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Le complicate relazioni Stati Uniti – America Latina e Caraibi: dal sentimento antistatunitense alle organizzazioni anti-egemoniche

di Alessandro Fanetti

Adesso l’America è, per il mondo, nient’altro che gli Stati Uniti: noi abitiamo in una sub-America, un’America di seconda classe, difficile da identificare. È l’America Latina, la regione delle vene aperte.

Eduardo Galeano

Il continente americano è, oramai da secoli, una fedele rappresentazione delle disuguaglianze esistenti nel mondo. Contributo fondamentale a tale situazione viene offerto dalla contemporanea esistenza di “due mondi” opposti:

  • l’ “opulenza” statunitense

  • lo sfruttamento subito dall’area a sud del Rio Bravo

Fin dagli inizi del XIX secolo, infatti, gli Stati Uniti hanno cercato di rendere l’intero continente americano il proprio “giardino di casa”. L’inizio di questa politica si fa convenzionalmente risalire alla dichiarazione del 2 dicembre 1823 dell’allora Presidente James Monroe al Congresso USA. Tale enunciazione, nella sostanza, rivendicava “l’America agli americani”1, intendendo per essa l’idea che Washington avrebbe “preso in mano” il continente, non tollerando più ingerenze europee.

Da questo momento in avanti, dunque, gli Stati Uniti hanno iniziato ad allargare la propria sfera d’influenza (militarmente e diplomaticamente), con interventi più o meno “velati”.

Alcuni di quelli più significativi sono i seguenti:

  • guerra Messico-USA del 1846-184

  • intervento a Cuba del 1898

  • intervento nella Repubblica Dominicana nel 1916

  • sostegno al rovesciamento del legittimo Presidente Jacopo Árbenz in Guatemala nel 1954

  • tentativo di rovesciamento, nel 1961, del neonato Governo cubano

  • sostegno, nel 1973, al rovesciamento di Allende in Cile

  • invasione di Grenada nel 1983

  • sostegno al tentato golpe in Venezuela nel 2002

Tali ingerenze, fra le altre cose giudicate e condannate anche dal Tribunale Permanente dei Popoli2, hanno visto la nascita e lo sviluppo, sin dall’inizio del XIX secolo, di un diffuso sentimento anti-USA, sfociato nella formazione di movimenti di resistenza e di ideali unitari anti-egemonici.

A tal proposito, è possibile parlare di vari tentativi di “decolonizzazione” guidati da leader come Simón Bolívar, José Martí, Benjamín Zeledón e Augusto Cesar Sandino prima e da Salvador Allende, Ernesto “Che” Guevara, Fidel Castro e Hugo Chàvez poi.

I concetti come “Patria Grande”, “Soberanìa”, “Anti-imperialismo” e “Solidaridad”, da loro espressi, sono divenuti parte integrante delle lotte anticoloniali e delle proposte di integrazione in tutta l’area dell’ America Latina e dei Caraibi.

Se fino alla caduta dell’URSS la lotta armata nei singoli Stati prendeva spesso il sopravvento rispetto alle esperienze politiche e diplomatiche dello sviluppo di un’integrazione anti-egemonica (nonostante le proposte già esistenti), negli anni successivi la situazione è cambiata radicalmente. Sulla base e sull’esempio delle proposte e degli ideali dei “Libertadores” del XIX secolo, infatti, i leader socialisti e progressisti dell’ALC (America Latina e Caraibi) sono riusciti a farsi promotori di alleanze riguardanti solo ed esclusivamente i Paesi di questa parte di continente.

Presidenti come Chávez e Maduro in Venezuela, Castro e Díaz-Canel a Cuba, Ortega in Nicaragua, etc. si sono e si stanno impegnando proprio in questa direzione.

Fra le varie organizzazioni regionali che hanno visto la luce in questo “nuovo” periodo, le più significative sono sicuramente due:

  • la Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici (CELAC)

  • l’Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America – Trattato di Commercio dei Popoli (ALBA-TCP)

 

La prima è un’organizzazione nata ufficialmente nel 2011 e composta da tutti gli Stati dell’America Latina e dei Caraibi (mai accaduto prima), con i seguenti compiti:

  • favorire una maggiore integrazione politica, economica, sociale e culturale

  • parlare con il mondo esterno ad una sola voce

  • promuovere, in tutte le sedi opportune, il multilateralismo come base dell’ordine internazionale

  • promuovere una riforma dell’ONU che garantisca una migliore governance globale

  • difendere la pace, il rispetto dei diritti umani, l’ambiente3.

Questa organizzazione potrebbe divenire uno dei centri fondamentali di un reale mondo multipolare, in quanto comprende più di 20 milioni di km quadrati di superficie, più di 590 milioni di abitanti e immense risorse naturali.

Ovviamente, per arrivare ad essere realmente incisiva, essa deve ancora fare dei passi in avanti sostanziali, in particolar modo su sei punti:

  • razionalizzazione dei Vertici e maggiore rapidità nel prendere accordi, magari “sopprimendo” altre organizzazioni regionali quasi fotocopia

  • maggiore razionalizzazione degli impegni degli apparati statali che si occupano delle relazioni (o ne fanno direttamente parte) con le varie organizzazioni regionali, focalizzandosi principalmente sulla CELAC

  • aumento dell’effettiva volontà politica di unità ed integrazione dei Paesi latinoamericani e caraibici

  • costruzione di posizioni sempre più autonome e indipendenti

  • aumento della fiducia, al più alto livello governativo, fra i Paesi dell’area

  • diminuzione delle differenze tra le stesse Nazioni che ne fanno parte4.

La seconda organizzazione, invece, è nata nel 2004 sotto la spinta decisiva dell’allora Presidente del Venezuela Hugo Rafael Chávez Frías e di quello di Cuba Fidel Alejandro Castro Ruz (ad oggi ne fanno parte tutti gli Stati “socialisti” del continente).

Essa è stata inizialmente pensata per contrastare il progetto ALCA (Area di Libero Commercio delle Americhe), promosso dagli Stati Uniti d’America.

Molto rapidamente, però, soprattutto grazie al suo forte contenuto ideologico e allo stretto legame esistente fra gli Stati che la compongono, si è data una struttura permanente, basando le relazioni interne sull’interscambio solidale e su vantaggi comparati.

Le sue caratteristiche e i suoi obiettivi principali sono:

  • forte cooperazione energetica fra i Paesi membri, con il progetto PETROCARIBE

  • decisa cooperazione finanziaria ed economica fra le Nazioni che ne fanno parte, con la Banca dell’ALBA e il fondo ALBA-Caribe

  • cooperazione nelle telecomunicazioni, con lo sviluppo di un canale televisivo denominato TeleSur

  • commercio basato sulla solidarietà e la reciprocità (anche grazie all’utilizzo di una moneta specifica, in sostituzione del dollaro, denominata SUCRE)

  • cooperazione in molti settori, ognuno dei quali per il sostegno ai vari Paesi che di volta in volta ne hanno più bisogno, attraverso i progetti denominati “grannacionales”:

  1. ALBA Alimentos

  2. ALBA Cultural

  3. ALBA Educación

  4. ALBA Salud

  • promozione degli investimenti latinoamericani e caraibici sul territorio stesso, garantendo così una minore dipendenza dagli investimenti stranieri

  • difesa della cultura latinoamericana e caraibica, nonché delle specifiche identità dei popoli

  • concertazione di posizioni uguali o simili nei processi internazionali di negoziazione

  • lotta contro la povertà e l’esclusione sociale

  • difesa dei diritti umani e protezione dell’ambiente5.

Ad oggi, alcuni dei risultati più importanti conseguiti da questa organizzazione sono:

  • unità di tutti quei paesi dell’ALC contrari alle politiche e al modello promossi da Washington (in primis con il collasso del progetto ALCA)

  • sviluppo di progetti per cercare di garantire a tutta l’area piena indipendenza e sovranità

  • abbassamento drastico della percentuale di analfabetismo attraverso programmi di alfabetizzazione sull’esempio cubano “Yo sì puedo” (grazie al quale si insegna a leggere e a scrivere agli adulti)6. Il Venezuela nel 2005 e la Bolivia nel 2008 hanno raggiunto l’obiettivo di essere territori liberi dall’analfabetismo

In conclusione, è possibile asserire che il territorio dell’America Latina e dei Caraibi ha subito, e in parte ancora subisce, uno sfruttamento intenso e non sostenibile, in primis per l’ambiente e le popolazioni locali. Queste ultime, vedendosi e sentendosi “derubate” dei loro averi, hanno sviluppato un deciso sentimento antistatunitense e antimperialista che perdura ancora oggi in molti abitanti dell’area.

A partire dal XIX secolo, dunque, per rispondere a queste ingerenze esterne, sono nati vari movimenti di liberazione (molti dei quali portatori anche di idee e proposte integrazioniste). Ad oggi, la CELAC e ALBA-TCP sono le organizzazioni che hanno le maggiori potenzialità per dare risposte concrete e affidabili alla richiesta di benessere che viene dai popoli di questa terra, nonché per promuovere la pace e la stabilità mondiali (soprattutto attraverso il sostegno ad un mondo multipolare).

La strada da fare è ancora lunga, e le spinte regressive (sia interne che esterne) sono molto forti e potenti.

Certamente, però, solo una maggiore integrazione dell’area (pienamente indipendente e sovrana), basata sul rispetto reciproco e sul dialogo fra pari, potrà garantire un futuro di pace e di benessere per i suoi abitanti. La via intrapresa è quella giusta.

NOTE:

1Monroe Doctrine (1823), http://www.ourdocuments.gov

2Fondazione Lelio e Lisli Basso, http://www.fondazionebasso.it, Tribunale Permanente dei Popoli, L’Impunità per i Crimini di Lesa Umanità in America Latina, Bogotà 22-25 Aprile 1991

3Secretarìa de Relaciones Exteriores, Papel de México en la integraciòn de América Latina y el Caribe : creaciòn de la Comunidad de Estados Latinoamericanos y Caribenos (CELAC), Libro Blanco, 2010

4Altmann Borbón, Josette, (Editora) América Latina: Caminos de la Integración Regional. San José, FLACSO Secretaría General. 2012

5Magister Juan Emilio Giusiano, ALBA-ALIANZA DEL PACIFICO, Congreso IRI, La Plata Argentina, 2014

6Alessandro Giulini, “Yo sì, Puedo”, così la Bolivia combatte l’analfabetismo, La Tecnica della Scuola, 06/03/2006

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