CRISIS, Diritti sociali diritti umani, Italia, Politica

La guerra ai poveri non è finita.

di Tonino D’Orazio 30 agosto 2021.

I poveri sono sempre più poveri. Non è un sillogismo, è la triste ed evidente realtà. Però i meno poveri possono ancora essere spremuti.

Tra inflazione (programmata, eh già!) al di sotto della realtà, con panieri della spesa rimasti al secolo precedente e aumenti salariali legati al ribasso per lo stesso motivo e per contrattazioni abortite, il risultato è stato l’impoverimento di milioni di italiani. Un passo alla volta.

A dimostrazione, per trovare un punto di partenza, prendo questo ultimo ventennio. Quindi dal 2.000, quando tutto è veramente iniziato visibilmente.

Prendiamo il tasso di inflazione media dai dati Istat governativi. 2.000 (2.5%), 2001 (2.8), 2002 (2.5), 2003 (2.7), 2004 (2.2), 2005 (2.0), 2006 (2.1), 2007 (1.8), 2008 (3.3), 2009 (0.8), 2010 (1.5), 2011 (2.8), 2012 (3.0), 2013 (1.2), 2014 (0.2), 2015 (0.0), 2016 (-0.1), 2017 (1.2), 2018 (1.1), 2019 (0.6), 2020 (-0.1).

Somma totale semplice: 34,1% di perdita del potere d’acquisto. Non ho fatto il calcolo cumulativo della percentuale finale, se 2000 vale 100. Ma si potrebbe prendere lo stesso coefficiente delle rivalutazioni monetarie.

Oggi il 75% dei pensionati percepisce meno di 500 €. Ci hanno pensato le leggi di “riforma” a tenerli bassi e ricattabili tramite una precarizzazione feroce e disarticolante o una perequazione negata, con, nel ventennio, la partecipazione attiva degli ex-comunisti o degli ex-democristiani più volte al governo.

Nel frattempo le OO.SS sono passate dalle fasi di lotta (l’ultima memorabile a Roma nel febbraio 2003) a quella della contrattazione, poi alla contrattazione decentrata che ha tagliato fuori l’80% dei lavoratori del privato, poi alla concertazione, poi al colloquio e alla fine della richiesta di ascolto. Non vi parlo dei pensionati ancora in corsa almeno dal 2000 per una vera perequazione, e non l’elemosina regalata tramite la Corte dei Conti che obbligò un minimo ripristino che, negli anni dal 2012 al 2018 per varie disposizioni (Fornero, Letta e Renzi, tutti oggi ancora a governare), non erano state applicate.

Nel 2001 il cambio esagerato della lira in euro portò a una diminuzione netta del 50% del potere d’acquisto. Ci volevano quasi 2.000 Lit per 1 euro. Ne approfittarono spudoratamente i commercianti con un cambio commerciale senza controllo. Ciò che valeva 1.000 Lit divenne 1 euro per l’acquirente. In Pratica raddoppiarono i prezzi e tutto il valore del loro stock.

Nel 2008, anno della crisi americana dei surprimes, quindi del mondo occidentale, portò alla luce le malefatte delle banche occidentali tutte implicate con quelle statunitensi. Tutte a giocare con i soldi e le proprietà dei loro clienti, soprattutto “la casa”, e a perdere. I governi rimborsano con i soldi dei cittadini i debiti bancari. Non hanno smesso, anzi, inizia la prepotenza e la man bassa delle banche su società, economia e politica. E sulle “case”.

L’ideologia del “mattone”, oggi penalizzata dalla crisi sociale su cui si è innestata quella “sanitaria”, ha fatto dell’Italia un Paese che esibisce un gigantesco cartello “vendesi”, con centinaia di migliaia di senzatetto e di sfrattati  e quasi 8 milioni di alloggi disabitati.

Arriva quindi la riforma del catasto, ferma da decenni ma che ogni anno torna in auge in vista della legge di bilancio e delle richieste insistenti della Troika di Bruxelles, e che ora è diventata d’attualità con il loro cassiere Draghi, perché fa parte delle misure individuate dal Ministero dell’Economia per rendere il fisco “più equo”. Ed ecco pronto l’aggiornamento dell’Anagrafe Immobiliare Integrata con una modifica radicale dei criteri di determinazione del valore catastale imponibili della casa, che li avvicinerebbe a quelli “reali”, grazie all’implementazione del Sit,  il Sistema integrato del Territorio dell’Agenzia delle entrate che disporrà  in un’unica piattaforma i dati (atti, valori catastali, elaborati, mappe, immagini satellitari) di oltre 70 milioni di abitazioni e sarà in grado così di assegnare un valore indicativo di mercato a ogni immobile in modo da “armonizzare” i valori immobiliari e i valori fiscali di ogni casa, superando l’attuale sistema di calcolo basato sulle cosiddette rendite catastali.

Come sempre dietro gli efficientamenti si nasconde l’intento di rendere più ricattabili, più esposti alle minacce e più vulnerabili i cittadini, quelli che possiedono ancora qualcosa, che grazie a questa “riforma” si troveranno a pagare molto di più che in passato. È su questo aspetto che poggia la solita “riforma” predatrice. Quanti bei soldi da rastrellare, soldi che prenderanno il volo nei soliti canali dei ricchi. Il tempo stringe e bisogna approfittare della debolezza della popolazione provata da lockdown e dalla paura, da un Parlamento da regime o irregimentato, dallo sblocco degli sfratti e dei licenziamenti, dal costo delle cure private e delle restrizioni, mutui e tasse sospese che si accumulano esigendo il pagamento immediato, in modo da favorire i predoni del settore immobiliare che fanno delle città il loro terreno  di saccheggio.

Black Rock (e Vanguard) lo chiama grande investimento futuro, parola da tradurre in speculazione, come con l’acqua. Sta rilanciando l’acquisto di tutte le case andate all’asta in questi anni di crisi (in Usa e Ue), riaffittandole agli ex-proprietari. Quando l’impero decide le province vassalle seguono. BlackRock è una delle più grandi società speculative, con ricorso al rischio, di gestione del risparmio, “aiutando persone, intermediari e istituzioni a creare un futuro finanziario migliore”. (Wikipedia). Gestisce un patrimonio altamente speculativo per un totale di quasi 8.000 miliardi $, di cui un terzo in Europa. Senza ridere, è il capitalismo buono che avanza.

Smettetela di ripetere il loro slogan: “meglio in affitto”. È già di nuovo nel mirino la tassa sulla prima casa. Dovete essere disgustati di possederla questa casa. Stanno comprando tutto per mettervi tutti in affitto. Privatamente e senza controllo, per decidere quanti “oneri sociali” devono aggiungere al fitto, (perché come sapete una casa costa), come fanno quelli della luce (15,6+9,9=25,5) e del gas (11,4+15,3= 26,7% dal sett 2020) in piena cosiddetta pandemia. Alla fine rimarrà da abolire il Cipe, tanto per il controllo che fa!

Insomma i poveri con casa (già pesante in tutti gli Isee) hanno ancora qualcosa da cedere. Per legge. Vedrete, con il consenso, che “possedere la casa” costerà davvero troppo.

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