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Ambiente

Questa categoria contiene 95 articoli

Circa Ada Colau, “Agenda Urbana e neomunicipalismo”

di Alessandro Visalli

L’alcaldesa di Barcellona, Ada Colau, è certamente una star, ed è portatrice di una linea politica di successo nella grande e cosmopolita città metropolitana di Barcellona. Questa linea unisce creativamente assi portanti di lungo periodo nella politica del ayuntamiento catalano, come il conflitto con lo Stato centrale madrilista per l’attrazione -o la rivendicazione- di capitali pubblici, con temi consolidati della sinistra ‘radicale’ internazionale, come il carattere progressivo della modernizzazione e per essa dei centri “avanzati” nel capitalismo immateriale, in transizione verso la logica dei “commons”. Il secondo è un grande tema, con immenso portato di riflessioni, alcune di grande valore, verso il quale non intendo proporre una sommaria liquidazione, ma che appare in qualche modo confutato dagli eventi (la modernizzazione non ha portato avanzamento e le classi creative non hanno preso il comando del capitale, casomai è avvenuto il contrario). Continua a leggere

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Cambiamento climatico: perché tutto può collassare.

di Max Strata 

La chimica-fisica dell’atmosfera funziona come un sistema complesso e diversamente non potrebbe essere all’interno delle complesse dinamiche che determinano il comportamento delle componenti fondamentali della vita su questo pianeta.

L’aumento della temperatura dovuto al riscaldamento prodotto dai gas serra rilasciati dalle attività umane, in questo periodo storico ha effetti che si manifestano soprattutto alle alte latitudini e che nell’emisfero nord si esprimono provocando il disgelo dei ghiaccio marino e del suolo ghiacciato (il permafrost). Per quanto riguarda il permafrost, l’aumento della temperatura è in grado di mobilizzare gli idrati di metano (1) che vi sono contenuti. Continua a leggere

Greta Thunberg: la posta egemonica e lo scontro per il mondo.

di Alessandro Visalli

In fondo è una storia come tante altre, banale. Una ragazzina di quindici anni che prende una idea semplice, in bianco e nero, e la sposa con l’entusiasmo dei suoi anni. Nasce in una famiglia di professionisti dello spettacolo (una cantante ed un attore) e traduce questa idea in performance. Queste performance, nativamente preordinate nel codice della società dello spettacolo, sono utilizzate da un sistema dei media sempre alla ricerca di eventi-mondo per costruire un prodotto efficace. Questo efficace prodotto viene ripreso e rilanciato, per i più diversi scopi, dalle più diverse forze ed organizzazioni. Continua a leggere

SE NON ORA QUANDO? Restano solo 11 anni: la lezione di Greta e il limite da non oltrepassare.

di Max Strata

Iniziamo dai numeri. Secondo i recenti calcoli effettuati dagli scienziati delle Nazioni Unite, la quantità di gas serra che possiamo ancora immettere in atmosfera per rispettare l’obiettivo degli accordi internazionali di Parigi, ovvero restare entro i 2°c di riscaldamento globale rispetto all’inizio dell’era industriale, verrà superata tra 11 anni. Continua a leggere

Pino Arlacchi ex vice segretario dell’Onu: “Il blackout del Venezuela ha un nome: Nitro Zeus”

di Pino Arlacchi*

Il blackout elettrico che sta affliggendo il Venezuela da quattro giorni può essere una speranza per i nemici del governo in carica ed è di sicuro una calamità per l’intera sua popolazione. Continua a leggere

Pillole economiche dal mondo (24)

di Tonino D’Orazio

Il segretario di Stato francese per la Transition Ecologique Brune Poirson è rimasta “scioccata” dal fatto che Amazon distrugge milioni di nuovi prodotti invenduti, dopo che un giornalista, assunto come magazziniere in uno dei magazzini di Amazon, ha filmato dei grandi contenitori pieni per la distruzione di oggetti di ogni genere: pannolini, macchine da caffè, televisori, giocattoli, ecc. Il giornalista ha anche svelato le clausole contenute nei contratti tra la piattaforma di Amazon (“market place“) e i fornitori di terze parti che ospita e memorizza i prodotti nei suoi magazzini. Questi accordi prevedono che in caso di beni invenduti, sia che i beni vengano restituiti, sia che vengano distrutti, anche nuovi. “L’emergenza climatica richiede di ridurre rapidamente i livelli di produzione”. (Alma Dufour, porta parola di “les Amis de la Terre“). Pensare che l’azione dei Gilets Jaunes era scaturita da una ecotassa di 10 centesimi a litro di prodotto energetico. Continua a leggere

L’insostenibile pesantezza della disuguaglianza: uscito il rapporto 2018 di Oxfam  “Bene comune o ricchezza privata?”. Aumentano i miliardari e le disparità patrimoniali e di genere. Come invertire la rotta?

di Andrea Vento

Il consueto rapporto emesso ogni anno in gennaio dall’organizzazione internazionale Oxfam alla vigilia del Forum Economico Internazionale di Davos in Svizzera, ove si riuniscono i potenti della Terra per discutere degli sviluppi dell’economia mondiale, quest’anno riporta in apertura i profili di 4 persone che, nel complesso, rappresentano l’essenza del rapporto stesso: l’aumento delle disuguaglianze sia socio-economiche che di genere. In un alternarsi inquietante di situazioni personali diversissime si passa dal miliardario indiano che possiede l’abitazione più sfarzosa della Terra ad una povera connazionale che ha perso i due figli per mancanza di assistenza medica, dal fondatore di Amazon, principale capitalista mondiale, allo sfruttato operario tailandese costretto a lavorare sino allo sfinimento per 12-13 ore al giorno per sopravvivere a malapena. Contrasti eloquenti che colpiscono allo stomaco il lettore introducendolo ai temi centrali nell’ampio e ben documentato rapporto che sin dal titolo pone una chiara alternativa fra i due scenari possibili per il futuro del l’intera umanità: “Bene pubblico o ricchezza privata?” Continua a leggere

Video integrale del Convegno FIEI di dicembre scorso: “I migranti, l’Africa, le nostre responsabilità”


I 12 video sono fruibili di seguito. Per vedere i singoli video copia il link: (https://www.youtube.com/playlist?list=PL3zM7F3ZdfKMLTQ_Fdse1lR0IykbG1vWi) e incollalo direttamente nella barra del browser.

In alternativa clicca sulle icone dei singoli video successivi al primo.



 

1

35:37
Max Civili, Gemma Vecchio, Rino Giuliani – “I migranti, l’Africa, le nostre responsabilità”

2

43:01
Natalie Sharples – “I migranti, l’Africa, le nostre responsabilità”

3

24:52
Antonello Pasini – “I migranti, l’Africa, le nostre responsabilità”

4

20:39
Ilaria Bifarini – “I migranti, l’Africa, le nostre responsabilità”

5

21:44
Ali Baba Faye – “I migranti, l’Africa, le nostre responsabilità”

6

17:33
Andrea Del Monaco – “I migranti, l’Africa, le nostre responsabilità”

7

16:29
Lifang Dong – “I migranti, l’Africa, le nostre responsabilità”

8

20:20
Jean Jaques Dikou – “I migranti, l’Africa, le nostre responsabilità”

9

32:55
Udo Enwereuzor – “I migranti, l’Africa, le nostre responsabilità”

10

14:47
Giorgio Brocco – “I migranti, l’Africa, le nostre responsabilità”

11

29:59
Franco Pittau – “I migranti, l’Africa, le nostre responsabilità”

12

23:09
SINTESI

I migranti, l’Africa, le nostre responsabilità – Sintesi Convegno FIEI 11-12-201


Convegno FIEI : “I migranti, l’Africa, le nostre responsabilità” (Video)

 

La parentesi storica del neoliberismo si sta chiudendo

di Tonino D’Orazio

Spero profondamente, e con un certo sollievo, che questa parentesi mortifera che ha permesso al capitalismo di abolire un secolo di conquiste del mondo del lavoro e dei diritti sociali e civili, aperta allora con la direzione politica di Margaret Thatcher (Primo Ministro dal 1979 al 1990) nel Regno Unito e Ronald Reagan (Presidente dal 1981 al 1989) negli Stati Uniti e proprio in seguito alla caduta del muro di Berlino (1989), possa chiudersi al più presto. Continua a leggere

Oligarchia europea/Sovranismi nazionalisti: un’altra strada è possibile

di Marco Bersani

  1. Lo scontro in atto fra il governo gialloverde italiano e l’Unione Europea è sintomatico dell’avvitamento in atto della democrazia. E’ infatti uno scontro tanto acceso quanto privo di conflitto politico reale. Tanto è vero che, iniziato in merito ai propositi di superamento del deficit previsto (dall’1,8 al 2,4%) e verificato che, in ogni caso, non vi sarebbe stato alcuno sforamento dei parametri europei (che prevedono un deficit non superiore al 3%), si è successivamente incanalato sulla violazione della regola del debito (ovvero sul mancato rispetto del Fiscal Compact (che prevede una riduzione annuale di 1/20 del debito pubblico sino a portare il rapporto debito/pil sotto il 60%).

Tutto questo, in presenza di una manovra di bilancio che, in stretta continuità con le politiche di austerità, continua a prevedere un avanzo primario (entrate superiori alle uscite) per tutto il prossimo triennio.

Si tratta, in tutta evidenza di uno scontro interamente giocato sul terreno delle elezioni europee del prossimo maggio, che vede l’establishment europeo totalmente avvinghiato allo status quo e le forze “sovraniste” strettamente interessate a evidenziare l’autoritarismo dell’attuale Unione Europea.

Nessuno dei contendenti mette in discussione le politiche liberiste (tale è il segno della flat tax e del “sussidio di sudditanza”, tale è il -comico- obiettivo di incasso di 18 miliardi in un anno sulle privatizzazioni), lo scontro è solo sui luoghi di comando dai quali realizzare tali politiche.

  1. C’è una ragione profonda che spiega la pressoché totale occupazione dello spazio politico da parte del conflitto establishment/sovranisti: la sconfitta della Grecia, con la capitolazione del governo di Syriza all’indomani dello straordinario esito referendario del luglio 2015, quando, dopo due anni di continuative mobilitazioni sociali, il 61% dei greci respinse il Memorandum della Troika. Quella capitolazione, resa totale dall’Ue più per necessità pedagogiche (colpirne uno per educarne cento) che per realtà economica (il Pil della Grecia supera di poco il 2% del Pil dell’Unione Europea), è servita a chiudere la strada ad ogni ipotesi di trasformazione sociale e politica, basata sull’abbandono delle politiche liberiste e di austerità dell’Unione Europea. Oggi, il recente ingresso della Grecia sui mercati finanziari -salutato da Tsipras come “la fine dell’Odissea moderna”- comporterà la strettissima vigilanza sui suoi conti e sulle sue “riforme” fino al 2060, in modo che il monito continui ad essere attivo e costante nel tempo.
  1. 3Che fare allora? Lasciare il terreno occupato da due contendenti, entrambi portatori degli interessi dei grandi capitali finanziari, interessati a mettere sul mercato l’intera vita delle persone? Cedere alla rassegnazione, smettendo di immaginare la possibilità di un radicale cambiamento?

Il tema è complesso e la situazione tutt’altro che semplice, ma, per chi in odio ai tecnocrati europei rischia di simpatizzare per i razzisti nostrani e per chi, indignato da questi, continua a pensare come rassicuranti gli oligarchi di Bruxelles, un’altra strada dovrà essere percorsa.

Avendo chiaro un elemento: senza la costruzione -nei modi e nei tempi che ci vorranno- di una forte mobilitazione sociale, nessun percorso di cambiamento reale potrà essere intrapreso.

Si possono fare tutte le liste rivoluzionarie possibili alle prossime elezioni europee -per un Parlamento che, peraltro, non ha neppure funzioni legislative- ed è certamente meglio avere un europarlmentare consapevole che uno allineato, ma senza piazze in movimento nessun approdo sarà possibile.

  1. La prima domanda da porsi è la seguente: serve una dimensione europea? La risposta, spiacevole sia per chi, da destra, pensa che il mondo sia fatto di diseguaglianze naturali e che occorra difendere ciò che si ha contro tutto e tutti, sia per chi, da sinistra, pensa che il ritorno ai confini nazionalli renda meno difficili esiti rivoluzionari, è SI. Lo dicono i due più grandi problemi che l’intero pianeta dovrà affrontare nei prossimi anni: il cambiamento climatico e l’emigrazione epocale. Sono entrambi temi inaffrontabili senza una dimensione perlomeno continentale che se ne faccia carico e senza una visione internazionale che la supporti.

L’attuale Unione Europea risponde a queste necessità? Qui la risposta è decisamente plebiscitaria, NO. Perchè lungi dall’essere un’unione fra popoli, l’Ue è l’espressione degli interessi delle grandi multinazionali e del grande capitale finanziario, che intendono deregolamentare tutti i diritti e a mercificare tutti i beni comuni, trasformando la democrazia in un’oligarchia.

  1. 5L’Europa è attraversata da sempre da conflitti e lotte in campo sui più diversi temi, ma un dato rimane evidente: mentre le elite economico-finanziarie ragionano e praticano da decenni la dimensione europea e internazionale, le lotte dei movimenti sociali sono ancora troppo ancorate dentro i confini novecenteschi degli Stati nazionali e solo occasionalmente e su obiettivi di scopo riescono ad approdare a dimensioni extra-nazionali. E’ su questo terreno che occorre un progressivo salto di qualità. Serve una nuova casa europea, ma per poterla edificare occorre ribaltare come un calzino l’attuale Unione Europea, ponendo dentro le lotte dei movimenti sociali alcuni obiettivi chiari e di rottura. Vediamo quali
  1. a) Stracciare Maastricht. L’Unione Europea è stata da sempre un’idea culturalmente neoliberale, ma dall’approvazione del Trattato di Maastricht del 1992 è diventata un progetto politico ed economico compiutamente liberista, ora “costituzionalizzato” con il Fiscal Compact e il pareggio di bilancio. Un progetto non riformabile, se non buttando nel cestino il Trattato di Maastricht e promuovendo un processo costituente che riscriva su basi di uguaglianza, di giustizia sociale e ambientale e di democrazia una nuova casa europea.
  1. b) Fuori dalla trappola del debito. Rompere la gabbia del debito diviene prioritario per fermare le reiterazione infinita del dogma dell’austerità e liberare risorse per la trasformazione sociale ed ecologica; ed è inoltre l’unico vero argine alle derive razziste che stanno prendendo piede dentro la società. Perchè senza mettere in discussione il dogma “C’è il debito, non ci sono i soldi”, sarà impossibile ariginare il conseguente “Se i soldi non ci sono, prima gli italiani”, che strumentalizza l’enorme frustrazione provocata dal peggioramento delle condizioni di vita e dalla perdita di ogni appartenenza sociale.
  1. c) Banca Centrale Europea pubblica. L’indipendenza della Banca Centrale Europea è in realtà una consapevole abdicazione della politica all’economia neoliberale; la Bce infatti è indipendente dall’interesse generale e può di conseguenza perseguire l’interesse privatistico dei mercati e dei grandi interessi finanziari. Senza una banca centrale europea pubblica e al servizio dell’interesse generale (garante del rifinanziamento del debito, leva finanziaria per tutti i progetti di riconversione ecologica dell’economia e per l’universalità dei servizi pubblici) i mercati continueranno ad essere le divinità inconoscibili che determinano le vite degli umani e chiedono sacrifici per mitigarne la collera o implorare benevolenza.
  1. d) Controllo sui movimenti di capitale. La cifra della globalizzazione è data dalla libertà di movimento e circolazione. Il fatto evidente di come si erigano muri e fortezze per fermare gli spostamenti delle persone, mentre basti un “clic” per spostare milioni di euro da un paese all’altro, determinando ascese o crolli di intere società, ci dice come la globalizzazione attuale sia unicamente quella dei grandi capitali finanziari e come una diversa casa comune per le popolazioni non possa prescindere da un forte controllo pubblico sui movimenti di capitale (a partire dall’approvazione della Financial Transation Tax per passare all’obbligo del deposito di garanzia ai capitali in ingresso o già presenti sul territorio, restituibile solo a certe condizioni).
  1. Cambiare l’Europa non è un pranzo di gala. Gli obiettivi sopra proposti sono elementi di rottura radicale con l’attuale Unione Europea. Per poterli raggiungere, è evidente come siano necessarie mobilitazioni sociali permanenti e la consapevolezza di uno scontro durissimo.

D’altronde, quante energie consumiamo per garantire al modello dominante la nostra quotidiana e costante rassegnazione allo stato di cose presente?

“Perchè se chiudono la fabbrica, salite sul tetto?” fu chiesto una volta ad un operaio. “Perchè da lì si vede l’orizzonte” fu la risposta.

 

FONTEhttps://www.italia.attac.org/index.php/europa/10841-oligarchia-europea-sovranismi-nazionalisti-un-altra-strada-e-possibile

Africa, smettiamola di rapinarli a casa loro

di Marinella Correggia (Il Manifesto del 19.12.2018)

Dossier. Secondo il rapporto «Honest Accounts», a conti fatti il continente africano risulta essere creditore climatico e finanziario. E gli stessi africani nemmeno lo sanno

Nel 1989 la Campagna Nord-Sud (Biosfera, sopravvivenza dei popoli, debito) organizzò a Verona il convegno «Il Sud del mondo, nostro creditore». Trent’anni dopo, i politici occidentali amano invece lo slogan «aiutiamoli a casa loro» (sottotitolo: così non ci invadono).
Ma prendiamo il continente africano. Come diceva Leopold Senghor: «L’Africa ha dato tanto, ma gli stessi africani non lo sanno». Li informa e ci informa il rapporto Honest Accounts. How the world profits from Africa’s Wealth, preparato da una serie di organizzazioni britanniche e africane, fra le quali Global Justice Now e People’s Health Movement Kenya, Health Poverty Action, Uganda Debt Network: «I 48 paesi dell’Africa sub-sahariana sono ricchi di risorse minerarie, lavoratori specializzati, nuove attività economiche e biodiversità. Ma sono a tutti gli effetti derubati da un sistema globale che avvantaggia una piccola minoranza consentendo alla ricchezza di uscire dall’Africa; così, secondo la Banca africana di sviluppo, 800 milioni vivono con meno di 4 dollari al giorno». Continua a leggere

Uscire dall’angolo dopo il Decreto Sicurezza

Un resoconto del Workshop “Territori accoglienti, Terzo Settore ed enti locali, dalle pratiche alle sfide future” tenutosi a Trento il 24 novembre

di Gisella Evangelisti

 

Risiedono fra noi in Italia 5.144.440 immigrati regolari pari all’8,5% della popolazione totale. Il nostro paese si colloca al 5° posto in Europa e al di sotto della media europea che si attesta al 10% in base all’ultimo report di Caritas e Fondazione Migrantes. Gli sbarchi quest’anno si sono fermati a circa 22.000 persone, in confronto con le sei cifre di sbarchi degli anni precedenti (-80%), eppure si é creato il fantasma di un’”invasione” musulmana. Ci sono 144.000 persone nel sistema di accoglienza, 36.000 delle quali nello Sprar (Sistema di Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati) che coinvolge 1200 comuni. Tra i richiedenti asilo e rifugiati che  escono dal sistema il 70% ottiene il permesso di residenza, il 50% trova lavoro. Questo finora. Ma che succederá dopo la mazzata ricevuta dal mondo dell’accoglienza col Decreto Sicurezza? Continua a leggere

I migranti, l’Africa, le nostre responsabilità. Presentazione del Rapporto Honest Accounts a Roma. Una iniziativa Fiei / Casa Africa

Un Continente dalle immense ricchezze e straordinarie potenzialità, il centro di gravità energetico del pianeta.

Da secoli depredato da potenze esterne e da multinazionali che ne controllano o ne destabilizzano territori e governi con guerre, corruzione e repressione interna, rendendo spesso la vita della sua gente insostenibile.

Africa: da dove centinaia di migliaia di persone fuggono ogni anno finendo per ingrossare le file dell’emigrazione verso l’Europa.

La semplicistica distinzione tra rifugiati e migranti economici è stata utilizzata dalle autorità e da gran parte dei media per separare i richiedenti asilo buoni, dai meno buoni, ma non certo per fare chiarezza sulle ragioni dei fenomeni migratori e sulle responsabilità dei “nostri” governi. Le “nostre” responsabilità.

Nel distorto e problematico dibattito pubblico italiano sull’”epocale” fenomeno immigratorio, il tentativo di gran parte della politica – e dei media –  è stato quello di allontanare dalla comprensione dei cittadini i problemi reali e le cause di esodi con cui ci confrontiamo da decenni.

Il rapporto Honest Accounts 2017 mette il nostro modello economico con le spalle al muro: la spregiudicatezza di governi e grandi imprese sovranazionali hanno un effetto devastante sui paesi in via di sviluppo, in particolare sull’Africa. Come? Sottraendo le sue risorse, degradandone l’ambiente e rendendo molti suoi territori luoghi in cui è talmente difficile vivere che spesso non rimane altra scelta che emigrare.

Il rapporto, frutto dell’impegno congiunto dell’organizzazione britannica di cittadinanza attiva Global Justice Now, del movimento internazionale per l’annullamento del debito dei paesi più poveri Jubilee Debt Campaign e di un gruppo di Ong europee e africane, evidenzia come il mondo beneficia della ricchezza dell’Africa.

Il dato sorprendente è originato dall’esame dei flussi economici e finanziari di 47 paesi africani. Il risultato è che nel 2015 il continente ha ricevuto 161,6 miliardi di dollari sotto forma di prestiti internazionali, aiuti allo sviluppo e rimesse dei migranti, mentre l’ammontare complessivo delle uscite è stato pari a 202,9 miliardi di dollari.

I Paesi dell’Africa sono, nel complesso, creditori netti nei confronti del resto del mondo per un ammontare di 41,3 miliardi di dollari nel 2015 … La ricchezza che continua a lasciare il continente più povero del mondo è maggiore di quella che vi entra, a dispetto di interventi di cooperazione e di investimenti esteri.

Come si è arrivati a tali risultati?

Le risposte verranno date durante la conferenza dell’11 dicembre da chi ha contribuito a produrre il rapporto, l’organizzazione britannica Health Poverty Action.

Nel corso della conferenza verrà inoltre analizzato l’indissolubile legame intercorrente tra lo sviluppo economico di alcune grandi potenze e l’estensione della loro influenza in Africa.

L’iniziativa è promossa dalla Onlus Casa Africa in collaborazione con FIEI (Federazione Italiana Emigrazione Immigrazione). Con il Patrocinio di Amnesty International – Italia.

Organizzazione: Max Civili


 

I migranti, l’Africa, le nostre responsabilità.

ROMA, 11 dicembre, ore 9.00 – Sala A. Fredda via Buonarroti 12

 

Programma

9.00: Registrazione

9.30: Apertura lavori

Moderatore Max Civili, giornalista

Introduzione: Gemma Vecchio, Casa Africa – Rino Giuliani, FIEI

 

Relazioni

Il Rapporto Honest Accounts – Gli enormi profitti sulle ricchezze dell’Africa: le cifre

Natalie Sharples, portavoce di Health Poverty Action

 

Cambiamenti climatici, equità internazionale e migrazioni

Antonello Pasini, fisico del clima CNR

 

L’Africa e l’Europa. Il benessere degli Stati africani e le politiche neocolonialiste: un conflitto insanabile?

Andrea Del Monaco, esperto di Fondi europei e saggista

 

L’Africa, la Francia: una storia di indipendenza sulla carta

Ilaria Bifarini, economista e scrittrice

 

Senegal: dov’è finita l’indipendenza?

Ali Baba Faye, sociologo ed esperto di immigrazione

 

La borsa di Londra e le risorse minerarie africane

Natalie Sharples, portavoce Health Poverty Action

 

L’Africa e la Cina tra hard e soft power

Lifang Dong, legale ed esperta di internazionalizzazione

 

Il fenomeno proxy: il caso della RDC

Jean Jaques Dikou, giornalista

 

13.00-14.00: Lunch Break

 

L’Italia e l’Africa:

La Nigeria e le concessioni petrolifere dell’ENI

Udo Enwereuzor, Senior policy advisor COSPE

 

Inviluppo economico e euro-sfruttamento: gli investimenti delle aziende italiane in Africa

Giorgio Brocco, Ph.D researcher – Dip. Antropologia Sociale Freie Univesität Berlin

 

La presenza africana in Italia/La cooperazione italiana in Africa

Franco Pittau, IDOS, progetto Voci in Confine

 

15.00 – 15.45: Dibattito

 


 

Materiali

 

 

SCARICA la sintesi del RAPPORTO HONEST ACCOUNT AFRICA 2017 – In Italiano

SCARICA la sintesi del RAPPORTO HONEST ACCOUNT AFRICA 2017 – In Inglese

Privatizzazioni, migrazione e repressione in Honduras

di Gilberto Ríos Munguía (•)

L’acuirsi dei problemi economici in Honduras è una conseguenza diretta dell’esasperazione del modello neoliberista. Questo ha esattamente le stesse conseguenze in tutti i Paesi in cui è stato applicato ed è importante capire che il capitalismo non è altro che ciò che conosciamo e non l’immagine idealizzata che espongono coloro che non prendono nemmeno in considerazione modelli alternativi nelle relazioni di produzione, altri modelli di transizioni o di negazione delle caratteristiche fondamentali di questo sistema. Continua a leggere

Sinistra e globalizzazione

di Tonino D’Orazio

Non si può essere di sinistra se favorevoli alla mondializzazione. Il vero viso della globalizzazione è lo sfruttamento della Terra e del genere umano tramite l’indebitamento. Ciò che abbiamo di fronte sono innumerevoli paradossi e terribili contraddizioni. Troppe.

Da un lato vi sono i buoni sentimenti e le emozioni umane, ancora molte per fortuna. Dall’altro c’è la dura realtà mascherata se non passivamente condivisa. Una sinistra che non ha più nulla da dire, talmente litigiosa e irretita intellettualmente che perde man mano il suo “corpus” ideologico. Recita il Manifesto: “The courage to stand alone” (Il coraggio di stare soli). Ovviamente non è più sufficiente. Dimenticando che una nazione ha sempre bisogno di un contro-potere credibile e che un popolo ha sempre bisogno di speranza di cambiamento per tentare di affrancarsi da nuove schiavitù. Continua a leggere

MARCIA DELLA PACE PERUGIA-ASSISI: NESSUNA PACE SENZA GIUSTIZIA E LIBERTÀ!

NESSUNA  PACE SENZA GIUSTIZIA E LIBERTA’!

(Comunicato stampa Giovani Comunisti)

 

Domenica 7 ottobre saremo presenti alla marcia della Pace Perugia-Assisi a ribadire con ancora maggior forza le nostre idee e i nostri valori che sono quelli della solidarietà e giustizia sociale in un mondo in cui gli innumerevoli conflitti non fanno che alimentare guerre e miseria. Libia, Yemen, Siria, Palestina, Afghanistan, Donbass e i conflitti più dimenticati che attraversano il continente africano, le tensioni e i golpe bianchi in America Latina con il tentativo di destabilizzazione di molti paesi (Venezuela e Bolivia), le tensioni nel continente asiatico, Paesi in cui riecheggia il rumore della morte  e delle armi prodotte in occidente spesso made in Italy. Continua a leggere

CGIL: la discussione alle Giornate del Lavoro a Lecce

SUSANNA CAMUSSO HA APERTO IERI A LECCE LE GIORNATE DEL LAVORO DELLA CGIL: “ECCO LA NOSTRA IDEA DI PAESE”

“Con grande piacere siamo tornati a Lecce per la quinta edizione della nostra iniziativa”, ha detto il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, inaugurando le Giornate del Lavoro. “Abbiamo fatto molte cose e costruito un’idea di ciò che vogliamo per il Paese.  Continua a leggere

Un documento scientifico dell’ONU afferma che per salvare il pianeta il capitalismo deve morire

di Scott Alden

Un documento scientifico dell’ONU suggerisce che è l’unico modo per salvare il pianeta

Secondo un recente documento scritto per il Global Sustainable Development Report del 2019, dell’ONU, il capitalismo e la sostenibilità globale sono incongruenti l’un l’altra. Il team di ricercatori, i quali fanno parte di varie istituzioni accademiche della Finlandia, che hanno scritto il rapporto, ha fornito una valutazione preoccupante del futuro del pianeta, nel caso l’attuale ordine economico dovesse continuare indisturbato. Intendendo dire, con questo, che tutti i paesi ricchi occidentali hanno basato le loro società su un’abbondanza di energia a basso costo, che secondo gli scienziati non è più una realtà. «Le economie hanno esaurito la capacità degli ecosistemi planetari di gestire i rifiuti che vengono generati dall’energia e dall’utilizzo dei materiali», si legge nel documento. «Le teorie economiche dominanti, così come i modelli economici connessi alla politica, si basano sulla presupposizione di una continua crescita energetica e di materiali. Le teorie ed i modelli prevedono solo quei cambiamenti che incrementano l’esistente ordine economico. Pertanto, sono inadeguati a spiegare gli attuali sconvolgimenti.»

Gli scienziati sostengono che il peggioramento del cambiamento climatico stia avendo un drastico impatto sugli ecosistemi e sulla biodiversità, e che i sintomi di un capitalismo fuori controllo, quali la crescita delle disuguaglianze, della disoccupazione, e del debito stiano contribuendo alla destabilizzazione della società. Per poter garantire che l’umanità sia in grado di avere una buona qualità della vita sulla terra per le generazioni future, gli autori del documento sostengono che dovranno essere creati nuovi sistemi economici, anziché i soliti palliativi che nel recente passato sono stati adottati dai governi. «Le banche centrali, negli Stati Uniti e nell’Eurozona, hanno fatto ricorso a misure non convenzionali, come i tassi di interesse negativi e l’acquisto di ingenti quantitativi di debito pubblico», scrivono i ricercatori. «Questo è servito ad alleviare in qualche modo la pressione economica, ma… si può tranquillamente affermare che non è stato sviluppato alcun modello economico applicabile su larga scala, sviluppato specificamente per l’immediato futuro.» Sebbene il documento non sostenga alcun sistema economico specifico da usare al posto del capitalismo, gli scienziati affermano che sarebbe necessario «trasformare i modi in cui vengono prodotti e consumati energia, trasporti, cibo e alloggi» con l’obiettivo di conseguire «una produzione ed un consumo che offra decenti opportunità per avere una buona vita, riducendo seriamente il carico subito dagli ecosistemi naturali.» All’inizio del documento, i ricercatori affermano che sarebbe necessario implementare un piano Marshall globale, così come è stato proposto all’inizio di quest’anno dal professore di chimica atmosferica dell’Università di Harvard, James Anderson. Idealmente, un tale piano significherebbe la cooperazione fra paesi di tutto il mondo al fine di ristrutturare collettivamente la società con l’obiettivo di eliminare del tutto le emissioni di biossido di carbonio. La scadenza per ridurre le emissioni di anidride carbonica che viene data dai ricercatori agli Stati Uniti e all’Europa, è entro il 2040, per poter arrivare ad avere zero emissioni in tutto il resto del mondo entro il 2050. Tuttavia, per raggiungere un simile obiettivo, gli scienziati mettono in dubbio che le fonti di energia rinnovabile abbiano la capacità di soddisfare il fabbisogno legato all’attuale tasso di consumo energetico dell’umanità.

L’unica soluzione praticabile, per poter arrivare a zero emissioni, secondo il documento, sostanzialmente è quella che l’umanità faccia uso di meno energia. Per fare questo, gli scienziati stanno invitando quei governi che hanno dei leader lungimiranti a testare a livello “macro” delle soluzioni radicali, come quella del “lavoro garantito” – simile a quella che il senatore Bernie Sanders (Vermont) aveva proposto in passato.

«Per il programma, i lavori più adatti sarebbero quelli che può svolgere quasi chiunque abbia una formazione limitata. I lavori potrebbero essere modellati al fine di servire alla transizione verso la sostenibilità, e per costruire la capacità di adattamento al cambiamento climatico: per esempio, l’installazione di soluzione energetiche decentralizzate, e per prepararsi alle inondazioni», scrivono gli scienziati. «Oltre ad innescare la transizione, la garanzia del posto di lavoro assicurerebbe la piena occupazione. Ridurrebbe l’insicurezza e la necessità di competere per avere posti di lavoro ambientalmente distruttivi a livello individuale e collettivo».


(Le idee dei ricercatori su come eliminare gradualmente il capitalismo, con ogni probabilità verranno incluse nel “Global Sustainable Development Report” dell’ONU, che verrà pubblicato nel 2019. Il testo completo del documento può essere letto qui)

Pubblicato il 28/8/2018 su GritPost – Real News for the Working Class

Marcinelle 1956: cosa dovrebbe insegnarci la storia.

di Rodolfo Ricci

62 anni fa la tragedia di Marcinelle. 262 i morti, quasi tutti immigrati, in gran parte italiani. Quest’anno la ricorrenza cade in un particolare momento storico e politico caratterizzato da una discussione confusa e contraddittoria intorno ai nuovi fenomeni migratori che si muove intorno ai due poli della chiusura contro l’ apertura, diritto individuale alla mobilità e all’accoglienza di chi arriva contro il diritto al mantenimento di una primazia della cittadinanza autoctona. Continua a leggere

Lega e Pd si oppongono sui migranti. Ma vanno d’accordo quando si parla di petrolio

di Giuliano Garavini

Due flussi importanti scorrono dall’Africa all’Europa, da Sud a Nord. Il primo flusso porta persone a decine di migliaia, almeno un milione di migranti provenienti dall’Africa subsahariana a partire dal 2010, il secondo flusso porta idrocarburi, sia gas che petrolio per il valore di circa 50mld di dollari al mese (cifre del 2017). Continua a leggere

Da Calcutta alla Finlandia, passando per i The Zen Circus: le identità locali contano

di Alexander Ricci

Edoardo d’Erme, in arte Calcutta, è uno dei personaggi di primo piano della scena musicale indipendente di questo decennio, genericamente apostrofata con il termine “indie”. Settimana scorsa, Calcutta ha fatto il pienone raccogliendo quasi 20mila fan allo stadio Francioni di Latina dove ha portato il suo ultimo disco. In un breve servizio realizzato dal gruppo editoriale GEDI, La Repubblica ha intervistato alcuni fan del cantantautore, presenti allo stadio già dalle prime ore. Al minuto 03:22 del video, incalzati dalle domande del giornalista, due ragazzi definiscono il genere indipendente così: “L’indie? Si tratta dell’esaltazione della Provincia”. Continua a leggere

Emigrazione in Europa: declino demografico, desertificazione e polarizzazione tra centro e periferie. La grande falsificazione della discussione in corso.

Pubblichiamo la relazione introduttiva del vice segretario del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, Rodolfo Ricci alla discussione sulla Nuova Emigrazione Italiana, tenutasi alla Farnesina nell’ambito dell’Assemblea Plenaria del CGIE del 2018.  Nella relazione sono contenuti dati significativi e sconcertanti sugli enormi flussi di emigrazione interna all’Unione Europea succedutesi nell’ultimo trentennio e sulle tendenze dei prossimi decenni, che implicherebbero una radicale revisione della discussione sui movimenti migratori: l’equivoco della cosiddetta “libera circolazione” nasconde la nascita di una nuova geografia caratterizzata da emigrazione forzata e squilibri insostenibili che costituiscono la ragione principale del declino dell’Unione Europea e dell’emergere di xenofobia e razzismo: i flussi immigratori all’interno della UE sono costituiti solo per un terzo da immigrazione extracomunitaria e per ben due terzi da immigrazione intra-comunitaria.

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Rompiamo il silenzio sull’Africa, le parole di padre Zanotelli

(padre Alex Zanotelli da fnsi.it) Belle e sconvolgenti le parole di Padre Alex Zanotelli, missionario e profondo conoscitore dell’Africa. Ha rilasciato una dichiarazione al sito della FNSI che evidenzia una realtà  “inimmaginabile” e che sbatte “in faccia” proprio a noi che stiamo discutendo su come interrompere l’esodo di migranti verso le nostre coste. Continua a leggere

NEOCOLONIALISMO E «CRISI DEI MIGRANTI»

di Manlio Dinucci

Dagli Stati uniti all’Europa, la «crisi dei migranti» suscita accese polemiche interne e internazionali sulle politiche da adottare riguardo ai flussi migratori. Ovunque però essi vengono rappresentati secondo un cliché che capovolge la realtà: quello dei «paesi ricchi» costretti a subire la crescente pressione migratoria dai «paesi poveri».

Si nasconde la causa di fondo: il sistema economico che nel mondo permette a una ristretta minoranza di accumulare ricchezza a spese della crescente maggioranza, impoverendola e provocando così l’emigrazione forzata. Continua a leggere

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Karl Marx

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