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Paraguay: i nuovi golpe del XXI secolo

di Marco Consolo (Santiago del Cile)
Nel silenzio assordante della stragrande maggioranza dei media italiani, la contro-offensiva statunitense contro i governi progressisti in America Latina ha fatto un’altra vittima. Lo scorso 22 giugno Fernando Lugo, Presidente del Paraguay dal 2008 ed ex-vescovo cattolico, è stato destituito a velocità supersonica con un “giudizio politico” da parte del Parlamento che gli ha concesso meno di 24 ore per preparare la sua difesa e due ore per presentarla di fronte alle Camere. Un golpe parlamentare, un parla-golpe istituzionale sulla falsa riga di quello dell’Honduras del 2009.

Il vice-presidente Federico Franco, una vera e propria “serpe in seno”, è stato nominato immediatamente dall’opposizione come “nuovo Presidente”. La destituzione di Lugo era pianificata da tempo, secondo le informazioni inviate dall’ambasciata statunitense nel 2009 e pubblicate da wikileaks [1]. Dopo ben 22 tentativi, l’opposizione aspettava solo il momento giusto per realizzarla.

Il pretesto utilizzato è stato l’oscuro massacro avvenuto nei giorni scorsi a Curuguaty durante lo sgombero di un’occupazione di terre, dove sono stati uccisi 11 contadini e 6 membri della polizia (con 80 feriti e 54 persone con accuse gravi). Il massacro, secondo diverse denunce, sarebbe stato nient’altro che una trappola organizzata ad hoc, per fornire un argomento politico alla magistratura ed al parlamento, tra le istituzioni più corrotte del Paese.E se non fosse tragico, l’atto di accusa del Parlamento [2] sembrerebbe uno scherzo di cattivo gusto, una perla fatta di affermazioni senza prove e fotocopie di articoli di giornale.

Dopo innumerevoli tentativi, il riuscito parla-golpe spara dritto al cuore del difficile processo di trasformazione del Paese iniziato con la vittoria elettorale di Lugo dell’aprile 2008. Una vittoria che aveva posto fine a 60 anni di strapotere del reazionario Partido Colorado ed ai 35 di Alfredo Stroessner [3], a capo di una delle più sanguinarie dittature militari latinoamericane, che diede rifugio tra gli altri al nazista Joseph Mengele ed al dittatore nicaraguense Alfredo Somoza.

Una trappola ben preparata contro la transizione democratica, il protagonismo e la mobilitazione popolare che spaventava il bipartitismo tradizionale dei partiti Colorado e Liberal. Ma possibile anche grazie all’ingenuità politica di Lugo, il “vescovo dei poveri” con nessuna esperienza di governo.I protagonisti visibili del parla-golpe sono le stesse forze cavernicole dell’oligarchia creola che non si sono mai date per vinte e che hanno cercato di bloccare in tutti i modi le trasformazioni sociali ed il protagonismo popolare in Paraguay, ostacolando inoltre l’integrazione latinoamericana.

Oggi, in maniera grottesca, quello stesso Parlamento in mano ai partiti tradizionali, in gran parte espressione dei latifondisti e dell’oligarchia più retriva, si erge a difesa della democrazia, mentre in realtà cerca di difenderne i privilegi, in alleanza con il potere giudiziario e i grandi mezzi di comunicazione come il quotidiano ABC Color, vera e propria artiglieria del golpe.Dietro le quinte, oltre a Washington, ci sono le multinazionali dell’alimentazione e della chimica (Monsanto in primis) e dell’alluminio (Rio Tinto Alcán).

La prima è impegnata nell’estendere l’“impero della soia” i cui confini si perdono tra Brasile, Argentina, Paraguay ed Uruguay. Per i contadini difendere o recuperare la terra è letteralmente una questione di vita o morte, e numerosi sono i conflitti con le bande paramilitari dei cosiddetti “brasiguayos” (imprenditori brasiliani della soia che si sono impadroniti di migliaia di ettari), i migliori alleati della Monsanto e suo vero e proprio braccio armato.

La stessa Monsanto ha interessi concreti nel golpe, dato che nei mesi scorsi il Servizio Nazionale di Qualità e Salute Vegetale e delle Sementi (SENAVE) non aveva voluto dare luce verde alle nuove sementi transgeniche, come chiedeva la Monsanto ed i latifondisti.Da parte sua il gigante canadese dell’alluminio, la Rio Tinto Alcàn, da diversi anni cerca di installare nel Paese quel modello estrattivo e depredatore che tanti danni continua a fare nel continente.

LUCI ED OMBRE DELLA GESTIONE DI LUGOFacciamo un passo indietro.

Con un parlamento in cui la base di appoggio reale del Presidente era meno del 5%, e con una magistratura tra le più corrotte e screditate in America Latina, dal 2008 il governo di Lugo ha cercato di affrontare i problemi storici del Paese, tra cui la povertà endemica e la corruzione imperante.Alcuni passi in avanti erano stati fatti, a partire dall’educazione, l’accesso alla casa, la creazione di un sistema sanitario pubblico e gratuito, con la realizzazione di più di 500 “unità di salute familiare” che hanno permesso la copertura sanitaria di circa 1.5 milioni di persone altrimenti “dimenticate”.

Chi scrive ha negli occhi l’orgoglio di una medica paraguayana che rivendicava la legge che per la prima volta permetteva ai poveri l’accesso ad un diritto storicamente negato.Il governo aveva come priorità le politiche sociali, soprattutto contro la povertà e la riduzione delle diseguaglianze, in particolare verso le popolazioni originarie, mal chiamati “indigeni”. Il programma di lotta alla povertà “Tekoporá” che riuniva fondi per l’appoggio a comunità selezionate, passava dalle 14000 famiglie beneficiate del 2008, alle 112.000 nel giugno 2010, con una crescita dell’800% [4].

L’altro tema decisivo è stata la rinegoziazione con Brasile ed Argentina della fattura energetica delle due grandi centrali idroelettriche (Itaipù e Yacireità), che ha permesso di aumentare significativamente gli introiti statali e di iniziare quella “sovranità energetica” che puntava all’integrazione con il resto del continente.Passi avanti erano stati fatti anche sul terreno decisivo dell’informazione, con la creazione della “TV Pública Paraguay” mai esistita nella storia del Paese, inaugurata il 14 maggio 2011, ma che ha realizzato la sua prima trasmissione ufficiale appena il 29 Ottobre 2011 con la messa in onda della Vertice Iberoamericano celebrato nella capitale Asunciòn.

E la stessa Radio Nacional, per decenni strumento di propaganda governativa del Partido Colorado e del dittatore Stroessner, iniziava ad essere una Radio Pubblica.Ma senza dubbio il punto cruciale è stato ed è la questione agraria. Nonostante i tentativi di diversificare l’economia storicamente legata allo sfruttamento di risorse primarie ed all’agro-esportazione, la terra è la chiave di sviluppo, come lo è stata per secoli. Anche qui l’accumulazione capitalista è stata fatta con la violenza armata ed il sopruso.

Secondo la denuncia della Comisión Verdad y Justicia, quasi 8 milioni di ettari (19% del Paese) di terre statali sono stati rubati ed assegnati in maniera fraudolenta e clientelare dalla dittatura di Stroessner (e fino al 2003) a militari, politici amici, ex-presidenti, latifondisti, etc. Terre che il governo di Lugo stava cercando di recuperare.Inoltre tra il 2006 ed il 2010, con l’espansione della soia, molti gruppi agro-industriali brasiliani, francesi, tedeschi, portoghesi, spagnoli e giapponesi hanno comprato circa 1,8 milioni di ettari, e quasi 9-10 milioni negli ultimi 20 anni.

E nonostante le dichiarazioni, dal 2008 poco è stato fatto per avanzare sul terreno decisivo della riforma agraria, chiesta a gran voce dai “sin tierra” e dai piccoli contadini contro la brutale concentrazione del latifondo. Infatti ancora oggi, il 2% della popolazione controlla circa l’80% delle terre fertili mentre i piccoli proprietari (circa il 40% della popolazione) solo il 5%. Il 30% della popolazione rurale è senza terra [5].

Tra le ombre della gestione di Lugo c’è da segnalare l’approvazione della Legge Antiterrorista propiziata dagli Stati Uniti in tutto il mondo dopo l’11 settembre, ed utilizzata per criminalizzare i movimenti sociali, a partire da quello contadino. Negli ultimi anni è cresciuta la presenza militare colombiana per l’addestramento delle FF.AA. paraguayane nella lotta “antidroga ed anti-terrorista”.

Nel 2010 Lugo ha autorizzato la cosiddetta “Iniciativa Zona Norte”, ovvero l’istallazione di truppe e civili statunitensi al Nord della Regione Orientale (al confine del Brasile) in teoria per attività a favore delle comunità contadine della zona.Ma già dal maggio 2005, prima della vittoria di Lugo, lo stesso Parlamento aveva autorizzato l’ingresso di truppe statunitensi con immunità, permesso di transito e permanenza prorogabile automaticamente.

Il Paraguay rinunciava così alla propria giurisdizione, dato che le truppe con armamento, materiale e medicine potevano agire in tutto il Paese, senza bisogno di nuove autorizzazioni. In quell’occasione entrò un primo contingente di 400 soldati, uno dei colpi più contundenti di Washington contro il Mercosur.C’è poi un’altra notizia passata inosservata: nelle ore del golpe una missione di generali statunitensi è volata ad Asunción per riunirsi con parlamentari (legati alla passata dittatura) della Commissione Difesa [6] e discutere la possibilità di istallare nuove basi Usa in Paraguay.

Già oggi, a 11 minuti di volo dalla Bolivia, c’è la base aerea Mariscal Estigarribia, con una pista d’atterraggio lunga più di 3 chilometri in un Paese praticamente senza aviazione. La pista, made in USA e modernizzata negli ultimi anni, è disegnata per ricevere migliaia di soldati e aerei di grandi dimensioni con materiale ed armamento. Come la pista della Base di Palmerola in Honduras.Nel 2009 Lugo si era opposto alla possibilità di imponenti manovre militari del Comando Sur in Paraguay, ma in realtà le truppe a stelle e a strisce non sono mai andate via.

Quando il dittatore Stroessner fu deposto da un golpe “di amici” nel febbraio 1989, rimasero al potere i militari, protagonisti diretti della lunga dittatura. Grazie ad accordi firmati allora, il Paese perse il diritto di poter investigare i delitti commessi da truppe straniere e denunciare Washington alla Corte Penale Internazionale, violando così la propria legislazione.La situazione che vive il Paraguay si intreccia con la rimilitarizzazione statunitense in tutto il continente.

Insieme alla riedizione della IV flotta (che era ferma dalla fine della seconda guerra mondiale) che naviga davanti a Venezuela e Brasile, alla solida presenza in Colombia, alle decine di vecchie e nuove basi militari o di intelligence sparse in America Latina, l’infrastruttura statunitense si rafforza in un Paese di importanza geo-strategica al confine con Bolivia, Brasile, Argentina.

Una presenza militare ingombrante, che ipoteca il controllo dell’Acquifero Guaranì, una riserva di acqua potabile tra le maggiori al mondo, nella “Triple Frontera”, tra Paraguay, Argentina e Brasile.Come dice una barzelletta da anni in voga nel continente, nelle Americhe l’unico paese dove non c’è stato un golpe sono gli Stati Uniti, perché lì non c’è nessuna ambasciata Usa. Solo nell’ultimo decennio abbiamo visto nel 2002 il tentativo fallito di rovesciare con la forza il Presidente Chavez e la Rivoluzione Bolivariana in Venezuela; nel 2009 il riuscito colpo di Stato contro Manuel Zelaya in Honduras; nel 2010 il tentativo di golpe contro il Presidente Correa e la “rivoluzione cittadina” in Ecuador; in Bolivia dopo la fallita secessione della “media luna”, negli ultimi mesi le campagne di destabilizzazione contro il Presidente Evo Morales. Sono tutti segnali della strategia imperiale contro i processi di cambiamento politico e sociale in America Latina.

IL VATICANO A FIANCO DEL GOLPE

A favore del nuovo governo golpista, insieme a Canada, Spagna, Taiwan e Germania, si è schierato da subito il Vaticano, con il nunzio apostolico che ha chiesto a Lugo di farsi da parte ed accettare la farsa grottesca dell’impeachment. Identico copione del tentato golpe del 2002 in Venezuela contro Hugo Chavez, quando il nunzio a Caracas cercò di convincerlo a firmare la sua rinuncia «per evitare spargimenti di sangue».Al contrario, la Unasur, il Mercosur, la Celac ed i Paesi dell’ Alba, hanno da subito condannato il “giudizio politico” contro il presidente Fernando Lugo, isolando i golpisti nel continente.

Nei giorni seguenti sia Mercosur che la Unasur hanno sospeso il Paraguay dalle rispettive alleanze regionali. Gli stessi governi della destra (Colombia, Cile e paradossalmente lo stesso Honduras) hanno dovuto prendere le distanze dal colpo di mano facendo appello alla «mancanza di un regolare processo» nei confronti di Lugo.Ed in Paraguay, la variegata base sociale di Lugo, fatta da movimenti sociali e dalle molte e litigiose organizzazioni della sinistra, solo nel marzo 2010 si è unita nel Frente Guasù (Fronte Ampio in lingua Guaranì) mettendo insieme una decina di organizzazioni.

Con una base sociale debole, senza forza organizzata nelle strade e nel Parlamento, la gestione di Lugo è stata marcata da buone intenzioni, da inefficienza e da molta ingenuità. E la frammentata sinistra ha trovato coesione troppo tardi per dispiegare una massa critica sufficiente ad arginare le forze golpiste, quelle che avevano parzialmente perso il governo, ma non certo il potere reale.

Oggi la resistenza ai golpisti si riorganizza in un cartello che riparte con le mobilitazioni popolari in tutto il Paese [7].Nel 2013 in Paraguay dovrebbero esserci le nuove elezioni. Al momento sembra difficile che fino ad allora la situazione possa tornare alla “normalità” di prima del parla-golpe. Di sicuro gli Stati Uniti ed i loro alleati faranno l’impossibile per bloccare qualsiasi trasformazione radicale in senso progressista nel “cortile di casa”. Anche i numerosi brogli elettorali in Messico la dicono lunga in materia.

[1] http://wikileaks.org/cable/2009/03/09ASUNCION189.html
[2] http://www.ultimahora.com/adjuntos/imagenes/000/432/0000432478.pdf
[3] Figlio di un emigrato tedesco, Hugo Strößner di Hof, Baviera e di Heriberta Matiauda, prese il potere il 15 agosto del 1954, abolendo la costituzione. Candidato unico alla presidenza in diverse elezioni, con l’appoggio degli Stati Uniti rimase in carica per 35 anni. Fu presidente e dittatore del suo Paese dal 15 agosto 1954 al 3 febbraio 1989.
[4] Fuente: Gobierno de la República del Paraguay, Contraloría General de la República, Dirección General de Control de Recursos Sociales, Informe Final. Auditoría a la Secretaría de Acción Social “ Programa Tekoporá”, Ejercicio fiscal 2007, (Asunción, julio 2009); y Secretaría de Acción Social. Dirección General de Protección Social y Desarrollo Humano. Programa de Transferencias Monetarias con Corresponsabilidad, Informe Trimestral 1º, Informe Trimestral 2º, (2009).
[5] www.mag.gov.py/
[6] http://www.abc.com.py
[7] http://paraguayresiste.com

———————————————————————————————-
Fonte: Ombre Rosse
http://www.controlacrisi.org/notizia/Politica/2012/7/6/24307-finestra-internazionale-paraguay-i-nuovi-golpe-del-xxi/
………………………………………………………………………………….

PARAGUAY: LOS NUEVOS GOLPES DEL SIGLO XXI
por Marco Consolo

Bajo el silencio ensordecedor de los grandes medios de comunicación internacionales, la ofensiva estadounidense en contra de  los gobiernos progresistas de América Latina, ha cobrado otra víctima. El pasado 22 de junio, Fernando Lugo, Presidente de Paraguay desde el año 2008 y ex obispo católico, ha sido destituido con una velocidad supersónica en un “juicio político” realizado por el Parlamento, que le ha concedido menos de 24 horas para preparar su defensa y dos horas para hacer la presentación de la misma frente a las Cámaras.

Un golpe parlamentario, un parla-golpe institucional muy parecido al de Honduras del año 2009.El vice-presidente Federico Franco, una real “serpiente en el seno del gobierno”, ha sido nombrado enseguida como “nuevo Presidente” por las fuerzas de la oposición. La destitución de Lugo estaba planeada desde hace tiempo, según informaciones enviadas por la embajada estadounidense en el 2009 y publicadas por wikileaks [1].

Después de 22 tentativas, la oposición esperó el momento justo sólo para concretar el golpe. El pretexto utilizado fue la oscura matanza ocurrida en los días previos en Curuguaty, durante una ocupación de tierras, dónde murieron 11 campesinos y 6 miembros de la policía (además hubo 80 heridos y 54 personas con acusaciones graves). La matanza, según muchas denuncias, habría sido ni más ni menos que una trampa organizada ad hoc, para proveer de argumento político a la magistratura y al parlamento, instituciones que están entre las más corruptas del País.

Si el acto de acusación del Parlamento [2] no fuera realmente trágico parecería una broma de mal gusto, una perla hecha de afirmaciones sin pruebas y fotocopias de artículos de diarios.Después de innumerables tentativas, el exitoso parla-golpe dispara al corazón del difícil proceso de transformación del País iniciado con la victoria electoral de Lugo en abril del 2008.

Una victoria que habìa puesto fin a 60 años de un poder absoluto del reaccionario Partido Colorado y a los 35 años de Alfredo Stroessner [3], capo de una de las más sanguinarias dictaduras militares latinoamericanas, la que diò refugio entre otros al nazi Joseph Mengele y al dictador nicaragüense Alfredo Somoza. Una trampa muy bien hecha contra la transición democrática, el protagonismo y la movilización popular, causas que asustaron al bipartidismo tradicional de los partidos Colorado y Liberal.

Pero posible también gracias a la ingenuidad política de Lugo, el “obispo de los pobres”  sin ninguna experiencia de gobierno.Los protagonistas visibles de este parla-golpe,  son las mismas fuerzas cavernícolas de la oligarquía criolla que no se han dado nunca por vencidas y que han tratado de parar de todos los modos posibles, las transformaciones sociales y el protagonismo popular en Paraguay, además siempre obstaculizando la integración latinoamericana.

Hoy, de manera grotesca, aquel mismo Parlamento en manos de los partidos tradicionales, en gran parte expresión de los latifundistas y la oligarquía más retrógrada, se yergue en defensa de la democracia, mientras en realidad trata de defender sus privilegios, en alianza con el poder judicial y los grandes medios de comunicación como el periódico ABC Color, real artillería del golpe.Tras los bastidores, además de Washington, están las multinacionales de la alimentación y la química (Monsanto “in primis”) y del aluminio (Rio Tinto Alcán).

La primera está empeñada en extender “el imperio de la soja” cuyas fronteras se pierden entre Brasil, Argentina, Paraguay y Uruguay. Para los campesinos defender o recobrar la tierra es literalmente una cuestión de vida o muerte, y numerosos son los conflictos con las bandas paramilitares de los así llamados “brasiguayos” (empresarios brasileños de la soja que se han apoderado de millares de hectáreas), los mejores aliados de la Monsanto y su verdadero brazo armado. La misma Monsanto tiene intereses concretos en el golpe, puesto que en los meses pasados el SENAVE, (Servicio Nacional de Calidad y Sanidad Vegetal y de Semillas) no quiso dar luz verde a las nuevas semillas transgénicas, como pedìan Monsanto y los latifundistas.

Por su parte el gigante canadiense del aluminio,  Rio Tinto Alcán, hace muchos años que trata de instalar en el País el modelo  extractivista  expoliador, que desde hace tantos años está dañando el continente.

LUZ Y SOMBRAS DE LA GESTIÓN DE LUGO

Demos un paso atrás.Con un parlamento en que la base de apoyo real del Presidente fue menos que el 5% y con un poder judicial entre los más corrompidos y desprestigiados en América latina, desde el 2008 el gobierno de Lugo ha tratado de afrontar los problemas históricos del País, tales como la pobreza endémica y la corrupción dominante. Se dieron algunos pasos adelante, partiendo por la educación, el acceso a la vivienda, la creación de un sistema sanitario público y gratuito, con la realización de más de 500 “unidades de salud familiar” que han permitido la cobertura sanitaria de casi 1.5 millones de personas, verdaderos fantasmas, siempre “olvidados” en las estadisticas.

Quién escribe retiene en sus ojos el orgullo de una médica paraguaya que reivindicaba la ley que permitió por primera vez a los pobres el acceso a un derecho que históricamente les había sido negado.El gobierno tuvo como prioridad las políticas sociales, sobre todo contra la pobreza y la reducción de la desigualdad, en particular hacia las poblaciones originarias, mal llamadas “indígenas”.
El programa de lucha contra la pobreza “Tekoporá” que reunió fondos para el apoyo a comunidades selectas, pasó de las 14.000 familias beneficiadas en el 2008, a 112.000 en junio del 2010, con un crecimiento del 800% [4].

El otro tema decisivo ha sido la renegociación con Brasil y Argentina de la cuenta energética de las dos grandes centrales hidroeléctricas (Itaipù y Yacireità), que ha permitido aumentar significativamente los ingresos  estatales e iniciar aquella “soberanía energética” que apuntaba a la integración con el resto del continente.También se dieron pasos adelante en el terreno decisivo de la información, con la creación de la “TV Pública Paraguay” que nunca había existido en la historia del País.

La TV fue inaugurada el 14 de mayo del 2011, realizando su primera transmisión oficial el 29 de octubre del 2011 con la puesta al aire de la Cumbre Iberoamericana celebrada en el capital de Asunciòn. Y la misma Radio Nacional, que fue el  instrumento de propaganda gubernamental del Partido Colorado y del dictador Stroessner, empezaba a  transformarse en la Radio Pública de todos los paraguayos. Pero sin duda el punto crucial ha sido y es la cuestión agraria.

A pesar de las tentativas de diversificar la economía históricamente basada en la explotación de recursos primarios y en la agro-exportación, la tierra es la llave de desarrollo, como lo ha sido por siglos. También aquí la acumulación capitalista ha sido hecha con la violencia armada y el abuso. Según denuncia de la Comisión Verdad y Justicia, hay casi 8 millones de hectáreas (19% del País) de tierras estatales “malhabidas”, es decir robadas y asignadas de manera fraudulenta y clientelista durante la dictadura de Stroessner (y hasta el 2003) a militares, políticos amigos, ex-presidentes, latifundistas, etc. Tierras que el gobierno de Lugo estaba tratando de recobrar.

Además entre el 2006 y el 2010, con la expansión de la soja, muchos grupos agro-industriales brasileños, franceses, alemanes, portugueses, españoles y japoneses han comprado cerca de 1,8 millones de hectáreas, y casi 9-10 millones en los últimos 20 años. Y a pesar de las declaraciones, desde el 2008 poco se ha avanzado sobre el terreno decisivo de la reforma agraria, reclamada a grandes voces por los “sin tierra” y por los pequeños campesinos, contra la brutal concentración del latifundio.

En efecto al día de hoy, el 2% de la población controla el 80% de las tierras fértiles mientras los pequeños propietarios, cerca del 40% de la población, sólo el 5%. El 30% de la población rural está sin tierra [5].Entre las sombras de la gestión de Lugo hay que señalar la aprobación de la Ley Antiterrorista auspiciada por los Estados Unidos en todo el mundo después del 11 de Septiembre y utilizada para criminalizar los movimientos sociales, especialmente el movimiento campesino. En los últimos años ha crecido la presencia militar colombiana para el entrenamiento de las FF.AA. paraguayas en la lucha “antinarcóticos y anti-terrorista.”

En el 2010 Lugo ha autorizado la así llamada “Iniciativa Zona Norte” que es más bien la instalación de tropas y civiles estadounidenses al Norte de la Región Oriental, en la frontera con Brasil, en teoría por actividad a favor de las comunidades campesinas de la zona. Sin embargo ya desde mayo del 2005, antes de la victoria de Lugo, el mismo Parlamento habìa autorizado la entrada de tropas estadounidenses con inmunidad, permiso de tránsito y permanencia prorrogable automáticamente.

El Paraguay renunció así a su propria jurisdicción, para que las tropas con armamento, material y medicinas pudieran actuar en todo el País, sin necesidad de nuevas autorizaciones. En aquella ocasión entró un primer contingente de 400 soldados de Washington, un duro golpe contra el Mercosur.

Hay otra noticia que pasò casi inadvertida:  en las horas del golpe una misión de generales estadounidenses viajó a Asunción para reunirse con parlamentarios (ligados a la pasada dictadura) de la Comisión de Defensa del Parlamento [6] para discutir la posibilidad de instalar nuevas bases de EE.UU. en Paraguay. Hoy en dìa,  a solo 11 minutos de vuelo de Bolivia, está la base aérea llamada “Mariscal Estigarribia”, con una pista de aterrizaje de más de 3 kilómetros de largo, en un País prácticamente sin aviación. La pista, “made in USA” y modernizada en los últimos años, es diseñada para recibir millares de soldados y aviones de grandes dimensiones con material y armamento.

Como la pista de la base de Palmerola en Honduras.En el 2009 Lugo se opuso a la posibilidad de fuertes maniobras militares del Comando Sur en Paraguay, pero en realidad las tropas de las “estrellas y barras” no se han ido nunca del territorio. Cuando el dictador Stroessner fue depuesto por “sus amigos” con un golpe en febrero de 1989, quedaron en el poder los militares  que habían sido protagonistas directos de la larga dictadura.

Gracias a acuerdos firmados entonces, el País perdió el derecho de poder investigar los delitos cometidos por tropas extranjeras y denunciar a Washington en la Corte Penal Internacional, violando así su misma legislación.La situación que vive el Paraguay se entrelaza con la remilitarización estadounidense en todo el continente.

Junto a la reedición de la IV flota (parada desde el final de la segunda guerra mundial) que navega delante de Venezuela y Brasil,  a la sólida presencia en Colombia, a las decenas de viejas y nuevas bases militares o de inteligencia esparcidas en América latina, la infraestructura estadounidense se fortalece en un País de importancia geo-estratégica limítrofe con Bolivia, Brasil, Argentina. Una presencia militar que hipoteca el control del acuífero Guaraní, una de las reservas de agua potable mayores del mundo, en la “Triple Frontera”, entre Paraguay, Argentina y Brasil.

Como dice un chiste en boga en el continente, en las “Américas”  el único país que no ha tenido  un golpe es Estados Unidos, porque allí no hay ninguna embajada norte-américana. Sólo en la última década hemos visto en el 2002 la tentativa fallida de derrocar por la fuerza al Presidente Chávez y a la Revolución Bolivariana en Venezuela;  en el 2009 el exitoso golpe de Estado contra Manuel Zelaya en Honduras;  en el 2010 la tentativa de golpe contra el Presidente Correa y la “revolución ciudadana” en Ecuador;  en Bolivia después de la fracasada secesión de la “media luna”, en los últimos meses los intentos de desestabilización contra el Presidente Evo Morales.
Son todas señales de la estrategia imperial contra los procesos de cambio político y social en América latina.

EL VATICANO DEL LADO DE LOS GOLPISTAS.

A favor del nuevo gobierno golpista, junto a Canadá, España, Taiwán y Alemania, se ha alineado enseguida el Vaticano, con el Nuncio Apostólico que ha aconsejado a Lugo de hacerse a un lado y aceptar la farsa grotesca del “juicio politico”. Idéntico guión del intento de golpe del 2002 en Venezuela contra Hugo Chávez, cuando el Nuncio en Caracas trató de convencerlo a firmar su renuncia “para evitar derramamientos de sangre.”

Al contrario, la Unasur, el Mercosur, la Celac y los Países del Alba, condenaron inmediatamente el “juicio político” contra el Presidente Fernando Lugo, aislando a los golpistas en el continente. En los días siguientes tanto el Mercosur  como la Unasur han suspendido a Paraguay de las correspondientes alianzas regionales.

Los mismos gobiernos de la derecha (Colombia, Chile y paradojalmente el mismo Honduras), han tenido que tomar distancia del golpe echando mano al argumento que “faltó el debido proceso y sus garantías” para juzgar a Lugo.Segùn las ultimas denuncias del mismo Lugo [7],  ….en el SENAVE (órgano de control de las semillas) el nuevo presidente, un vendedor de agrotóxicos, militante del Partido Liberal (PLRA), ha echado a más de cien funcionarios con la acusación de “ser luguistas”.

En Itaipu Binacional, el sindicato controlado por Honor Colorado, STEIBI, en alianza con el actual director general paraguayo, dirigente del PLRA, anuncia el despido de 300 funcionarios con la acusación de ser “zurdos”. El nuevo régimen trató de asaltar la TV Pública, lo que generó una heroica defensa de sus funcionarios.

Pero ya se iniciaron también las amenazas para dejar de resistir e iniciaron despidos masivos…..En Paraguay,  la variada  base social de Lugo, hecha de movimientos sociales y de las muchas y siempre en conflicto organizaciones de la izquierda, sólo en marzo del 2010 se han unido en el Frente Guasù (Frente Amplio en lengua Guaraní), juntando así una ventena de organizaciones. Con una base social debil, sin fuerza organizada en las calles y en el Parlamento, la gestión de Lugo ha sido marcada por buenas intenciones, por ineficiencia y por mucha ingenuidad.

Y la fragmentada izquierda ha encontrado demasiado tarde cohesión para desplegar una masa crítica suficiente como para parar las fuerzas golpistas, las que perdieron parcialmente el gobierno, pero de ninguna manera el poder real. Hoy la resistencia a los golpistas se reorganiza bajo una nueva forma e impulsa movilizaciones populares en todo el País [8].

En el 2013 en Paraguay deberían realizarse las nuevas elecciones. Al momento parece difícil que la situación pueda volver a la “normalidad” que había antes del parla-golpe. Seguramente los Estados Unidos y sus aliados harán lo imposible para parar cualquiera transformación radical en sentido progresista en su “patio trasero”. En México los numerosos fraudes electorales también nos están hablando en “este sentido”…

11-7-2012

[1] http://wikileaks.org/cable/2009/03/09ASUNCION189.html
[2] http://www.ultimahora.com/adjuntos/imagenes/000/432/0000432478.pdf
[3] Hijo de un imigrado aleman, Hugo Strößner de Hof, Baviera y  de Heriberta Matiauda, tomò el poder el 15 de agosto de 1954, aboliendo la constituciòn. Candidato unico a la presidencia en varias elecciones, con el apoyo de los EE.UU quedò en el poder por 35 años. Fué presidente y dictador de su Paìs desde el 15 de agosto 1954 hasta el 3 de febrero 1989.
[4] Fuente: Gobierno de la República del Paraguay, Contraloría General de la República, Dirección General de Control de Recursos Sociales, Informe Final. Auditoría a la Secretaría de Acción Social “ Programa Tekoporá”, Ejercicio fiscal 2007, (Asunción, julio 2009); y Secretaría de Acción Social. Dirección General de Protección Social y Desarrollo Humano. Programa de Transferencias Monetarias con Corresponsabilidad, Informe Trimestral 1º, Informe Trimestral 2º, (2009).
[5]www.mag.gov.py/
[6] http://www.abc.com.py[7]http://paraguayresiste.com/comunicado-del-presidente-fernando-lugo-a-la-opinion-publica
[8] http://paraguayresiste.com

Discussione

Un pensiero su “Paraguay: i nuovi golpe del XXI secolo

  1. Deberian haber mas paginas como esta. Son de gran utilidad

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    Pubblicato da que se necesita para un credito hipotecario | 01/02/2013, 19:17

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