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Colombia: a un passo dal baratro della guerra

di Marco Consolo

L’annuncio dato dall’ambasciata statunitense dell’arrivo in Colombia di un contingente militare con la scusa di “consigliare” nella lotta al narco-traffico è l’ennesimo schiaffo alla sovranità della Colombia ed una pugnalata alla sua indipendenza.

Secondo una nota congiunta dell’Ambasciata statunitense a Bogotà e del Ministero della Difesa colombiano, gli Stati Uniti invieranno una Brigata di assistenza delle forze di sicurezza (SFAB) contro il traffico di droga, a sostegno di un’operazione annunciata da Washington ad aprile e che ha come obiettivo finale non esplicitato l’abbattimento del governo venezuelano di Nicolás Maduro. Nella nota si precisa che lo SFAB, “formato per consigliare e assistere le operazioni nelle nazioni alleate”, inizierà la sua missione “all’inizio di giugno e durerà per diversi mesi”. La nota non specifica quanti militari saranno impegnati, ma diverse fonti parlano di 800 uomini. È la prima volta che questa brigata opera in un paese latinoamericano, un fatto che “ribadisce ancora una volta l’impegno degli Stati Uniti nei confronti della Colombia, il suo migliore alleato e amico della regione”.

“La missione dello SFAB in Colombia è un’opportunità per dimostrare il nostro impegno reciproco contro il narco-traffico e il sostegno alla pace regionale, il rispetto della sovranità e la promessa duratura di difendere ideali e valori condivisi”, ha affermato l’ammiraglio Craig Faller, comandante in capo del Comando Sud degli Stati Uniti. Ufficialmente la missione sosterrà l’operazione antidroga nei Caraibi annunciata ad aprile dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump con un importante dispiegamento marittimo.

Di certo, la presenza di militari statunitensi in Colombia risale a molti anni fa. Ma in questi primi mesi del 2020 vi è stata un’accelerazione che il governo Maduro considera come una vera e propria escalation nell’aggressione contro il Venezuela bolivariano.

A gennaio e febbraio di quest’anno ci sono stati simulacri di guerra a Tolemaida, nel Catatumbo. A marzo esercitazioni navali bi-nazionali davanti a Cartagena e nel dipartimento dell’Atlantico. Lo scorso aprile, il ministro della difesa Holmes Trujillo e l’ammiraglio Craig Faller,  hanno ispezionato gli esercizi militari congiunti tra la Colombia e gli Stati Uniti nella zona dell’Alta Guajira. A maggio la fallita incursione marittima di mercenari e “contrattisti” statunitensi sulle coste venezuelane proveniente dalla Colombia e le rivelazioni degli stessi sull’appoggio ricevuto per stabilire le loro basi di addestramento in Colombia .

Secondo Washington, l’offensiva ha gli occhi puntati sul “regime corrotto” di Maduro in Venezuela, accusato di narco-traffico, ed oltre alla Colombia, è sostenuta da altri 25 Paesi.

Il governo colombiano continua a negare il carattere irregolare di questi eventi, mentre la Casabianca riafferma di non scartare l’intervento militare in Venezuela. Nel quadro della “guerra per procura”, Trump utilizza un governo sottomesso per una minaccia di guerra  contro il Venezuela, contro la pace in America Latina, nei Caraibi e in Colombia.

C’è poi da sottolineare come la Colombia sia ormai parte della NATO che per la prima volta è presente in America Latina. Come si ricorderà, la Colombia è entrata a far parte dell’alleanza atlantica a partire dal 2017 con lo status di “Socio globale”. Nei documenti originali si menziona la cooperazione in tema di sicurezza elettronica, marittima, lotta contro il terrorismo e la criminalità organizzata. E dal 2013, ben prima della firma dell’accordo, personale militare colombiano ha ricevuto addestramento militare in Italia e in Germania.

Nel secondo paese più ricco di biodiversità del mondo, i militari statunitensi saranno impiegati tra gli altri, nei parchi naturali nazionali di Sierra de La Macarena, Catatumbo Barí, Nudo di Paramillo, Sanquianga e Chiribiquete. Quest’ultima è la maggiore area protetta dell’Amazzonía colombiana, dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. Una presenza che rispecchia l’interesse per la ricca biodiversità amazzonica (oltre all’acqua) da parte di multinazionali farmaceutiche, petrolifere e minerarie. Infatti, soprattutto a partire dal Plan Colombia, Washington ha avuto  accesso a informazioni dirette sulle enormi risorse del sottosuolo colombiano.

“Zone del futuro”

Nel quadro di una guerra multi-dimensionale contro il Venezuela, la forza speciale degli Stati Uniti “concentrerà i suoi sforzi principalmente” nelle cosiddette Zone del Futuro, territori priorizzati dal governo colombiano per rafforzarne la sicurezza. Le zone del futuro coprono il 2,4% del territorio colombiano e alcune si trovano in aree di confine, come la zona del Pacifico di Nariño, (uno dei principali punti di uscita della droga verso gli Stati Uniti), oltre che il Catatumbo e Arauca, che confinano con il Venezuela.

Il governo di Ivan Duque (e del suo mentore, l’ex-presidente Alvaro Uribe) ed il Comando Sud rafforzano e rendono permanente la presenza di truppe straniere per affrontare questioni interne che la politica colombiana non riesce a risolvere. Non si tratta nè di “aiuti umanitari”, nè di aiuti disinteressati. Alle prese con seri problemi interni, l’amministrazione Trump non è certo preoccupata per le centinaia di omicidi tra dirigenti sociali ed ex-guerriglieri assassinati dal paramilitarismo di Stato colombiano. Oggi, dopo il fallimento clamoroso del “Plan Colombia” degli anni passati, si impone alla colonia un nuovo capitolo della già sconfitta “guerra alla droga”. Come si ricorderà, la Colombia è il principale produttore mondiale di cocaina e gli Stati Uniti ne sono il ​​maggiore consumatore. Come da lacero copione, la guerra allla droga è la scusa perfetta per aumentare la presenza incostituzionale di truppe straniere. Una presenza che, secondo la legislazione colombiana, ha bisogno dell’autorizzazione del Senato e del Consiglio di Stato, cosa che  il governo Duque non ha chiesto, nel silenzio della Corte Costituzionale.

Oltre all’aggressività nei confronti del Venezuela, l’ingerenza vanifica gli impegni presi dal governo con più di 100.000 famiglie contadine per la sostituzione volontaria e concordata delle coltivazioni illecite, principalmente di coca. E parallelamente serve anche a sabotare l’”Accordo Finale di Pace” con la ex-formazione guerrigliera delle FARC-EP.

Sorprende la rapidità con cui l’Esecutivo obbedisce agli ordini di Washington, mentre non fa un passo per far fronte alla drammatica problematica della pandemia, sia sul versante sanitario, che su quello sociale con licenziamenti, disoccupazione e la fame che coinvolge migliaia di persone. Duque non fa nulla per assistere la popolazione migrante alla frontiera col Venezuela, per migliorare i suoi rapporti con il governo venezuelano e non cerca neanche di recuperare 3 barche della Marina colombiana sbarcate sulle coste venezuelane, ufficialmente “sospinte dal vento che ne ha sciolto i nodi” (sic).

​E mentre la giustizia colombiana indaga sui casi di corruzione nelle FF.AA. e i loro legami con alcuni narco-trafficanti,  15 Ong chiedono agli Stati Uniti di prendere misure contro le schedature in Colombia. Con una lettera aperta inviata al Dipartimento di Stato e all’ambasciata degli Stati Uniti in Colombia dall’Ufficio per gli affari latinoamericani (WOLA) a Washington e da organizzazioni come Oxfam America e il Council for Justice and Law (CEJIL), si sono dichiarati preoccupati per le notizie di stampa della schedatura da parte dell’esercito di 130 giornalisti, attivisti e leader politici. Chiedono misure di protezione, di rivelare pubblicamente la portata delle operazioni di intelligence e di indagare sui responsabili. Nel testo affermano che questo nuovo scandalo mostra l’incapacità del governo colombiano di riformare i suoi servizi militari e di intelligence, già coinvolti in episodi simili nel passato, e di procedere alla revisione della dottrina e dell’addestramento militare per far comprendere il loro ruolo nella democrazia.

 

 

FONTE: https://www.cumpanis.net/m.consolo.html

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