CRISIS, Europa, Politica

Piraten, l’antipolitica in Germania

di Paola Giaculli, (Berlino)
Non c’è dubbio: la politica e i partiti non vivono uno dei loro momenti migliori, neanche in Germania, presa a modello in Italia e altrove – vedi Sarkozy – spesso a sproposito e con false citazioni. Neanche i tedeschi sono soddisfatti dei lori partiti tradizionali e per questo sono in aumento i consensi, nelle urne e nei sondaggi, per i Pirati, attualmente tra il 10 e il 13 percento, soprattutto a causa dell’avversione nei confronti  di tutti gli altri partiti o del sistema partitico/politico tout court. Questa è la motivazione di quattro quinti dei sostenitori del nuovo partito che pare aver soppiantato, a detta di alcuni osservatori politici, i Verdi nell’immaginario “alternativo” e ribelle del panorama politico. Il movimento ecologista prese infatti le mosse negli anni ‘70 dagli ex sessanttottini e si distinse all’inizio della sua parabola politica per l’antiautoritarismo e il rifiuto delle convenzioni in una Germania decisamente bigotta e poco propensa alla trasgressione. I Pirati, per la verità, non danno l’impressione di essere particolarmente trasgressivi, se non per l’aspetto di alcuni, agghindati con bandana e salopette e sempre connessi in rete a mezzo di portatile, come in seduta al parlamento di Berlino, conquistato lo scorso settembre con un clamoroso 8,9 percento. Da allora l’ascesa pare inarrestabile: anche nel Saar, il piccolo Land al confine della Francia, dove la Linke con Lafontaine ha riportato il 16,3 (-5),i Pirati sono riusciti dal nulla a ottenere il  7 percento pescando, come a Berlino, nel bacino elettorale di tutti i partiti e, soprattutto, nell’astensionismo. “Sono lo specchio del fallimento dei partiti”, commenta il direttore del settimanale Stern in una trasmissione televisiva. Per il momento le reazioni dei partiti sono piuttosto piccate di fronte all’ascesa dei Pirati. Gli si rimprovera l’inconsistenza del programma, di limitarsi alla questione del la libertà in rete, il rifiuto del copyright, della scarsa presenza di donne, di essere una “ciurma caotica”, e in ultimo di tollerare tra le loro file, esponenti  di estrema destra e ex neonazisti: accuse, del resto abbastanza fondate. Comunque, di recente si sono sollevate molte proteste per il fallimento di un ricorso di espulsione nei confronti di un iscritto che ha rinnegato l’olocausto. Nel frattempo si fanno sentire anche le donne per uscite maschiliste o per episodi di discriminazione, che la dicono lunga sulla cultura di certe giovani generazioni, diversa sicuramente da quella che aveva animato i Verdi e le Verdi, che alla pari avevano fondato il movimento sulla scia del femminismo.

Pur nella vaghezza dei programmi, alcune cose sembrano certe, come la richiesta del reddito di base (incondizionato) e di trasporti pubblici gratuiti. La sensibilità sociale dei Pirati sembra, nel caso della Renania –Westfalia, dove si svolgeranno elezioni anticipate il 13 maggio, più spiccata che altrove e i suoi rappresentanti locali respingono l’etichetta di “nuovi liberali”, difendendo “l’economia sociale di mercato” – a cui anche Cdu e Spd dichiarano di aderire, e denunciando il sistema dei sussidi sociali che costringono i beneficiari a esose sanzioni in caso di rifiuto di proposte di lavoro o delle corvé obbligatorie, che i pirati renani definiscono “lavori forzati” e dichiarano anticostituzionali (vedi i cosiddetti lavori di euro all’ora). Criticano le privatizzazioni, il divario sociale e anche per il deputato di Berlino Spies “l’obiettivo è l’uguaglianza di reddito”.  La Linke, dal canto suo, di ben altra cultura e fortemente strutturata nelle rivendicazioni sociale e nell’analisi dei disastri delle politiche di austerità in Europa – tema su cui i Pirati invece non si esprimono, fatica nei sondaggi e rischia in Renania di non raggiungere lo sbarramento del  5 percento, mentre i Pirati sono all’8 percento. A rischio la presenza di Linke anche nel parlamento regionale dello Schleswig-Holstein, al confine con la Danimarca, dove invece i Pirati ai sondaggi registrano l’10 percento. Nell’ultimo sondaggio nazionale sono addirittura terzo partito (13%) prima dei Verdi al 12 e dopo Cdu (35) e Spd (25), per la Linke si registra  il 7, mentre i Liberali tornano al 5, dopo mesi  di sondaggi al di sotto della soglia. Insomma i partiti dell’area Spd-Verdi-Linke arrancano di fronte alla concorrenza dei Pirati. Perlopiù si tende a trattarli con supponenza, mentre da parte della Linke c’è rispetto per questo elettorato, che del resto ha votato in passato anche Linke. Nonostante alcuni argomenti siano cavalli di battaglia del partito della sinistra, La Linke rimane, per i delusi del sistema che ora simpatizzano con i Pirati, un partito troppo istituzionalizzato, nonostante sia stato fondato appena cinque anni fa.

Che fare? Non è facile, ma con una politica priva di blocchi e sbarramenti convenzionali, e soprattutto con una Spd che guardasse a sinistra, più al sociale e meno alla disciplina finanziaria, nel Paese ci sarebbero numeri a sufficienza per formare coalizioni di sinistra, come era nel caso di Berlino, in cui la Spd ha preferito allearsi con la Cdu in una große Koalition, tendenza che ormai consolidarsi sempre più in vista delle elezioni nazionali del 2013. La Germania è un paese che guarda con sospetto ai movimenti e estremamente refrattario a sperimentazioni politiche: anche i laboratori di pensiero che singole personalità di Spd, Verdi e Linke hanno cercato di avviare sono rimasti piuttosto circoscritti e non hanno condizionato di fatto il rifiuto di Spd e Verdi di collaborare con la Linke, magari a partire dall’opposizione in Bundestag. Del resto i Verdi hanno acquisito definitivamente“rispettabilità”, cedendo sul lato movimentista e contestatario, addirittura su quello pacifista, solo dopo venti anni come alleati della Spd, nei governi Schröder (1998-2005).

Dal canto loro i Pirati non sarebbero intimoriti di fronte alla responsabilità di governare (anche in una coalizione di sinistra), che viene loro apertamente misconosciuta con l’accusa di ingenuità e incapacità, dai cosiddetti “professionisti” della politica, come se questi ultimi avessero dato prova egregia di aver saputo affrontare le urgenze della politica, come la crisi in Europa drammaticamente dimostra.

Forse i “professionisti” della politica, classe in Germania avversa ma ancora non così odiata come in Italia o in Austria, farebbero meglio a pensare a quanti costituiscono la base del consenso elettorale dei Pirati, prima di dire “con quelli mai”, come fanno con la Linke: un atteggiamento, questo,  di profondo disprezzo della volontà popolare, che non tiene neanche conto delle ripercussioni di tale atteggiamento che si esprimono nel sempre maggior allontanamento delle persone dalle classi politiche e anche dalla politica stessa. E i Pirati piacciono forse anche per questo: due terzi dicono di sostenerli perché non sono politici di professione e sono piuttosto anonimi, alla faccia del carisma. Questo dice qualcosa anche sulla propensione verso un nuovo concetto di rappresentanza, sempre più diffidente nei confronti della delega e più vicino a un nuovo tipo di partecipazione. D’altro canto, è l’opinione dell’autorevole opinionista del quotidiano di Berlino, taz, i Pirati, tutto sommato “si collocano al centro, non sono né di destra né di sinistra” – il loro leader è addirittura un ex della gioventù Cdu – piacciono perché sono quello che gli altri non sono: un partito atipico e la versione dolce di un populismo che si sta diffondendo in Europa. Questo populismo presenta anche tendenze antipolitiche che non a caso emergono in un’epoca in cui, indipendentemente da chi governa, le politiche sono le stesse.

 

di Paola Giaculli – Berlino, 20 aprile

Discussione

Un pensiero su “Piraten, l’antipolitica in Germania

  1. Sul web o in strada mascherati sono grillini trolls chi ne ha più ne metta.

    Pubblicato da mogol_gr | 20/05/2012, 14:42

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