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Il populismo antipopulista

di Andrea Zhok*

Visto lo spazio riservato dai media alle ‘sardine’, e visto che nel mondo odierno i media sono il principale moltiplicatore di attenzione, una riflessione seria sulla varietà di pesce azzurro più amato dagli italiani è opportuna.

Di per sé si tratta di un fenomeno che credo durerà in forma di assembramenti in piazza fino alle prime elezioni in programma, dove si noterà come non abbiano spostato voti, ma semplicemente dato visibilità ad aree note. Quelli che nel frattempo la TV avrà reso riconoscibili si guadagneranno una candidatura, e questo è quanto.

Non è la durata del fenomeno il punto rilevante, ma la sua natura.

E’ infatti interessante vedere come anche persone benintenzionate e in buona fede manifestino qualche simpatia, magari critica, per i nostri giovani eroi.

Ora, le “sardine” sono un movimento populista di tipo paradossale. Si tratta di populismo limitato ad un articolo unico: l’antipopulismo.

E’ una vecchia regola del marketing quella di promuovere i prodotti evitando ogni tema controverso.

Così come è la stessa regola di bon ton quella per cui non si discute di politica a un pranzo nuziale: qualunque cosa abbia a che fare con interessi concreti e opposti muove passioni, irritazioni, turbamenti, e dunque può rovinare la digestione.

C’è chi ha creduto di rilevare un’affinità con il M5S di dieci anni fa, ma questo è un errore. L’unica cosa in comune è l’ingenuità (almeno apparente). Ma il M5S si muoveva davvero lungo le linee del populismo in senso classico: popolare, con obiettivi concreti, basati su bisogni reali, anche se affastellati in modo incoerente e privo di una visione teorica capace di mettervi ordine.

Pregi e limiti di questo formato politico sono oggi sotto gli occhi di tutti.

Niente del genere invece vale per una ‘sardina’. Naturalmente, dal punto di vista dell’interesse popolare, vista l’offerta politica inguardabile o declinante, si può comprendere come qualcuno voglia curiosare. Quanto maggiore la disperazione politica tanto più si è disposti a dare una chance a quel che capita.

Questa disperazione politica peraltro non è recente, e stava già alla radice dell’exploit del M5S alle ultime elezioni nazionali, così come della crescita vertiginosa della Lega nell’ultimo anno.
In tutti questi casi le adesioni sono mosse prevalentemente da ciò ‘contro’ cui si si pensa che un certo movimento o partito si schieri.
Però sia nel caso del M5S che della Lega alcune linee politiche concrete sono visibili.

Niente di tutto questo avviene per il cosiddetto ‘movimento delle sardine’.

Essi si muovono rigorosamente nell’atmosfera di un sentimentalismo benpensante, lo stesso che adottano appunto gli esperti di marketing per creare uno spazio dove ciascuno possa tessere liberamente il proprio sogno, senza essere turbato dalla realtà, da nessi causa-effetto, dagli oneri dell’analisi.

Se vi andate a vedere l’inno di Forza Italia, potete vedere un esempio, ad alto livello professionale, di tale marketing politico (“Siamo tantissimi e abbiamo tutti un fuoco dentro al cuore, un cuore grande che sincero e libero batte forte per te; il futuro è aperto entriamoci, e le tue mani unite alle mie energie per sentirci più grandi, grandi; Forza Italia mia che siamo in tanti a crederci, nella tua storia un’altra storia c’è, la scriveremo noi con te.”)
Qui il nulla dipinto di niente saccheggia le rime cuore-amore evitando come la peste di dire alcunché di specifico.
Invero nelle “sardine” come nel Berlusconi dei bei tempi l’unico argomento determinato era un argomento contro (“Contro i comunisti!”).

Una volta ottenuto il supporto politico sulla base di una non-agenda come questa, lo si può indirizzare a piacimento.

Per le sardine il target polemico, l’unico fattore che ne qualifica il messaggio, è l’anti-populismo. Ciò che c’è di problematico nel populismo in senso classico è l’appellarsi impetuoso, e spesso confuso, a urgenze e bisogni che non possono essere tacitati. Di questo impeto fanno strutturalmente parte la rabbia, lo sdegno, l’avversione allo status quo, e talvolta un linguaggio forte e plebeo.

Precisamente questa componente di rabbia e potenziale volgarità è ciò che viene rilevato come bersaglio principale delle istanze sardiniche, che si soffermano su istanze formali, espressive e sentimentali (odio, violenza verbale).

La loro posizione è dunque precisamente quella di populisti dell’antipopulismo. Ma un populista dell’antipopulismo è semplicemente, che lo sappia o meno, una stampella dello status quo, essendo un dispositivo volto a disinnescare il dissenso.

E ciò spiega naturalmente il trattamento privilegiato che viene loro riservato dall’establishment mediatico (e dall’alta borghesia che lo possiede).

*Professore di Filosofia Morale a Milano

 

 

FONTE: https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-il_populismo_antipopulista/82_32181/

 

Leggi anche:

L’odio nella società neoliberale spiegato alle sardine

 

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