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FLOP26 e lo spettro dell’Apocalisse

di Moreno Pasquinelli

La grande kermesse Cop26 sul clima si è svolta all’insegna del più allarmistico catastrofismo. L’annuncio più tenebroso l’ha fatto Boris Johnson: “L’apocalisse climatica è vicina”. I cronisti ci informano che c’è voluta tale smisurata profezia per risvegliare un Joe Biden in sonno profondo.

Logica vorrebbe che davanti ad una simile epocale minaccia sarebbero state adottate misure salvifiche eccezionali. Colpisce invece la sproporzione tra il paventato pericolo e gli impegni annunciati. Dalle parti degli ambientalisti assatanati è un coro di lagnanze e proteste. Nella gara a chi è più catastrofista, i gretini hanno parlato, riguardo al summit di Glascow, di “fallimento catastrofico”.

Non entriamo qui nel merito — se l’aumento della temperatura abbia, come ci viene detto, “cause antropiche” o se sia manifestazione delle cicliche alterazioni climatiche del pianeta (rimandiamo agli studi critici di Leonardo Mazzei pubblicati su questo sito). Segnaliamo l’inganno semantico che si nasconde dietro all’aggettivo: non il sistema sociale fondato sull’industrializzazione forsennata, non il consumismo scriteriato, non un modello di sviluppo paranoico, sarebbero eventualmente responsabili dei cambiamenti climatici; colpevole sarebbe l’uomo, sotto accusa è posta l’intera umanità — compresi i paesi del terzo e quarto mondo che dell’inquinamento sono solo vittime in quanto vere e proprie discariche di quell “sviluppati”.

La domanda che ci si dovrebbe porre è la seguente: suscitare questo luterano senso di colpa, questo catastrofismo apocalittico, nascondono forse qualcosa? Sono forse funzionali ad un disegno politico dell’élite mondialista? La risposta è un doppio sì.

E’ una novità che essi, le classi dominanti, che solitamente governano all’insegna del motto tranquillizzante e soporifero delle “magnifiche sorti e progressive”, di recente abbiano radicalmente cambiato la narrazione ideologica. Non solo il mondo sarebbe prossimo alla fine, ma da qui alla fine l’umanità sarà devastata da pandemie letali a catena.

Il combinato disposto di catastrofismo sanitario ed ecologistico è anzitutto un gigantesco specchietto per le allodole: serve a spostare l’attenzione dei popoli e dei cittadini, anzitutto occidentali, dalle drammatiche conseguenze della crisi sistemica, facendola focalizzare sugli spauracchi di maligni pericoli extra-storici. L’effetto che essi ottengono è duplice: da una parte terrorizzano e ipnotizzano le grandi masse così da prevenire e spegnere ex ante eventuali pulsioni rivoluzionarie, dall’altra si ergono non più solo come filantropi e benefattori dei popoli, ma come veri e propri salvatori dell’umanità.

L’evocazione dell’apocalisse — intesa non nel senso ebraico-cristiano del maestoso annuncio di salvezza operata dal definitivo intervento di Dio nella storia umana, ma come nichilistica previsione di un grande disastro (ovviamente globale!) — torna infine utilissima per un obiettivo politico per niente escatologico e profano assai: con lo spettro del cataclisma incombente si giustifica l’emergenza permanente, il passaggio ad uno stato d’eccezione, perpetuo; quindi l’edificazione, sulle ceneri delle democrazie parlamentari, di un Leviatano digitale, di un regime politico ibrido che abbiamo chiamato liberal-fascista.

Serve infine, il catastrofismo, a convincere le genti che la “salvezza” potrà essere ottenuta solo grazie alla loro scienza, con sempre più massicce dosi di tecnologia poiché, come ha affermato proprio Draghi, “solo la tecnica ci salverà”. Col che si svela, last but not least, un ulteriore funzione della narrazione catastrofistica, giustificare e spingere fino in fondo il Grande Reset, rigenerare cioè il sistema capitalistico in grave affanno avviando, grazie a massicci investimenti, un nuovo ciclo espansivo. Sempre Draghi infatti ci dice che “non è un problema di soldi…Ci sono decine di trilioni di dollari disponibili se coinvolgiamo il settore privato”. Ecco quindi che si parla di una “santa alleanza globale” tra stati desovranizzati e giganti privati — sodalizio che è alla base del cosiddetto stakeholder capitalism. Si sono già fatti avanti, in odore di colossali profitti, filantropi e benefattori della stazza di Rockefeller e Bill e Melinda Gates….

E’ una vecchia storia che si ripete ad ogni tornante. I borghesi giunsero al potere combattendo sotto la bandiera dell’emancipazione e della liberazione dell’umanità. Oggi i loro ultimi eredi rispolverano quella maschera logorata e se la indossano. Strappategliela e scoprirete che non è l’umanità che davvero vogliono salvare ma solo il loro patologico sistema di dominio. E se essi evocano una disastrosa apocalisse è forse perché vogliono effettivamente causarla come extrema ratio: scatenare il caos per edificare la dittatura dispiegata impedendo così all’umanità di salvarsi dalla effettiva minaccia che essi rappresentano.

FONTE: https://www.sinistrainrete.info/articoli-brevi/21530-moreno-pasquinelli-flop26-e-lo-spettro-dell-apocalisse.html

Discussione

2 pensieri su “FLOP26 e lo spettro dell’Apocalisse

  1. Splendido e lucido articolo. Grazie

    "Mi piace"

    Pubblicato da antonio | 06/11/2021, 18:30
  2. Tutto drammaticamente esatto

    "Mi piace"

    Pubblicato da Roberto Di Tommaso | 07/11/2021, 16:30

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