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La meglio gioventù cilena. Frente Amplio e rinnovamento generazionale in Cile

di Federico Nastasi (da Rivista Pandora)

I movimenti studenteschi sono stati la fucina principale di rinnovamento della democrazia cilena, ancora fortemente costretta dall’esperienza dittatoriale e dai lacci della Costituzione di Pinochet, che sancisce come inamovibile il sistema economico neoliberale e le diseguaglianze che ne derivano. Le proteste dei mesi scorsi e l’avvio di un percorso verso una nuova costituente sono altre decisive scosse per il mutamento della geologia politica del paese sudamericano.

 

Me gustan los estudiantes porque son la levadura / Del pan que saldrá del horno con toda su sabrosura / Para la boca del pobre que come con amargura. / Caramba y zamba la cosa, viva la literatura.

Estratto di Violeta Parra, Me gustan los estudiantes

 

Premessa generazionale, 1990-2006

10 marzo 1990. Nel suo ultimo giorno alla Moneda, il dittatore Augusto Pinochet, promulga la Ley Orgánica Constitucional de Enseñanza (LOCE) per normare il sistema educativo cileno. I giovani cileni ancora non lo sanno, la LOCE segnerà nel profondo il loro futuro. Dopo 17 anni di dittatura
militare, il paese ritorna alla democrazia. Il Cile di inizio anni Novanta è un paese polarizzato, attraversato da divisioni profonde. Negli anni della dittatura e con le politiche economiche neoliberiste dei Chicago Boys, la diseguaglianza è aumentata: l’indice di Gini è cresciuto da 0,46 nel 1973 a 0,53 nel 1986; le riforme del mercato del lavoro hanno ridotto il potere dei lavoratori (abolendo i sindacati) e aumentato le forme di oligopolio. Come negli altri paesi dell’America Latina, esiste una società che è arrivata da fuori (bianca di ceto medio alto, discendente dagli europei) e una che c’era da sempre (indigena, marginalizzata e povera). Ciascuno ha la propria cultura, una propria visione del mondo. Questo dualismo sociale ha un riflesso sulla grande eterogeneità economica. La straordinaria crescita economica post 1990 (il PIL cresce del 7,1% annuo tra il 1990 e il 1998, il PIL pro capite passa da 5.600 a 9.200 dollari) non porta a una sensibile riduzione delle disuguaglianze né delle differenze nella struttura economica. Jorge Katz, nei suoi studi economici sul paese, afferma che non esiste il Cile, bensì esistono quattro paesi diversi, in ordine decrescente di sviluppo economico, dal più avanzato e innovativo, fino a un paese che vive di economia informale e illegalità.

Il centro sinistra de la Concertación (con i suoi partiti principali, il Partito Socialista e la Democrazia Cristiana), si incaricherà della transizione democratica, senza rotture col passato. La democrazia cilena è una ‘democrazia a bassa intensità’, un patto tra élite, tra i partiti democratici e i militari, al cui vertice resterà Pinochet fino al 1998, in cui non si mette in discussione il modello economico di libero mercato e nel quale la partecipazione sociale è limitata. La democrazia è sottomessa alle regole ereditate dalla Costituzione approvata in dittatura, nel 19801; tra queste l’inamovibilità dei capi delle forze armate, un sistema elettorale binominale che impedisce maggioranze ampie e rende pressoché impossibili maggioranze qualificate di 4/7 per modificare leggi costituzionali come la LOCE. Il governo della Concertación governa ininterrottamente dal 1990 al 2010 e il paese non conosce grandi movimenti sociali per circa quindici anni. Nei palazzi del potere va la generazione cresciuta durante la dittatura, che si rifà alle idee tradizionali della sinistra della Unidad Popolar di Allende, ma le applica in maniera meno intrepida. È una generazione disciplinata, cresciuta con un’educazione militare fatta di coprifuoco e divieti e che porta le cicatrici della tortura, del carcere, dei morti e degli scomparsi.

Intanto, nelle scuole, nelle strade del paese, cresce la giovane generazione, i figli della democrazia, la prima che può uscire la sera e riunirsi senza paura. C’è una forte liberazione artistica, musicale, teatrale, le radio suonano il nuovo rock cileno, con i successi di gruppi come la Ley (vincitori di un Grammy), Los Prisoneros, Lucybell. La partecipazione politica dei giovani è minima. La vita politica è monopolizzata dalla generazione adulta e da valori, come la disciplina e la forza del partito, senza importanza per i più giovani, i quali curano più l’identità individuale o dei piccoli gruppi.

I giovani cileni frequentano le scuole della LOCE di Pinochet. Il nuovo sistema si fonda sul libero mercato, la gestione privata e un’educazione finalizzata al lucro2. L’amministrazione è demandata ai municipi, il Ministero dell’educazione si occupa solo di definire gli obiettivi e valutare i risultati. Vi sono tre tipi di scuole: private, private sussidiate (da Stato e famiglie), pubbliche municipali. Queste ultime risentono delle differenze che vi sono tra municipi ricchi e poveri, poiché solo i più ricchi investono di più in educazione. Un primo effetto della LOCE è quindi quello di rafforzare le differenze sociali di partenza: chi nasce in un municipio ricco da una famiglia benestante potrà iscriversi in una scuola migliore rispetto a chi nasce in periferia da una famiglia umile. Un secondo effetto è aumentare le differenze nei punti di arrivo. L’educazione per la LOCE è un bene di consumo, non un bene pubblico. Pertanto, come in un sistema di mercato, c’è un’offerta di basso costo e bassa qualità, e un’offerta di alto costo e maggiore qualità. Nella scuola cilena si impara ciò che si paga, chi paga di più impara di più e viceversa, come mostrano i risultati dei test PISA (2009) per gli studenti cileni secondo la tipologia di scuola3.

Si diffonde nel senso comune l’idea del successo individuale attraverso lo studio, il nome della scuola superiore dove si è studiato costituisce status sociale. Per raggiungere un futuro migliore le famiglie cominciano a indebitarsi attraverso i mutui per lo studio offerti dalle banche cilene. Il sistema però non crea mobilità sociale, ma al contrario alimenta l’insoddisfazione dei giovani e crea segregazione sociale4. La giovane generazione cresce senza paura della repressione militare ma perseguitata dall’idea del debito. Questa ossessione e il senso di ingiustizia che suscita il sistema educativo cileno saranno le scintille che accenderanno il movimento del 2006.

Primavera non bussa, 2006-2011

Il 2006 è un anno denso di avvenimenti per il paese. L’11 marzo Michelle Bachelet (Partido Socialista) diventa la prima presidente donna nella storia del paese. La sua biografia rappresenta appieno generazione cresciuta con la dittatura. Il padre Alberto, militare di carriera e viceministro di Allende, muore per le torture nelle carceri di Pinochet. Michelle sopravvive con la madre alle persecuzioni della polizia politica cilena e dopo dieci anni di esilio in Australia, ritorna in Cile per partecipare alla vita politica dell’opposizione clandestina. Le aspettative che suscita il suo avvento al governo sono molto alte.

Nel frattempo, da fine anni Novanta sono cresciute diverse proteste, studentesche, del popolo mapuche, dei lavoratori di industrie in crisi, che non hanno però coinvolto il paese. Nel 2006, con la ‘rivoluzione dei pinguini’5 si genera un movimento di massa che parte dalle scuole e raggiunge tutta la società. Si stima che tra maggio e dicembre oltre un milione di studenti prendono parte al movimento, mossi inizialmente da richieste puntuali, quali gratuità del trasporto pubblico e della prova d’accesso all’università, per poi invece costruire un messaggio di cambio strutturale: superamento della LOCE e dell’educazione come attività di lucro. È un fenomeno nuovo, le manifestazioni nascono in tutto il paese: dalle città nei deserti del nord fino alla Patagonia. I figli convincono i padri e adesso che si può manifestare senza paura le piazze sono sempre più affollate. Vengono occupate scuole e università, bloccato il trasporto pubblico, la popolazione prende in simpatia le ragioni degli studenti. Il movimento è innovativo e creativo, le manifestazioni mescolano arte e performance. Informazione e propaganda si muovono soprattutto su Internet, aggirando così filtri e distorsioni dell’informazione ufficiale. Gli studenti si organizzano in collettivi e assemblee. Le proteste sono guidate dalle associazioni studentesche nazionali, i cui leader esprimono un posizionamento politico di sinistra, benché il movimento resti trasversale e travalichi le adesioni partitiche individuali.

Dopo un’iniziale fase di dialogo tra governo e movimento e alcuni episodi di violenza tra frange del movimento e i temibili Carabineros del Cile, la fiducia degli studenti verso la Bachelet crolla. In particolare quando, in occasione del discorso alla nazione, la Presidente si riferisce ai pinguini solo per menzionare gli atti di vandalismo e propone misure di riforma ritenute troppo timide. Nel 2007 una maggioranza trasversale approva una riforma che accoglie alcune richieste degli studenti senza però rimuovere le cause di diseguaglianza generate dalla LOCE. La perdita di fiducia nella Concertación porterà molti pinguini a non votare alle elezioni presidenziali del 2010 e permetterà a Sebastián Piñera6 di diventare il primo presidente di destra del Cile democratico.

Nel 2010 si insedia il governo Piñera e l’anno successivo il paese conosce una nuova onda di movimento sociale: la protesta universitaria. I pinguini sono arrivati all’università, indicono uno sciopero nazionale per l’educazione in maggio, in un crescendo di mobilitazione che attraversa tutto il paese. Il movimento è fluido ma i suoi vertici sono strutturati. La dirigenza si riunisce nella CONFECH – Federazione degli studenti di Cile, dove confluiscono le federazioni studentesche di ciascuna università, i cui rappresentanti sono elettivi. Pertanto, i numerosi gruppi studenteschi competono a livello di ciascuna università per eleggerne i delegati. I gruppi principali sono la gioventù comunista JCC (e i gruppi vicini alla Concertación), la sinistra autonoma e la sinistra antisistema. Nei leader studenteschi convive dunque un doppio profilo: capi di movimento e abilità politica nello stipulare alleanze elettorali. Dirigenti di diversa estrazione culturale sono impegnati in un lavoro comune, condividono scelte e responsabilità, spesso diventano amici. La condivisione degli anni del movimento sarà una delle basi più solide su cui si fonderà il Frente Amplio, come vedremo tra poco. Il presidente Piñera, dopo un tentativo di dialogo con il movimento, respinge la richiesta di educazione pubblica, perché, dice, «niente è gratis nella vita». Anche stavolta la popolazione sembra stare con le ragioni degli studenti: l’89% di essa sostiene la mobilitazione, mentre l’approvazione per il presidente Piñera si attesta al 22%. La CONFECH è un soggetto politico pienamente riconosciuto, come dimostra il documento firmato assieme alla Conferenza dei Rettori CRUCH, Punti di Convergenza per riformare l’educazione universitaria. Gli studenti promuovono un referendum consultivo sull’educazione. Circa 1 milione e mezzo di persone vota a favore dell’educazione gratuita e della nazionalizzazione del sistema educativo. La forza del movimento è quella di creare consenso partendo da argomenti di vita quotidiana che costituiscono punti di critica al sistema neoliberale cileno7, come educazione, previdenza, salute, casa. Così facendo costruisce alleanze sociali che portano nei cortei studenti di ogni grado, insegnanti e lavoratori che sono anche i padri che si indebitano per far studiare i propri figli. Il costo dell’educazione ricade in buona parte sulle loro spalle, basti pensare che la più prestigiosa università pubblica del paese, la Universidad de Chile, nel 2009 riceveva un finanziamento statale pari solo al 14% del bilancio totale. Sul piano della legislazione i risultati sono limitati, ma è ormai in marcia un processo di cambio e di critica al sistema. Emblematico è a questo proposito il titolo di uno dei molti libri che raccontano le vicende del movimento studentesco del 2011: I giorni in cui avanzammo anni8. Un titolo che sottolinea come il movimento abbia preparato il terreno ai grandi cambiamenti sociali verificatesi nel paese e che si manifesteranno con chiarezza con le elezioni del 2017.

 

Dal basso verso l’alto, 2011-2017

Con le elezioni del 2014 la Bachelet torna alla Moneda, appoggiata da una coalizione di centro sinistra allargata al Partito Comunista, Nueva Mayoria. Con lei vengono eletti in Parlamento quattro leader studenteschi del 2011. Si presentano come difensori di cause precise, con discorsi poco ideologizzati, riproponendo i codici comunicativi dei movimenti studenteschi. Durante la legislatura viene approvata una riforma elettorale in senso proporzionale, che cambierà il sistema politico in senso multipolare e faciliterà la nascita del Frente Amplio (FA) nelle successive elezioni. La rinuncia a incarichi nel governo Bachelet da parte di alcuni rappresentanti del movimento 2011 getta le basi per la nascita della nuova alleanza politica del FA. Giorgio Jackson, uno dei leader studenteschi, fonda Revolución Democrática, uno dei partiti e movimenti politici9 che daranno vita al FA. Con il primo turno delle elezioni presidenziali del novembre 2017 finisce il bipolarismo architrave del Cile democratico. Il FA è terza forza politica del paese, la candidata presidente Beatriz Sánchez raccoglie il 20,7% e non raggiunge il secondo turno per 100mila voti. Vengono eletti un senatore e venti deputati, tra i quali Jackson risulta il deputato più votato del paese. Valparaiso, il cui sindaco è un ex dirigente studentesco del 2011, si conferma roccaforte dei frenteamplisti. Secondo Mayol, sociologo cileno, il movimento 2011 è la scossa tellurica che modifica la geologia sociale e politica, mentre il 2017 è il momento zero, in cui si ristrutturano le modificazioni avvenute nel 2011. Il FA è la risposta politica alla crisi sociale del 2011, non una risposta di sistema alle storture del sistema stesso. Gli eletti sono leader studenteschi, rappresentanti sindacali e di movimenti sociali, intellettuali.

Il FA nasce per superare il sistema neoliberale, chiudere con il bipolarismo, rafforzare dinamiche di democrazia partecipativa, a partire dalla costruzione del programma elettorale (Frente Amplio, 2017). Quest’ultimo è un esempio concreto di partecipazione, un processo decisionale in tre stadi. Le proposte della base vengono riordinate dai gruppi politici e infine un gruppo di esperti e tecnici si impegna a strutturarle per renderle realizzabili sotto il il profilo legislativo. Il programma viene quindi ratificato per parti in una votazione online con 16mila partecipanti. La versione finale prevede: il superamento del sistema previdenziale privato AFP; salute pubblica universale; assemblea costituente; educazione gratuita universale; cancellazione dei debiti da educazione; riforma fiscale in senso progressivo. Nel programma del FA si riconoscono differenze fondamentali con la cultura tradizionale della sinistra cilena (ad es. ambientalismo vs industrialismo; democrazia partecipativa vs democrazia rappresentativa; femminismo) che sembrano riflettere le differenze culturali tra i padri e i figli, non a caso la stessa Bachelet ha definiti i frenteamplisti come i figli della Concertación. In un acceso dibattito televisivo del 2011, uno dei leader del movimento universitario accusa un politico di lungo corso della Concertación di aver alimentato il sistema di lucro dell’educazione, di aver fatto il gioco dei privati. Il Ministro gli risponde a brutto muso, ricordandogli che è in politica dai tempi di Allende, è sopravvissuto alle carceri di Pinochet e non accetta lezioni da un ragazzino10. Più di molte analisi, è l’esempio più chiaro della frattura padri-figli dentro la quale si innesta la nascita del FA. Al secondo turno, Piñera viene rieletto presidente e il FA e Nueva Mayoria vanno entrambi all’opposizione. Da lì si innesta un doppio movimento: di competizione su un terreno elettorale parzialmente condiviso e di condivisione su alcune iniziative parlamentari, come la riduzione della settimana lavorativa a 40 ore rispetto alle attuali 45.

Nuovo Cile

Le proteste sociali scoppiate a fine ottobre del 2019 hanno portato al pettine tutti i nodi del sistema sociale cileno, il paese con il reddito pro capite più alto del continente e in cui la metà dei lavoratori guadagna meno di 500 dollari al mese (INE, 2018). La protesta ha travolto le élite nazionali che si sono trovate senza parole di fronte all’esplosione di rabbia popolare. Il movimento sociale non ha capi e nessun partito politico è riuscito a parlare a nome delle piazze, nonostante alcuni leader politici – soprattutto del PC – siano parte integrante delle mobilitazioni. Il FA ha tentato di farsi interprete delle ragioni della piazza e ottenere avanzamenti sul piano legislativo. La relazione con la protesta sociale ha provocato profonde divisioni all’interno del FA e la fuoriuscita di due partiti, il partito verde e quello umanista, che giudicano troppo ‘riformista’ la postura della maggioranza del FA. Un esponente di punta del FA, Gabriel Boric, ha firmato (a titolo personale) un accordo trasversale11 ai partiti per indire un referendum popolare per una nuova Costituzione, previsto per fine aprile 2020. L’accordo prevede un percorso in più tappe e con molti ostacoli che dovrebbe portare all’elezione di una convezione costituente per scrivere una nuova Costituzione. È questa l’eredità maggiore della dittatura, la Costituzione del 1980 che disegna un ruolo minimo dello Stato e menziona la parola diritto solo in relazione alla proprietà privata. Aver avviato il percorso costituente è certamente la conquista più grande del movimento sociale per chiudere i conti con la dittatura. È un obiettivo ambizioso e complesso, per il quale serve una maggioranza politica e sociale larga, un consenso diffuso che superi le fratture generazionali. Pertanto, l’ambizione del FA di cambiare il Cile passa dalla capacità di dialogare con le forze tradizionali della sinistra, di ricucire le distanze culturali tra padri e figli, in un’alleanza politica generazionale che abbia ambizioni maggioritarie. In uno dei più evocativi discorsi sull’America Latina unita, Salvador Allende disse «… c’è una sfida sociale che richiede che giovani e anziani possano stare dallo stesso lato della barricata, non c’è una lotta generazionale ma una necessaria alleanza per assumere una responsabilità storica»12. Era il settembre 1972 e le sue parole possono indicare la rotta anche per la sinistra cilena del XXI secolo.

Grazie per spunti, conversazioni e incoraggiamento a Felipe Correa, direttore di «Estudios de Nueva Economia», Marcia C. Laplechade e Felipe Gòmez.

Note:

(1) La costituzione fu approvata in un plebiscito di dubbia legittimità l’11 settembre del 1980, caratterizzato da numerose irregolarità formali, poiché non esistevano registri elettorali e l’opposizione – perlomeno quel che era sopravvissuto alla polizia politica di Pinochet – non poté svolgere la propria campagna. Nel 2005, il governo di Ricardo Lagos approvò profonde riforme della carta del 1980.

(2) C. Alarcón Ferrari, The student movement in Chile during 2006 and beyond: Reclaiming the right to education in a worldwide symbol of free market, neoliberalism and capitalist hegemony,
in Proceedings of the 5th Critical Management Studies Conference, 2007.

(3) A. Mayol, C. Azócar, C. Brega, El clivaje público/privado: horizonte último del impacto del movimiento estudiantil en Chile 2011, Santiago de Chile 2011.

(4) Gli effetti di segregazione sociale del sistema educativo cileno sono riconosciuti anche da organizzazioni internazionali come OCSE (2004) e da una vastissima letteratura scientifica, come H. Santos e G. Elacqua, Socioeconomic school segregation in Chile: parental choice and a
theoretical counterfactual analysis
, Cepal Review, 119 (2016).

(5) Il riferimento si deve alla divisa bicolore indossata gli studenti e le studentesse cilene, che li fa assomigliare appunto a dei pinguini.

(6) Imprenditore, quinto cileno in termini di ricchezza personale, fratello di José Piñera, economista di fama mondiale, il quale fu ministro del Lavoro e delle miniere di Augusto Pinochet.

(7) A. Mayol, El derrumbe del modelo. La crisis de la economía de mercado en el Chile contemporáneo, LOM, Santiago 2012.

(8) C. Reyes e J. Vallejo, Los días que avanzaron años: el movimiento estudiantil 2011 desde la perspectiva de sus dirigentes, Ceibo Ediciones – Universidad de Chile, Instituto de la Comunicación
e Imagen, Santiago 2013.

(9) Revolución Democrática, Partido Humanista, Partido Liberal de Chile, Partido Ecologista Verde, Movimiento Político Socialismo y Libertad (SOL), Movimiento Democrático Progresista, Movimiento Democrático Popular (MDP) Poder Ciudadano, Izquierda Libertaria, Izquierda Autónoma, Movimiento Autonomista, Nueva Democracia, Partido Igualdad y Partido Pirata.

(10) Dibattito tra Francisco Figueroa e l’ex ministro Sergio Bitar sulla CNN nel 2011, https://www.youtube.com/watch?v=s6JXwMSuOHU

(11) Acuerdo Por la Paz Social y la Nueva Constitución, 15 novembre 2019.

 

 

FONTE: https://www.centroriformastato.it/la-meglio-gioventu-cilena-frente-amplio-e-rinnovamento-generazionale-in-cile/

 

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