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NAPOLITANO: Presidente di Res-pubblica o di Res-privata ?

di Francesco Rombaldi
Pare che il Presidente stia tirando troppo la giacca al paese. A Cagliari è stato turbato dalle contestazioni e da espressioni che lo hanno additato come rappresentante dei poteri finanziari. Sembra che la solida struttura del Quirinale abbia giocato d’ anticipo esigendo misure di sicurezza particolari che hanno bloccato il movimento di singoli cittadini bloccandoli financo dentro i bus. Segno che il Presidente non è sprovveduto e che evidentemente si aspettava qualcosa.

E tuttavia è rimasto male, deluso e quasi pavido, dalle espressioni che disoccupati, lavoratori autonomi e piccoli imprenditori nelle grinfie di Equitalia e delle banche, gli hanno gridato addosso.

A Napolitano va il rispetto che si deve alle persone che vantano una storia lunga storia.  Ma non per questo si è obbligati a condividerne convinzioni e idee. Tanto più in un momento storico in cui la ricetta ideale per superare la crisi (economica, ma soprattutto politica) non ce l’ha nessuno. Anche se lo danno a credere.

Se non ce l’ha nessuno, tutti hanno il diritto di essere ascoltati. E il Presidente dovrebbe svolgere una delicatissima funzione di equilibrio, come certamente sa fare.

Non pare però che sia questa la funzione che Napolitano si è riservata. E non da oggi.

Si può comprendere che egli tenga molto alla sua creatura finale, il Governo Monti, nato a seguito di fortissime pressioni operate sulla segreteria del PD e della perseveranza con cui cerca di tutelarlo, ma il governo dei professori è adulto e non dovrebbe necessitare, a rigore, di una protezione così stretta e assillante, altrimenti possono sorgere fondati dubbi sulla sua autonomia o se già ci trovassimo, senza saperlo, in una repubblica presidenziale.

I continui ammonimenti del Presidente sulla coesione nazionale orientato unilateralmente verso le parti sociali che dovrebbero rappresentare il mondo del lavoro, sulla necessità di essere più competitivi e di restare in questa Europa, ecc., suonano francamente troppo parziali.

Il top è stato raggiunto in occasione dell’ultimo discorso di fine anno, dove, per metà del tempo a sua disposizione, Napolitano si è affannato a comunicare agli italiani che siamo destinati a fare sacrifici per lungo tempo (qualche decennio) e, chiaramente, il discorso era indirizzato a quella gran parte di famiglie italiane che secondo i sondaggi a disposizione del Quirinale, soffrono con crescente fastidio e soprattutto con crescente sofferenza, le misure di questo governo, come hanno sofferto per quelle del precedente.

Già da molti mesi prima della svolta, il Presidente aveva fatto il pompiere tra Berlusconi e opposizioni con misuratissimo e sorprendente equilibrio, sottolineando spesso, quasi a giustificarsi, che i suoi poteri erano parziali e limitati, quelli che gli conferisce la Costituzione.

Per la verità se ne era dimenticato in occasione della guerra alla Libia, allorché interrogato sull’escalation a cui si assisteva, ebbe a dire che si trattava della “naturale” conseguenza della decisione dell’Onu sull’istituzione della no-fly zone.

Questa espressione era evidentemente fuori del suo mandato da una parte, e ha contraddetto chiaramente il dettato costituzionale di cui dovrebbe essere il custode. Art. 11 della Costituzione.

Ieri, di fronte al crescente malpancismo di buona parte del PD ad approvare a scatola chiusa il decreto Milleproroghe è di nuovo intervenuto: “No alla presentazione di emendamenti fuori tema” . Questa volta l’ammonimento non è indirizzato al governo, ma al Parlamento e in particolare ad una parte della Grosse Koalition che si è creata, attraverso una missiva inviata ai presidenti di Camera e Senato. Se non si tratta di una manifesta intrusione nella libera attività di ciò che resta della democrazia rappresentativa, di cos’altro si tratta ?

L’espressione odierna di Napolitano è in linea e fa da controcanto a quella offerta nei giorni scorsi dalla ministra del Lavoro Fornero sulla riforma del mercato del lavoro: “si va avanti a prescindere, come ci pare a noi”; e con quelle ripetute da Monti in molteplici occasioni miranti ad evidenziare la superiorità del pensiero e delle competenze dei nuovi ministri-sacerdoti che ci troviamo al vertice del paese senza averli mai eletti. Almeno, non ce ne ricordiamo.

Il Presidente sottolinea che questo è il Suo governo e che è sconveniente opporvisi.  Come definireste questa tipologia di messaggio al Parlamento?

Diceva qualcuno che quando lo sconfitto è manifestamente sconfitto, bisogna anche bastonarlo, in modo che le sue residue resistenze vengano definitivamente annientate.

Quello sconfitto pare assomigliare a ciò che rimane, in puro spirito, della democrazia in Italia.

Mettiamo che questa analisi abbia qualche ragione: come ci si tutela da queste intromissioni ?

Intanto manifestando le proprie idee che, fino a prova contraria, sono ancora protette dal dettato costituzionale che, è utile ricordarlo, sono sopra e non sotto, il Presidente.

Napolitano, dal passato comunista vissuto con una certa in-sofferenza interiore, è approdato già da molto tempo ad altri lidi. Non scomodiamo la memoria di Berlinguer. La comunità reggente internazionale lo ha insignito in Israele e in Gran Bretagna di premi massimi e lauree honoris causa, come campione italiano della difesa dell’occidente e della sua cultura. Forse a Cagliari avevano presente qualche riferimento.

Un certo stalinismo stanziale, o di ritorno, abbinato alla piena condivisione dello status-quo neoliberista europeo (e d’oltre Manica e Atlantico) lo rende interprete ottimale della fase decisiva che il destino ci ha concesso di attraversare. Oggi non si ha bisogno di ondivaghi interpreti, ma di pedissequi e convinti cavalieri teutonici (o anglosassoni), a prescindere dal nome che si porta (purtroppo mediterraneo) e dai trascorsi poco ortodossi .

Napolitano I° è uno di quelli che può passare alla storia. Sarebbe auspicabile (ma è una mera speranza) che l’occasione sia quella di un’azione di inpeachment per attentato alla Costituzione. Ma vista la estrema debolezza dei rappresentanti del popolo è bene adoperarsi affinché in ogni piazza ove transiti il Presidente, i suoi sprovveduti sudditi, lavoratori occupati, lavoratori autonomi falliti e che stanno per fallire, disoccupati, giovani senza futuro, i pensionati in miseria e quelli che se Dio li assiste andranno in pensione a 70 anni, o chi si appresta ad emigrare, ecc., facciano capire al Presidente, in un’ exploit  di resipiscenza che si è sbagliato e che si sta sbagliando. Come o più di quanto hanno fatto in Sardegna. Se ci si mette buona volontà, si può riuscire. I TG non possono cancellare del tutto la verità né gli eventi.

Ci hanno insegnato, come hanno insegnato anche a lui, che fino all’ultimo c’è sempre tempo per redimersi e pentirsi degli errori commessi: superbia, arroganza, vanità o anche del tradimento, medio, basso o alto che sia.

Soprattutto, ci hanno insegnato che la Res è pubblica. Se è privata, per coerenza, nulla le è dovuto.

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