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Gli uomini di Bannon contro il Papa. Si gira tra la Certosa di Trisulti e Caracas il sequel de “Il nome della rosa”

di Mario Castellano

In un nostro precedente articolo, abbiamo tracciato un parallelo tra i “borsisti” che Steve Bannon riunisce nella “sua” Abbazia di Trisulti, ormai assurta a tutti gli effetti al rango di un Vaticano tradizionalista alternativo ed i “contractors” spediti dal Governo degli Stati Uniti a destabilizzare il Venezuela.

E’ davvero un peccato che Umberto Eco non sia più tra noi: se fosse vivo, ambienterebbe nella Certosa della Ciociaria un “sequel” de “Il Nome della Rosa” ambientato ai nostri giorni: nei panni di Jorge, figurerebbe il “Piccolo Inquisitore” Padre Serafino Maria Lanzetta F. I.: il quale probabilmente troverà a Trisulti l’agognato “ubi consistam”.

Le analogie tra le due situazioni, della Chiesa Cattolica e del Paese caraibico, si stanno vistosamente approfondendo.
Da una parte, infatti, il Presidente auto proclamato ha sollecitato l’intervento aperto e dichiarato delle truppe statunitensi, mentre dall’altra un gruppo di teologi (tutti quanti italiani, il che – come vedremo più avanti – non costituisce un dettaglio insignificante) si appella ai Vescovi affinché depongano il Papa.

Si tratta, come nel caso del Presidente dell’Assemblea Nazionale che pretende di assumere la Presidenza della Repubblica, di un atto manifestamente illegittimo, privo di ogni fondamento giuridico.
Valutiamo distintamente le due situazioni.

Il Venezuela è – come tutte indistintamente le Repubbliche consorelle dell’America Latina – una democrazia presidenziale.
In tale regime, le funzioni proprie del Capo dello Stato e quelle spettanti al Capo del Potere Esecutivo coincidono nello stesso organo, ma soprattutto il Parlamento non ha voce nel procedimento mediante il quale viene costituito e destituito il Governo.
Non esiste dunque l’istituto giuridico del voto di sfiducia, che nella democrazie parlamentari obbliga l’Esecutivo a dimettersi.
Tanto meno, dunque, il Presidente dell’Assemblea Nazionale, prescindendo per giunta da un voto del Plenario, può destituire il Presidente della Repubblica, e addirittura sostituirlo.
Siamo dunque in presenza di un tentativo di colpo di Stato, che si definisce in termini giuridici come una modifica della Costituzione introdotta senza rispettare il procedimento che la Costituzione stessa stabilisce a tal fine.

Abbiamo già scritto – e lo ripetiamo – che questo tentativo di “golpe” non riuscirà nell’intento di rovesciare il legittimo Governo della Repubblica, ma otterrà ugualmente un risultato tragico e disastroso: quello di precipitare il Venezuela in una guerra civile strisciante, destinata a protrarsi a tempo indefinito in quanto – diversamente dalla Spagna del 1936 – non vi può essere un vincitore strategico.
Quanto alla richiesta, rivolta da Guaidò a Trump, di inviare i “Marines”, a nostro avviso neanche lo stesso “leader” dei “golpisti” la può considerare credibile.

Tuttavia, la minaccia di un intervento militare straniero è destinata – nei suoi disegni – ad intimidire la parte avversa, e soprattutto a motivare i propri seguaci.
Qui la analogie con quanto sta succedendo nella Chiesa Cattolica confermano da un lato l’analogia tra le due situazioni, ma dall’altro lato la contraddicono.

I teologi tradizionalisti si rivolgono ai Vescovi affinché “sfiducino” il Papa.
Neanche il Concilio Ecumenico, pur qualificandosi a tutti gli effetti come un organo legiferante della Chiesa, potrebbe destituire il Pontefice, in quanto egli è – in termini di Diritto Costituzionale – l’equivalente di un Sovrano assoluto: lo prova precisamente il fatto che egli, in quanto titolare del Potere Legislativo può anche rifiutare di promulgare i documenti approvati dal Concilio Ecumenico.
Lo stesso discorso, naturalmente, può essere riferito al Sinodo dei Vescovi.
Risulta curioso che tra tanti illustri studiosi di Scienze Religiose non ve ne sia neanche uno esperto in Diritto Canonico: se i firmatari dell’appello avessero consultato un collega specializzato in tale materia, egli avrebbe spiegato che il loro documento sarebbe risultato nullo, non potendo produrre nessun effetto giuridico, neanche sul piano meramente propositivo.
Tuttavia, questa congerie di mercenari al soldo di Steve Bannon (certamente aspirano tutti quanti ad occupare una Cattedra ben retribuita a Trisulti) basano il proprio ragionamento sul fatto che vi sono degli aspetti della Dottrina della Chiesa Cattolica non soggetti a modifica da parte del Papa.
Se dunque il Pontefice le contesta – e secondo loro Bergoglio lo ha fatto – non è più “ipso facto” nell’esercizio delle sue funzioni.

Questi Signori ritengono dunque non già di averlo destituito mediante un atto di tipo costitutivo, bensì di averne constatato la decadenza dalla sua carica, mediante un atto di tipo dichiarativo.
Secondo loro, il Papa dovrebbe essere considerato decaduto “ope legis” dalla sua carica.

Venendo però alle differenze con la situazione del Venezuela, esse consistono precisamente nel fatto che il Governo degli Stati Uniti non può – né vuole – mandare le truppe par deporre Maduro, mentre è invece probabilmente in grado – attraverso la sua “longa manus” Steve Bannon – di patrocinare uno scisma nella Chiesa.

Quello tentato a suo tempo da Monsignor Lefèbrve fu in sostanza residuale, mentre una analoga iniziativa cui aderisca una parte dell’Episcopato potrebbe effettivamente dividere il Cattolicesimo: tanto più se godesse dell’appoggio di qualche Potenza o super Potenza – temporale.
Questo avvenne secoli or sono all’epoca del cosiddetto “Scisma di Occidente”.
Vediamo comunque in quali punti Bergoglio avrebbe arbitrariamente modificato la Dottrina della Chiesa.
I presunti errori, a quanto ha scritto Giuseppe Ruggeri su “La Repubblica” dell’altro ieri, sarebbero i seguenti: “Il rifiuto della condanna degli omosessuali, l’ammissione alla eucaristia dei cristiani divorziati, la giustificazione del pluralismo religioso”.

In realtà, le disquisizioni teologiche nascondono il vero punto del dissenso nei confronti del Papa.
L’ecumenismo non è certamente iniziato con Bergoglio, e costituisce una costante nella posizione assunta dalla Chiesa fin dai tempi di Roncalli.
L’attuale Pontefice gli ha però impresso una svolta fondamentale: non certo per avere giustificato – o addirittura praticato – qualche forma di sincretismo religioso, bensì per avere promosso una alleanza tra le diverse fedi per promuovere la giustizia e la pace nel mondo.

La stessa parola “alleanza” venne pronunciata non a caso dal Papa – come abbiamo già sottolineato molte volte – nel suo storico discorso all’Università di Al Azhar, essendo affiancato il Vescovo di Roma dal suo Confratello di Costantinopoli, dal Patriarca copto d’Egitto e dal Presidente della Federazione Luterana Mondiale.
Quello fu, come rilevammo immediatamente un grande momento di svolta, tanto nell’attuale Pontificato quanto nella storia della Chiesa, che non riguardava affatto la teologia, bensì la sua strategia mondiale: l’alleanza tra i popoli del Sud del mondo era necessaria, in prospettiva storica, dalla condivisione delle loro condizioni sociali, ma trovava la massima motivazione e la più alta espressione sul piano spirituale.
Fu però allora che si determinarono anche le ragioni dell’attuale scisma nella Chiesa Cattolica, dichiarato dai tradizionalisti italiani.

Questo aspetto, come già detto, risulta fondamentale: affinché si produca effettivamente una frattura nella Chiesa, non risulta sufficiente il patrocinio dei protestanti Bannon e Trump, ma occorre dhe le venga offerto un supporto sul piano temporale dalla riva sinistra del Tevere.

Da parte sua, Salvini ha compiuto, nelle scorse ore, due mosse significative, in coincidenza non certo casuale con l’appello pubblicato dai teologi suoi sodali.
Una di esse consiste nella spedizione compiuta dai fascisti di “Forza Nuova”, che hanno esibito uno striscione offensivo nei riguardi del Papa in piazza San Pietro.
In base ai Patti Lateranensi, la tutela dell’ordine pubblico in questo luogo, pur appartenente al territorio vaticano, è affidata alla Polizia italiana.
Il Ministro dell’Interno avrebbe dovuto adempiere all’obbligo derivante da un atto di Diritto Internazionale fermando chi accedeva alla piazza con intenzioni manifestamente ostili, ma non vi ha adempiuto.
E’ per giunta in vigore la norma del Concordato che impegna lo Stato Italiano a rispettare e fare rispettare il carattere sacro della Città di Roma: se la si è invocata a proposito del “Gay Pride”, a maggior ragione lo si può e lo si deve fare nel caso di una manifestazione indetta con lo scopo di offendere pubblicamente il Papa.

Ben più grave di tali punture di spillo risulta però l’atto legislativo proposto da Salvini e rivolto contro alcune forme di solidarietà organizzata in favore dei migranti.
Con lo stesso Decreto Legge viene anche criminalizzata, non a caso, l’espressione del dissenso mediante le manifestazioni di piazza.
Si tratta di un passo avanti nella costruzione di un regime autoritario, per giunta di orientamento dichiaratamente anticlericale.
Quando il rapporto di forze sarà evoluto in suo favore, Salvini intende regolare i conti col Papa: il quale è il suo unico vero oppositore in Italia.
I teologi che invocano la decadenza di Bergoglio dalla sua carica sono già schierati dalla parte del Potere Temporale.

Se vogliamo impedire un esito catastrofico della contesa che si sta profilando tra le due sponde del Tevere, disponiamo di una sola risorsa, consistente nel destabilizzare l’attuale Governo.
Ecco perché il “Capitano” da una parte istiga i propri seguaci alla guerra civile, e dall’altra tenta di vincerla prima ancora di averla combattuta, spaventando il nemico.
Le piazze, però, si stanno mobilitando contro di lui: lo fanno in modo spontaneo, non organizzato né dall’alto, né dal centro, secondo una costante nella storia d’Italia.
Così sorsero a suo tempo i Liberi Comuni, e così iniziò, più di recente, la Resistenza.
Tra quanti presero a combattere i nazi l’Otto Settembre sapeva che altrove qualcun altro stava facendo lo stesso.

 

FONTE: https://www.farodiroma.it/

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