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Grecia: “Entità europea” indecisa, chi affonda chi?

di Tito Pulsinelli (Caracas)
La cabina di comando dell’entità europea ha dapprima reagito con durezza draconiana contro la Grecia: “se ne vadano, peggio per loro!”. Poi un dietro-front, più prudenti o accorti. Il bau-bau dei lupi mannari di Berlino e Francoforte non è riuscito a far quagliare un governo quale che sia,
tantomeno ad installare un direttorio di “tecnici”. Ormai i greci non sono più terrorizzabili, il peggio è già l’ordinaria amministrazione, non si spaventano più di nulla. Nemmeno di uscire dall’euro coatto o dalla stessa entità europea.

Più semplicemente,  il bluff non regge più: se cade Atene, le conseguenze si sentiranno dappertutto. Anche a Berlino, che reagisce come un baro ricattatore. Nonostante solo 17 -dei 27 Paesi- che formano l’entità europea hanno accettato la trappola dell’euro, alla Grecia si intima che se uscisse dall’uno sarà scacciata anche dall’altra (sic). Perchè mai non adottano la stessa regola con gli inglesi? Ci volle una transizione di due anni per introdurre l’allora nuova moneta, perciò sarà uno scandalo se la Grecia continuerà per un biennio ad usare l’euro? Libera, però, da vincoli con le forzate politiche economiche dei 26 partner superstiti

Quelli che giuravano che la crisi non esisteva, che non sarebbe arrivata sul continente, e poi che non avrebbe oltrepassato i Pirenei o il mar Egeo, sono gli stessi che fino a un momento fa rassicuravano che la cicuta fatta trangugiare ad Atene era un toccasana continentale. Erano certi che la Grecia avrebbe continuato a genuflettersi, ma confusero l’elite con il popolo. Alla prima occasione elettorale, questo ha strillato un no netto, gettonando “Alba dorata” che  prospetta l’apertura e un riavvicinamento alla Russia e SYRIZA che richiede l’immediata uscita dalla NATO. Sono due interessanti variabili, impreviste e complementari, che aprono scenari geopolitici del tutto nuovi e tangibili.

Gli ellenici hanno di fronte la scelta tra l’attuale stillicidio neoliberista pilotato dalla BCE o una svalutazione d’una sola botta, che però riporta la sovranità sull’economia e sulla moneta, cioè ad una situazione tipica di una quindicina d’anni fa. Inoltre, potrà richiedere una moratoria sul debito e una revisione internazionale sulla liceità e correttezza dei libri contabili. Per questa via, l’Ecuador scoprì che la banca privata internazionale taroccò i conti – i governanti corrotti in carica avallavano e firmavano!- e conquistò una storica riduzione del debito.

A Berlino e Francoforte, ignorano che nell’attuale mondo multipolare esiste anche la geopolitica, e che ci sono altri soggetti in grado di erogare crediti e coperazione. L’economicismo che patiscono al massimo grado, implica la subordinazione assoluta degli esseri umani ai 5 dogmi di Maastricht, ma oggi si imbatte con nazioni dalle grandi riserve monetarie, dollari da ricliclare ed attivi finanziari.
I fondi sovrani di Pechino e Mosca sono sicuramente interessati a disporre o espandere una superba piattaforma commerciale, produttiva o militare, in pieno Mediterraneo. La terza parte del debito greco vale bene una grande base aeronavale russa. Il miope fanatismo liberista farebbe bene a tenere i piedi per terra: non è insostituibile. L’Argentina post-crack di Kirchner che chiuse la porta al FMI, ottenne prestiti dal Venezuela con interessi bassi e -soprattutto- senza condizionamenti politici o economici. 

La tragedia greca è solo al primo atto, più complessa e sorprendente del canovaccio mediatico finora propinato. E  se Atene togliesse il veto per l’entrata della Turchia nell’entità europea? Sarebbe una vendetta ideale contro la Merkel alle prese con l’imminente voto dei turco-germanici. Il Pireo apre la porta al BRICS,  può accelerare e potenziare la presenza russa e cinese nell’Egeo. Beati quei popoli che mantengono gli economisti fuori dai governi.  Soprattutto quando sono pedine delle lobby finanziarie anglosassoni.

 

FONTE: selvasorg.blogspot.com

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