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Egitto: braccio di ferro sulla costituente

di Elisa Ferrero
Non si è ancora sopita l’eco delle polemiche sulla fuga comandata degli attivisti stranieri, coinvolti nel processo sul finanziamento illecito alle ONG. Gli avvocati, ad esempio, oggi hanno manifestato davanti al proprio sindacato per protesta. L’Egitto è indignato, anche se bisogna riconoscere una certa coerenza alla vicenda: è stata una farsa dall’inizio alla fine.

Il Dipartimeno di Stato americano, dal canto suo, ha ammesso di aver pagato 330.000 dollari di cauzione per la scarcerazione dei suoi attivisti, i quali poi dovrebbero presentarsi al processo, ma ormai hanno lasciato il paese e dubito che ritorneranno. Ma il senatore John McCain ha fatto di più, svelando che i Fratelli Musulmani sono stati di grande aiuto per liberare gli attivisti. Interessante… I Fratelli Musulmani, in pubblico, sono stati tra i più decisi a condannare l’attività delle ONG incriminate, invocando un dovuto processo. Si tratta ancora una volta del loro doppio linguaggio? Agli egiziani rivolgono un discorso e alle potenze straniere il discorso opposto.

Dello scandalo delle ONG se ne è occupato anche il Parlamento, in una seduta congiunta delle due Camere per discutere della nomina dell’Assemblea Costituente. Prima di procedere a questo delicato dibattito, il Parlamento ha condannato l’interferenza nel lavoro dei magistrati, annunciando l’apertura di un’indagine (in risposta alle affermazioni di McCain?) sui reali responsabili della rimozione del divieto di lasciare il paese per gli attivisti stranieri. Poi, il Parlamento ha anche deciso di convocare il premier Ganzouri il prossimo 11 marzo, perché riferisca sull’accaduto davanti all’assemblea parlamentare. Una buona occasione per dare a Ganzouri un’altra spallata per i Fratelli Musulmani, che stanno tentando di sfiduciarlo da settimane. E forse proprio in seguito a questa presa di posizione del Parlamento, è stato annunciato un nuovo processo per gli attivisti delle ONG, che si terrà l’8 marzo. Sì, però restano soltanto gli attivisti egiziani…

Come si accennato, comunque, lo scopo principale della seduta congiunta del Parlamento è stato la discussione sui criteri per eleggere l’Assemblea Costituente, patata bollente che il Consiglio Militare ha lasciato da parte finora. Il dibattito sarà un assaggio di quello successivo sulla Costituzione. Tantawi avrebbe dovuto tenere il discorso di apertura, ma non si è presentanto “per ragioni di sicurezza”. O per l’imbarazzo sulla questione delle ONG, come sostiene qualcuno.

Ad ogni modo, il dibattito parlamentare è iniziato e si è subito riscontrata la prevedibile divisione tra islamisti e secolari. I Fratelli Musulmani, nel mezzo, vorrebbero che la Costituente fosse formata da 40 membri del Parlamento e 60 “esterni”. Questa posizione è anche appoggiata dal Wafd. A destra dei Fratelli Musulmani, tra i salafiti e la Gamaa Islamiya, si vuole invece aumentare la quota di membri parlamentari, affinché costituiscano la maggioranza. L’entità della quota proposta è direttamente proporzionale alla “islamicità” della forza politica che la propone. A sinistra dei Fratelli Musulmani, i secolari suggeriscono invece una quota parlamentare al di sotto del 50%, per lasciare più spazio agli “esterni” e a una buona rappresentazione di donne e copti (nemmeno menzionati dagli islamisti più estremi). Infine ci sono i feloul, gli ex PND, che preferirebbero un “50 e 50″.

Il 17 marzo ci sarà un’altra seduta congiunta per dibattere le proposte e il 24 si procederà finalmente all’elezione dell’Assemblea. Copti e donne sono già in azione per non essere dimenticati. La partita, questa volta, è cruciale e ci saranno solo sei mesi di tempo per scrivere la nuova Costituzione.

A proposito di copti, qualcosa si sta muovendo, sempre per iniziativa dell’intraprendente comunità evangelica. La chiesa evangelica, infatti, vuol costituire un Consiglio delle Chiese Egiziane per unificare la voce delle varie denominazioni cristiane (e dunque dare forza alla loro posizione) su questioni determinanti quali la legge dello statuto personale, la legge sui luoghi di culto e la Costituzione. A proposito di quest’ultimo punto, un esponente della chiesa episcopale ha anche fatto sapere, per l’ennesima volta, che i cristiani non si oppongono affatto all’islamicità dello Stato, sancita dall’articolo 2 della Costituzione (e della Dichiarazione Costituzionale transitoria). Chiedono soltanto l’aggiunta di una postilla che ribadisca la possibilità (o la necessità) per i non musulmani di ricorrere alle loro sharie (sì, è proprio questo il termine che ha usato).

La chiesa evangelica ha inoltre avviato un dialogo con i Fratelli Musulmani che, secondo le notizie date oggi, è stato considerato proficuo. E’ stata proprio questa iniziativa di dialogo, tuttavia, ad attirare le critiche di diversi altri gruppi di copti, soprattutto di giovani (la gerarchia ortodossa, invece, l’ha lodata). Da un lato c’è chi critica il dialogo in sé con gli islamisti, ritenuti inaffidabili. Dall’altro c’è chi critica il modo in cui il dialogo è portati avanti, sostenendo che debba essere la chiesa (ortodossa, in particolare) a rappresentare i fedeli in questo tipo di iniziative, non i fedeli stessi. Quel che importa, però, è che i cristiani siano usciti dall’immobilità.

p.s: La foto è presa da al-Masry al-Youm. A destra nella vignetta, invece, si legge: “Prima della rivoluzione: Non parteciperemo al 25 gennaio”. E a sinistra: “Dopo il successo della rivoluzione: Abbiamo partecipato alla rivoluzione del 25 gennaio dal primo istante”. Di chi si parla?

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