CRISIS, Europa, Politica

Germania: La caduta verticale del candidato cancelliere dell’SPD

steinbrueckdi Massimo Demontis (Berlino)
Sono giorni difficili per Peer Steinbrück e per l’SPD. E di nervosismo per gli alleati, i Grünen. Il candidato cancelliere dell’SPD è scivolato talmente tanto nei sondaggi da ritrovarsi dietro al poco amato ministro degli Esteri Guido Westerwelle. Secondo i sondaggi dei due canali televisi pubblici ARD e ZDF la distanza tra Steinbrück e la Merkel è diventata così ampia come non lo era mai stata prima. Nel sondaggio del primo canale tedesco ARD gli elettori che si dichiarano soddisfatti del candidato cancelliere dell’SPD sono soltanto il 36 per cento. Il 12 per cento in meno rispetto a dicembre e addirittura il 23 per cento in meno se si raffronta il dato con quello registrato poco dopo l’annuncio della candidatura. Nel sondaggio ARD la Merkel avrebbe un vantaggio di 25 punti su Steinbrück.

Anche i dati rilevati nel sondaggio del secondo canale ZDF sono clamorosi e confermano la caduta verticale della popolarità di Steinbrück, surclassato dalla Merkel con un 40 punti percentuali di vantaggio nella scala dei politici più apprezzati. La popolarità di Steinbrück cala persino tra gli elettori SPD: solo il 63 per cento lo vorrebbe alla guida del paese al posto della Merkel.

In un’elezione diretta Steinbrück non avrebbe chance rispetto alla Merkel, che vincerebbe a mani basse.

Le cose non potrebbero mettersi meglio per la Cancelliera, al punto che Spiegel online si chiede se le elezioni non siano già decise.

Le ragioni del crollo

Senza dubbio sono i suoi passi falsi ad aver contribuito a far crollare il già non eccezionale livello di popolarità di Steinbrück.

Così come il suo carattere e la sua personalità e lo scarso appeal del suo partito.

Arrogante, antipatico irritante, testardo, saccente sono alcuni degli aggettivi più gettonati dall’opinione pubblica quando si parla di Peer Steinbrück. Ride troppo poco e non piace alle donne per il suo modo di fare machista il candidato cancelliere socialdemocratico.

L’ex ministro delle Finanze del governo Merkel di Große Koalition ama presentarsi come un decisionista, uno che sa il fatto suo e conosce bene gli argomenti di cui parla, un esperto in materia finanziaria, un europeista. Uno che quando dice qualcosa lo fa in modo franco, onesto, aperto, senza giri di parole. A costo di non piacere e di attirarsi gli strali di amici e avversari. Lui è fatto così e non vuol cambiare. Nemmeno ora che è il candidato di una coalizione che potenzialmente potrebbe vincere le elezioni e dare il benservito alla Cancelliera.

Steinbrück è così, a differenza della Merkel. Che naviga a vista, tergiversa, gioca a risiko sullo scacchiere tattico piuttosto che su quello strategico, sceglie l’oggi perché non ha o non sembra avere visione del domani, gioca a fare le capriole sui temi più importanti pur di non dare una risposta chiara e concreta, pur di rassicurare che tutto va e andrà bene sino a quando sarà lei a guidare il paese.

Peer Steinbrück era finito sotto una potente linea di fuoco non appena resa nota la sua candidatura a cancelliere a causa dei compensi per conferenze da lui tenute presso banche e industria. Compensi che secondo informazioni rese note dal quotidiano Bild ammonterebbero a 1,25 milioni di euro nel periodo di tempo tra il 2009 e il 2012. Le critiche furono talmente forti da mettere in discussione la sua indipendenza dal mondo economico-finanziario e indurlo, mettendolo alle corde, a rendere pubblici gli onorari nonostante gli indugi, i tentativi di difendersi dalla pesante accusa, la rabbiosa giustificazione che si trattasse di questioni private.

Dopo questa vicenda, Steinbrück ha pensato bene di aggiungere da sé un paio di ciliegine sulla torta per completare l’opera di autodemolizione. E anche questa volta ci sono di mezzo i soldi e il suo fare un po’ macho.

Durante un’intervista, alla domanda se la Cancelliera guadagna troppo poco Steinbrück ha risposto di sì spiegando che è troppo poco “se si considera la prestazione che lei o lui deve produrre e se la si mette in relazione ad altri lavori con molta meno responsabilità e un più alto guadagno”. “Qualsiasi direttore di filiale di una banca di provincia guadagna più del cancelliere” aveva poi aggiunto Steinbrück.

A questa dichiarazione è seguita l’infelice uscita che “la Merkel come donna di successo gode di un bonus tra le donne”.

L’ultimo guaio per il candidato cancelliere della coalizione rosso-verde giunge da un notizia pubblicata martedì scorso dal quotidiano economico Handelsblatt. Ai tempi (inizio 2010 fine 2012) in cui Steinbrück era membro del consiglio di sorveglianza della Thyssen-Krupp avrebbe promesso al gigante dell’acciaio aiuto politico per ottenere prezzi più bassi per l’energia elettrica.

L’ennesima buccia di banana sul quale stanno rovinando le speranze rosso-verdi. E forse, conoscendo il personaggio, non sarà neppure l’ultima in quella che per l’SPD – e di riflesso anche per i Grünen – sembra più una via crucis che una campagna elettorale.

Le reazioni di SPD e Grünen

Sino ad ora l’SPD difende il suo candidato, ma dietro le quinte c’è chi comincia a dubitare di aver scelto il candidato giusto e a temere una disfatta.

I Grünen hanno scelto la via del silenzio. Tuttavia affiorano i primi segni di nervosismo in casa verde. Gli ultimi passi falsi del candidato cancelliere non sono piaciuti per niente piaciuti alle alte sfere degli ecologisti tedeschi, che però tacciono e sviano qualsiasi domanda o giudizio sul partner di coalizione.

Nonostante le preoccupazioni, i Grünen sperano di recuperare i voti SPD in libera uscita o l’elettorato scontento di Steinbrück e compensare in questo modo le perdite socialdemocratiche. Il primo banco di prova si avrà domenica prossima nelle elezioni della Bassa Sassonia.

L’ala protettiva della Merkel e lo scarso appeal dell’SPD e della sinistra

Poco importa se il pragmatico Peer Steinbrück oggi non piace più o piace molto meno ai manager e agli industriali in ragione dei suoi propositi di regolamentazione del settore bancario e finanziario, di maggiore tassazione dei redditi più alti e perché favorevole alle quote donne in politica e nei consigli di amministrazione.

Poco importa se l’SPD e persino il suo candidato cancelliere, forse suo malgrado, si siano spostati a sinistra o perlomeno ci stiano provando proponendo una riforma del sistema pensionistico, un freno alla crescita esponenziale degli affitti superiore a quello appena approvato dal governo Merkel, la reintroduzione della sovvenzione per le spese di riscaldamento a favore di coloro che ricevono indennità di alloggio, il potenziamento dell’edilizia residenziale cooperativa, un salario orario minimo di 8,50 euro esteso a tutti i settori.

Sono entrambi, Steinbrück e l’SPD oggi a non avere un grande appeal per l’opinione pubblica, poco incline in questo momento a grandi discussioni su visioni alternative di società – che pure l’SPD non ha e non offre – refrattaria a confrontarsi con il drammatico allargarsi della  forbice tra ricchi e poveri, apparentemente poco sensibile al crescere delle disuguaglianze sociali, al diffondersi della precarietà e dei lavori sottopagati. E il fatto che l’altro partito di sinistra, Die Linke, non stia molto meglio conferma questa analisi. È una fenomeno diffuso, in Germania e nel resto dell’Europa, la sinistra, socialdemocratica e socialista non riesce a conquistare l’opinione pubblica. Non riesce a farlo con ricette proprie. E dove governa o si appresta a governare lo fa’ o lo farà con ricette neoliberali, oggi criticate persino dall’FMI che pure è una delle colonne portanti del ricettario.

La crisi non è finita, ma fidatevi di me aveva detto la Merkel nel suo discorso di fine anno.

E i tedeschi hanno risposto. Con un bagno di fiducia nei sondaggi. I tedeschi oggi più di ieri sembrano aver scelto l’ala protettiva della Merkel. È lì che si sentono più al sicuro in tempi turbolenti, al riparo da qualsiasi esperimento che possa disturbarne il sonno in questo inverno tutto sommato mite. Meglio non compromettere il risveglio. Che per molti, troppi, sarà comunque poco piacevole nonostante la locomotiva tedesca continui ad andar forte.

Mancano otto mesi alle elezioni federali un lasso di tempo infinito in politica, capace di bruciare candidati, liste, sogni e speranze. A dispetto della domanda che si è posto lo Spiegel online, cioè se le elezioni sono già decise. Un arco di tempo in cui possono succedere tante cose che rimescolano le carte. Lo sappiamo bene in Italia, abituati come siamo all’evento a ridosso delle elezioni che cambia il corso di quello che sembrava un risultato acquisito (lista Monti, Berlu 2.0, altro …).

La Merkel è favorita nei sondaggi, ma ancora non ha la vittoria in tasca. La sua coalizione non è vincente se l’FDP non raggiunge il quorum del 5 per cento. Attualmente l’Unione (CDU-CSU) si attestano attorno al 41 per cento, l’FDP prenderebbe il 4 per cento e dunque non entrerebbe in Parlamento. L’SPD vale nei sondaggi il 28 per cento e i Grünen il 14 per cento.

Il 20 gennaio si vota in Bassa Sassonia, un’eventuale vittoria rosso-verde potrebbe dare una mano a Steinbrück e ridare slancio all’SPD. Ma per quanto tempo?

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