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Grecia: Il tentativo di Alexis Tsipras e di Syriza aprono un varco in Europa

di Paola Giaculli (Berlino)
È il politico europeo più in vista del momento. Non è un tecnocrate. È di sinistra e giovane leader di partito e coalizione, Alexis Tsipras, cha ha portato Syriza la sua formazione di “sinistra radicale” al trionfo elettorale domenica scorsa in Grecia. Con il rifiuto del memorandum punitivo nei confronti del popolo greco che deve scontare errori e orrori delle politiche casalinghe e europee, è arrivato con quasi il 17 percento al secondo posto.

“Nea Demokratia e i socialisti del PASOK si preoccupano del voto, io sono più preoccupato del disastro sociale”, affermava in campagna elettorale. “Dichiariamo il memorandum nullo”, fa sapere Alexis, che vuole il congelamento dei debiti e la revoca dei tagli, e definisce barbari i termini dell’accordo UE-FMI.

Propone una realistica alternativa all’Europa attuale, al fiscal compact, ma il mainstream mediatico tedesco tende a descrivere Syriza una formazione estremista, populista, pur essendo favorevole all’euro e all’UE, e accosta il suo successo a quello della formazione neonazista “Alba Dorata”. Anche se la Berliner Zeitung definisce la sua posizione “radicale, ma ragionevole”.

Essere “Eurofreundlich”, favorevoli all’euro, qui però significa comunemente approvare le politiche del rigore: opporvisi significa uscire, come fa capire Jörg Asmussen, della direzione BCE in quota Germania, sbottonandosi più del solito. Secondo il socialdemocratico Martin Schulz, presidente del Parlamento europeo, „i partiti greci dovrebbero riflettere sul fatto che un governo stabile, che si attiene agli accordi, è presupposto fondamentale per ricevere altri aiuti dai paesi dell’eurozona”.

E i moniti alla Grecia per il rispetto dei patti si susseguono frenetici da parte di Merkel, degli industriali tedeschi, del ministro degli esteri Westerwelle secondo cui “la Germania vuole che la Grecia resti nell’euro, ma a deciderlo saranno i greci. Veramente i greci voglio restare nell’euro all’80 percento ma i due terzi non vuole farlo a patto del diktat, cioè a patto di rovinarsi.

Insomma è in corso il consueto assedio a cui si è abituati, quando i cittadini non votano “bene” o vogliono decidere del proprio destino, che nel caso della Grecia è un vero e proprio ricatto, dopo che la finanza ha speculato sul fallimento del paese.

Il presidente SPD Gabriel lancia invece un monito a Merkel, perché non faccia mancare la necessaria solidarietà alla Grecia, dato che, con il suo diktat dell’austerità, lei stessa si è resa responsabile dell’avanzata dell’estrema destra, un pericolo per la tenuta delle istituzioni democratiche in Grecia.

Intanto il commissario Rehn fa sapere che il versamento degli aiuti alla Grecia verrà effettuato questo giovedi come previsto, mentre la prossima tranche è prevista per metà giugno a patto che il parlamento voti ulteriori tagli pari a 11 miliardi.

Alexis Tsipras ha da ieri l’incarico per formare un governo, con tre giorni a disposizione, come vuole la legge greca, dopo che il partito con la maggioranza di seggi Nea Demokratia ha gettato la spugna quasi subito lunedi: Alexis è al secondo giorno del suo giro di consultazioni. Ha già incontrato Dimar, “sinistra democratica”, scissione di Syriza nel 2010, disposta a formare un governo di coalizione contro le politiche di austerità.

Il KKE, i comunisti greci, invece, hanno addirittura rifiutato di incontrarlo. Certo, visti i numeri in parlamento, l’impresa di formare un governo contro le brutali misure imposte dalla troika di UE, FMI e BCE è disperata. Oggi incontra i “Greci indipendenti”, la scissione dei conservatori contro il diktat e anche i due partiti della grande coalizione ormai senza maggioranza, Nea Demokratia, i conservatori e PASOK, i socialisti precipitati dal primo al terzo posto, che invece le hanno sostenute e le sostengono.

Ha fatto sapere che intende mandare una lettera alla Commissione e alla BCE per dichiarare nullo il programma dell’austerità, e pare voglia anche proporre a questi partiti la sottoscrizione della lettera. Venizelos, leader del PASOK  e ex ministro delle finanze della ex grande coalizione, prega Tsipras di “tornare in sé” e pare voglia rinunciare ai suoi tre giorni di consultazioni, una volta fallito il tentativo di Tsipras, e nuove elezioni  sembrano essere quindi l’esito più probabile di questa vicenda (10 o 17 giugno), come prevede la legge, nel caso nessuno dei primi tre partiti riesca a formare un governo.

Il leader di Syriza afferma che “il popolo greco ha votato domenica scorsa per l’annullamento del programma di austerità“ e non ha dato la maggioranza ai partiti che lo sostengono. Tsipras intende quindi sfruttare al massimo questa visibilità inaspettata che gli viene offerta dall’esito elettorale, e secondo una rivelazione de L’Humanité, quotidiano del PC francese, avrebbe chiesto di incontrare il neo-eletto presidente francese François Hollande, con cui vorrebbe discutere della necessità di avviare una politica finanziaria alternativa per la crescita e l’occupazione in Europa.

Il deputato neoeletto di Syriza Euclid Tsakalotos ha detto alla BBC che la Germania dovrebbe finanziare un piano per la Grecia simile al piano Marshall che aiutò la Germania a risollevarsi dalle macerie della Seconda Guerra Mondiale. Altrimenti crollerà l’euro, a causa dell’austerità, “e non perché la sinistra greca abbia detto basta ai tagli e che non si possono avere salari bulgari con il costo della vita di Berlino”. Il programma di Syriza nel breve termine si può riassumere in cinque punti:

  • cancellare i termini della concessione degli aiuti da UE e FMI e quindi le leggi che tagliano salari e pensioni;
  • abolire le leggi che cancellano i diritti dei lavoratori, in particolare quella che elimina il contratto nazionale che dovrebbe entrare in vigore il 15 maggio;
  • promuovere misure per rafforzare democrazia e giustizia sociale;
  • avviare un’inchiesta sul sistema bancario greco beneficiario di 200 miliardi di euro di denaro pubblico;
  • istituire una commissione internazionale per evidenziare le cause del deficit pubblico greco e congelare debiti e interessi maturati

Alexis in tutta probabilità non riuscirà nell’impresa di fare un governo – chissà che non abbia chances maggiori alla prossima tornata elettorale che sembra ormai inevitabile. Sarà comunque sicuramente riuscito a rivoluzionare la politica in Grecia e anche in Europa, riaccendendo qualche speranza in più per un cambio di rotta nel continente.

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