porti, ferrovie, sanità, reti 5G, GPS e altro ancora, contribuendo alla modernizzazione industriale e infrastrutturale dell’Iran, in cambio di energia sicura e scontata. In termini politici, la Cina punta a includere l’altopiano persiano nelle dinamiche di sviluppo centroasiatico della Belt and Road, mentre Teheran apre ad Est un orizzonte alternativo rispetto a un Occidente dal quale viene respinta.

Oggi, in buona sostanza, Cina, Russia e Iran sono accomunati dall’esigenza di fronteggiare il medesimo rivale in un labirinto di percorsi, alla luce del divario qualitativo dei rispettivi rapporti con gli Stati Uniti: ostili a tutto campo quelli di Teheran, conflittuali ma alla pari quelli russi e competitivi, conflittuali e insieme reciprocamente vantaggiosi, quelli cinesi. Si tratta di sentieri in salita, che dovranno fare i conti con un prisma variegato di interessi e imprevisti, anche se oggi sulle agende dei tre protagonisti le convergenze paiono imporsi sulle divergenze. La storia però, come noto, è maestra di coreografie, non solo di vita.


Note
[1] https://www.statista.com/statistics/1003171/russia-value-of-trade-in-goods-with-
[2] Ingenti sono gli investimenti cinesi nel settore estrazione e trasporto di energia nella Siberia centrale e orientale. Un accordo del valore di 400 miliardi di dollari, firmato nel 2014 a Shanghai, assicura a Pechino la fornitura annuale di 38 miliardi di metri cubi di gas nei prossimi 30 anni e l’ingresso di suoi capitali nell’up-stream, un privilegio mai concesso dalla Russia ad alcun altro paese. Nel maggio 2020, l’import cinese di petrolio russo ha superato 1,76 milioni di barili al giorno e cresce ogni anno a tassi del 20-30 per cento, mentre le esportazioni russe di attrezzature industriali e alta tecnologia registrano incrementi annuali intorno al 30 per cento
[3] Acquisti cinesi di aerei Su-35 da combattimento e sistemi antimissile superficie-aria S-400) e nel cyberspazio
[4] Nel maggio 2015, Xi Jinping e Vladimir Putin firmano l’impegno a sostenere l’Unione Economica Eurasiatica (Eaeu), della quale fanno già parte Bielorussia, Kazakistan, Russia, Armenia e Kirghizistan, e che dovrebbe attrarre in futuro le altre repubbliche ex-sovietiche e l’Iran. Per il momento la Cina non vi partecipa, ma il forte attivismo nella Belt and Road Initiative dovrebbe consentire a Pechino di aderirvi, bilanciando i propri interessi in una regione strategica anche per Mosca.
[5] Terminal High Altitude Area Defense, Difesa d’area terminale ad alta quota, sistema americano contro missili balistici a medio e corto raggio.
[6] Cina, Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Uzbekistan, India, Pakistan e, dall’ottobre 2021, Iran.
[7] Nel 2022 dovrebbero aggiungersi quali dialogue partners Libano, Siria, Iraq, Serbia e diversi altri paesi asiatici.
[8] La grande scacchiera, Longanesi Ed., marzo 1998
[9] Come media degli ultimi tempi, da gennaio a marzo 2021, Pechino a importato poco meno di un milione di barili di petrolio al giorno: https://www.reuters.com/article/us-china-iran-oil-idUSKBN2BM08Z
[10] https://www.president.ir/EN/91435; https://www.dw.com/en/iran-china-sign-strategic-deal-in-tehran/a-57025741
[11] https://www.mei.edu/publications/making-sense-iran-china-strategic-agreement

FONTE: https://www.lafionda.org/2022/02/14/le-relazioni-tra-cina-e-russia/

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